mercoledì 28 giugno 2017

Il ritorno di Andrea Pellizzari e Renzo Marcicaglia, Nel Cda di Acque del Chiampo

Luciano Panato ha condiviso un link.
Il ritorno di Andrea Pellizzari e Renzo Marcicaglia, Nel Cda di Acque del Chiampo, essendo i due, i veri detentori del potere nel centrodestra della Valle del Chiampo ha un solo significato: Il gioco dell'oca, iniziato dal centrodestra sul problema impianto per i fanghi conciari torna alla casella di partenza. Ossia, il Papa straniero ( posto a capo di Acque del chiampo sempre dal duo Pellizzari Marcicaglia), il serafico Serafin, ha prodotto fuffa, ma nulla di concreto. Ora aspettiamo i fatti veri dal duo Pellizzari- Marcicaglia: in primis i progetti con i relativi costi, impatti ambientali e sanitari. Il gioco dell'oca, lo ripetiamo, inziato da voi, è finito. prendetene atto e buon lavoro.
per ricordare: una vecchia intervista ad Andrea Pellizzari:http://www.andreapellizzari.it/…/fanghi-e-concia-nellovest…/
Un intervento pubblico dell'allora presidente di Acque del Chiampo Renzo Marcicaglia:http://www.vicenzapiu.com/leggi/la-miccia-sui-fanghi

domenica 25 giugno 2017

Pfas, M5S: “Miteni deve chiudere immediatamente e bonificare a sue spese”

Quotidiano | Categorie: Fatti

Pfas, M5S: “Miteni deve chiudere immediatamente e bonificare a sue spese”

Di Redazione VicenzaPiù Mercoledi 21 Giugno alle 18:00 | 0 commenti
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Il Comitato degli Stati Membri dell'Agenzia Europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha concordato all'unanimità di identificare il Bisfenolo A e l'acido Perfluoroesano-1-sulfonico e i suoi sali (PFHxS) come sostanze "estremamente preoccupanti" (SVHC). È quanto rende noto l'ISPRA (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale). Parliamo di: sostanze cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione; sostanze persistenti, bioaccumulabili e tossiche; sostanze che perturbano il sistema endocrino.

Il MoVimento 5 Stelle Veneto interviene per informare che la presenza di queste sostanze riguarda da vicino la nostra Regione: "Non solo Pfas a catena lunga ma anche l'acido Perfluoroesano-1-sulfonico (Pfas a catena corta) sono stati trovati nell'ambiente nei pressi della Miteni e soprattutto nelle analisi del sangue delle persone monitorate all'interno delle indagini sulla contaminazione da Pfas.
Se i Pfas a catena lunga causano numerosi danni, comprese patologie per i feti e le donne incinte, queste altre sostanze (6 atomi) sono riconosciute dall'Ispra come cancerogene e tossiche, e perfino più pericolose dei Pfas di cui abbiamo parlato fino ad oggi.
Ogni giorno la vicenda Pfas e i suoi responsabili, la Miteni S.p.a., rivelano dettagli sempre più allarmanti.
La Miteni deve chiudere immediatamente e si deve procedere alle operazioni di bonifica a sue spese".
Lo scarica barile su Mitsubishi Corporation. "Secondo i carabinieri del Noe la Miteni sapeva di inquinare, ma lo ha tenuto nascosto. Ora l'azienda scarica le colpe su Mitsubishi Corporation, proprietaria di un tempo?
Questo si accerterà, ma ciò che è sicuro è che la falda sotto la Miteni è contaminata e sta inquinando, dunque deve essere bonificata. Poi sarà un problema di Miteni rivalersi su Mitsubishi. Ma ad oggi a fare le spese di tutto questo sono 350mila veneti che assimilano acqua contaminata, e questo non può continuare un giorno di più. Si metta in sicurezza la popolazione e si tutelino i dipendenti della Miteni".
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mercoledì 21 giugno 2017

Comunicato stampa del Coordinamento Acqua libera dai pfas dopo il verbale del Noe sui documenti trovati alla Miteni l'8 marzo 2017

18 ore fa
Comunicato stampa del Coordinamento Acqua libera dai pfas dopo il verbale del Noe sui documenti trovati alla Miteni l'8 marzo 2017 ( in allegato il verbale del Noe)
Cologna Veneta , 20 giugno 2017
NON AVETE PIU’ SCUSE NE ALIBI
Alla luce di quanto appurato dal Nucleo Ecologico dei Carabinieri il Coordinamento acqua libera dai pfas ritiene che non ci siano più dubbi sulla fonte di inquinamento che ha contaminato le nostre acque e il nostro sangue.
Il comportamento gravemente e dolosamente omissivo tenuto dall’azienda nel tempo non può essere giustificato in alcun modo, così come ora non possono essere più accampati alibi istituzionali nell’agire nei confronti di chi consapevolmente ha messo a rischio la salute dei cittadini delle zone contaminate.
Il coordinamento denuncia con forza anche la mancata attivazione degli organi di tutela e prevenzione istituzionali ed in particolar modo chiede dove fossero i vertici dell’ex Ulss 5 quando tutto ciò accadeva.
Non è concepibile che per oltre 20 anni chi ci doveva tutelare non subodorasse alcunché, vista l’attività altamente rischiosa svolta dalla Rimar prima e dalla Miteni ora.
Il coordinamento chiede, pertanto, a tutti gli enti competenti di attivarsi al più presto affinché chi ha inquinato paghi ed offra le necessarie ed adeguate garanzie patrimoniali ed economiche per la bonifica del sito e della falda.
Si richiede, inoltre, con forza che vengano accertate le eventuali responsabilità di tutti quei dirigenti del settore prevenzione che non hanno adeguatamente e prontamente vigilato sul disastro ambientale sopra menzionato.
La politica faccia finalmente quello che da tempo andava fatto, tolga la possibilità a quest’azienda di continuare ad inquinare e attivi urgentemente la procedura per il finanziamento del cambio delle fonti di approvvigionamento di tutti gli acquedotti inquinati
Si richiede inoltre a tutti gli enti responsabili, Regione Veneto in primis, di non perdere ulteriore tempo nel fornire acqua totalmente priva di pfas in tutti i comuni che si trovano nell’area definita di massima esposizione sanitaria, nel rispetto del massimo principio di precauzione
La Regione disponga "lo stato di disastro ambientale" e proponga, alla stregua della Terra dei Fuochi, dell’Ilva di Taranto o del Porto di Marghera, l’inserimento nei SIN, Siti di Interesse Strategico Nazionale per le bonifiche, l’intera area coinvolta dal micidiale inquinamento
Per il Coordinamento Acqua Libera dai Pfas
http://acqualiberadaipfas.blogspot.it/…/il-coordinamento-ac…

venerdì 16 giugno 2017

Pfas, i carabinieri accusano la Miteni «Sapevano e hanno taciuto, gravi rischi»


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  • Pfas, i carabinieri accusano la Miteni «Sapevano e hanno taciuto, gravi rischi»

IL MAXI INQUINAMENTO

Pfas, i carabinieri accusano la Miteni
«Sapevano e hanno taciuto, gravi rischi»

L’azienda si difende: «Sempre stati trasparenti»

TRISSINO (VICENZA) Da almeno 27 anni Miteni sa che alcune sostanze fuoriuscite dal suo stabilimento di Trissino hanno inquinato l’Ovest Vicentino. E già nel 2008 aveva scoperto la presenza di Pfas nella falda, quindi cinque anni prima che lo studio del Cnr lanciasse l’allarme sulla maxi-contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche che mette a rischio 127 mila persone residenti tra le province di Vicenza e Verona. Sapeva e ha taciuto. Questa, in sintesi, la relazione che il Nucleo operativo ecologico (Noe) dei carabinieri di Treviso ha consegnato martedì a Ministero dell’Ambiente, Regione e Provincia, oltre che alla procura di Vicenza titolare dell’inchiesta per adulterazione dell’acqua e inquinamento ambientale che vede iscritti nel registro degli indagati nove manager, compresi l’amministratore delegato Antonio Nardone e il presidente Brian McGlynn.
Trentuno pagine (e altri 110 documenti allegati) che sembrano inchiodare lo stabilimento che oggi fa capo alla multinazionale tedesca International Chemical Investors. I carabinieri sono partiti dall’analisi del materiale sequestrato l’8 marzo, nel corso della perquisizione condotta all’interno della sede. «Dagli accertamenti eseguiti - si legge nella relazione - è emerso che Miteni, negli anni 1990, 1996, 2004, 2008 e 2009, ha incaricato società di consulenza leader nel settore ambientale di effettuare indagini finalizzate a valutare lo stato di inquinamento del sito e a fornire possibili soluzioni per il confinamento della contaminazione rilevata». E fu proprio attraverso quelle indagini, che emerse la contaminazione dell’area. «Dal 1990 al 2009 - prosegue il Noe - è stato rilevato un inquinamento del suolo e della falda, soprattutto da composti della famiglia benzotrifluoruri (utilizzati in campo farmaceutico e agricolo, ndr) (...) In aggiunta, nel 2008 e nel 2009 sono state rilevate anche concentrazioni significative di Pfoa nelle acque di falda e nei terreni». Ebbene, nonostante avesse «l’obbligo giuridico di comunicare agli enti competenti le risultanze emerse», Miteni «sino a oggi non ha mai trasmesso le indagini». Il motivo per cui la società abbia tenuto nascosto l’avvelenamento non è chiaro, ma i carabinieri fanno notare che, se avesse rivelato i risultati delle analisi, «la ditta avrebbe dovuto sostenere una ingente spesa per la rimozione e lo smaltimento del terreno contaminato, oltre alla necessità di smantellare parte dell’impianto produttivo».
Per gli investigatori si tratta di una «condotta omissiva iniziata nel 1990 e proseguita sino a oggi » le cui conseguenze sono devastanti: «Ha comportato che l’inquinamento da Pfas - e forse anche altre sostanze non indagate come verosimilmente i benzotrifluoruri - si propagasse nella falda a chilometri di distanza provocando il deterioramento dell’ambiente, dell’ecosistema, nonché probabili ricadute sulla salute della popolazione residente che per anni potrebbe aver assunto inconsapevolmente acqua contaminata». La fuoriuscita di sostanze pericolose nell’area è probabilmente avvenuta in fasi diverse. Come nel 1976, quando lo stabilimento - all’epoca gestito da Ricerche Marzotto - «fu teatro di un serio incidente che provocò lo sversamento nel terreno e nella falda di inquinanti provenienti dai processi produttivi». Ma il risultato - sottolineano i carabinieri - è che «il protrarsi della contaminazione potrebbe comportare gravi rischi per la salute umana oltre all’aggravamento del danno ambientale». Dal fronte opposto, secondo Miteni la relazione contiene «informazioni così parziali da essere palesemente contraddette dai fatti». In una nota, ribadisce «che l’operato dell’attuale proprietà è stato sempre improntato alla massima trasparenza. Quando nel 2013 abbiamo effettuato la caratterizzazione dell’area abbiamo prontamente informato le autorità per la presenza di sostanze nella falda».
La società nega anche di essere stata a conoscenza dell’inquinamento dei terreni: «Quelli interni allo stabilimento sono stati ispezionati negli ultimi tre anni con la supervisione di Arpav facendo oltre 70 prelievi a una profondità fino a 30 metri, fino al limite della falda, senza riscontrare alcuna contaminazione o rifiuto». Ma per il sottosegretario all’Ambiente, Barbara Degani, dalla relazione emergono «particolari inquietanti» e bolla come «sicuramente grave che gli studi non siano mai stati comunicati agli enti preposti». Anche il presidente della Provincia di Vicenza, Achille Variati, parla di «fatto che, se confermato, sarebbe gravissimo » anche perché «alimenta la già preoccupazione per il fenomeno dell’inquinamento». La relazione dei carabinieri ha spinto la Regione a convocare per oggi un vertice con Provincia e Comune di Trissino. L’ipotesi sul tavolo è che il procedimento amministrativo di bonifica passi direttamente sotto il controllo di Palazzo Balbi. «Andremo fino in fondo - assicura il governatore Luca Zaia - perché le domande di verità, salute e trasparenza trovino risposte coerenti e certe».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Andrea Priante

LA FRETTA FA I CARDINI CIECHI.... e cazzari!( dedicata a Bruno Cardini da Massimo)

29 maggio alle ore 15:47 ·
LA FRETTA FA I CARDINI CIECHI.... e cazzari!
Quacuno blatera a casaccio inesattezze, approssimazioni e sentito dire, oltre a falsità sulla lottizzazione in bocca alla Miteni e alle produzioni Rimar-Mitsubishi-Eni-ICIG(http://www.appunticontro.it/index.php…). Essendomene occupato fino a bloccarla in Consiglio Comunale nel 2010, ma spinta avanti dalle amministrazioni leghiste berlusconiane locali a qualunque costo e avendo scritto in dettaglio di quei fatti 6 anni fa, in un ruolo che subito dopo ho lasciato, vi invito ad approfondire fatti e non parole, finora mai smentiti e documentati in dettaglio. Va ricordato che il Piano Koris è frutto della stessa parte che ha costruito la Rimar.
http://pdtrissino.blogspot.it/p/lo-scandalo-del-piano-koris…
L’area posta a est della ex SS. 246 è nota come lottizzazione Koris, essa è oggeto di un piano di lottizzazione di iniziativa privata promos...
pdtrissino.blogspot.com

martedì 13 giugno 2017

I Pfas versati in Veneto ammazzano. Lo svela una ricerca pubblicata sul European Journal of Public Health

I Pfas versati in Veneto ammazzano. Lo svela una ricerca pubblicata sul European Journal of Public Health

I Pfas versati in Veneto ammazzano. Lo svela una ricerca pubblicata sul European Journal of Public Health
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Di Pfas si muore. E si muore male. Ad affermarlo non sono più i “soliti” ambientalisti ma una ricerca pubblicata sull’ultimo numero dell’European Journal of Public Health. Rivista scientifica con tanto di peer review, vale a dire la procedura di valutazione applicata a tutte le pubblicazioni specialistiche da parte di esperti nel settore atta a verificare ed a garantire la validità di quanto pubblicato.
La ricerca in questione, titolata “Drinking water contamination from perfluoroalkyl substances (Pfas): an ecological mortality study in the Veneto Region, Italy” (traducibile con “Contaminazione da acqua potabile da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas): uno studio descrittivo sulla mortalità nella Regione Veneto, Italia”) porta la firma di una equipe di scienziati coordinata dalla biologa Marina Mastrantonio dell’Enea. In fondo alla pagina, come allegato potete leggere una sua breve presentazione e l’integrale dell’intervista.
La ricerca ha messo a confronto i decessi avvenuti in Veneto nei Comuni dove le acque sono state contaminate dalle sostanze perfluoroalchiliche, Pfas, e quelli non interessati da questi inquinante, rivelando una innegabile presenza statistica nei primi di patologie come il tumore al rene e del seno, il diabete, le malattie cerebrovascolari, l’infarto miocardico, le malattie di Alzheimer e di Parkinson. Nonché un aumento della mortalità media di circa il venti per cento.
“Dal nostro studio – spiega la biologa – è emerso come nei comuni contaminati da Pfas ci siano degli eccessi statisticamente significativi della mortalità per alcune cause che non andrebbero sottovalutati in quanto la letteratura scientifica suggerisce un’associazione tra queste patologie ed esposizione a Pfas. In particolare è stato rilevato un aumento della mortalità generale negli uomini e nelle donne rispettivamente del 19% e 21%, del diabete (21% e 48%), malattie cerebrovascolari (34% e 29%) infarto (22% e 24%) e malattia di Alzheimer (33% e 35%). Nelle sole donne si osserva un aumento del 32% della mortalità per tumore del rene, del 11% del tumore della mammella e del 35% di Parkinson”.
Le zone inquinate dalla lavorazione della Miteni, l’azienda che utilizzava i Pfas per produrre tessuti impermeabili, si estende per circa 200 chilometri quadrati e tocca 4 province venete; Vicenza in particolare, ma anche Verona, Padova e Rovigo. Un bacino di circa 800 mila residenti potenzialmente vittime della contaminazione. Nell’immagine a fianco, le aree prese in considerazione dalla ricerca della dottoressa Mastrantonio e l’elenco dei Comuni nei quali è stato riscontrato una alta percentuale di decessi imputabili alle sopracitate patologie.
Da sottolineare come questa sia la prima indagine epidemiologica svolta in Italia su una popolazione la cui acqua sia stata contaminata da Pfas.  Un inquinante che potremmo definire “emergente”, come spiega la biologa dell’Enea. “Come è noto i PFAS sono un gruppo eterogeneo di composti chimici molto stabili e ampiamente utilizzati in diversi prodotti (pesticidi, rivestimenti in carta e cartone, detergenti, cere per pavimenti, vernici, schiume antincendio, oli idraulici, rivestimenti antiaderenti delle pentole (Teflon) trattamenti dei  tessuti impermeabili e traspiranti (Goretex). Di conseguenza, i Pfas rappresentano una classe emergente di inquinanti ambientali, ubiquitari, altamente persistenti, rilevabili in tutte le matrici (acqua, aria, suolo) e soggetti a bioaccumulo lungo la catena alimentare. I più importanti studi sulla tossicità dei PFAS nell’uomo sono stati eseguiti a seguito dello sversamento di queste sostanze nel fiume Ohio, in Virginia. Una azienda della Dupont che produceva Teflon vi riversava i suoi reflui idrici e l’acqua del fiume era utilizzata a scopo potabile. A seguito di una class action intentata dalla popolazione interessata, la Dupont fu costretta a finanziare una ricerca indipendente sugli effetti sanitari dei PFAS”.
La ricerca, in lingua inglese che potete scaricare in fondo alla pagina, conclude con un invito alla Regione Veneto di avviare “azioni immediate per evitare ulteriori esposizioni delle popolazioni a PFAS nell’acqua potabile”.
Azioni che, al di là di qualche dichiarazione di intenti di effettuare screening sulla popolazione, stiamo ancora aspettando. La stessa ricerca in questione non ha avuto nessun riscontro da parte della nostra Regione.
Bisogna anche considerare che il problema non sta solo nel verificato aumento di decessi per patologie imputabili a queste sostanze perfluoroalchiliche. Questi inquinanti sono responsabili anche di malattie a bassa mortalità ma comunque pericolose e debilitanti. “Nelle popolazioni residenti in aree altamente contaminate e nei lavoratori esposti professionalmente – continua la biologa Marina Mastrantonio – sono state rilevate associazioni con ipertensione in gravidanza, aumenti dei livelli di acido urico, arteriosclerosi, ischemie cerebrali e cardiache, infarto miocardico acuto e diabete. Per quanto riguarda le patologie tumorali, incrementi del rischio sono stati evidenziati soprattutto nelle popolazioni professionalmente esposte per tumori del testicolo, rene, vescica, prostata, ovaio, mammella, fegato, pancreas, linfoma non Hodgkin, leucemie e mieloma multiplo”.
E conclude: “Sulla base di tali evidenze e per un principio precauzionale non consiglierei agli abitanti delle aree interessate di bere acqua del rubinetto”.

Per chi vuole approfondire, qui trova l’intervista integrale alla dottoressa Marina Mastrantonio. Purtroppo non possiamo mettere on line la ricerca, che è di proprietà dell’Europea Journal of Public Health, ma qui trovate l’abstract. Contattate EcoMagazine se siete interessati ad approfondire l’argomento.  

Secondo Nardone vietare i pfas a catena corta è pura follia ma non si trovano i documenti da lui citati

11 giugno alle ore 10:5e.  Replica a Nardone di Luciano Panato: Rubrica pillole di Pfas: Nardone, ogni volta che concede un'intervista, ritorna sul dispositivo del Tribunale superiore delle acque, nel quale secondo lui, è scritto che la responsabilità dell'inquinamento da Pfas è di altri settori produttivi. Dottor Nardone, è così gentile, di indicarci la pagina del dispositivo in cui vengono indicati i quantitativi di emissione di Pfas dei settori produttivi che secondo lei dimostrano l'innocenza della Miteni e la colpevolezza degli altri comparti industriali?. Noi non riusciamo pur leggendola e rileggendola a trovarli. Dottor Nardone, noi capiamo che lei è qui come nel flim Nikita a ripulire la scena del crimine; Ma usando questo dispositivo del Tribunale delle Acque lei si scava la fossa con le sue mani. Provi a rileggerlo, perchè finiti gli steep previsti dal dispositivo della sentenza, la palla torna nelle sue mani. Se ne faccia una ragione.
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