domenica 19 novembre 2017

Plasmaferesi e PFAS: procedura rischiosa, forse inutile. Lo dice anche il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità

Plasmaferesi e PFAS: procedura rischiosa, forse inutile. Lo dice anche il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità

La Giunta Regionale del Veneto con la deliberazione n.851 del 13 giugno 2017 [1]  dal  titolo  Approvazione II livello del "Protocollo di screening della popolazione veneta esposta a sostanze perfluoroalchiliche" e del "Trattamento di Soggetti Con Alte Concentrazioni di PFAS”  pubblicata sul BUR del 14 luglio 2017 " ha stabilito i criteri in base ai quali selezionare i soggetti  cui proporre su base volontaria al trattamento aferetico per la “riduzione” della concentrazione dei PFAS dal sangue.
aferesi
aferesi (immagine da Internet)
Aferesi è un termine che significa portare via, togliere. In questo caso si tratta di togliere il plasma e cioè la parte liquida del sangue nel quale sono dispersi sali, vitamine, farmaci, proteine (principalmente l’albumina, la proteina cui si legano i PFAS) e sostituirlo con una soluzione che rimpiazzi il volume tolto. L’aferesi del plasma può essere parziale, come avviene per esempio con i donatori di sangue nei quali si tolgono 500-600 cc di plasma ad ogni donazione oppure (quasi)totale e in questo caso la procedura si chiama scambio plasmatico o plasma exchange. Con lo scambio plasmatico si tolgono alcuni litri di plasma (dipende dal peso corporeo del soggetto) che viene subito sostituito con un analogo volume di soluzione contenente albumina. Lo scambio plasmatico è una procedura molto più invasiva (e rischiosa) riservata a soggetti con patologie gravi o gravissime, potenzialmente minacciose per la vita del paziente, per le quali non esistono alternative terapeutiche, o se ci sono, non hanno funzionato nel caso del paziente in oggetto. Oppure, come ne l caso dell’avvelenamento da Amanita Phalloides, o di morso di serpenti molto velenosi o, infine nel caso di sovraddosaggio accidentale o a scopo suicida con alcuni farmaci, si tratta di sostanze che  non vengono eliminate rapidamente dall’organismo e bisogna pertanto agire rapidamente per cercare di salvare il paziente.
Prima di continuare devo premettere che quelle che seguono sono considerazioni personali e non sono state condivise con nessuna delle persone e amici citati né, tantomeno, dagli organismi direttivi di ISDE.

Cos’è la plasmaferesi?

La plasmaferesi e lo scambio plasmatico, che d’ora in poi indicheremo con la sigla PE,  non sono mai stati applicati finora al mondo per la rimozione dei PFAS dal sangue. E anche quando è stata usata per pulire il sangue da altre molecole inquinanti, per esempio i policlorurobifenili (PCB) è stata rapidamente abbandonata perché inefficace. Pertanto le procedure di “pulizia del sangue” se applicate ai pfas devono essere considerate totalmente sperimentali, per le quali non esistono prove di efficacia o di inefficacia non essendoci nemmeno uno studio pubblicato al mondo. E se qualcuno affermasse che i soggetti che hanno accettato il trattamento proposto dalla regione Veneto sono delle cavie [2] avrebbe probabilmente  ragione.
Perché i funzionari regionali hanno proposto la plasmaferesi al popolo contaminato da PFAS?
In via del tutto teorica, la plasmaferesi potrebbe funzionare nel caso dei PFAS per abbassarne le concentrazioni nel sangue. A differenza di molte altre molecole inquinanti che ci troviamo nel sangue, per esempio diossina DDT, PCB che si legano principalmente ai grassi del corpo (e da li non li smuove niente o nessuno), i PFAS si legano essenzialmente all’albumina e, di meno, ad altre proteine del sangue. Quindi, si può ragionare, se si toglie l’albumina si tirano via anche i PFAS che a essa son legati, e se ne abbassano la concentrazione ematica. E ripetendo periodicamente la procedura, alla fine si spera di aver eliminato i PFAS dal sangue. Ipotesi valida, ma che purtroppo rimane solo un’ipotesi da verificare. E in Veneto la stanno verificando sui cittadini che hanno accettato più o meno consapevolmente di “fare da cavia”.

I dubbi a proposito dell’efficacia della plasmaferesi applicata ai PFAS sono molti.

Innanzitutto non sappiamo cosa succede ai pfas depositati nei tessuti (fegato, reni, cervello, polmoni, muscoli, ossa ecc) dove provocano infiammazione cronica e danni. La speranza è che, una volta ridotti i livelli nel sangue con la PE, i pfas depositati negli organi si stacchino e tornino nel sangue, si leghino quindi all’albumina, e anche se i loro livelli tornano ad aumentare, ripetendo la PE (per quante volte nessuno lo sa) alla fine i PFAS dovrebbero essere rimossi anche dai tessuti. Il concetto a priori è valido, ripeto. Peccato che nessuno abbia finora dimostrato che sia valido anche nella pratica clinica, perché nonsappiamo se e a che velocità avvenga il passaggio dei PFAS dai tessuti nel sangue.

Quale avrebbe dovuto  essere la procedura da seguire per usare la plasmaferesi nei contaminati da PFAS?

Come per tutte le terapie sperimentali che ogni medico o istituzione ritiene di dover proporre ai propri pazienti, è necessario seguire delle procedure ben precise, proprio a tutela della salute dei volontari che accetteranno di sottoporsi al trattamento ed evitare che incappino nelle braccia di ciarlatani pronti a speculare sulla loro pelle per brama di notorietà o interessi economici.
In breve, nel caso voglia proporre un trattamento sperimentale, il medico (meglio se sono più medici o ricercatori) deve presentare un protocollo ben preciso al comitato etico dell’istituto al quale appartiene e/o al comitato etico provinciale. Il protocollo deve essere il più preciso possibile e indicare nei minimi dettagli le modalità di svolgimento della sperimentazione e le sue regole; si devono allegare lavori scientifici che dimostrino che i farmaci o la procedura da sperimentare siano già stati utilizzati, per la problematica di interesse o in casi simili)  in qualche parte del mondo; se non esiste letteratura scientifica, come nel nostro caso,  si devono allegare tutti i lavori sperimentali o qualsiasi altra documentazione che possa sostenere l’ipotesi di partenza. Inoltre bisogna specificare che si vuole intervenire su patologie gravi, per le quali non esistono altre terapie o, se esistono, hanno fallito o non  son applicabili ai casi in oggetto.
È evidente a tutti che il caso dei pfas non rientri in nessuna di queste categorie. Nel loro caso si tratta di un’intossicazione cronica e non acuta o fulminante come nel caso degli avvelenamenti; le molecole si accumulano nei tessuti, da dove son probabilmente di difficile mobilizzazione; i soggetti ai quali viene proposta la PE sono in maggioranza giovani, spesso minorenni, e asintomatici, privi cioè di disturbi o anomalie dei parametri di  laboratorio diversi dai PFAS. Molti di loro non svilupperanno probabilmente mai patologie gravi o minacciose per la loro vita, anche nel caso si ritrovassero con valori altissimi di PFAS.
Se io, medico del SSN, mi alzassi domani e iniziassi a sottoporre  a carico della sanità pubblica centinaia di persone ad  uno qualsiasi degli altri trattamenti, farmacologici o di altro tipo, proposti per la riduzione della concentrazione ematica dei pfas,  verrei sicuramente tacciato di sperpero delle risorse pubbliche, di condotta anti-scientifica, di voler speculare sulla credulità e le paure della gente  e verrei chiamato subito al rimborso dell’aggravio di spese causato al SSN. Inoltre sarei passibile di provvedimenti disciplinari da parte di vari enti ed istituzioni. Diversamente potrebbe andare la cosa qualora invece rispettassi la prassi e avessi ottenuto l’approvazione da parte dei comitati etici.
Solitamente, poi, prima di proporre una procedura o un farmaco sperimentale si effettua uno studio preliminare o “pilota” su un piccolo campione di persone e soltanto, dopo, si passa all’applicazione su larga scala. In numerosi incontri pubblici e interviste era stato in precedenza dichiarato da noti funzionari della regione, che sarebbe stato compiuto uno studio preliminare per valutare l’efficacia della plasmaferesi applicata ai PFAS. Non mi risulta finora che tale studio sia stato effettuato né che sia stata chiesta l’approvazione a qualche comitato etico.

Alcuni aspetti pratici del piano di trattamento con plasmaferesi dei PFAS suscitano numerose perplessità.

Per esempio la scelta dei livelli soglia di PFAS al disopra dei quali sarà consigliata la plasmaferesi. Questi livelli sono a mio parere del tutto arbitrari, privi di razionale scientifico e di riferimenti bibliografici. In altre parole, secondo quanto stabilito dai proponenti il protocollo, un adolescente completamente asintomatico con 100,8 ng/di PFOA (caso reale) è considerato come affetto da una patologia talmente grave e minacciosa per la sua vita da essere avviato a PE. Un altro ragazzo, anch'esso asintomatico ma con 99,9 ng/mL di PFOA è al contrario considerato sano e non meritevole di essere avviato ad analogo trattamento. E bisogna ricordare che anche nel miglior laboratorio del mondo il dosaggio dei PFAS nel sangue è soggetto, come per ogni altro paramento di laboratorio, ad una variabilità che, nel loro caso ,è del 20% circa. Ciò significa che il soggetto con 100 ng/grammo di sangue potrebbe averne in realtà 80 (e non dovrebbe fare la plasmaferesi) oppure 120. Al contrario il soggetto di cui sopra con 99 potrebbe in realtà averne circa 118  e pertanto dovrebbe fare la PE ed invece è stato escluso) o circa 80 ng/g.

Oscuri sono anche i livelli di PFOA che si desidera raggiungere con la plasmaferesi perché ritenuti sicuri.

A tal proposito ricordo che una commissione di esperti tedeschi nel settembre 2016 ha concluso  che i livelli plasmatici che PROBABILMENTE non sono associati con esiti sanitari avversi sono di 2 (due) ng/ml per il PFOA e di 5 (cinque) ng/ml per il PFOS [3]. Qualche anno prima il gruppo del Professor Philippe Grandjean aveva sostenuto, in base a studi sperimentali su animali di laboratorio e su studi epidemiologici su bambini del Nord Europa che, per prevenire la comparsa di significative disfunzioni del sistema immunitario, sia necessario ridurne la concentrazione massima nel siero a 0,1 ng/millilitro, corrispondente a concentrazioni nell’acqua potabile massime di 1 (uno) nanogrammo/millilitro [4]. L'obiettivo del "trattamento di soggetti con alte concentrazioni di PFAS", come riportato nell'allegato B della suddetta deliberazione è di "…ridurre la concentrazione delle sostanza PFAS e nello specifico del PFOA composto a catena lunga con caratteristiche di bioaccumulo nell'organismo…" pur non essendo  "… chiaro se alti livelli di PFAS siano correlati ad una maggiore probabilità di incorrere nell'insorgenza di patologie croniche”. Dai dati della letteratura appena citati, si comprenderà che,  qualora si volesse prevenire il rischio dell'insorgenza di una o  delle patologie segnalate nello stesso allegato B alla DGR 851/2017, si dovrebbe consigliare la plasmaferesi a tutta la popolazione veneta, compreso chi scrive, i componenti della Giunta Regionale e   il 99% dei lettori di questa lettera. Infatti, non sono stati individuati nel corso del biomonitoraggio esplorativo su un campione rappresentativo di oltre 600 cittadini veneti [5], individui con meno di 0,32 ng/ml di PFOA, nemmeno  in quelli residenti nelle zone non “contaminate” e considerati “non esposti”.
Del resto nemmeno la Giunta Regionale, e verosimilmente nemmeno i tecnici che hanno fornito assistenza nella stesura della DGR, hanno chiari gli obiettivi dello studio se si arriva a dichiarare  che [1]  “…il percorso andrà esaminato secondo l'andamento dei livelli di PFOA per decidere eventuali modifiche allo schema previsto, essendo necessario valutare la risposta dei soggetti, quindi non è a priori definibile il numero complessivo di procedure/paziente.”Affermazioni così vaghe sono tipiche di quegli studi sperimentali nei quali una procedura o un trattamento sono applicati per la prima volta.
In conclusione, io ritengo che sia stata una grave scorrettezza iniziare un trattamento siffatto senza prima sottoporre il piano ad uno o più comitati etici.
A quanto pare anche il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi, medico, ha le nostre stesse perplessità, se è vero che nel corso dell’audizione in Parlamento lo scorso 14 novembre avrebbe dichiarato  che la plasmaferesi “…è un intervento invasivo per rimuovere sostanze tossiche dall’organismo. Al momento non ha evidenze scientifiche e riteniamo che sottoporre delle persone a tale trattamento esponga anche a rischi medico-legali». Al momento in cui scrivo non è disponibile il resoconto stenografico dell’audizione che attendo con vivo interesse di poter leggere.
Ora mi aspetto,  però, che il presidente dell’ISS, che, ricordiamo, è il braccio tecnico-scientifico del Ministero della Salute,  e il ministro Lorenzin intervengano  immediatamente per far cessare questo scempio scientifico-sanitario e l’inappropriato utilizzo di risorse pubbliche. Forse ci sono anche gli estremi perché intervenga anche la magistratura per prevenire “i rischi medico-legali” non meglio precisati. Chi volesse approfondire i vari aspetti della plasmaferesi può scaricare  da quiApre in una nuova finestra l’ottima presentazione dell’amico Francesco Bertola, tenuta al recente convegno organizzato il 28 ottobre u.s. a Lonigo dagli Ordini dei Medici di VI e VR, con il quale abbiamo condiviso dubbi e perplessità sulla plasmaferesi applicata ai PFAS. E questo è avvenuto ben prima che si svegliasse l’ISS che, ancora una volta, su questa grave problematica segue a ruota.
Riferimenti bibliografici

1.         Regione Veneto. Approvazione II livello del “Protocollo di screening della popolazione veneta esposta a sostanze perfluoroalchiliche” e del “Trattamento di Soggetti Con Alte Concentrazioni di PFAS”. [Internet]. 2017 [cited 2017 Aug 29]. Available from: https://bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/DettaglioDgr.aspx?id=347690Apre in una nuova finestra
2.         Tosatto F. Il capo della sanità: «Contaminato anche io» - Regione [Internet]. Il Mattino di Padova. 2016 [cited 2017 Aug 14]. Available from: http://mattinopadova.gelocal.it/regione/2016/04/26/news/il-capo-della-sanita-contaminato-anche-io-1.13366911Apre in una nuova finestra
3.         HBM I values for Perfluorooctanoic acid (PFOA) und Perfluorooctanesulfonic acid (PFOS) in blood plasma. Bundesgesundheitsblatt - Gesundheitsforschung - Gesundheitsschutz. 2016; 59: 1364–1364.
4.         Grandjean P, Budtz-Jørgensen E. Immunotoxicity of perfluorinated alkylates: calculation of benchmark doses based on serum concentrations in children. Environ Health. 2013; 12: 35.
5.         ISS. Risultati della determinazione della concentrazione di PFAS nel siero di  operatori e residenti in aziende agricole e zootecniche [Internet]. 2017 [cited 2017 Aug 19]. Available from: http://repository.regione.veneto.it/public/aa10defa1e4111ce4a30f4c4eed6b564.php?lang=it&dl=trueApre in una nuova finestra
 

Bur n 65 del 11 luglio 2017 assemblea ordinaria di Veneto Acque S.p.A

Scarica la versione stampabile del BUR n. 65 del 11/07/2017
Scarica la versione firmata del BUR n. 65 del 11/07/2017
Scarica versione stampabile Deliberazione della Giunta Regionale

Bur n. 65 del 11 luglio 2017


Materia: Enti regionali o a partecipazione regionale
Deliberazione della Giunta Regionale n. 838 del 06 giugno 2017
Assemblea ordinaria di Veneto Acque S.p.A. del 16 giugno 2017 alle ore 11.00.
Note per la trasparenza
Partecipazione all'assemblea ordinaria di Veneto Acque S.p.A., convocata per il giorno 16 giugno 2017 alle ore 11.00, in prima convocazione, e avente all'ordine del giorno l'approvazione del bilancio chiuso al 31 dicembre 2016 e il rinnovo degli organi sociali e la determinazione del loro compenso.
Il Vice Presidente Gianluca Forcolin, di concerto con l'Assessore Gianpaolo Bottacin, riferisce quanto segue.
Con note protocollo n. 231 e n. 232 del 20 aprile 2017 e n. 289 del 26 maggio 2017 è stata comunicata la convocazione dell'Assemblea ordinaria della società Veneto Acque S.p.A., di cui la Regione detiene il 100% del capitale sociale, da tenersi presso gli uffici di Mestre-Venezia, via Torino n. 180, il giorno 16 giugno 2017, alle ore 11.00 in prima convocazione e, occorrendo, in seconda convocazione per il giorno 20 giugno 2017, stessi luogo e ora, per discutere e deliberare sul seguente:
ORDINE DEL GIORNO
  1. Bilancio al 31.12.2016, deliberazione ex art. 2364, comma primo, n. 1 c.c.;
  2. Nomina degli organi Societari per fine mandato e determinazione dei relativi compensi (artt. 14-17-20 dello Statuto).
Considerato che il primo punto all'ordine del giorno è l'approvazione del bilancio di esercizio 2016, si rappresenta che, secondo quanto previsto dalla lett. H-I della DGR 2951/2010 come modificata dalla DGR n. 258 del 5 marzo 2013 ed infine dalla DGR n. 2101 del 10 novembre 2014 avente ad oggetto "Modifiche e integrazioni alle direttive indirizzate alle società partecipate con la Dgr n. 258/2013", l'organo amministrativo della società è tenuto ad illustrare in modo dettagliato, all'interno della relazione al bilancio consuntivo, l'applicazione e il rispetto di una serie di direttive fornite dalla Giunta regionale del Veneto.
Al fine di agevolare tale adempimento, gli uffici regionali hanno trasmesso a tutte le società partecipate apposita tabella da compilare.
La lettera citata prevede, inoltre, che nel provvedimento della Giunta regionale regolante la partecipazione del rappresentante regionale all'assemblea societaria di approvazione del bilancio venga riportata la situazione della società rispetto alle direttive impartite e vengano formulate le opportune osservazioni.
Pertanto, al fine del controllo sul rispetto delle direttive regionali si deve fare riferimento a quanto riportato nella nota integrativa e nella tabella compilata inserita nella documentazione di bilancio allegata (Allegato A), dalla quale si possono ricavare le informazioni di seguito rappresentate.
Veneto Acque S.p.A. in materia di acquisizione di lavori, forniture e servizi applica le disposizioni del codice degli appalti e, con delibera del consiglio di amministrazione del 31/1/2017, ha aggiornato il proprio regolamento per le acquisizioni in economia.
Per quanto riguarda il reclutamento del personale, la Società ha adottato un proprio regolamento in data 7/6/2012, che è stato anch'esso aggiornato con la delibera del consiglio di amministrazione del 31/1/2017.
La Società nel 2016 ha sostenuto un costo complessivo per il personale pari a € 1.144.199,00 ed era stato pari ad € 1.125.602,00 nel 2015, a fronte di un valore medio del costo per il triennio 2011-2013 pari a € 1.125.443,00, come desumibile da precedente documentazione trasmessa dalla Società e agli atti dell'Amministrazione Regionale.
Il personale a tempo indeterminato ammonta a 7 unità, essendo immutato dal 2008. Il relativo costo per il 2016 è stato di € 354.968,00, mentre nel 2015 era stato di € 395.712,00. La diminuzione è attribuibile ad un periodo di maternità e ad uno di infortunio.
Il Costo del personale a tempo determinato, con convenzioni e Co.Co.Pro. nel 2016 è stato pari a € 790.055,00 mentre era di € 729.890,00 l'anno precedente e pari a € 421.884,00 nel 2009.
Il costo per studi ed incarichi di consulenza nel 2016 è stato di € 70.910,00, nel 2015 era stato di € 201.064,00, nel 2009 ammontava ad € 179.453,00.
Il costo per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e di rappresentanza, è stato di € 585,00 mentre non sono stati sostenuti costi per sponsorizzazioni.
Per quanto riguarda le spese per l'acquisto, la manutenzione, il noleggio e l'esercizio di autovetture, nonché per l'acquisto di buoni taxi, esse nell'anno 2016 sono ammontate ad € 10.193,00 mentre nel 2011 erano pari a € 18.969,00. Le direttive sul punto prevedono che le società partecipate totalmente o in via maggioritaria dalla Regione, a partire dall'anno 2013, debbano ridurre tali spese del 50% rispetto a quelle effettuate nell'anno 2011. La possibilità di deroga ai limiti di cui alla direttiva è prevista in virtù di contratti pluriennali in essere ed inoltre sono esclusi dall'ambito di applicazione i mezzi necessari per l'espletamento dei servizi di sorveglianza, sicurezza pubblica, attività ispettiva, pubblica incolumità, controllo e monitoraggio a tutela della salute pubblica, obbligatori per legge.
La Società ha dichiarato in proposito di aver programmato la dismissione di un'autovettura e la sostituzione di una seconda con un veicolo dotato di cilindrata inferiore, adattando il parco auto alle attività di cantiere in corso.
Per quanto riguarda il Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ex D. Lgs. 231/2001, la Società dichiara di aver provveduto ad effettuare gli aggiornamenti conseguenti alle novità introdotte in materia dalla legge 190/2012.
Per quanto riguarda il monitoraggio dell'applicazione dei commi da 471 a 475 dell'art. 1 della legge 147/2013, la Società dichiara di non aver riscontrato casi di superamento dei limiti ivi indicati.
Si propone, pertanto, di prendere atto di quanto dichiarato dalla Società in merito al rispetto delle direttive di cui alla DGR 2101/2014 nei documenti di bilancio (Allegato A), a cui si rimanda per ogni ulteriore dettaglio.
Si ricorda, infine che, ai sensi dell'art. 2 della legge regionale n. 39/2013, contestualmente all'esame del bilancio delle società, la Regione deve esaminare la proposta volta al contenimento delle spese di funzionamento presentata dagli amministratori, la cui condivisione è condizione per l'erogazione di finanziamenti e di contributi alla Società.
La Società, a tal proposito, con nota 661 del 29/9/2016 e come ribadito nella check list sul rispetto delle direttive intende pianificare la riduzione del parco delle autovetture aziendali, procedendo all'alienazione di due vetture datate, da sostituire con l'acquisizione della disponibilità di un diverso veicolo, mediante contratto di leasing, noleggio a lungo termine o altra forma contrattuale che permetta un minore carico fiscale.
Si propone, pertanto, di condividere la proposta di contenimento delle spese di funzionamento formulata dalla Società per l'anno 2017 ed inoltre di fornire quale obiettivo specifico alla Società, ai sensi del comma 5 dell'art. 19 del D.Lgs. n. 175/2016, di ridurre il costo complessivo del personale in maniera tale da portarlo nel triennio 2017-2019 al di sotto del valore medio dell'analogo costo per il triennio 2011-2013.
A tal proposito si propone di incaricare la Struttura di Progetto Piano Straordinario Valorizzazione Partecipazioni Societarie di pubblicare, ai sensi del comma 7 dell'art. 19 del D.Lgs. n. 175/2016 e dell'art. 8 del D.Lgs. n. 33/2013, il presente provvedimento nella Sezione "Amministrazione Trasparente" del sito internet della Regione del Veneto.
Sempre in relazione al primo punto all'ordine del giorno, dalla documentazione trasmessa dalla Società e composta di bilancio al 31 dicembre 2016, nota integrativa, tabella sul rispetto delle direttive regionali, relazione del Collegio Sindacale (Allegato A), si evince che Veneto Acque S.p.A. ha chiuso l'esercizio con un utile d'esercizio di € 3.129.392,00, in netto miglioramento rispetto all'esercizio precedente, quando il risultato si era attestato con un utile di € 792.248,00.
Detto utile è imputabile principalmente al rilascio del fondo rischi iscritto nell'esercizio 2014 per fronteggiare la difficile situazione economico-finanziaria nella quale versava la società partecipata S.I.F.A. Scpa e a favore della quale Veneto Acque aveva rilasciato una fideiussione per un importo di € 4.160.000 a fronte della quale aveva effettuato un accantonamento. A seguito del totale rimborso del debito da parte della società partecipata, il fondo rischi è stato liberato generando una corrispondente sopravvenienza attiva che ha permesso di chiudere l'esercizio con un risultato ampiamente positivo.
Da un'analisi dei prospetti di bilancio, si evidenzia che il "Valore della produzione" ha registrato un incremento, attestandosi su un valore di € 11.132.203,00, rispetto al 2015 quando era stato pari a € 6.173.627,00. Tale variazione è riconducibile principalmente all'incremento della voce "Altri ricavi e proventi", passata da € 4.744.681,00 a € 9.728.612,00.
I "Costi della produzione" sono anch'essi aumentati passando da € 2.772.834,00 nel 2015 ad € 5.517.760,00 nel 2016; tale variazione va attribuita principalmente all'aumento dei costi del personale che sono passati da € 396.384,00 nel 2015 ad € 1.071.119,00 nel 2016, degli accantonamenti per rischi che sono stati pari ad € 875.000,00 mentre non si erano registrati nel 2015, e degli oneri diversi di gestione che sono passati da € 115.963,00 nel 2015 ad € 2.380.002,00 nel 2016. I "Costi per servizi" sono invece diminuiti passando da € 2.203.781,00 nel 2015 ad € 1.133.044,00 nel 2016.
La differenza tra "Valore e Costo della Produzione" registra quindi un saldo positivo di € 5.614.443,00 in miglioramento rispetto all'esercizio precedente quando era stato pari a € 3.394.942,00.
Il saldo dei "Proventi e Oneri finanziari" ammonta a - € 2.304.643,00 nel 2016 ed era − € 2.188.541,00 nel 2015.
Il risultato prima delle imposte è pari ad € 3.309.800,00 nel 2016 ed era pari ad € 1.206.401 nell'esercizio precedente.
Per quanto concerne, l'andamento patrimoniale-finanziario, si evidenzia che le "Immobilizzazioni" sono cresciute rispetto al 2015, raggiungendo il valore di € 161.714.673,00, con un incremento rispetto all'esercizio precedente, quando erano pari a € 158.756.050,00.
L' "Attivo circolante", pari ad € 12.673.170,00 registra una variazione negativa rispetto all'esercizio precedente quando ammontava a € 17.157.619,00; tale risultato è attribuibile alla diminuzione delle "Disponibilità liquide" passate da € 12.386.471,00 a € 6.809.519,00.
Infine, il Patrimonio netto si attesta ad € 101.845.480,00, valore incrementato rispetto al dato dell'anno precedente quando era pari ad € 98.716.092,00. I "Debiti" sono diminuiti rispetto all'anno precedente, raggiungendo la somma di € 70.073.263,00 (nel 2015 erano pari ad € 71.532.947,00); tra questi si rilevano, in particolare, debiti esigibili entro l'esercizio successivo pari a € 3.673.279,00 ed oltre l'esercizio successivo per € 66.399.984,00, relativi principalmente al mutuo ipotecario acceso dalla Società nel corso del 2010 per l'acquisto degli uffici della sede sociale ed alle tranche del finanziamento erogato dalla Banca Europea degli Investimenti.
In merito all'attività svolta dalla Società dalla relazione sulla gestione, incorporata nella nota integrativa, emerge che l'anno 2016 è stato caratterizzato dall'avvio dei lavori delle opere di captazione dello schema SAVEC (Schema Acquedottistico del Veneto Centrale) ubicate nell'alta padovana tra i comuni di Carmignano di Brenta (PD), Cittadella (PD) e Fontaniva (PD).
Tali opere, denominate Derivazione dalle falde del Medio Brenta, sono state suddivise in due stralci esecutivi: il primo relativo alla realizzazione dei pozzi, rilevati e protezioni arginali e condotte di interconnessione per un importo di Euro 9.532.000, il secondo relativo alla realizzazione del serbatoio di accumulo ed interconnessione Euro 6.227.000.
Nel corso del 2016 sono stati realizzati circa il 50% dei lavori relativi ai pozzi, la cui ultimazione si prevede entro il primo semestre del 2017; tali opere constano di n. 9 nuovi pozzi completi di manufatti in cemento armato per il contenimento delle relative apparecchiature , di 2.500 metri lineari di condotte in ghisa sferoidale di vario diametro e di un ingente movimento terra tra materiale per rilevati, ringrossi arginali e scogliera di protezione oltre ad opere di sistemazione a verde.
Per quanto concerne l'attività sulla rete idrica di seguito si forniscono alcune informazioni.
Condotta Piazzola sul Brenta - Villa Augusta di Cadoneghe (tratta 3-18) e Condotta di collegamento Campo Pozzi di Camazzole - Comune di Piazzola sul Brenta (PD) (Tratta 34)
Si sono concluse le operazioni di collaudo tecnico amministrativo e sono proseguite inoltre le attività manutentive, in carico all'impresa appaltatrice, volte a garantire la preservazione dell'opera ed a creare i presupposti per una rapida messa in esercizio della condotta, nel momento in cui saranno disponibili gli approvvigionamenti idropotabili provenienti dal nuovo campo pozzi di Carmignano di Brenta.
Messa in esercizio condotte realizzate ed avvio forniture verso il Polesine
Dopo il buon esito delle operazioni di messa in esercizio di circa 40 Km delle condotte appartenenti al SAVEC, nel corso del 2016 è stata avviata una prima fornitura sperimentale di acqua potabile verso il Polesine. Nel medesimo periodo sono state avviate attività di sistemazione ed adeguamento della centrale acquedottistica della Gazzera Mestre (VE) (tratta 1-2), finalizzate all'immissione di portate in esubero in disponibilità a VERITAS verso il Polesine per mezzo delle condotte appartenenti al SAVEC.
Opere di completamento del SAVEC nell'area del Polesine (serbatoio di accumulo di Cavarzere, condotte Taglio di Po - Ponte Molo e Corbola - Canalnovo)
Per quanto attiene alle opere nell'area polesana sono stati acquisiti i pareri favorevoli alla progettazione preliminare.
Tratta 1-2, Tratta 7-8-9, Tratta 10-11-12
Per le condotte costituenti il primo anello del S.A.Ve.C. di cui all'oggetto si sono affidati, a mezzo procedura negoziata, appositi incarichi volti alla gestione e manutenzione degli impianti realizzati.
Interventi finalizzati alla messa in sicurezza delle fonti idropotabili contaminate da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS)
A seguito dell'accertamento della presenza di sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) in diversi corpi idrici superficiali ed in alcuni punti di erogazione pubblici delle acque potabili in provincia di Vicenza la Regione del Veneto ha attivato un tavolo di confronto con tutti i soggetti aventi competenza sulla distribuzione delle acque potabili e sulla tutela della salute. In tale contesto nel corso del 2016 Veneto Acque, su invito della Regione Veneto, ha partecipato agli incontri programmatori con i Consigli di bacino e Gestori interessati dalla problematica esposta al fine dell'individuazione degli interventi risolutivi da porre in essere.
Accanto a queste attività principali si è proseguita su mandato della Regione l'attività di bonifica ambientale che ha interessato aree industriali in Comune di Marcon e Mogliano Veneto oltre che la zona industriale di Porto Marghera.
Veneto Acque s.p.a. segnala, inoltre, che per tutto il 2016 ha proseguito nell'attività di supporto tecnico amministrativo su singoli progetti richiesti dalle varie strutture regionali.
Per quanto concerne il finanziamento BEI si è reso necessario ed opportuno chiedere una quarta proroga della durata del rapporto che è stata concessa e spostata al 15 dicembre 2017.
Nella nota integrativa, nella parte denominata Note sulla gestione, viene, inoltre, evidenziata l'attuale difficoltà della Società a mantenere l'equilibrio economico-finanziario, infatti viene puntualizzato quanto segue: "In attesa della piena operatività delle infrastrutture acquedottistiche realizzate, ipotizzabile nell'ambito dell'esercizio 2019, i ricavi generati dalla valorizzazione sperimentale delle reti, non sono in grado di servire il debito e di coprire le spese di struttura. Il risultato è dunque tributario dell'erogazione del contributo di funzionamento da parte della Regione del Veneto. Al fine di consentire una migliore programmazione aziendale ed un assestamento delle previsioni dei ricavi generabili dall'esercizio delle reti SAVEC, risulta indispensabile addivenire ad una definizione dei volumi idrici effettivamente disponibili e del prezzo di cessione di questi(...) In ogni caso, considerando una proiezione di dodici mesi, e tenuto conto della liquidità della società, dei costi prevedibili di gestione e per il rimborso del debito, nonché dei ricavi, è identificabile la permanenza della continuità aziendale, in un quadro complessivo in via di deterioramento, che impone la programmazione di interventi correttivi."
Tutto ciò rappresentato, si propone di approvare il bilancio di esercizio al 31/12/2016 (Allegato A) e la proposta formulata dal Consiglio di Amministrazione di destinare l'utile di € 3.129.392,00, per € 156.470,00 a riserva legale e per € 2.972.922,00 a riserva straordinaria.
Si propone, inoltre, di incaricare il nuovo organo amministrativo, considerate le problematiche evidenziate nella nota integrativa e sopra riportate in estratto, di predisporre un piano economico-finanziario coerente con la durata della concessione che illustri le misure da intraprendere al fine di consentire alla società di raggiungere l'equilibrio economico-finanziario, anche a prescindere dal sostegno del Socio unico, e di trasmetterlo all'Amministrazione regionale entro 60 giorni dall'assemblea.
Si fa presente inoltre che la Società ha predisposto, secondo quanto richiesto dall'art. 6 del D.Lgs. n. 175/2016, la Relazione sul governo societario, comprensiva del programma di valutazione del rischio aziendale, riportata nell'Allegato B. Specificando che dall'analisi svolta dalla Società risulta che il rischio di crisi aziendale sia relativamente limitato, si rinvia alla documentazione allegata per ogni dettaglio.
Si propone, pertanto, di prendere atto di quanto riportato in tali documenti.
In merito al secondo punto all'ordine del giorno, si rappresenta che gli attuali organi societari operano in regime di prorogatio e che l'assemblea deve procedere al loro rinnovo.
Ai sensi del dell'art. 14 dello statuto societario l'organo amministrativo può essere costituito da un consiglio di amministrazione composto da tre membri o da un amministratore unico.
Il Consiglio Regionale, sulla base dell'avviso n. 23 del 12/9/2014 pubblicato sul BUR n. 93 del 26/9/2014 e dell'avviso n. 17 del 14 luglio 2015, pubblicato sul BUR n. 70 del 17/7/2015, ha provveduto a designare con Deliberazione n. 18 del 7/3/2017 quale Amministratore Unico della società "Veneto Acque S.p.A." il sig. Gianvittore Vaccari, nato a Feltre l'8 aprile 1956.
Si propone, pertanto, di votare in assemblea quale Amministratore Unico per il triennio 2017-2019 la persona designata dal Consiglio regionale.
Per quanto concerne il rinnovo del Collegio Sindacale, che l'art. 20 dello statuto societario prevede che sia composto da tre membri effettivi e due supplenti, nominati dall'assemblea secondo le disposizioni di legge, il Consiglio regionale sulla base dell'avviso n. 24 del 12/9/2014 pubblicato sul BUR n. 93 del 26/9/2014 e dell'avviso n. 17 del 14 luglio 2015, pubblicato sul BUR n. 70 del 17/7/2015, ha provveduto a designare, con deliberazione n. 19 del 7/3/2017 quali componenti effettivi la sig.a Barbara Solin, nata a Mirano (VE) il 1/2/1970, il sig. Michele Zuin, nato a Venezia il 28/2/1966, il sig. Giansandro Todescan, nato a San Pietro in Gù (PD) il 20/11/1956 e quali componenti supplenti il sig. Andrea Denti, nato a Rovigo l'8 settembre 1972 e la sig.a Sara Fior, nata a Marostica (VI) il 3/1/1982.
Si propone, pertanto, di nominare in assemblea quali componenti effettivi e supplenti del Collegio Sindacale per il triennio 2017-2019 le persone designate dal Consiglio regionale per i rispettivi incarichi e di nominare quale Presidente dell'organo la sig.a Barbara Solin.
Per quanto concerne i compensi attualmente spettanti all'organo amministrativo, si fa presente che al Presidente spetta un'indennità annua lorda pari ad € 9.000,00 e al Vicepresidente pari ad € 6.300,00; nessun compenso invece per il terzo componente.
Si propone pertanto di determinare con il presente atto il compenso spettante all'Amministratore Unico e di riconoscere il diritto al rimborso delle spese sostenute e documentate per l'esercizio del mandato e per l'espletamento delle funzioni assegnate nella misura massima prevista dal comma 1 bis dell'art. 7 della L.R. 39/2013.
Per quanto riguarda il Collegio Sindacale, attualmente spetta a ciascun componente effettivo, un compenso annuo lordo, comprensivo dell'incarico di revisione legale dei conti, determinato in ragione dei minimi tariffari previsti dai rispettivi ordini professionali di appartenenza, in relazione alle funzioni esplicate ed alle attività svolte, entro un tetto massimo al compenso annuo lordo attribuito all'intero organo pari ad € 31.500,00.
Si propone pertanto di rideterminare con il presente atto il compenso spettante al Collegio Sindacale, tenuto anche conto che ad esso, considerato quanto previsto dal comma 2 dell'art. 3 del D.Lgs. n. 175/2016, non spetta più la funzione di revisione legale.
Per la ragione sopra indicata, è necessario che la Società si doti anche di un revisore legale e, in proposito, si fa presente che l'art. 13 del D.Lgs. 39/2010 prevede che l'assemblea, su proposta motivata dell'organo di controllo, conferisca l'incarico di revisione legale e determini il corrispettivo spettante al revisore legale o alla società di revisione legale per l'intera durata dell'incarico e gli eventuali criteri per l'adeguamento di tale corrispettivo durante l'incarico.
La Società ha provveduto a richiedere cinque preventivi e li ha sottoposti alla valutazione del Collegio Sindacale, che come evidenziato nella proposta motivata allegata (Allegato C), ha individuato quale miglior offerta quella formulata dal dott. Nicola Manoni che consiste, per ciascun esercizio del triennio 2017-2019, in 150 ore di lavoro per un corrispettivo complessivo pari ad € 12.000,00, oltre ad IVA e rimborso per eventuali spese sostenute, con le ulteriori specifiche del caso.
Si propone, pertanto, di votare in assemblea per il conferimento dell'incarico di revisione legale per il triennio 2017-2019 al soggetto individuato con la proposta motivata formulata dal Collegio Sindacale riconoscendogli quale compenso l'importo ivi previsto.
Il relatore conclude la propria relazione e propone all'approvazione della Giunta regionale il seguente provvedimento.
LA GIUNTA REGIONALE
UDITO il relatore, il quale dà atto che la struttura competente ha attestato l'avvenuta regolare istruttoria della pratica, anche in ordine alla compatibilità con la vigente legislazione statale e regionale, e che successivamente alla definizione di detta istruttoria non sono pervenute osservazioni in grado di pregiudicare l'approvazione del presente atto;
VISTA la legge regionale 10 aprile 1998 n. 12;
VISTO l'art. 2 comma 2 della L.R. 54 del 31/12/2012;
VISTA la L.R. 39/2013;
VISTE le DGR n. 258/2013, n. 2101/2014 e n. 447/2015;
VISTE le note di convocazione dell'Assemblea ordinaria dei Soci della Veneto Acque S.p.A.;
VISTO il bilancio chiuso al 31/12/2016, la nota integrativa, la tabella di controllo del rispetto delle direttive della Giunta regionale, la relazione del Collegio Sindacale, (Allegato A);
VISTA la relazione sul governo societario, comprensiva del programma di valutazione del rischio di crisi aziendale (Allegato B);
VISTE le deliberazioni del Consiglio regionale n. 18 e 19 del 7/3/2017;
VISTA la proposta motivata formulata dal Collegio Sindacale per il conferimento dell'incarico di revisione legale per il triennio 2017-2019 (Allegato C);
CONSIDERATO che ai sensi dell'articolo 61, comma 3 dello Statuto del Veneto, il Presidente della Giunta Regionale o suo delegato, parteciperà all'assemblea;
delibera
  1. con riferimento al primo punto all'ordine del giorno, di prendere atto di quanto dichiarato dalla Società in merito al rispetto delle direttive di cui alla DGR n. 2101/2014 nei documenti di bilancio e di condividere la proposta di contenimento delle spese di funzionamento per il 2017 presentata dalla Società e illustrata in premessa;
  2. di fornire quale obiettivo specifico alla Società, ai sensi del comma 5 dell'art. 19 del D.Lgs. n. 175/2016, di ridurre il costo complessivo del personale in maniera tale da portarlo nel triennio 2017-2019 al di sotto del valore medio dell'analogo costo per il triennio 2011-2013;
  3. considerato quanto stabilito al punto precedente, di incaricare la Struttura di Progetto Piano Straordinario Valorizzazione Partecipazioni Societarie di pubblicare, ai sensi del comma 7 dell'art. 19 del D.Lgs. n. 175/2016 e dell'art. 8 del D.Lgs. n. 33/2013, il presente provvedimento nella Sezione "Amministrazione Trasparente" del sito internet della Regione del Veneto;
  4. sempre in relazione al primo punto all'ordine del giorno dell'assemblea, di approvare il bilancio di esercizio al 31/12/2016 (Allegato A) e la proposta formulata dal Consiglio di Amministrazione di destinare l'utile di € 3.129.392,00, per € 156.470,00 a riserva legale e per € 2.972.922,00 a riserva straordinaria;
  5. di incaricare il nuovo organo amministrativo, considerate le problematiche evidenziate nella nota integrativa e riportate in estratto in premessa, di predisporre un piano economico-finanziario coerente con la durata della concessione che illustri le misure da intraprendere al fine di consentire alla società di raggiungere l'equilibrio economico-finanziario, anche a prescindere dal sostegno del Socio unico, e di trasmetterlo all'Amministrazione regionale entro 60 giorni dall'assemblea;
  6. di prendere atto di quanto riportato nella Relazione sul governo societario, comprensiva del programma di valutazione del rischio aziendale (Allegato B);
  7. con riferimento al secondo punto all'ordine del giorno, di votare in assemblea quale Amministratore Unico per il triennio 2017-2019 il sig. Gianvittore Vaccari, nato a Feltre l'8 aprile 1956;
  8. ancora in merito al secondo punto all'ordine del giorno dell'assemblea, per quanto concerne il rinnovo del Collegio Sindacale per il triennio 2017-2019 di nominare:
    • la sig.a Barbara Solin, nata a Mirano (VE) il 1/2/1970, quale Presidente dell'organo,
    • il sig. Michele Zuin, nato a Venezia il 28/2/1966, quale componente effettivo,
    • il sig. Giansandro Todescan, nato a San Pietro in Gù (PD) il 20/11/1956 quale componente effettivo,
    • il sig. Andrea Denti, nato a Rovigo l'8 settembre 1972 quale componente supplente,
    • la sig.a Sara Fior, nata a Marostica (VI) il 3/1/1982 quale componente supplente;
  9. di stabilire in favore dell'Amministratore Unico un compenso annuo lordo onnicomprensivo di euro 15.300,00, e di riconoscere il diritto al rimborso delle spese sostenute e documentate per l'esercizio del mandato e per l'espletamento delle funzioni assegnate nella misura massima prevista dal comma 1 bis dell'art. 7 della L.R. 39/2013;
  10. di corrispondere a ciascun componente effettivo del Collegio Sindacale, un compenso annuo lordo di euro 6.000,00 e al Presidente di euro 8.000,00, importi determinati in ragione dei minimi tariffari previsti dai rispettivi ordini professionali di appartenenza, in relazione alle funzioni esplicate ed alle attività con un tetto massimo al compenso annuo lordo attribuito all'intero organo non superiore ad euro 20.000,00;
  11. di votare in assemblea per il conferimento dell'incarico di revisione legale per il triennio 2017-2019 al soggetto individuato con la proposta motivata formulata dal Collegio Sindacale (Allegato C), riconoscendogli quale compenso l'importo ivi previsto;
  12. di dare atto che la presente deliberazione non comporta spesa a carico del bilancio regionale;
  13. di pubblicare il presente provvedimento ad esclusione degli allegati sul Bollettino Ufficiale e nel sito internet della Regione del Veneto.
Allegati (omissis)

domenica 5 novembre 2017

I fornitori di Miteni al centro della discussione in Ecomafie

sabato 4 novembre 2017

I fornitori di Miteni al centro della discussione in Ecomafie


Ieri sui media veneti facevano capolino le dichiarazioni di Manuel Brusco, l'esponente del M5S, a capo della commissione speciale Pfas istituita presso il consiglio regionale del Veneto. «Abbiamo incontrato i lavoratori, che sono toccati in modo diretto da questa situazione» aveva dichiarato Brusco alla stampa due giorni orsono. Tuttavia sono di ben altro tenore gli spunti che emergono da un'altra commissione. Ovvero quella bicamerale dedicata al ciclo dei rifiuti, più nota come Commissione ecomafie.
La seduta è quella del 15 settembre 2017 i cui verbali sono stati messi in chiaro sul sito web di Montecitorio pochi giorni fa. Più nel dettaglio sono stati messi in chiaro i verbali con le audizioni dei manager di Miteni spa, la fabbrica di Trissino nel Vicentino, finita al centro di un maxi caso di contaminazione da derivati del fluoro, i Pfas appunto, che ha interessato tutto il Veneto centrale. Sulla vicenda peraltro sta indagando la magistratura berica supportata dai Carabinieri del nucleo ambientale regionale, il Noe.
Ma perché l'audizione dei manager Miteni è così importante? Anzitutto va precisato che durante la sessione sono stati ascoltati l'amministratore delegato Antonio Nardone e il dirigente responsabile della sicurezza Davide Drusian: entrambi sono sotto indagine da parte della procura della città palladiana.
A pagina 16 dello stenografico c'è un passaggio significativo in cui il vice-presidente della Ecomafie, il deputato del M5S Stefano Vignaroli (che in quel momento assume l'incarico di presidente pro-tempore), chiede conto della filiera degli scarti di lavorazione della Miteni, nonché del ciclo delle acque di lavorazione, un aspetto che era stato sondato poco nel passato. A rispondere è proprio il dottor Drusian: «Vengo al ciclo delle acque. Il ciclo delle acque reflue è così gestito all’interno dello stabilimento: tutte le acque dello stabilimento, acque di processo e acque di dilavamento, vanno in un impianto di trattamento chimico-fisico». Poi la descrizione assume una valenza più tecnica: «... L’impianto di trattamento chimico-fisico è un impianto che neutralizza l’acqua, perché ha una caratteristica di acidità. Una volta che l’acqua è stata caratterizzata, si formano dei fanghi e l’acqua successivamente viene inviata a dei filtri a sabbia e poi a dei filtri a carbone e di qui viene immessa nella conduttura fognaria». Di seguito c'è un passaggio che riguarda i Pfas nello specifico: «... Le acque che, invece, provengono dall’impianto per fluorurati, ossia le acque che possono contenere tracce di composti perfluoro-alchilici, prima di essere trattate nell’impianto di trattamento interno, così come ve l’ho appena descritto, vengono filtrate su delle resine cosiddette copolimeri. Si tratta di resine specifiche per la rimozione dei composti perfluoro-alchilici delle acque. I copolimeri, una volta che si sono saturati, una volta che sono esauriti, li mandiamo a smaltimento, purtroppo non in Italia, perché non ci sono impianti. Ci appoggiamo alla piattaforma italiana che dopo va a smaltimento in Europa».
Ed è dopo questo passaggio che va in scena un vero e proprio scontro dialettico tra Drusiàn e il deputato del M5S. Quest'ultimo infatti chiede di sapere quali siano «le piattaforme» ovvero le società incaricate del trasporto dall'Italia verso l'estero degli scarti di lavorazione». Drusian cerca di procrastinare la risposta tanto che Vignaroli mettendo in un certo qual imbarazzo il manager di Miteni, questi sono i rumors giunti dalla commissione,  è costretto a prendere nuovamente la parola.
Dopo qualche istante Drusian è de facto obbligato a capitolare e a rivelare i nomi:  «Sadi era il vecchio nome di una che sta a Orbassano, in provincia di Torino: adesso si chiama Ambienthesis. Andiamo, quindi, all’Ambienthesis, che poi generalmente va a termocombustione, o può andare all’impianto di Tredi, che si trova in Francia, a Lione, oppure, ma più raramente, anche in Germania... Nel caso specifico dei copolimeri, ossia delle resine esauste, essi fanno generalmente questa strada. Vanno in Ambienthesis... Per i carboni attivi abbiamo due possibilità. Una è con il fornitore che ci fornisce anche il carbone vergine, un impianto a Ravenna che si chiama Cabot Norit, oppure li possiamo mandare presso un altro impianto che va direttamente a termo-distruzione. Anche questa è una piattaforma che si trova a Milano. Fa parte del gruppo Suez. Era la vecchia Ecoltecnica, se non ricordo male. Può andare o in Francia, o in Germania, in base alle notifiche aperte per andare all’estero. I rifiuti che produciamo, soprattutto i rifiuti chimici, vanno tutti all’estero a termodistruzione. Ci appoggiamo alle piattaforme perché hanno le notifiche per andare all’estero già aperte.
Ma chi sono i gruppi menzionati da Drusian? Il gruppo Sadi, in seguito divenuto Ambienthesis, fu al centro di uno dei più clamorosi scandali ambientali della Lombardia. É l'affaire Santa Giulia di cui parla diffusamente Bergamonews nel 2009, l'Espresso nel 2010 e ancora nel 2010 Il Fatto quotidiano. Si tratta di una partita, al centro di un ginepraio giudiziario infinito in ambito panale, civile ed amministrativo, la quale partita è ancora a tutt'oggi in corso. Basti pensare alla querelle attorno all'utilizzo dei terreni di riporto, considerati rifiuto da un provvedimento del tar lombardo dell'anno passato. Senza contare il fatto l'affaire Santa Giulia, almeno secondo gli inquirenti, si è rivelato un intricato ordito di illeciti non solo ambientali ma anche fiscali, il tutto condito con indagini che hanno colpito un centinaio di persone tra cui alcuni nomi eccellenti. Anche Paolo Barbacetto, noto giornalista d'inchiesta de Il Fatto, in più occasioni ha approfondito l'argomento.
Il nome Ecoltecnica finisce invece in due distinti servizi, sempre dedicati alla materia ambientale; il primo è del Corsera ed è datato 20 luglio 2009. Il secondo invece è firmato da Davide Milosa de Il Fatto e porta la data del primo di aprile 2014. In quest'ultimo articolo compare un'altra vecchia conoscenza delle cronache regionali venete e Lombarde, la Daneco, al centro, tra le altre, dell'affaire Pescantina Ca' Filissine. Rimane da capire adesso se la collaborazione di Miteni con i gruppi menzionati da Drusian sarà considerata o meno imbarazzante dagli attivisti che da mesi imputano alla Miteni un approccio non sufficientemente rigoroso rispetto alla vicenda che la vede protagonista. Una vicenda che ha avuto anche un risvolto internazionale. Basti pensare alla trasferta italiana di Robert Bilott (in foto il secondo da destra), l'avvocato americano che ha patrocinato un gruppo di famiglie contaminate da Pfas, nella vicenda cugina del caso Miteni, che ha toccato gli Usa diversi anni orsono

Marco Milioni

Audizione in Commissione ecomafie del Dottor Nardone e del Dottor Drusian

Rubrica pillole di Pfas: è con un certo stupore che abbiamo letto il dichiarazioni del Dottor Nardone e del Dottor Drusian, ossia i massimi vertici della Miteni, ai parlamentari, membri della commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti, in missione a Vicenza. Lo stupore nasce dal fatto, che in tutta la seduta, i vertici della Miteni, non facciano nessun riferimento al fatto che l'inquinamento da pefluoro alchilici non è responsabilità della Miteni, ma di altri settori in loco che usano tali prodotti. Che dire: quando le carte parlano e le maneggiano con perizia rappresentanti dello Stato, le menzogne che si propinano alla stampa tramite comunicati stampa stanno a zero. Vero dottor Nardone; dottor Drusian, Dottor Tedesco?. invece non ci stupisce per nulla apprendere dal Dottor Drusian, che vi è un inquinamento all'interno dello stabilimento che non hanno ancora rimosso. Questa è la contaminazione da rimuovere. E che secondo gli studi Erm prodotti per la vecchia proprietà, si possono fare, solo con lo smantellamento e la bonifica dell'intero sito. il resto sono chiacchere per tirare a campare. Ps: meriterebbe un approfondimento da parte della commissione, presieduta dall'On Bratti, anche la storia di dove vanno smaltiti i rifiuti prodotti dal ciclo produttivo della Miteni. le piattaforme italiane, di cui si avvale la Miteni per lo smaltimento all'estero, citate nella audizione sono già incappate in alcune inchieste giudiziarie e anche negli atti della commissione bicamerale d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Buona lettura:
parlamento17.camera.it

sabato 28 ottobre 2017

CRV - Pfas - "Prorogati i lavori della Commissione d'inchiesta" la Miteni SPA in audizione a palazzo Ferro Fini

COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale CONSIGLIO REGIONALE VENETO

CRV - Pfas - "Prorogati i lavori della Commissione d'inchiesta"

la Miteni SPA in audizione a palazzo Ferro Fini

CONSIGLIO REGIONALE VENETO
(Arv) Venezia 24 ott. 2017 -      Nel corso della seduta odierna, la Commissione conoscitiva sui Pfas istituita in seno al Consiglio regionale del Veneto ha ascoltato in audizione i rappresentanti della società Miteni S.p.A., azienda chimica di Trissino, in provincia di Vicenza, ed in particolare il Presidente del Consiglio di Amministrazione. “Oggi, nel corso dell’ottava seduta della Commissione d’inchiesta sui Pfas - ha dichiarato al termine dei lavori il Presidente Manuel Brusco che, con il Vicepresidente Alberto Villanova ed il Segretario Alessandro Montagnoli, forma l’Ufficio di presidenza dell’organismo consiliare - abbiamo udito i rappresentanti della Miteni, l’azienda indicata da Arpav come la principale fonte di contaminazione da Pfas. È stata una presenza importante, così come importante è stata anche la collaborazione manifestata, con particolare riferimento al loro costante impegno nel continuare nella ricerca dei rifiuti mirata a risolvere il problema della contaminazione delle falde”. La Presidenza dell’organismo consiliare, inoltre, ha dato l’annuncio che la Commissione d’inchiesta per le acque inquinate del Veneto in relazione alla contaminazione di sostanze perfluoroalchiliche ha votato all’unanimità il rinnovo della durata della Commissione stessa, insediatasi a fine agosto, per ulteriori sessanta giorni. “Gli auditi, finora sono stati tanti, ed altrettanti i soggetti che andremo ad audire nelle prossime settimane, a partire dalle strutture regionali del settore primario, l’agricoltura; proseguiremo con i ministeri dei settori ambiente e sanità, ed in particolare l’Istituto Superiore Sanità, e poi le associazioni di categoria e le associazioni del territorio”. Oltre che tre dai componenti dell’Ufficio di presidenza, ossia Brusco (Movimento 5 Stelle), Villanova (Zaia Presidente) e Montagnoli (Lega Nord), la Commissione è formata anche dai sei Consiglieri regionali Massimiliano Barison Forza Italia), Sergio Berlato (Fratelli d’Italia-AN-MCR), Maurizio Conte (Veneto per l’Autonomia), Antonio Guadagnini (Siamo Veneto), Cristina Guarda (Alessandra Moretti Presidente) e Andrea Zanoni (Partito Democratico).