domenica 5 agosto 2018

Pfas. Greenpeace a Regione e Miteni: "Pubblichino i documenti sul GenX"

Pfas. Greenpeace a Regione e Miteni: "Pubblichino i documenti sul GenX"

Pfas. Greenpeace a Regione e Miteni: "Pubblichino i documenti sul GenX"

L'associazione ambientalista risponde alle repliche dell'azienda di Trissino e dell'ente arrivate nei giorni scorsi ai dati diffusi nell'approfondimento “Sette scomode verità su GenX”


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Pfas, ok al piano Arpav: controlli su aziende, depuratori e discariche

Vvox

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Domani a Venezia è convocata la commissione tecnica regionale per discutere sul caso GenX, sostituto del Pfoa lavorato dall’azienda Miteni di Trissino (Vicenza). Nel frattempo, Arpav ha ottenuto l’ok della Giunta regionale al suo “Piano annuale“, che contiene un’intera sezione dedicata ai Pfas. Come riporta Piero Erle sul Giornale di Vicenza a pagina 7, l’agenzia per l’ambiente indagherà sulle aziende con autorizzazione ambientale Aia per «analisi sulle sostanze Pfas negli scarichi industriali», creando un gruppo di lavoro per scrivere linee-guida su «come rilevare l’utilizzo di Pfas nei processi produttivi». Saranno poi analizzati per i Pfas tutti i depuratori, a partire quelli in cui nel 2016-2017 «sono state individuate sostanze sopra i limiti di rilevabilità» e gli scarichi per i Pfas di aziende individuate «sulla base della tipologia (galvanica, tessile, conciaria, carta) e della portata dello scarico».
Ancora, saranno controllate «ulteriori 15-20 discariche per rifiuti non pericolosi cessate», insieme alla falda e al percolato di altre attive non ancora indagate. Inoltre si approfondirà l’analisi per discariche dove già è stato riscontrato «il superamento dei valori soglia in almeno un piezometro», e per quelle dove il superamento c’era nel percolato (anche per fanghi di depuratore). Infine si controlleranno gli ingressi di rifiuti, in particolare «in due discariche attive con presenza significativa di Pfas nel percolato». La Giunta regionale ha anche indicato ad Arpav alcune prescrizioni, in primis di elaborare «la mappatura delle fonti degli impianti di approvvigionamento» delle acque potabili in Veneto e la mappa dei pozzi privati utilizzati da imprese alimentari.
(Ph. Acqualiberadaipfas.blogspot.it

Pfas, Miteni a Regione: «Commissione continui a indagare»



Pfas, Miteni a Regione: «Commissione continui a indagare»

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14:40 – Miteni chiede la proroga della Commissione regionale sui Pfas. L’azienda invita a considerare il nuovo scenario dopo la pubblicazione avvenuta pochi giorni fa della relazione sul Pfoa da parte dell’organismo per la chimica dell’Unione Europa, Echa. L’azienda, in una lettera, «invita a far sì che, nell’interesse di tutti, il lavoro della commissione d’inchiesta sui Pfas non venga interrotto ma che possa proseguire nel suo operato considerando le nuove fonti ufficiali che illustrano l’ingresso in Veneto di Pfoa e precursori del Pfoa centinaia di volte più elevati di quanto fino ad oggi considerato. Le dimensioni dell’inquinamento della falda e delle acque di superficie sono sempre state incoerenti con le dimensioni della produzione Miteni i cui volumi non possono giustificare una diffusione e una concentrazione così ampia».
Secondo il documento dell’agenzia dell’Unione Europea, prosegue l’azienda, i «precursori diventano Pfoa puro fino all’80% del loro volume. Solo nel Veneto hanno dimensioni superiori alle 160 tonnellate per anno di sostanze che non essendo ancora Pfas quando vengono immesse nell’ambiente ma lo diventano successivamente non sono mai state misurate negli scarichi industriali di chi le utilizza. Il nuovo documento pubblicato il 26 giugno – conclude Miteni – non può dunque essere stato considerato dalla commissione regionale ma è fondamentale perché fa tornare i conti sull’inquinamento ed è necessario per comprendere la portata di un fenomeno che sarebbe ancora in atto a prescindere da Miteni che ha raggiunto emissioni vicino allo zero». (Fonte: Ansa)

L’azienda di Trissino fermata dalla Provincia di Vicenza dopo i risultati delle ultime verifiche. Sospese parte delle attività

Pfas: chiusa parte della Miteni. Arpav: «Le analisi rivelano inquinamento»

L’azienda di Trissino fermata dalla Provincia di Vicenza dopo i risultati delle ultime verifiche. Sospese parte delle attività

VICENZA Pfas: chiusa parte dell’azienda Miteni. La Provincia di Vicenza su indicazione di Arpav ha sospeso alcune attività della ditta Miteni di Trissino. Sono terminate le seconde analisi ambientali che gli ispettori di Arpav stavano effettuando da mesi alla Miteni. I primi risultati che avevano l’obiettivo di ricercare una sostanza emergente, in lavorazione dal 2014, che si ricava con un processo chiamato GenX (o Hfpoda), segnalata come inquinante dal ministero olandese nell’ambito delle collaborazioni europee che la Regione Veneto ha intrapreso da tempo, hanno dato esito positivo e portato quindi l’Agenzia ambientale a chiedere la sospensione di alcune attività produttive all’interno dell’azienda vicentina.
Queste analisi, uniche nel loro genere, hanno evidenziato, a parere dell’Agenzia, alcune falle nel processo produttivo dell’azienda, spingendo ad una rilettura globale dell’intera vicenda dell’inquinamento ambientale. Questa attività amministrativa è stata permessa anche tramite le nuove disposizioni della legge 68 di recente emanazione (2015).
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GenX dall’Olanda nelle falde di Trissino. Perché si grida allo scandalo


GenX dall’Olanda nelle falde di Trissino. Perché si grida allo scandalo?


la DuPont inviò fra il 2006 e il 2013 all’EPA almeno 16 documenti in cui si descrivono gli effetti tossici osservati negli animali nutriti con GenX
Il GenX è uno dei 4730 composti della famiglia dei PFAS  ufficialmente riconosciuti dall’OECD in uno studio recente. Fu introdotto qualche anno fa dalla DuPont per il sostituire il PFOA nel processo di produzione delle pellicole antiaderenti al Teflon da applicare sulle pentole e di numerosi altri prodotti di consumo e utilizzo quotidiano. Definito dalla DuPont come dotato “di un profilo tossicologico più favorevole” in realtà ha le stesse proprietà chimico-fisiche di tutti gli altri PFAS: è tossico, persistente, si accumula negli orgnismi viventi . Ancor prima che la EPA americana ne autorizzasse la commercializzazione e  la FDA il suo utilizzo per i contenitori per alimenti, la DuPont aveva condotto studi negli animali di laboratorio che ne attestavano inequivocabilmente la cancerogenicità. Sappiamo che la DuPont inviò fra il 2006 e il 2013 all’EPA almeno 16 documenti in cui si descrivono gli effetti tossici osservati negli animali nutriti con GenX: oltre a vari tipi di cancro, anche danni al fegato, alterazioni del colesterolo, basso peso alla nascita ecc. Come si vede sono gli effetti tossici tipici dei PFAS.
Nonostante fossero a conoscenza della tossicità del GenX, le due agenzie ne hanno autorizzato tranquillamente la produzione e l’utilizzo. Questo è veramente scandaloso, non la  scoperta che il GenX è arrivato nelle falde di Trissino, immessovi dalla solita Miteni che forse non lo produce ma tratta i rifiuti contenenti GenX  dell’impianto olandese della Dupont, a quanto pare l’unico a produrre la molecola in Europa.
L’allarme è nato in seguito alla scoperta della presenza del GenX in alcuni pozzi posti a centinaia di metri dalla Miteni. Che, ricordiamolo,  è stata autorizzata a trattare i rifiuti olandesi dalla Regione e da altre amministraioni ed enti locali.  La stampa locale ha additato al pubblico ludibrio un alto dirigente che si difende dicendo di aver soltanto avallato con la sua firma effettuata dai suddetti enti ed istituzioni.
La vicenda ha indiscutibilmente retroscena poco chiari, come tante altre che hano visto protagonisti i palazzi veneziani e romani nella oramai annosa vicenda dei PFAS.
Probabilmente, lo pensano in molti, la diffusione della notizia del ritrovamento del GenX è foriera del licenziamento del suddetto dirigente che potrebbe non essere più gradito ai suoi referenti politici che l’hanno nominato.
Ma come c’è finito il GenX nelle falde vicentine? Le ipotesi possono essere tante. L’azienda può averlo scaricato, come fa, legalmente, con gli altri PFAS nel Poscola; nel corso degli anni il composto potrebbe aver preso la stessa via percorsa da tutti gli altri PFAS infiltrandosi nel suolo fino ad arrivare in falda. Oppure il composto potrebbe essere sopravvissuto all’incenerimento dei rifiuti nella fornace interna della Miteni. E se così fosse si potrebbe pensare che l’inceneritore dell’azienda trissinese non sia tecnologicamente adeguato a raggiungere rapidamente le elevatissime temperature, superiori ai 1000° C, necessari per demolire il legame fra fluoro e carbonio nelle molecole di alcuni PFAS i quali, quindi, potrebbero rimanere nei fumi che escono dai camini della Miteni per essere dispersi anche a notevole distanza dalle ciminiere.
Ma le mie sono solo supposizioni, ipotesi la cui validità probabilmente non potrà mai essere confermata o confutata, dal momento che le proprietà chimico-fisiche e le altre caratterisitiche del GenX non sono note al grande pubblico, e probabilmente nemmeno all’EPA e alla FDA, in quanto coperte dal segreto industriale. Lo stesso vale per molti altri cosiddetti “nuovi” PFAS, utilizzati in sostituzione di quelli vecchi, che le aziende produttrici sbandierano come meno tossici  pur sapendo che non è vero.
E la Miteni produce alcuni di questi nuovi PFAS, fra i quali quelli a corta catena PFBA e PFBS.
Ora parrebbe che la 3M, altra multinazionale famosa per i disastri ambientali causati e per le multe miliardarie che ha dovuto pagare, come la DuPont, negli Stati Uniti, abbia dismesso la produzione di PFBA nel 1998. Ufficialmente perché c’era poca richiesta dal mercato. Si vede che il PFBA della Miteni, che continua a produrlo, è migliore  di quello dell’americana 3M. Ma il motivo potrebbe essere in realtà che il PFBA era stato sversato in quantità enormi nelle falde acquifere sottostanti l’impianto di produzione e la 3M fu costretta ad accollarsi le spese della bonifica.
In conclusione, il GenX è a tutti gli effetti uno degli “altri” PFAS la cui somma totale non deve superare i 500 ng/L, secondo i limiti di performance stabiliti dall’ISS? Visto che non hanno mai voluto fare le cose seriamente e mettere come limiti l’unico serio, cioè zero, trovarsi un PFAS in più o in meno nel proprio bicchiere che dfferenza fa?
Perché le  mamme no PFAS invece di andare ad invocare aiuto davanti alla procura vicentina non vanno a manifestare sotto la casa del governatore Zaia? Forse non hanno ancora capito che lui, uno dei pochi che potrebbe farlo,  la Miteni non la vuole proprio chiudere, tanto è convinto che la Miteni non produce più PFAS.


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Comunicato stampa Acqua libera daiu pfas:Dopo i Pfas il Genx. Regione e Provincia dove eravate?

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Dopo i Pfas il Genx. Regione e Provincia dove eravate?

Vicenza – In un Veneto da anni preoccupato e indignato per la contaminazione da Pfas del territorio e delle acque, cresce ora lo sconcerto per il ritrovamento di una nuova sostanza potenzialmente tossica, chiamata Genx, nelle acque sotterranee a valle dello stabilimento Miteni. Tutto questo sta anche facendo crescere la sfiducia nelle istituzioni, dato che questa sostanza, proveniente dallo smaltimento di rifiuti prodotti in Olanda, sarebbero trattate dalla Miteni grazie all’autorizzazione rilasciata dalle autorità regionali con decreto numero 59 del luglio 2014.
“Riteniamo grave – scrivono oggi in una nota vari gruppi No Pfas – che gli uffici preposti abbiano rilasciato l’autorizzazione nel 2014 quando già dall’estate del 2013 era conosciuto l’inquinamento da Pfas della falda acquifera, sempre da parte della Miteni. Riteniamo altrettanto grave che chi detiene la responsabilità politica a livello regionale e a livello provinciale non sia intervenuto per impedire attività potenzialmente inquinati in un sito già gravemente contaminato. Ribadiamo che un impianto chimico come Miteni, già indicato dalla stessa Arpav come la fonte principale dell’inquinamento da Pfas, non possa e non debba più operare sopra ad una falda di ricarica così importante, una incompatibilità sottolineata anche da  numerose  fonti regionali”.
A firmare la nota sono Legambiente Veneto, Legambiente Verona, Circolo perla blu di Legambiente di Cologna Veneta, Legambiente Creazzo, Legambiente Valle Agno, Retegas vicentina, Gas Creazzo, Gas prova San Bonifacio, ViVerBio Gas Lonigo, Acli Montagnana, Acqua bene comune Vicenza, Cillsa Arzignano, Comitato zero Pfas Agno Chiampo, Associazione no alla centrale ovest vicentino, Isde medici per l’ambiente Vicenza.
“Non accettiamo più – concludono le associazioni No Pfas – alcuna soluzione temporanea e di tamponamento per un territorio ed i suoi abitanti  già altamente contaminati. Chiediamo l’intervento immediato del ministro dell’ambiente Sergio Costa e della ministra della sanità Giulia Grillo, così come chiediamo l’intervento della magistratura affinché le indagini in corso vengano portate a completamento entro il più breve tempo possibile, vengano individuati definitivamente i responsabili e venga effettuata la bonifica di tutto il territorio”.

Melania Marzia 10 luglio alle ore 09:00 SIAMO AL LIMITE DEL RIDICOLO...ANZI L'ABBIAMO GIA' SUPERATO. Un 'Azienda che non permette i controlli di ARPAV VA MESSA SOTTO SEQUESTRO!! Commissario dell'Acqua cosa STA ASPETTANDO!! vvox.it GenX, Arpav: «controlli saltati per fuga di notizie» | Vvox Il direttore generale, Dell'Acqua: «quando la scorsa settimana siamo…

SIAMO AL LIMITE DEL RIDICOLO...ANZI L'ABBIAMO GIA' SUPERATO. Un 'Azienda che non permette i controlli di ARPAV VA MESSA SOTTO SEQUESTRO!! Commissario dell'Acqua cosa STA ASPETTANDO!!
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