Sul
giornale di Vicenza di oggi il sindaco di Vicenza Achille Variati ,
annuncia un ordinanaza indirizzata ai produttori che usano il loro pozzo
privato per dar da bere agli animali. Acque Vicentine si offre a un
prezzo scontato per fare in modo che tutti i produttori eseguino
l'ordinanza. Ma la notizia più importante è che finalmente sono arrivate
le analisi dei pfas nel sangue sui cittadini(campione di soli cittadini
nei comuni di Vicenza) che abitano nelle zone inquinate e la Regione ha
convocato domani tutti i sindaci di questi comuni a essere presenti a
Venezia per comunicare i dati di questo biomonitoraggio. La situazione è
molto critica e grazie anche alle continue sollecitazioni del
Consigliere Raffaele Colombara che ora anche il sindaco di Vicenza si
sta preoccupando seriamente?
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martedì 19 aprile 2016
domenica 27 marzo 2016
Stop ai prelievi dai pozzi di Almisano
Nella foto Articolo sul GdV di sabato 26 marzo . Il 10
Aprile il Comune di Lonigo aderisce al No Pfas Day ma a raccogliere le
firme per le due petizioni ci saremo noi del coordinamento Acqua Libera
dai pfas. Lo faremo in tutti i comuni inquinati dove
ci daranno il permesso di farlo e dove ci saranno cittadini ad aiutarci.
Lonigo è centrale in questo ormai tragico dramma dell'inquinamento da pfas perchè a Lonigo nellla frazione di Almisano ci sono i pozzi inquinati da dove si attinge l'acqua che poi serve ai comuni del Basso Vicentino e in provincia di Padova e Verona. Anche qui si contraddicono da soli perchè non è detto che si possa stare tranquilli rispettando i limiti di performance anzi visto cosa sta succedendo negli USA dobbiamo stare attenti e non far bere i bambini sopratutto e le donne incinte. E con questo tutto quello che riguarda il contatto con l'acqua come lavare la verdura e fare da mangiare .
ci daranno il permesso di farlo e dove ci saranno cittadini ad aiutarci.
Lonigo è centrale in questo ormai tragico dramma dell'inquinamento da pfas perchè a Lonigo nellla frazione di Almisano ci sono i pozzi inquinati da dove si attinge l'acqua che poi serve ai comuni del Basso Vicentino e in provincia di Padova e Verona. Anche qui si contraddicono da soli perchè non è detto che si possa stare tranquilli rispettando i limiti di performance anzi visto cosa sta succedendo negli USA dobbiamo stare attenti e non far bere i bambini sopratutto e le donne incinte. E con questo tutto quello che riguarda il contatto con l'acqua come lavare la verdura e fare da mangiare .
martedì 10 novembre 2015
Fluoruri,avvelenato un pozzo su quattro
A
Brendola , e qui non lo dicono ci sono circa 200 pozzi non censiti e
così sarà anche negli altri comuni m non tutti hanno censito e
analizzato i loro pozzi privati infatti . La situazione è molto peggiore
di come viene descritta oggi nel GdV .Questi inquinamento è davvero un
disastro ambientale vastissimo e gravissimo perchè queste sostanze oltre
che a essere persistenti sono cancerogene e causano altre gravissime
malattie ma questo non lo dicono perchè la bonifica e tutto il resto ha
un prezzo che nessuno può pagare .Così per soldi si rischia sulla salute
di tutti senza fare una vera prevenzione
OVEST VICENTINO.
Il problema interessa il territorio di Brendola, Lonigo,Sarego,Montebello e Zermeghedo .In alcuni casi rilevati valori cinque volte superiori al limite
Fluoruri,avvelenato un pozzo su quattro
L’Ulss 5 ha comunicato i dati
sui 621 censiti in tutto e sui quali
sono state effettuate le analisi
Ora incontri con gli enti gestori
Luisa Nicoli
Sono 156 su 621 pozzi censiti
nell’Ovest Vicentino quelli in
cui è stato rilevatounsuperamento
di sostanze perfluoro
alchiliche rispetto ai parametri
indicati dall’Istituto superiore
della sanità e dalla Regione.
L’Ulss 5 ha inviato in
questi giorni una comunicazione
ai tre enti gestori dei 22
comuni dell’Ovest Vicentino,
Acque del Chiampo, Medio
Chiampo e Centro Veneto
Servizi, quest’ultimo per
Alonte e Sarego, con l’elenco
dei pozzi privati censiti e i livelli
di superamento.
«Per capire quante situazioni
sono state sanate con
l’allacciamento all’acquedotto
– spiega il direttore dello
Spisal Adolfo Fiorio –, quante
lo saranno e quante invece
risultano difficilmente collegabili
agli impianti». I pozzi
con i parametri fuori norma
non vengono comunque utilizzati,
dopo le ordinanze predisposte
dai sindaci.
Le situazioni più difficili sono
a Brendola, su 108 pozzi
censiti 21 registrano unsuperamento
dei livelli; a Lonigo
66 pozzi con parametri superiori
ai limiti su 253, e a Sarego,
55 fuori norma su 92. Ci
sono poi Montebello, 12 pozzi
con superamento dei limiti
su 129, e Zermeghedo 2 su 11.
«Alcuni hanno parametri
di poco superiori – continua
Florio – altri invece superano
di cinque volte i limiti previsti.
Dovremostilare unbilancio
con enti gestori e Comuni
per capire come intervenire
nelle situazioni in cui diventa
difficile il collegamento con
l’acquedotto».
L’Ulss 5, una volta ricevuta
la risposta dagli enti gestori
convocherà tre riunioni, per
ogni bacino di riferimento,
con i sindaci dopo un confronto
con la Regione. Alcune
situazioni comunque sono
già state sistemate. A
Brendola restano 4/5 famiglie
non allacciate.
«Abbiamo predisposto delle
fontanelle con acqua pulita
dell’acquedotto a cui possono
accedere gratuitamente
per il momento– spiega il sindaco
Renato Ceron – per questi
utenti il collegamento è
difficile, servirebbero 150mila
euro». «Nelle situazioni
più urgenti abbiamo già potenziato
la rete dell’acquedotto
– dice Renato Castiglion,
sindaco di Sarego –; restano
una ventina di utenti nella
frazione a nord di Meledo
che stanno usando l’acqua di
apposite fontanelle installate.
Per il collegamento alla rete,
bisognerebbe passare sotto
la Provinciale, ma è un lavoro
che costerebbe 300 mila
euro».•
OVEST VICENTINO.
Il problema interessa il territorio di Brendola, Lonigo,Sarego,Montebello e Zermeghedo .In alcuni casi rilevati valori cinque volte superiori al limite
Fluoruri,avvelenato un pozzo su quattro
L’Ulss 5 ha comunicato i dati
sui 621 censiti in tutto e sui quali
sono state effettuate le analisi
Ora incontri con gli enti gestori
Luisa Nicoli
Sono 156 su 621 pozzi censiti
nell’Ovest Vicentino quelli in
cui è stato rilevatounsuperamento
di sostanze perfluoro
alchiliche rispetto ai parametri
indicati dall’Istituto superiore
della sanità e dalla Regione.
L’Ulss 5 ha inviato in
questi giorni una comunicazione
ai tre enti gestori dei 22
comuni dell’Ovest Vicentino,
Acque del Chiampo, Medio
Chiampo e Centro Veneto
Servizi, quest’ultimo per
Alonte e Sarego, con l’elenco
dei pozzi privati censiti e i livelli
di superamento.
«Per capire quante situazioni
sono state sanate con
l’allacciamento all’acquedotto
– spiega il direttore dello
Spisal Adolfo Fiorio –, quante
lo saranno e quante invece
risultano difficilmente collegabili
agli impianti». I pozzi
con i parametri fuori norma
non vengono comunque utilizzati,
dopo le ordinanze predisposte
dai sindaci.
Le situazioni più difficili sono
a Brendola, su 108 pozzi
censiti 21 registrano unsuperamento
dei livelli; a Lonigo
66 pozzi con parametri superiori
ai limiti su 253, e a Sarego,
55 fuori norma su 92. Ci
sono poi Montebello, 12 pozzi
con superamento dei limiti
su 129, e Zermeghedo 2 su 11.
«Alcuni hanno parametri
di poco superiori – continua
Florio – altri invece superano
di cinque volte i limiti previsti.
Dovremostilare unbilancio
con enti gestori e Comuni
per capire come intervenire
nelle situazioni in cui diventa
difficile il collegamento con
l’acquedotto».
L’Ulss 5, una volta ricevuta
la risposta dagli enti gestori
convocherà tre riunioni, per
ogni bacino di riferimento,
con i sindaci dopo un confronto
con la Regione. Alcune
situazioni comunque sono
già state sistemate. A
Brendola restano 4/5 famiglie
non allacciate.
«Abbiamo predisposto delle
fontanelle con acqua pulita
dell’acquedotto a cui possono
accedere gratuitamente
per il momento– spiega il sindaco
Renato Ceron – per questi
utenti il collegamento è
difficile, servirebbero 150mila
euro». «Nelle situazioni
più urgenti abbiamo già potenziato
la rete dell’acquedotto
– dice Renato Castiglion,
sindaco di Sarego –; restano
una ventina di utenti nella
frazione a nord di Meledo
che stanno usando l’acqua di
apposite fontanelle installate.
Per il collegamento alla rete,
bisognerebbe passare sotto
la Provinciale, ma è un lavoro
che costerebbe 300 mila
euro».•
E'
questo un cittadino molto responsabile di Lonigo(ritratto nella foto)
che a differenza di quello che ci hanno detto quelli della prevenzione della nostra ulss non usa l'acqua
inquinata del suo pozzo per irrigare il suo orto perchè c'è il divieto
di utilizzo per irrigare! pur se qualcuno dice che non
esiste nessun divieto di ultilizzare l'acqua dei pozzi inquinati per
irrigare la verdura?
«Annaffio anche l’orto
usando l’acqua piovana»
Lino Zonin(giornalista che abita a Lonigo)
La famiglia di Dario Palladin,
che risiede in via Pontespin,
ben conosce il problema dei
Pfas:infatti,deve fare i conti
conl’inquinamento del pozzo
privato e si estende sul suo
terreno già dall’estate del
2013,ovveroda quando è
scoppiato il caso della
presenza delle sostanze
perfluoro alchiliche nelle falde
acquifere anche del territorio
leoniceno.
«Le prime analisi dell’acqua
che esi potrae da quasi
quarant’anni dal pozzo di fianco
a casa-è la sua testimonianza le ho fatte nell’ottobre del
2013 e il risultato è stato
davvero preoccupante:il totale
dei Pfas presenti nel campione
esaminato era di oltre19mila
nanogrammi perl itro,sei volte
il limite fissato per legge.
Naturalmente mi sono
spaventato e ho subito smesso
di utilizzare quell’acqua per uso
alimentare,recandomi per fare
rifornimento alla casetta di
Acque del Chiampo di piazza
25aprile.In seguito sono uscite
le disposizioni
dell’Amministrazione comunale
dell’Unità locale socio-sanitaria,
che vietavano l’uso dell’acqua
inquinata anche per irrigazionee
così ho smesso del tutto di
prelevarla».
«Allora,per abbeverare l’orto,ho
piazzato delle cisterne di raccolta
dell’acqua piovana-prosegue
Palladin-.Un sistema arcaico,che
risente direttamente
dell’andamento meteorologico.
Con le secche di quest’anno,ad
esempio,i miei pomodori e le mie
melanzane hanno patito la sete.
Per quanto riguarda l’uso
alimentare,ho ottenuto la
possibilità di collegarmi alla rete
idrica,non quella comunale gestita
da Acque del Chiampo ma quella
d AcqueVeronesi,praticando uno
stacco alla conduttura che
rifornisce la parte sud del
territorio.Un intervento che ha
risolto la questione–sempre che
l’acqua che adesso esce dal
rubinetto sia a posto con i valori ma che non è stato indolore dal
punto di vista economico:
abbiamo speso 520euro per
ognuna delle tre famiglie che
abitano nella nostra palazzina.
D’altra parte non c’era altra
soluzione,visto che le falde
continuano ad essere molto
inquinate:l’ultima analisi fatta
qualche mese fa dava un totale di
Pfas di oltre15milang/l,un po’
meno di una volta ma comunque di
molto al di sopra del limite
consentito».
«Come dicevo,conclude Paladin
-i miei famigliari e io abbiamo
usato l’acqua del pozzo pe rmolti
anni,trovandola tra l’altro molto
più gradevole al palato di quanto
non sia quella che beviamo
adesso.Per fortuna nessuno di noi
si è ammalato di qualcosa che sia
riconducibile all’inquinamento.
Tempo fa dicevano che avrebbero
fatto su di noi uno screening
medico ma finora non abbiamo
visto nessuno.Speriamo che
continui così e che tutto siriduca
al fastidio di dover cambiare
abitudine e di dover sostenere
delle spese impreviste».
Insomma,basta la salute
«Annaffio anche l’orto
usando l’acqua piovana»
Lino Zonin(giornalista che abita a Lonigo)
La famiglia di Dario Palladin,
che risiede in via Pontespin,
ben conosce il problema dei
Pfas:infatti,deve fare i conti
conl’inquinamento del pozzo
privato e si estende sul suo
terreno già dall’estate del
2013,ovveroda quando è
scoppiato il caso della
presenza delle sostanze
perfluoro alchiliche nelle falde
acquifere anche del territorio
leoniceno.
«Le prime analisi dell’acqua
che esi potrae da quasi
quarant’anni dal pozzo di fianco
a casa-è la sua testimonianza le ho fatte nell’ottobre del
2013 e il risultato è stato
davvero preoccupante:il totale
dei Pfas presenti nel campione
esaminato era di oltre19mila
nanogrammi perl itro,sei volte
il limite fissato per legge.
Naturalmente mi sono
spaventato e ho subito smesso
di utilizzare quell’acqua per uso
alimentare,recandomi per fare
rifornimento alla casetta di
Acque del Chiampo di piazza
25aprile.In seguito sono uscite
le disposizioni
dell’Amministrazione comunale
dell’Unità locale socio-sanitaria,
che vietavano l’uso dell’acqua
inquinata anche per irrigazionee
così ho smesso del tutto di
prelevarla».
«Allora,per abbeverare l’orto,ho
piazzato delle cisterne di raccolta
dell’acqua piovana-prosegue
Palladin-.Un sistema arcaico,che
risente direttamente
dell’andamento meteorologico.
Con le secche di quest’anno,ad
esempio,i miei pomodori e le mie
melanzane hanno patito la sete.
Per quanto riguarda l’uso
alimentare,ho ottenuto la
possibilità di collegarmi alla rete
idrica,non quella comunale gestita
da Acque del Chiampo ma quella
d AcqueVeronesi,praticando uno
stacco alla conduttura che
rifornisce la parte sud del
territorio.Un intervento che ha
risolto la questione–sempre che
l’acqua che adesso esce dal
rubinetto sia a posto con i valori ma che non è stato indolore dal
punto di vista economico:
abbiamo speso 520euro per
ognuna delle tre famiglie che
abitano nella nostra palazzina.
D’altra parte non c’era altra
soluzione,visto che le falde
continuano ad essere molto
inquinate:l’ultima analisi fatta
qualche mese fa dava un totale di
Pfas di oltre15milang/l,un po’
meno di una volta ma comunque di
molto al di sopra del limite
consentito».
«Come dicevo,conclude Paladin
-i miei famigliari e io abbiamo
usato l’acqua del pozzo pe rmolti
anni,trovandola tra l’altro molto
più gradevole al palato di quanto
non sia quella che beviamo
adesso.Per fortuna nessuno di noi
si è ammalato di qualcosa che sia
riconducibile all’inquinamento.
Tempo fa dicevano che avrebbero
fatto su di noi uno screening
medico ma finora non abbiamo
visto nessuno.Speriamo che
continui così e che tutto siriduca
al fastidio di dover cambiare
abitudine e di dover sostenere
delle spese impreviste».
Insomma,basta la salute
sabato 29 agosto 2015
Pozzi inquinati a Lonigo Emergenza per 100 famiglie e alti costi dei filtri
Oggi
sul Gdv un importantissimo articolo di Lino Zonin che era presente
nell'ultimo Consiglio comunale di Lonigo, dove il nuovo sindaco di
Lonigo,Luca Restello, nel suo lungo elenco di compiti da fare nei 5 anni
di mandato ha messo anche come priorità l'acqua inquinata dai pfas
avvisandoci che lui è stato l'unico sindaco di tutti i sindaci del
Bacino Valle del Chiampo a chiedere che si ponga riemedio all'acqua del
nostro acquedotto collegandoci ad un altra fonte come esempio
può essere la vicina San Bonifacio. Prima della sostituzione dei filtri
avvenuta a fine luglio i valori dell'acqua potabile di Lonigo sfiorava i
limiti di performance dell'Istituto Superiore di Sanità con 419
nanogrammi per litro e preoccupante anche Brendola con 345 nng per
litro! ! Inoltre 100 famiglie che usano pozzi privati e non sono
ancora collegate all'acquedotto sono in emergenza e per loro per il
momento non resta che la salvezza delle casette dell'acqua a cui devono
recarsi per prendersi l'acqua anche per cucinare. I filtri nella
stazione idrica di Madonna costano 90 mila euro ogni cambio e così non
si può continuare. Ritiene che gli interventi che finora si son fatti
siano solo di tampone e non rimediano la situazione, che, a causa
dell'incessante attività industriale (e in questo caso della Miteni) che
ci ha inquinato le falde continuerà a farlo , ma non sottovaluta
neanche l'inquinamneto del distretto conciario affermando che chi aveva
delocalizzato per la prima concia la più inquinante e visto che da
nessun parte del mondo esistono depuratori uguali ad Arzignano sono
ritornati qui. Peccato che non abbia detto nulla sul Tubone Arica che
porta la maggior parte delle sostanze inquinate nel Veronese a Cologna
Veneta....
domenica 9 agosto 2015
Floruri, 10 pozzi nel mirino a Montebello
10 pozzi nel Comune di Montebello Vicentino di cui non si può utilizzare l'acqua per scopi potabili.
E' questa l'ordinanza del Sindaco di Montebello " Dino Magnabosco". Montebello sembra essere unico comune con dei pozzi fuori norma secondo l'Istituto Superiore di Sanità fra gli ultimi comuni che hanno fatto analizzare i pozzi dei privati.Anche se non tutti i privati hanno eseguito le analisi.
Mi piac
E' questa l'ordinanza del Sindaco di Montebello " Dino Magnabosco". Montebello sembra essere unico comune con dei pozzi fuori norma secondo l'Istituto Superiore di Sanità fra gli ultimi comuni che hanno fatto analizzare i pozzi dei privati.Anche se non tutti i privati hanno eseguito le analisi.
mercoledì 22 aprile 2015
In altri sei comuni dell'ovest vicentino è caccia ai pozzi inquinati!
In
altri sei comuni dell'ovest vicentino è caccia ai pozzi
inquinati!Operative infatti da oggi le prime ordinanze per l'analisi
dell'acqua dei pozzi privati, per verificare la presenza di perfluori
alchilici, nei comuni dell'Ovest Vicentino invitati a procedere
dall'Ulss 5, con comunicazione ufficiale di qualche giorno fa, che ha
allargato il monitoraggio ad Arzignano, Gambellara, Montebello,
Montecchio, Montorso e Zermeghedo, dopo Alonte, Brendola, Lonigo e
Sarego.
I sindaci di Arzignano e Montecchio hanno firmato ieri l'ordinanza che invita i soggetti, utilizzatori di acqua per uso potabile personale o per produrre alimenti, nonché le imprese agricole, a comunicare l'utilizzo del pozzo privato e ad analizzarne l'acqua.
«Ad Arzignano l'ordinanza è limitata alla zona di Tezze come indicato dall'Ulss – spiega il sindaco Giorgio Gentilin –; sarà anche l'occasione per avere un censimento dei pozzi e verificare chi effettivamente utilizza quell'acqua per uso potabile».
Critica la situazione per una sessantina di famiglie rimaste senza acqua a Sarego perchè dichiarata " non sicura" che però si sta provvedendo di allacciare all'acquedotto
I sindaci di Arzignano e Montecchio hanno firmato ieri l'ordinanza che invita i soggetti, utilizzatori di acqua per uso potabile personale o per produrre alimenti, nonché le imprese agricole, a comunicare l'utilizzo del pozzo privato e ad analizzarne l'acqua.
«Ad Arzignano l'ordinanza è limitata alla zona di Tezze come indicato dall'Ulss – spiega il sindaco Giorgio Gentilin –; sarà anche l'occasione per avere un censimento dei pozzi e verificare chi effettivamente utilizza quell'acqua per uso potabile».
Critica la situazione per una sessantina di famiglie rimaste senza acqua a Sarego perchè dichiarata " non sicura" che però si sta provvedendo di allacciare all'acquedotto
sabato 28 marzo 2015
L'ordinanza sui pozzi in arrivo dopo Pasqua
L'Ulss n 5 emanerà per dopo Pasqua l'ordinanza per far analizzare dai
cittadini i loro pozzi privati.Questa indagine sarà emanata anche ad
Arzignano sopratutto località Tezze ma anche confini fra Arzignnao e
Montecchio Maggiore .Questo servirà anche come censimento per capire
quanti pozzi privati ci sono nelle zona inquinata dai pfas. Il problema
secondo la nostra Ulss è solo dei pozzi privati...
Pozzi contaminati serve un altro milione
Pozzi contaminati
serve un altro milione
Spesa autorizzata dai sindaci ma manca la copertura finanziaria Gentilin: «Busseremo al ministero e incontreremo anche l'azienda»
La sede di Acque del Chiampo, che dovrà prevedere nuovi interventi
Ad Acque del Chiampo serve quasi un altro
milione per gli interventi legati alla presenza dei perfluori alchilici.
La somma servirà per estendere le reti dell'acquedotto fra Lonigo e
Brendola, dove i pozzi privati hanno registrato le maggiori
concentrazioni di Pfas. Acque del Chiampo ha già investito 1 milione 133 mila euro, senza alcun contributo da ministero e Regione, e ricevendo 400mila euro di avanzo di bilancio dal Consiglio di bacino. Ora bisogna trovare nuove risorse
mercoledì 25 marzo 2015
Davide Sandini sull'inquinamento da PFAS
Il messaggio è lungo, ma vi prego di leggerlo
La contaminazione da PFAS nelle acque di falda dell'ovest vicentino e padovano hanno messo in fibrillazione cittadini, amministrazioni di tutti i livelli, USL, che finalmente sembrano rendersi conto di un caso pluridecennale di inquinamento inspiegatamente taciuto e seppellito sotto le ghiaie del conoide alluvionale del Guà.
In questa zona, nel greto del Poscola, affluente di sinistra del Guà, per decenni sono stati scaricati residui di sostanze di cui ancora non si conoscono bene gli effetti, ma che penetrando le ghiaie permeabili del Guà hanno raggiunto, a decine di km di distanza, concentrazioni tali che le acque di falda non sono adatte neanche a lavare le stoviglie di casa.
Alcuni comuni hanno imposto la dismissione dei pozzi pubblici e privati, ed altri stanno valutando la cosa, ed è in corso il tentativo di approvvigionarsi di acqua da altri pozzi ritenuti più sicuri.
A questo punto, per quelle che sono le mie conoscenze di quasi una decina di anni relativamente al sistema idraulico dell' Agno- Guà, ritengo di poter mettere in guardia amministrazioni e cittadini rispetto ai tentativi di limitare i danni attualmente in corso:
Non entro nel merito dell'opportunità o meno di evitare l'uso dell'acqua inquinata; potrebbe essere tardi, ma forse è un compito necessario. Bloccare improvvisamente il prelievo di acque di falda dalla zona inquinata pero' potrebbe portare ad effetti ancora non valutati e potenzialmente devastanti.
La zona in questione è infatti caratterizzata da un falda acquifera in costante movimento, sia in direzione nord-sud dalle zone di ricarica, a monte di Trissino, fino alle zone di risorgiva del Retrone fra Sovizzo e Creazzo, che a quelle del Brendola a Vo', e nella falda acquifera più a valle fino a Montagnana. In movimento anche in senso verticale con escursioni fra le stagioni piovose e quelle secche di parecchi metri.
Il prelievo di acque dalla falda, operato da decenni nella zona ha per sua natura operato una modifica al moto di questo fiume sotterraneo, ora si sa inquinato, causandone una depressione rispetto al livello che esso avrebbe avuto senza questo prelievo.
Ogni pozzo in una falda freatica da cui si estrae acqua causa infatti quello che viene definito “cono di depressione” cioè un abbassamento del livello di falda , progressivamente ridotto a mano a mano che ci si allontana dal pozzo stesso. Anche un pozzo in un falda artesiana causa una diminuzione della pressione all'intorno della zona di estrazione.
L'effetto di queste depressioni è di richiamare acqua dall'intorno verso il punto di estrazione, movimento che si va ad aggiungere ed ad interferire con i normali movimenti dell'acqua nel sottosuolo.
Abbandonare immediatamente l'estrazione da una zona a causa del fatto che l'acqua è inquinata, ed aumentare magari l'estrazione dalle zone limitrofe ritenute meno inquinate, porterà quasi sicuramente ad uno spostamento dei flussi sotterranei di acqua ed inquinanti verso queste zone, ed in breve tempo questo farà espandere la zona inquinata ed ad abbandonare altri pozzi non piu' utilizzabili.
L'effetto, invece di ridurre l'inquinamento porterà ad espanderlo in zone ora sicure, e questo non può e non deve essere fatto.
A mio avviso l'attuale tasso di prelievo dalle falde deve essere mantenuto, almeno fino a che non si sia indagato a fondo sull'effetto ottenibile, e possibilmente non si sia provveduto a intercettare l'acqua sotterranea prima che venga inquinata, e non si sia provveduto ad iniziare l'estrazione degli inquinanti dalle zone più compromesse.
L'abbandono dei pozzi non può essere effettuato semplicemente smettendo di utilizzarli, perché essi devono essere sigillati per evitare che la contaminazione possa passare da una falda all'altra durante i cambiamenti di pressione che il sistema sotterraneo sperimenterà nel futuro, e per evitare che in caso di alluvione o corrosione dei tubi in metallo possano permetter il mescolamento di acqua fra i vari livelli e la superficie.
I motori elettrici delle pompe dovrebbero essere smaltiti in modo corretto e non tombati nei pozzi.
Il costo di tali operazioni dovrebbe essere sostenuto dal settore pubblico, per evitare che i privati siano caricati anche di questo fardello, oltre ad avere perso l'investimento del pozzo.
Il secondo problema che voglio segnalare è relativo all'influsso che il costruendo bacino di Trissino avrà sulla circolazione delle acque di falda.
Nei documenti di progetto esiste una sezione denominata “Studio Idrologico”nella quale, basandosi su un modello idrologico della valle e del suo sottosuolo, si dimostrerebbe che la costruzione del bacino non avrebbe nessun influsso negativo per guanto riguarda l'aumento di livello dell'acqua che tanti disagi ha causato negli ultimi anni ai cittadini di Tezze e Trissino. In tale studio si dichiara che, con in bacino realizzato, il livello dell'acqua nel sottosuolo sarebbe addirittura più basso di quello senza il bacino.
A parte ogni critica che si possa sollevare contro la simulazione, evidentemente basata su un modello grezzo e stranamente favorevole al risultato sperato dai promotori e progettisti, la stessa è certamente differente da ogni ragionevole ipotesi sull'andamento delle zone permeabili nel sottosuolo.
Si deve considerare che un tale effetto potrebbe mobilizzare gli inquinanti (la cui fonte è a meno di 800m ad est del bacino, alla stessa quota), e farli spostare verso il lato ovest della valle, in territorio di Trissino marginalmente ed in quello di Arzignano e Montecchio più a valle, oppure accelerarne il già rapido dilavamento aumentando la velocità dei flussi sotterranei.
Un secondo effetto, potrebbe essere invece quello di drenare la falda sotterranea dalla zona inquinata verso l'alveo del Guà, a causa dell'abbassamento dello stesso alveo ottenuto per realizzare il progettato Bacino.
In questo caso anche le parti a sud del comune di Trissino sarebbero esposte ad un inquinamento da PFAS.
Faccio notare che la seconda ipotesi è quella sottintesa dai documenti dello stesso progetto, e ribadita anche dai politici interpellati a proposito degli allagamenti avvenuti nel 2013 e 2014, quando prospettavano che la costruzione del bacino avrebbe limitato gli allagamenti.
La mia ipotesi è invece che l'effetto complessivo del bacino potrebbe essere una combinazione dei due prospettati sopra, portando un aumento dell'infiltrazione negli anni piovosi, ed un drenaggio degli inquinanti verso l'alveo del Guà negli anni siccitosi, con un complessivo aumento della dispersione degli inquinanti.
I miei suggerimenti, indirizzati principalmente ai proprietari di pozzi attualmente con livelli accettabili di PFAS, è di chiedere immediatamente:
la continuazione dell'estrazione di acqua nelle zone inquinate
l'immediato stop al progetto del bacino di laminazione
una analisi idrologica affidata ad organismi esterni rispetto a quelli coinvolti nei progetti in questione.
Un programma di monitoraggio dei pozzi anche negli anni successivi, a spese di chi ha inquinato
La contaminazione da PFAS nelle acque di falda dell'ovest vicentino e padovano hanno messo in fibrillazione cittadini, amministrazioni di tutti i livelli, USL, che finalmente sembrano rendersi conto di un caso pluridecennale di inquinamento inspiegatamente taciuto e seppellito sotto le ghiaie del conoide alluvionale del Guà.
In questa zona, nel greto del Poscola, affluente di sinistra del Guà, per decenni sono stati scaricati residui di sostanze di cui ancora non si conoscono bene gli effetti, ma che penetrando le ghiaie permeabili del Guà hanno raggiunto, a decine di km di distanza, concentrazioni tali che le acque di falda non sono adatte neanche a lavare le stoviglie di casa.
Alcuni comuni hanno imposto la dismissione dei pozzi pubblici e privati, ed altri stanno valutando la cosa, ed è in corso il tentativo di approvvigionarsi di acqua da altri pozzi ritenuti più sicuri.
A questo punto, per quelle che sono le mie conoscenze di quasi una decina di anni relativamente al sistema idraulico dell' Agno- Guà, ritengo di poter mettere in guardia amministrazioni e cittadini rispetto ai tentativi di limitare i danni attualmente in corso:
Non entro nel merito dell'opportunità o meno di evitare l'uso dell'acqua inquinata; potrebbe essere tardi, ma forse è un compito necessario. Bloccare improvvisamente il prelievo di acque di falda dalla zona inquinata pero' potrebbe portare ad effetti ancora non valutati e potenzialmente devastanti.
La zona in questione è infatti caratterizzata da un falda acquifera in costante movimento, sia in direzione nord-sud dalle zone di ricarica, a monte di Trissino, fino alle zone di risorgiva del Retrone fra Sovizzo e Creazzo, che a quelle del Brendola a Vo', e nella falda acquifera più a valle fino a Montagnana. In movimento anche in senso verticale con escursioni fra le stagioni piovose e quelle secche di parecchi metri.
Il prelievo di acque dalla falda, operato da decenni nella zona ha per sua natura operato una modifica al moto di questo fiume sotterraneo, ora si sa inquinato, causandone una depressione rispetto al livello che esso avrebbe avuto senza questo prelievo.
Ogni pozzo in una falda freatica da cui si estrae acqua causa infatti quello che viene definito “cono di depressione” cioè un abbassamento del livello di falda , progressivamente ridotto a mano a mano che ci si allontana dal pozzo stesso. Anche un pozzo in un falda artesiana causa una diminuzione della pressione all'intorno della zona di estrazione.
L'effetto di queste depressioni è di richiamare acqua dall'intorno verso il punto di estrazione, movimento che si va ad aggiungere ed ad interferire con i normali movimenti dell'acqua nel sottosuolo.
Abbandonare immediatamente l'estrazione da una zona a causa del fatto che l'acqua è inquinata, ed aumentare magari l'estrazione dalle zone limitrofe ritenute meno inquinate, porterà quasi sicuramente ad uno spostamento dei flussi sotterranei di acqua ed inquinanti verso queste zone, ed in breve tempo questo farà espandere la zona inquinata ed ad abbandonare altri pozzi non piu' utilizzabili.
L'effetto, invece di ridurre l'inquinamento porterà ad espanderlo in zone ora sicure, e questo non può e non deve essere fatto.
A mio avviso l'attuale tasso di prelievo dalle falde deve essere mantenuto, almeno fino a che non si sia indagato a fondo sull'effetto ottenibile, e possibilmente non si sia provveduto a intercettare l'acqua sotterranea prima che venga inquinata, e non si sia provveduto ad iniziare l'estrazione degli inquinanti dalle zone più compromesse.
L'abbandono dei pozzi non può essere effettuato semplicemente smettendo di utilizzarli, perché essi devono essere sigillati per evitare che la contaminazione possa passare da una falda all'altra durante i cambiamenti di pressione che il sistema sotterraneo sperimenterà nel futuro, e per evitare che in caso di alluvione o corrosione dei tubi in metallo possano permetter il mescolamento di acqua fra i vari livelli e la superficie.
I motori elettrici delle pompe dovrebbero essere smaltiti in modo corretto e non tombati nei pozzi.
Il costo di tali operazioni dovrebbe essere sostenuto dal settore pubblico, per evitare che i privati siano caricati anche di questo fardello, oltre ad avere perso l'investimento del pozzo.
Il secondo problema che voglio segnalare è relativo all'influsso che il costruendo bacino di Trissino avrà sulla circolazione delle acque di falda.
Nei documenti di progetto esiste una sezione denominata “Studio Idrologico”nella quale, basandosi su un modello idrologico della valle e del suo sottosuolo, si dimostrerebbe che la costruzione del bacino non avrebbe nessun influsso negativo per guanto riguarda l'aumento di livello dell'acqua che tanti disagi ha causato negli ultimi anni ai cittadini di Tezze e Trissino. In tale studio si dichiara che, con in bacino realizzato, il livello dell'acqua nel sottosuolo sarebbe addirittura più basso di quello senza il bacino.
A parte ogni critica che si possa sollevare contro la simulazione, evidentemente basata su un modello grezzo e stranamente favorevole al risultato sperato dai promotori e progettisti, la stessa è certamente differente da ogni ragionevole ipotesi sull'andamento delle zone permeabili nel sottosuolo.
Si deve considerare che un tale effetto potrebbe mobilizzare gli inquinanti (la cui fonte è a meno di 800m ad est del bacino, alla stessa quota), e farli spostare verso il lato ovest della valle, in territorio di Trissino marginalmente ed in quello di Arzignano e Montecchio più a valle, oppure accelerarne il già rapido dilavamento aumentando la velocità dei flussi sotterranei.
Un secondo effetto, potrebbe essere invece quello di drenare la falda sotterranea dalla zona inquinata verso l'alveo del Guà, a causa dell'abbassamento dello stesso alveo ottenuto per realizzare il progettato Bacino.
In questo caso anche le parti a sud del comune di Trissino sarebbero esposte ad un inquinamento da PFAS.
Faccio notare che la seconda ipotesi è quella sottintesa dai documenti dello stesso progetto, e ribadita anche dai politici interpellati a proposito degli allagamenti avvenuti nel 2013 e 2014, quando prospettavano che la costruzione del bacino avrebbe limitato gli allagamenti.
La mia ipotesi è invece che l'effetto complessivo del bacino potrebbe essere una combinazione dei due prospettati sopra, portando un aumento dell'infiltrazione negli anni piovosi, ed un drenaggio degli inquinanti verso l'alveo del Guà negli anni siccitosi, con un complessivo aumento della dispersione degli inquinanti.
I miei suggerimenti, indirizzati principalmente ai proprietari di pozzi attualmente con livelli accettabili di PFAS, è di chiedere immediatamente:
la continuazione dell'estrazione di acqua nelle zone inquinate
l'immediato stop al progetto del bacino di laminazione
una analisi idrologica affidata ad organismi esterni rispetto a quelli coinvolti nei progetti in questione.
Un programma di monitoraggio dei pozzi anche negli anni successivi, a spese di chi ha inquinato
mercoledì 18 marzo 2015
Il Comune di Lonigo cercherà di allacciare all'acquedotto i 530 punti
sparsi sul territorio ma i residenti dovranno richiederlo agli uffici.
Nuovi allacciamenti all'acquedotto per le famiglie che attingono acqua dai pozzi inquinati e un'esortazione affinchè gli organi competenti possano individuare fonti di acqua pura. Sono le ultime misure messe in campo a Lonigo sul fronte della vicenda dell'inquinamento da sostanze perfluoro-alchiliche dell'acqua. La partita si gioca sui pozzi privati e sulle rispettive utenze, 14 delle quali, le più vicine alla rete dell'acquedotto, secondo il Comune saranno presto allacciate alle condutture pubbliche. Su un totale di 530 pozzi, sono state presentate 224 richieste di analisi. Dai risultati delle verifiche è emerso come 51 pozzi presentino valori oltre i livelli di performance indicati dal ministero della Salute e dalla Regione Veneto. In 22 casi, le utenze sono già state allacciate all'acquedotto, mentre altre 8 sono allacciabili, a patto che i titolari ne facciano richiesta. I costi, per tale tipologia di intervento, ammontano a 520 euro.
Intanto il Consorzio ARICA (il collettore tubone che parte da Trissino e arriva a cologna Veneta scaricando nel Fratta i reflui di ben 5 depuratori) con sede ad Arzugnano promette parametri più restrittivi per i pfas entro Aprile. L'articolo è del GdV del 14 marzo.
Nuovi allacciamenti all'acquedotto per le famiglie che attingono acqua dai pozzi inquinati e un'esortazione affinchè gli organi competenti possano individuare fonti di acqua pura. Sono le ultime misure messe in campo a Lonigo sul fronte della vicenda dell'inquinamento da sostanze perfluoro-alchiliche dell'acqua. La partita si gioca sui pozzi privati e sulle rispettive utenze, 14 delle quali, le più vicine alla rete dell'acquedotto, secondo il Comune saranno presto allacciate alle condutture pubbliche. Su un totale di 530 pozzi, sono state presentate 224 richieste di analisi. Dai risultati delle verifiche è emerso come 51 pozzi presentino valori oltre i livelli di performance indicati dal ministero della Salute e dalla Regione Veneto. In 22 casi, le utenze sono già state allacciate all'acquedotto, mentre altre 8 sono allacciabili, a patto che i titolari ne facciano richiesta. I costi, per tale tipologia di intervento, ammontano a 520 euro.
Intanto il Consorzio ARICA (il collettore tubone che parte da Trissino e arriva a cologna Veneta scaricando nel Fratta i reflui di ben 5 depuratori) con sede ad Arzugnano promette parametri più restrittivi per i pfas entro Aprile. L'articolo è del GdV del 14 marzo.
Da Vittorio Rizzoli sui pozzi di Lonigo
Da Vittorio Rizzoli : Preg:mi Ieri 11 marzo 2015 ho ritirato in
Municipio, previo loro avviso, depositato dai messi comunali e con
l'aggiunta di due mie firme quanto segue:
ordinanza n° 17 del 273/2015 prot. 4765
tre pagine di dati, + un allegato comunale che dichiara che l'acqua del comune ha PFOA 63 ng/l. e Pfos meno di 10 nonogrami litro, altri PFAS 109 ng.litro-
più altre informazioni sui 530 pozzi denunciati. nel territorio comunale
51 i pozzi non in performance, di questo 22 allacciati all'acquedotto, 21 non allacciabili all'acquedotto
Per quanto riguarda il mio caso e il mio vicino dirimpettaio, dichiarate potabili e utilizzabili dalla ULSS n° 5, a firma del 14/12/2014 dal Dr, Franco Rebesan allora responsabile S I A su questi temi
in tutte le citazioni la più importante è
ORDINA a tutti i proprietari di pozzi privati che superano i livelli di performance stabiliti dalla circolare del Direttore Generale del Ministero della Salute del 29.01.2014 (prot. 0002565): PFOA 500 ng.l; PFOS 30 ng/l, altri PFAS 500 ng/l. nel territorio comunale.
1) il divieto dell'uso a scopo potabile dell'acqua emunta dal pozzo;
2) di allacciarsi all'acquedotto (se non già in essere un allaccio).
Nemmeno una riga di scuse sulla certificazione di idoneità del dr. Franco Rebesan che aveva ricevuto in copia che garantiva la potabilità della stessa acqua di pozzo,
non è finita: fino all'ultimo consiglio comunale ha difeso l'operato del Dr. Franco Rebesan. suo assessore in comune a Lonigo.
fate girare il mio scritto perchè la settimana prossima vi sarà in comune la visita del consigliere regionale STEFANO FRACASSO di ARZIGNANO che, fin'ora, non si è MAI occupato della faccenda. abitando in loco, quindi a conoscenza del problema MITENI, pur facendo parte della commissione regionale SANITA'-
Saluti da Vittorio Rizzoli - Lonig
ordinanza n° 17 del 273/2015 prot. 4765
tre pagine di dati, + un allegato comunale che dichiara che l'acqua del comune ha PFOA 63 ng/l. e Pfos meno di 10 nonogrami litro, altri PFAS 109 ng.litro-
più altre informazioni sui 530 pozzi denunciati. nel territorio comunale
51 i pozzi non in performance, di questo 22 allacciati all'acquedotto, 21 non allacciabili all'acquedotto
Per quanto riguarda il mio caso e il mio vicino dirimpettaio, dichiarate potabili e utilizzabili dalla ULSS n° 5, a firma del 14/12/2014 dal Dr, Franco Rebesan allora responsabile S I A su questi temi
in tutte le citazioni la più importante è
ORDINA a tutti i proprietari di pozzi privati che superano i livelli di performance stabiliti dalla circolare del Direttore Generale del Ministero della Salute del 29.01.2014 (prot. 0002565): PFOA 500 ng.l; PFOS 30 ng/l, altri PFAS 500 ng/l. nel territorio comunale.
1) il divieto dell'uso a scopo potabile dell'acqua emunta dal pozzo;
2) di allacciarsi all'acquedotto (se non già in essere un allaccio).
Nemmeno una riga di scuse sulla certificazione di idoneità del dr. Franco Rebesan che aveva ricevuto in copia che garantiva la potabilità della stessa acqua di pozzo,
non è finita: fino all'ultimo consiglio comunale ha difeso l'operato del Dr. Franco Rebesan. suo assessore in comune a Lonigo.
fate girare il mio scritto perchè la settimana prossima vi sarà in comune la visita del consigliere regionale STEFANO FRACASSO di ARZIGNANO che, fin'ora, non si è MAI occupato della faccenda. abitando in loco, quindi a conoscenza del problema MITENI, pur facendo parte della commissione regionale SANITA'-
Saluti da Vittorio Rizzoli - Lonig
Allarme fluoro, trenta i pozzi contaminati a Montecchio Maggiore
Allarme fluoro, trenta pozzi contaminati anche a Montecchio Maggiore
.Sonia Perenzoni capogruppo dei 5 stelle di Montecchio Maggiore ha fatto
un interrogazione alla Giunta chiedendo che si vieti di utilizzare
l'acqua dei pozzi con valori fuori norma ma il sindaco Milena Cecchetto
ha risposto che aspetteranno una ulteriore verifica dello SIAN dopo aver
rifatto le analisi. Sonia avvisa che farà anche un esposto in procura
riguardo cosa sta succedendo a Montecchio Maggiore.
Oltre il 40 per cento dei pozzi privati analizzati a Montecchio è fuori norma. Dopo Brendola, Sarego e Lonigo anche nella città castellana sono stati riscontrate elevate concentrazioni da sostanze perfluoro-alchiliche. Fra il 2013 e il 2014 Arpav e Ulss 5 hanno infatti esaminato 73 pozzi (65 Arpav e 8 Ulss): di questi 30 superano i cosiddetti “valori obiettivo", in sostanza i limiti di contaminazione di Pfos e Pfoa fissati rispettivamente a 30 e 500 nanogrammi per litro dall'Istituto superiore della Sanità lo scorso anno e poi recepiti dalla Regione Veneto.
ZONE. Sono tre le aree dove, stando alle analisi effettuate dai due enti, si sono riscontrati valori elevati: in zona Ghisa al confine con Trissino e ai piedi di Sant'Urbano, a San Pietro e ad Alte Ceccato in viale Milano verso il confine con Brendola.
In alcuni pozzi di queste aree la presenza di Pfas raggiunge più del doppio del limite massimo; in uno raggiunge addirittura i 12.740 nanogrammi per litro. In un altro pozzo anche i Pfoa arrivano a 2.045. Ma anche le soglie minime verificate superano i valori indicati dall'Istituto superiore della Sanità.
Oltre il 40 per cento dei pozzi privati analizzati a Montecchio è fuori norma. Dopo Brendola, Sarego e Lonigo anche nella città castellana sono stati riscontrate elevate concentrazioni da sostanze perfluoro-alchiliche. Fra il 2013 e il 2014 Arpav e Ulss 5 hanno infatti esaminato 73 pozzi (65 Arpav e 8 Ulss): di questi 30 superano i cosiddetti “valori obiettivo", in sostanza i limiti di contaminazione di Pfos e Pfoa fissati rispettivamente a 30 e 500 nanogrammi per litro dall'Istituto superiore della Sanità lo scorso anno e poi recepiti dalla Regione Veneto.
ZONE. Sono tre le aree dove, stando alle analisi effettuate dai due enti, si sono riscontrati valori elevati: in zona Ghisa al confine con Trissino e ai piedi di Sant'Urbano, a San Pietro e ad Alte Ceccato in viale Milano verso il confine con Brendola.
In alcuni pozzi di queste aree la presenza di Pfas raggiunge più del doppio del limite massimo; in uno raggiunge addirittura i 12.740 nanogrammi per litro. In un altro pozzo anche i Pfoa arrivano a 2.045. Ma anche le soglie minime verificate superano i valori indicati dall'Istituto superiore della Sanità.
Sul sito del Comune di Lonigo due importanti ordinanze riguardo i pozzi privati inquinati dai pfas e l'acqua potabile
Sul sito del Comune di Lonigo due importanti ordinanze riguardo i pozzi privati inquinati dai pfas e l'acqua potabile http://www.comune.lonigo.vi.it/
giovedì 19 febbraio 2015
EFSA e limiti dei PFAS - Facciamo un po' di chiarezza
martedì 17 febbraio 2015
EFSA e limiti dei PFAS - Facciamo un po' di chiarezza
Molti di coloro che si interessano di PFAS
dimostrano di no sapere di cosa. L'EFSA non si è mai occupata di valori
dell'acqua potabile ma di dose totale tollerabile giornaliera che comprende la
dose totale di PFAS che ci sorbiamo, oltre che con l'acqua, anche con gli
alimenti, con l'aria che respiriamo, con la polvere di casa ecc. A me sembra
che questi decisori politici e sanitari fanno una confusione enorme. Anche per
questo dovrebbero andarsene a casa. L’EFSA ha stabilito una TDI (Tolerable
Daily Intake o dose giornaliera tollerabile di 1500 nanogrammi per kilo di peso
corporeo (NON per litro di acqua) al giorno per il PFOA e di 150 ng/kg per il
PFOS. Questo significa che un bambino di dieci chili potrebbe assumere fino a
15.000 ng di PFOA al giorno senza avere problemi di salute ( e questo è da
dimostrare).
Questi 15000 ng totali, saranno quindi forniti
da diverse fonti o sorgenti di PFAS: una dall’acqua potabile, una parte dagli
alimenti, un’altra parte dall’aria che inspiriamo, un’altra parte dalla polvere
di casa ecc. ecc.
Quindi voi che siete curiosi vi chiederete: è
possibile calcolare il contributo relativo di ognuna di queste fonti. Ma certo
che è possibile, che domande fate.
Allora, secondo l’EFSA ( e molti altri
enti) l’acqua potabile contribuirebbe
per un 20% alla TDI totale di PFAS. Perciò, nel caso del PFOA, ammesso che un
bambino beva un litro di acqua al giorno, questa anche se contenesse 3000 ng/L
di PFOA, apporterebbe solo il 20% della dose totale (15.000 x 0,2= 3.000). Il
bambino potrebbe assumerne per altre vie altri 12000 ng al giorno senza avere
problemi di salute, secondo l’EFSA (affermazione scientificamente non
dimostrata).
Tutto bene, allora, perché anche se ne beve di
due litri con 3000 mg ci sarà ancora un margine di sicurezza notevole.
Non va bene per niente, miei cari per vari
motivi, altrimenti non sarei qui a farvi perdere tempo.
Primo, la quota relativa del 20% all’acqua
potabile potrebbe andar bene per le zone con acqua potabile scarsamente
contaminata. Secondo lo stato del Minnesota, USA, nel caso di falde acquifere
pesantemente inquinate il contributo relativo dell’acqua potabile alla TDI può
arrivare al 60%, percentuale che si ottiene con un litro di acqua contenente
9000 ng/L (15.000 x 0,6= 9000). E cosa
succede se quel bambino ne beve 1,5 litri al giorno di quell’acqua? Quasi
sicuramente supera ogni giorno la TDI “permessa” dall’EFSA, soprattutto se
mangia spesso pesce, magari pescato nelle acque anch’esse contmainate dalal
stessa quantità di PFOA, E se il pozzo privato ne contiene 19.000 ng/L come
pare sia successo a Lonigo? Allora ne basta anche tre quarti al giorno per
superare la TDI.
Secondo, come dicono chiaramente i curatori del sito
dell’ULSS20 di VR “Enti regolatori
diversi hanno proposto nel recente passato differenti dosi tollerabili per PFOA
e PFOS, o valori guida nell’acqua potabile, anche partendo dagli stessi dati
sperimentali. Tali divergenze rispecchiano le difficoltà insite nel risk
assessment dei composti perfluoroalchilici, per le loro non comuni caratteristiche
chimiche e biologiche” (notare l’affermazione .. anche partendo dagli stessi
dati sperimentali, il che pone il problema della validità biologica di queste
estrapolazioni o elucubrazioni, per meglio dire, ma di questo parleremo
un’altra volta).
Per
esempio l’EPA (grosso modo l’equivalente del nostro ministero per l’ambiente )
negli USA ha stabilito una TDI di 200 ng/kg al giorno per il PFOA e 80 ng/kg
per il PFOS (vedi
tabella sul sito ULSS 20).
Perché
le autorità regionali hanno scelto i valori dell’EFSA? E perché negli incontri
pubblici autorevoli rappresentanti delle istituzioni sanitarie locali e
regionali non hanno mai fatto cenno all’esistenza di queste TDI più
“restrittive”. Forse perché se si adottasse la TDI dell’EFSA, il PFOA non dovrebbe
superare i 400 ng/L nel caso del bambino di 10 kg (200x10= 2000; 2000 x 0,2=
400). E in Veneto si permettono 500 ng/L.
Terzo,
l’EFSA non si è mai occupata dei PFAS diversi da PFOA e PFOS, pertanto nessuno
sa cosa comporta l’esposizione a tali molecole.
Infine,
perché nel primo parere del 7/6/2013 dell’Istituto Superiore di Sanità a firma
Loredana Musmeci, si affermava a chare lettere la preferenza per la TDI
dell’EPA, mentre nel secondo parere del gennaio 2014 la stessa autrice fa
marcia indietro e non fa più alcun cenno alla TDI più restrittiva dell’EFSA.
Qualcuno
potrebbe fare qualche collegamento malizioso co i 450.000 euro che la Regione
Veneto ha stabilito di versare all’Istituto Superiore di Sanità per le loro
preziose consulenze fornite nella gestione del caso PFAS, ma noi no.
Noi
speriamo solo di aver fatto un po’ di chiarezza e di aver contribuito a fa
comprendere il vero significato della TDI dell’EFSA che, dimenticavo, è stata stabilità
da un gruppo di esperti almeno dei quali era affetto da gravi conflitti di
interesse, essendo sponsorizzata da industrie chimiche e produttrici di PFAS.
Secondo le stesse regole dell’EFSA, molti di questi ricercatori non avrebbero
potuto essere nominati fra gli esperti dell’EFSA, ma anche di questo parleremo
un’altra volta.
mercoledì 18 febbraio 2015
Ordinanza sui pozzi privati inquinati da sostanze perfluoro alchiliche a Montagnana
Sul sito di Montagnana (pd) uno dei comuni con l'acqua inquinata dai
pfas, il sindaco ha emesso un ordinanza per i pozzi privati dove indica
ancora come parametri quelli dell'EFSA (ente europeo) e non del'ISS
(istituto superiore della sanità) come hanno fatto recentemente Sarego e
Brendola. La nostra Regione ha adottato, con la delibera n.1874 del 14
ottobre 2014 i limiti fissati dall'ISS. 5OOng litro per PFOA, 3O ng
litro per PFOS,500 ng litro per la somma totale degli altri PFAS, gli stessi limiti obbiettivo che sono imposti per le acque dell'acquedotto.
La delibera regionale fa riferimento ai limiti EFSA quando scrive"le acque invece in cui i livelli di sostanze perfluoro alchiliche risultino superiori ai limiti di performance indicati nel richiamato parere dell'ISS ed indicativamente inferioriai valori di concencrazione stimabili in base alla TDI definito dall'EFSA (cioè 0,3 MICROGRAMMI LITRO PER PFOS e 3 microgrammi litro per pfas, efsa non indica gli altri pfas) possono essere utilizzate per il lavaggio di stoviglie ed alimenti in cui l'acqua entri in contatto per tempi ridotti e venga rimossa per gran parte dalla superficie(ad esempio lavaggio di frutta e verdura, sotto il flusso d'acqua, consigliando l'uso di acque potabili per l'ultimo risciacquo) e per l'igiene personale , anche ove sia ravvisabile possibilità di ingestione(ad esempio lavaggio denti); le acque emunte da pozzi privati possono essere comunque utilizzate per l'igiene di indumenti ed ambienti e per ogni uso nelle reti di scarico e tecnologiche(es. impianti termici) http://www.comune.montagnana.pd.it/http://www.comune.montagnana.pd.it/
La delibera regionale fa riferimento ai limiti EFSA quando scrive"le acque invece in cui i livelli di sostanze perfluoro alchiliche risultino superiori ai limiti di performance indicati nel richiamato parere dell'ISS ed indicativamente inferioriai valori di concencrazione stimabili in base alla TDI definito dall'EFSA (cioè 0,3 MICROGRAMMI LITRO PER PFOS e 3 microgrammi litro per pfas, efsa non indica gli altri pfas) possono essere utilizzate per il lavaggio di stoviglie ed alimenti in cui l'acqua entri in contatto per tempi ridotti e venga rimossa per gran parte dalla superficie(ad esempio lavaggio di frutta e verdura, sotto il flusso d'acqua, consigliando l'uso di acque potabili per l'ultimo risciacquo) e per l'igiene personale , anche ove sia ravvisabile possibilità di ingestione(ad esempio lavaggio denti); le acque emunte da pozzi privati possono essere comunque utilizzate per l'igiene di indumenti ed ambienti e per ogni uso nelle reti di scarico e tecnologiche(es. impianti termici) http://www.comune.montagnana.pd.it/http://www.comune.montagnana.pd.it/
domenica 15 febbraio 2015
Inquinamento da PFAS nelle falde acquifere, le domande del M5S di Lonigo
Inquinamento da PFAS nelle falde acquifere, le domande del M5S di Lonigo
Di Emma Grande | ieri alle 18:55 | 0 commenti
Il Movimento 5 Stelle di Lonigo a seguito degli sviluppi della
vicenda legata all'inquinamento da PFAS nelle falde acquifere del
Comune, ha deciso di porre delle domande all'attuale amministrazione
comunale di Lonigo, ricordando che "il Sindaco è tenuto a salvaguardare la salute dei suoi cittadini". Le pubblichiamo integralmente di seguito.
L’amministrazione del comune di Sarego si è accorta di una
discrepanza tra i valori imposti dal Ministero della Salute (PFOS: ≤ 30
ng/litro; PFOA: ≤ 500 ng/litro; altri PFAS: ≤ 500 ng/litro) e quelli
invece adottati dalla nostra Ulss 5 e ha quindi deciso di convocare un
tavolo di confronto in data 13 gennaio 2015 per approfondire la
questione. I valori imposti dal Ministero della Salute sono ben più
restrittivi rispetto a quelli dell’Ulss 5 e per questo, dopo un’ attenta
analisi dei controlli effettuati nei mesi scorsi nei pozzi privati a
Sarego, il Sindaco è stato costretto ad inviare delle ordinanze ai
cittadini possessori di pozzi privati in quanto questi ultimi
risultavano non potabili. Ad oggi quasi il 75% dei pozzi privati a
Sarego ha l’acqua che non si può considerare potabile. Dopo una
settimana l’Ulss 5 ha deciso di adottare i valori molto più restrittivi
del Ministero e a questo punto la domanda che sorge
spontanea è la seguente:
A
fronte dei valori di concentrazione dei PFAS nell’acqua imposti dal
Ministero della Salute, quanti sono i pozzi privati che dalle analisi
effettuate superano tali limiti nel territorio di Lonigo?
Chiediamo
inoltre che siano rese pubbliche (con solo il nome della via) le
analisi dei pozzi privati di Lonigo in modo tale che tutti i cittadini
siano a conoscenza della situazione presente nel loro comune.
Infine
chiediamo che l’amministrazione comunale organizzi nel più breve tempo
possibile, un’ assemblea pubblica per spiegare la situazione dei pozzi
privati nel comune di Lonigo.
lunedì 9 febbraio 2015
Inquinamento dei pozzi a Sarego.Senza acqua 26 famiglie
A
Sarego ci sono 26 famiglie che usufruiscono solo dell'acqua del loro
pozzo e perciò causa l'ordinanza del sindaco Castiglion che vieta l'uso
dei pozzi fuori parametri con i pfas non potranno bere la loro acqua e
non essendo collegate all'acquedotto rimangono senza acqua potabile. Ci
vorranno 400 mila euro per il lavoro di far arrivare l'acquedotto da
queste famiglie 300 mila pagati dal gestore CVS e 100 mila dalla
regione.
domenica 8 febbraio 2015
Assemblea pubblica a Meleldo di Sarego sui parametri dei pfas sui pozzi privati(registrazione)
Il 30 gennaio 2015 c'è stata a Meledo di Sarego un assemblea pubblica
dove l'amministrazione di Sarego rivisti i parametri ha incontrato i
cittadini per il problema dei pfas nei pozzi privati. qui la
registrazione della serata https://www.youtube.com/watch?v=C8bo1sUTg3o
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