mercoledì 18 luglio 2018

Pfas non solo in Veneto, trovati anche in Antartide


Pfas non solo in Veneto, trovati anche in Antartide



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12:44 – I ricercatori di Greenpeace, durante la campagna globale “Protect the Antartic”, hanno fatto una scoperta preoccupante: l’Antartide, una delle ultime aree naturali rimaste al mondo, è contaminata. Sono state rinvenute tracce di microplastica e di sostanze chimiche nocive, fra le quali i Pfas.
Dopo tre mesi di spedizione e diversi campioni di acqua e di neve prelevati da aree remote del sesto continente, i risultati hanno evidenziato che la maggior parte conteneva «sostanze chimiche nocive e persistenti». Sette degli otto campioni analizzati di acqua della superficie marina contenevano microplastica come microfibre. Sette dei nove campioni di neve analizzati contenevano concentrazioni rilevabili di sostanze chimiche nocive persistenti come polifluorurati alchilati o Pfas, che sono legati a problemi riproduttivi e di sviluppo della fauna. I campioni includevano neve caduta da poco, il che suggerisce che le sostanze chimiche nocive provenivano da pioggia o da neve contaminate.
«I risultati del nostro studio dimostrano che neanche le aree più remote del pianeta sono immuni dall’inquinamento prodotto dall’uomo -, ha detto la ricercatrice Frida Bengtsson -. Sono necessarie azioni alle fonti, per impedire a queste sostanze inquinanti di finire in Antartide, e abbiamo bisogno di un santuario nell’oceano antartico per dare spazio ai pinguini, alle balene e all’intero ecosistema, perché si possano riprendere dalle pressioni cui sono esposti». (Fonte: Ansa – 09:38)

giovedì 24 maggio 2018

Terminati i lavori di potenziamento dei filtri alla centrale di Lonigo. Un’opera da 1 milione e 800 mila euro.

Terminati i lavori di potenziamento dei filtri alla centrale di Lonigo. Un’opera da 1 milione e 800 mila euro.


I vertici di Acque Veronesi guidati dal presidente Niko Cordioli si sono recati questa mattina in sopralluogo presso la centrale di Lonigo per la presentazione della fine dei lavori di potenziamento del sistema di assorbimento tramite carbone attivo granulare. L’impianto acquedottistico gestito dalla società consortile veronese serve circa 100 mila abitanti e ha una portata massima di distribuzione di 600 litri al secondo. I Comuni serviti dalla centrale di Madonna di Lonigo sono: Lonigo e alcuni comuni dell’area Berica per la provincia di Vicenza; Arcole, Veronella, Zimella, Albaredo d’Adige, Cologna Veneta, Bonavigo, Minerbe, Pressana, Roveredo di Guà, Legnago, Boschi Sant’Anna, Bevilacqua e Terrazzo in provincia di Verona e Montagnana per Padova.  L’operazione da poco completata è stata presentata nel corso di un sopralluogo dell’assessore regionale all’ambiente accompagnato dal direttore generale di ARPAV, dai vertici e dai tecnici di Acque Veronesi, dal sindaco di Lonigo e da un rappresentante dell’amministrazione provinciale di Vicenza.


Sono stati illustrati alla stampa i punti principali del progetto realizzato in questi mesi da Acque Veronesi. I lavori di potenziamento del sistema di assorbimento tramite carbone attivo granulare hanno l’obiettivo di garantire l’effettiva assenza di pfas nelle acque destinate al consumo umano. Per tale motivo, la società che gestisce il servizio idrico integrato in 77 Comuni della provincia scaligera ha in questi anni messo in atto una serie di molteplici interventi finalizzati al trattamento delle acque prima della distribuzione in rete, al fine di garantirne la piena conformità ai parametri di performance stabiliti dall'Istituto Superiore della Sanità, l’organo tecnico scientifico del Servizio Sanitario nazionale che persegue la tutela della salute pubblica. A seguito delle recenti indicazioni della Regione del Veneto ha, nel mese di gennaio di quest’anno, dato il via alla sperimentazione, progettazione e alla realizzazione di un sistema di potenziamento della filtrazione e depurazione dell’acqua distribuita dalla centrale vicentina. L’intervento, terminato proprio in questi giorni, ha portato al potenziamento del trattamento di potabilizzazione già esistente presso la centrale di produzione idrica, precedentemente costituito da un sistema di filtrazione a sabbia, filtri a carbone attivo e disinfezione. Tale trattamento consente l’abbattimento della sostanze PFAS a percentuali non significative, tali da non destare preoccupazione per la salute pubblica e nel rispetto degli obiettivi della Regione Veneto di perseguire, per l’acqua destinata al consumo umano, valori di perfomance. Acque Veronesi ha quindi provveduto ad incrementare l’attuale sistema di trattamento con l’aggiunta  di ulteriori 10 filtri a carbone attivo. L’intervento prevede il raggiungimento dei seguenti valori:

- PFOA + PFOS pari o inferiori a 90 nanogrammi per litro

- PFOS<30 ng/L

- Altri PFAS<300 ng/L

“E’ stata perfettamente rispettata la cronologia e la tempistica dei lavori – ha commentato Niko Cordioli – Il solo raddoppio dei filtri ha avuto un costo di 1 milione e 800 mila euro, che vanno ad aggiungersi alle spese di manutenzione e al cambio dei filtri (circa 100 mila euro al mese) ed ai costi fino adesso sostenuti da Acque Veronesi dal sorgere della problematica (circa 3 milioni di euro). La priorità è quella di avere acqua pulita e sicura, garantendo alle famiglie dei Comuni interessati dall’emergenza l’assoluta tranquillità. In questi anni la nostra società è stata in prima fila nel coordinamento tra Enti, amministrazioni comunali e associazioni cittadine”.

“Acque Veronesi va ringraziata – ha detto l’assessore veneto – per la velocità con cui i lavori sono stati eseguiti e la chiarezza delle idee. Come Regione ci eravamo attivati fin dall’inizio di questa emergenza e quando l’Istituto Superiore di Sanità ci ha detto di decidere noi i limiti per i PFAS, abbiamo indicato il valore “zero” per la “zona rossa”. Sono state ulteriormente potenziate le azioni di filtraggio che sono ora le più avanzate a livello europeo. Convocheremo gli enti gestori del servizio idrico del Veneto chiedendo che la stessa metodologia sia applicata in tutti gli acquedotti per evitare che si possano verificare situazioni analoghe, ampliando tra l’altro il raggio d’azione anche al percolato delle discariche. Il problema è complesso e abbraccia un ambito ampio, serve quindi un coordinamento che la gestione commissariale ormai imminente potrà garantire, soprattutto per quanto riguarda i tempi d’intervento”.

“Le misure messe in atto in via d’urgenza per ridurre il rischio per la popolazione – ha detto il direttore dell’ARPAV - consentono di stare tranquilli, in attesa che vengano realizzate le nuove tratte di adduzione dell’acqua. La dichiarazione dello stato di emergenza, con la conseguente gestione commissariale, renderà possibile accelerare i tempi per le fasi successive, riprendendo il molto che è già stato fatto”.
 

Ufficio Stampa di Acque Veronesi e Amia
Marco Mistretta
ufficiostampa@acqueveronesi.it   

Miteni in crisi, M5S Veneto: «nodi stanno venendo al pettine»


Miteni in crisi, M5S Veneto: «nodi stanno venendo al pettine»

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I parlamentari e consiglieri regionali veneti del Movimento 5 Stelle, insieme ai colleghi della Commissioni Ambiente di Camera e Senato, commentano l’annuncio della crisi di Miteni e la richiesta di accesso al concordato preventivo. «Finalmente stop all’inquinamento da Pfas prodotto da Miteni. Ora si garantisca che chi ha inquinato paghi e che il piano di bonifica non venga intaccato, e possa garantire anche un ricollocamento professionale dei lavoratori, che sono anche loro vittime di questa situazione. La scorsa settimana avevamo chiesto il sequestro dell’azienda, una misura indispensabile per evitare che i beni necessari alla bonifica venissero trasferiti all’estero».
«L’annuncio di presentazione di Miteni della domanda di accesso al concordato preventivo in continuità aziendale – continua la nota – certamente pone l’attenzione anche sul tema della tutela occupazionale di chi lavora nell’azienda. I dirigenti della multinazionale non possono “scappare con il malloppo“. Tutti i nodi delle mancanze di questi anni stanno venendo al pettine. Ora va fatto di tutto affinché i nuovi acquedotti anti-Pfas annunciati nei giorni scorsi dalla Regione Veneto vengano pagati da chi ha causato il danno, “chi inquina paga“. Inoltre questa situazione non deve intaccare in alcun modo il piano di bonifica del sito inquinato», concludono in coro tutti gli esponenti pentastelati

domenica 20 maggio 2018

Numeri vincenti estratti della lotteria per Acqua Bene Comune


Sabato 19 maggio presso la sede della 2’ Circoscrizione di Vicenza sono stati estratti i numeri vincenti della lotteria di Acqua Bene Comune Vicenza, i cui proventi saranno destinati a finanziare le attività del Forum nazionale dei movimenti per l’acqua.
I numeri vincenti dei premi offerti sono i seguenti:
Premio n.1 opera di E. Montagna n.2336
Premio n.2 opera di L. Rossetto n.0767
Premio n.3 opera di O.Manlio n.0608
Premio n.4 opera di Göla n.0912
Premio n.5 notte e colazione 2 persone nella Casa sul fiume n.0467
Premio n.6 cena per 2 a La ciacola n. 0023
Premio n. 7 borsa nella sua scatola n.0266
Premio n.8 ceramica Zanolli n.0357
Premio n.9 maschera legno  n.0510
Premio n 10 plafoniera n.0270
Premio n.11 rafting Brenta n.2346
Premio n.12 2 ingressi grotte Oliero n.2390
Premio.13 pendaglio nella sua scatola n,0297
Premio n.14 liquore ciliegio n.0908
Premio n.15 tè e infusi n.0843
Premio n.16 tè e infusi n.2005.

Come indicato nei biglietti i premi possono essere ritirati entro il 18 giugno 2018 previa telefonata al 3495388436.


Questa mattina a Vicenza presso la sede della seconda Circoscrizione in via E. De Nicola v n. 8 alle ore 10 e con la presenza del Consigliere Raffaele Colombara Alcuni attivisti di Acqua Bene Comune Vicenza hanno fatto l'estrazione dei numeri dei biglietti venduti in vari posti in questi due mesi. Qui sotto l'elenco dei numeri estratti e la foto di chi ha potuto partecipare. Grazie di cuore a chi ha comperato anche un solo biglietto per finanziare il Movimento nazionale. Filippo Canova Mariagrazia Parolin Giancarlo Albera Antonello Romanazzi Giuliano Raimondo Marco Antonio Fascina


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Pfas. Pubblicata sul portale Ocse la lista aggiornata dei composti inventariati a livello internazionale. Col fine di ridurli e sostituirli


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Pfas. Pubblicata sul portale Ocse la lista aggiornata dei composti inventariati a livello internazionale. Col fine di ridurli e sostituirli

A pochi giorni dall’attesa pubblicazione dell’opinione EFSA sulla presenza di PFOS e PFOA nella catena alimentare, l’OCSE aggiorna la lista dei composti per- e polifluorurati (PFAS). E’ stato identificato e catalogato un numero di 4730 composti relativi ai PFAS, compresi nuovi diversi gruppi che rispondono alla definizione di PFAS (sostanze che contengano almeno una caratteristica perfluoroalchilica), ma che finora non erano stati annoverati in tale categoria
Questo nuovo elenco si basa su una estesa analisi delle informazioni che sono risultate di dominio pubblico.
Il database PFAS può essere usato insieme al documento metodologico che riassume le principali evidenze riguardo il numero e la categoria dei PFAS identificati, utile per meglio comprendere anche in visione prospettica la produzione di PFAS, il loro utilizzo nel mercato globale, e la loro presenza nell’ambiente, negli esseri viventi, e nelle matrici di interesse alimentare, data la loro mobilità, persistenza, e in alcuni casi, bioaccumulo.
In allegato, i documenti prodotti dal gruppo di lavoro sulle sostanze perfluorurate in ambito OCSE/ONU, a sostegno delle attività di Approccio Strategico alla Gestione Internazionale delle sostanze Chimiche (SAICM), e di transizione verso alternative più sicure per i PFAS.
Maggiori informazioni sui PFAS possono essere reperite sul portale OCSE/OECD dedicato
LISTA PFAS OCSE
DOCUMENTO METODOLOGIA
18 maggio 2018

l'acqua ci arriverà anche da Belfiore ma siamo sicuri ci sia per tutti ?

allora come aveva già annunciato più di un anno fa anche il sindaco di Lonigo l'acqua ci arriverà anche da Belfiore ma siamo sicuri ci sia per tutti visto che nel 2015 Belfiore era rimasta a secco?
Dopo l'incontro con il commissario Dell'Acqua, intervista al presidente Gentilin e al direttore Maule
Dichiarazioni del Presidente Giorgio Gentilin in seguito…
youtube.com
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Pfas, Dell’Acqua (Arpav) nominato commissario: «risolverò emergenza»


Pfas, Dell’Acqua (Arpav) nominato commissario: «risolverò emergenza»

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Il governatore veneto Luca Zaia ha scelto il direttore generale di Arpav, Nicola Dell’Acqua, come commissario per l’emergenza Pfas. Il commissariamento, che «riguarda lo spostamento dell’acquedotto, non la bonifica», permetterà di ridurre drasticamente i tempi «per autorizzazioni, appalti e lavori», spiega Dell’Acqua, intervistato da Sabrina Tomè su La Tribuna a pagina 15. «La dotazione finanziaria – spiega – è rappresentata dai 56 milioni 700 mila euro che il ministero dell’Ambiente depositerà a tranche in una sorta di conto corrente in Banca d’Italia».
Dell’Acqua intende aprire una seconda sede centrale Arpav da Padova a Vicenza, per rispondere «all’esigenza di stare vicino al territorio e inoltre ha un valore logistico, essendo io sia commissario che direttore generale Arpav. È una soluzione temporanea e parziale. Andrò alcuni giorni a Vicenza in modo da essere vicino a dove le opere vengono fatte; mi fermerò lì due, tre giorni alla settimana».

lunedì 7 maggio 2018

Pfas, Dell’Acqua sta già operando da commissario


 

Pfas, Dell’Acqua sta già operando da commissario

La nomina di Nicola Dell’Acqua a commissario per l’emergenza Pfas verrà sancita nei prossimi giorni ma lui già venerdì ha iniziato a operare da plenipotenziario, indicendo riunioni e pianificando la creazione di comitati operativi. «Di fatto è tutto già concordato fra Protezione civile nazionale, Governo e Regione, per cui a mancare non è certo la sostanza, bensì solo la forma del provvedimento», spiega lo stesso Dell’Acqua. In seguito a una richiesta presentata dalla Regione mesi fa, il Consiglio dei ministri guidato da Paolo Gentiloni il 21 marzo scorso aveva proclamato lo stato di emergenza per l’inquinamento da sostanze perfluoro-alchiliche. Aveva sancito, quindi, che l’area esposta a tale situazione, che comprende anche 13 Comuni del Basso ed Est Veronese, deve essere oggetto di interventi straordinari che vanno coordinati da una figura con poteri eccezionali. Il decreto relativo a tale decisione è quindi stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il 6 aprile, mentre la scorsa settimana, per la precisione giovedì, è arrivata a Venezia la lettera di Angelo Borrelli, capo dipartimento della Protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, contenente il documento che stabilisce i «primi interventi di protezione civile in conseguenza della contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche delle falde idriche nei territori delle province di Vicenza, Verona e Padova»», proponendo la nomina del presidente della Regione Luca Zaia come commissario delegato a fronteggiare l’emergenza. Una nomina oggetto di un cortese no da parte del Governatore, che ha indicato per tale incarico Dell’Acqua. «È l’uomo giusto al posto giusto, sia per il curriculum prestigioso, sia per le doti che ha dimostrato in più occasioni, anche da quando l’abbiamo chiamato a occuparsi dell’ inquinamento da Pfas», ha detto Zaia, parlando del cinquantaduenne esperto ambientale di Castelnuovo del Garda, che è a capo dell’ Arpav dal 2016 e che in passato ha svolto incarichi straordinari in occasione di varie emergenze al Sud Italia. Dopo aver verificato che da Roma non venivano posti ostacoli, venerdì il commissario in pectore si è quindi messo al lavoro.
«LA PRIMA COSA che ho fatto», rivela, «è stata quella di convocare per mercoledì 2 maggio un incontro fra i consigli di bacino dell’area interessata dalla contaminazione». La riunione si svolgerà nella sede dell’Arpav di Vicenza e prevede, fra l’altro, la nomina di un organismo che avrà il compito di pianificare gli interventi volti a portare acqua pulita e sicura nell’area inquinata e approvare i progetti, in modo da evitare di perdere tempo nel farli adottare dalle singole Ato. Progetti per i quali il Governo ha stanziato 56,8 milioni di euro ma che dovranno essere co-finanziati, pare per almeno altrettanti soldi, dalle società di gestione, i cui unici introiti vengono dalle bollette. Il commissario di fatto intende poi creare da subito anche un secondo organismo tecnico, di cui egli sarà, a pari del primo, il coordinatore. «Esso sarà formato dalle società del servizio idrico integrato, che saranno nominate soggetto attuatore del piano», precisa. Le società avranno il compito di verificare che i progetti siano a posto e la correttezza dei punti di prelievo dell’ acqua che poi arriverà nell’area esposta all’ inquinamento. «Dovremo dare attuazione alle disposizioni della Giunta regionale per quanto riguarda i piani di sicurezza degli acquedotti, e quindi evitare di prelevare l’acqua vicino a realtà potenzialmente inquinanti, perché non possiamo rischiare di trovarci fra qualche anno a dover affrontare un’altra situazione come questa», aggiunge Dell’Acqua. «Da questa settimana trasferirò la direzione dell’agenzia regionale per l’ambiente per alcuni giorni a Vicenza, perché voglio essere più vicino all’area che si trova a fare i conti con la contaminazione», dice inoltre. Ma il suo ruolo riguarda anche i temi ambientali e sanitari di questa complicata vicenda? «No, anche se è possibile che prossimamente vengano valutati altri compiti, per ora mi occuperò come commissario solo degli acquedotti; ovviamente, però, lavorerò anche sugli altri fronti come direttore di Arpav e coordinatore della commissione Ambiente e Salute». •
Luca Fiorin – L’Arena – 30 aprile 2018

lunedì 30 aprile 2018

«No Pfas, acqua e terra pulite». Tremila in corteo hanno accerchiato la Miteni


«No Pfas, acqua e terra pulite». Tremila in corteo hanno accerchiato la Miteni

A Trissino l’affollata protesta di cittadini e ambientalisti. Sit in di vicentini e veronesi. I lavoratori dell’azienda: vanno avviati nuovi cicli di lavorazione e trattamenti di depurazione


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La manifestazione a Trissino (Navarro)
La manifestazione a Trissino (Navarro)
TRISSINO (VICENZA) Protesta e corteo No Pfas. Almeno tremila persone hanno circondato l’azienda Miteni di Trissino nel Vicentino, che secondo l’Arpav è la principale responsabile dell’inquinamento da Pfas.

Una protesta pacifica, che ha visto però schierati insieme cittadini, ambientalisti e le «mamme No Pfas».

Il corteo dei manifestanti che poi hanno circondato la Miteni (Foto Navarro)
Il corteo dei manifestanti che poi hanno circondato la Miteni (Foto Navarro)

«Servono soluzioni subito», è stato il messaggio ricorrente, scandito anche dagli slogan.


Oltre a Vicenza, la contaminazione comprende anche 13 comuni del Veronese: alla manifestazione c’erano dunque vicentini ma anche molti veronesi. Tutti a protestare per lo stesso motivo: acqua non contaminata e via i veleni che inquinano il territorio. In marcia anche i lavoratori della Miteni.
I lavoratori: noi in prima linea con i cittadini
«Noi lavoratori della Miteni siamo qui perché in questa vicenda di contaminazione da Pfas siamo in assoluto i più colpiti. Capiamo quindi perfettamente lo stato d’animo, l’ansia, la preoccupazione dei papà, delle mamme, dei figli e di tutti gli abitanti contaminati. Altrettanto capiamo le sacrosante richieste di avere acqua pulita e salubre e delle bonifiche. Così come condivisibili sono le istanze affinché la giustizia faccia pienamente e rapidamente il suo corso nell’ acclarare le responsabilità di quanto accaduto. Siamo in assoluto i più coinvolti dalla vicenda sia per questioni di salute sia per ragioni di lavoro. Consci di questa nostra condizione chiediamo in modo chiaro e inequivocabile che vada salvaguardata la salute di tutti. Va salvaguardato l’ambiente, la terra nonché il bene primario e comune che essa racchiude: l’acqua. Vanno messi in pratica nuovi cicli di lavorazione e trattamenti che prevedano una depurazione con le tecnologie più idonee e più all’avanguardia. Anche le autorità però devono fare la loro parte».
La replica della Miteni: gli slogan non risolvono il problema
«E’ stata una manifestazione simbolica che non aiuta però a risolvere il problema Pfas, considerato che i dati Arpav del 2017 hanno rivelato che meno dell’1% dei Pfas che esce dagli scarichi industriali della zona appartiene a Miteni». Rileva in una nota, la Miteni. «È del tutto incomprensibile che alla luce di questo dato - dice l’azienda nella nota - si chieda la chiusura di Miteni visto che il suo impatto ambientale è positivo togliendo Pfas dall’ambiente con la pulizia della falda a fronte di scarichi sotto i livelli delle acque potabili: le acque che escono sono più pulite di quelle che entrano. È del tutto evidente che chiudere Miteni significherebbe aggravare il problema e non risolverlo. Sono dati oggettivi sui quali c’è un confronto costante con le istituzioni e sul quale più volte abbiamo invitato anche i comitati. Rinnoviamo il nostro invito a venire in stabilimento a vedere cosa è stato fatto e quali sono i risultati ottenuti, aiuterebbe a capire meglio come affrontare il problema che non può fermarsi agli slogan e alla protesta contro i simboli, altrimenti non troverà soluzione».
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