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martedì 21 gennaio 2020

Pfas: medici Isde, emergenza in Veneto è disastro sanitario 16 gennaio 2020

Pfas: medici Isde, emergenza in Veneto è disastro sanitario

16 gennaio 2020 18:11
Fonte: Adnkronos
Roma, 16 gen. (Adnkronos Salute) - Il medici per l'ambiente-Isde scendono in campo sul caso Pfas (composti perfluorurati) in Veneto con un 'position paper' presentato oggi alla Camera dei Deputati. Un documento dedicato a questa sostanza chimica altamente tossica per l'uomo e alle azioni da intraprendere per fermare un'emergenza che coinvolge 350 mila veneti residenti tra le province di Vicenza, Padova e Verona. Zone dove sono stati trovati livelli di Pfas nell'ambiente superiori ai limiti. "Siamo di fronte ad una disastro sanitario che va affrontato il prima possibile", ha affermato Vincenzo Cordiano, specialista in ematologia e presidente di Associazione italiana medici per l'ambiente-Isde Veneto. "La Regione Veneto continua a prorogare gli interventi necessari e non realizza gli studi necessari per capire se c'è stato un danno alla salute della popolazione. La Regione non ci ha mai convocato, ma per il bene di tutti - insiste - l'acqua potabile deve essere priva di Pfas". Nel report dell'Isde si citano altri casi a livello internazionali simili a quello del Veneto. "E' stato dimostrato da studi svolti altri Paesi che i Pfas sono responsabili di un basso peso neonatale alla nascita, dell'alterazione del metabolismo tiroideo, del diabete gestazionale e di alcune neoplasie come il cancro al testicolo - ha aggiungo Cordiano - Il 24 gennaio presenteremo all'Ordine dei medici di Vicenza uno studio svolto insieme alla Fondazione Foresta Onlus sui danni da Pfas sulla fertilità maschile e sui segni di femminilizzazione presenti nei giovani maschi". Ma l'inquinamento di falde e terreni con Pfas non è un problema solo del Veneto. "Nel 2018 le analisi dell'Ispra sulla presenza di Pfas nelle acque in 302 stazioni in 20 Regioni e Province autonome ha verificato la loro presenza in tutte le Regioni investigate", ha evidenziato Pietro Paris, responsabile della Sezione sostanze pericolose dell'Ispra intervenuto alla presentazione del 'position paper'. Nel documento, l'Isde evidenzia la necessità di "proibire l'utilizzo di acqua destinata a uso umano contenente Pfas alle donne in gravidanza, ai bambini, negli asili nido, nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado e nei luoghi pubblici, accelerando altresì la messa in opera dei nuovi acquedotti, la sola misura in grado di mettere veramente in sicurezza la salute dei cittadini". I medici per l'ambiente chiedono anche "una legge nazionale obblighi a dosare le Pfas prima che siano sparse sui terreni agricoli, vietandone l'uso come ammendanti qualora la ricerca sia positiva, indipendentemente dai livelli riscontrati. È necessario che sia garantita la trasparenza assoluta e che i consumatori siano adeguatamente informati". L'Isde auspica "l'avvio di studi osservazionali su soggetti che già assumono per altre patologie questi farmaci teoricamente in grado di modulare l'escrezione di Pfas ed, eventualmente, studi d'intervento qualora emerga un possibile beneficio dall'approccio farmacologico". L'Isde è poi "disponibile a collaborare con il ministero della Salute e le altre istituzioni offrendo i risultati della revisione della letteratura su questo aspetto specifico e a partecipare a questi studi". Secondo Paris, "nella definizione di Pfas vengono raccolte oltre 4 mila sostanze chimiche che non si trovano in natura ma sono state prodotte dall'uomo. Sostanze che si trovano in quasi tutti i settori industriali e in tantissimi prodotti di consumo quotidiano - ha spiegato Paris - I Pfas sono un problema perché sono composti che possono danneggiare la riproduzione umana, sono interferenti endocrini e anche cancerogeni. Ma purtroppo la conoscenza dei loro effetti sull'uomo è ancora lacunosa". "La minaccia più grande di queste sostanze - ha ricordato Paris - è che si bioaccumulano negli organismi e diventano un contaminante ambientale; alcuni possono persistere anche 1000 anni nel suolo. Le misure disponibili dimostrano che un particolare Pfas, il PfhxS, può rimare nel sangue fino a 8,5 anni. Il regolamento europeo Reach ha cambiato le cose e ha stabilito che non c'è un livello sicuro per i Pfas, questo significa che i test di tossicità per l'uomo che si basano su periodi brevi non vanno più bene e si devono cambiare. Inoltre il regolamento Ue definisce i Pfas sostanze 'estremamente pericolose' e molti studi li definiscono 'sostanze chimiche perenni'. Gli oceani - ha concluso - sono il grande serbatoio dei Pfas, ma si trovano anche in aree remote perché hanno un trasposto a lunga distanza. Sono impossibili da rimuovere, non conoscono confini e barriere amministrative e dunque si possono solo vietare".

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lunedì 19 dicembre 2016

Gli studi della Regione Veneto sulla popolazione esposta ai PFAS non sono scientificamente attendibili

sabato 17 dicembre 2016

Gli studi della Regione Veneto sulla popolazione esposta ai PFAS non sono scientificamente attendibili

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Gli studi della Regione Veneto sulla popolazione esposta ai PFAS non sono scientificamente attendibili
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Il comitato direttivo ISDE Veneto ha esaminato la documentazione presentata durante la conferenza stampa del 22.7.2016 in cui sono stati esposti i risultati degli studi condotti dal Sistema Epidemiologico Regionale (SER) e dal Registro Tumori del Veneto (RTV)   per valutare lo stato di salute della popolazione esposta  alla contaminazione da  PFAS.  Nel  comunicato stampa N° 1006 del 22/07/2016 della Regione Veneto si legge che: “ Sul piano oncologico ed epidemiologico, l’inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche (PFAS) emerso nel 2013 in una vasta area del Veneto, ma in atto presumibilmente da almeno 20 anni, non ha portato al momento a rilevare un peggioramento del trend di salute dei cittadini nei territori maggiormente esposti.” Del tutto analoga la valutazione dei risultati dello studio presentato dal Registro Tumori il 28 ottobre, riguardante la popolazione dei 21 comuni definiti come esposti a PFAS :“In conclusione, tutte le diverse tipologie di analisi effettuate non documentano una maggiore incidenza di tumori maligni nelle popolazioni considerate, rispetto ai valori medi regionali”( Comunicato nr. 1479-2016).
 Non condividiamo le conclusioni del SER e del RTV per i seguenti motivi: (chi è interessato può scaricare il pdf

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lunedì 21 novembre 2016

Pfas, incidenza tumori nella media nei 21 Comuni interessati ,Osservazioni ISDE

Condividiamo e ringraziamo i medici dell'ISDE per queste osservazioni

Il comitato direttivo della sezione veneta dell’associazione Medici per l’Ambiente- ISDE Italia ha analizzato i risultati dello studio del Registro Tumori del Veneto (RTV) , oggetto dell’articolo comparso il 28 ottobre 2016 sull’edizione on line del vostro giornale dal titolo “Pfas, incidenza tumori nella media nei 21 Comuni interessati”.
A nostro parere, in realtà si tratta di una pseudo-notizia, data in pasto con grande risalto mediatico all'opinione pubblica, spesso a torto preoccupata più dei tumori che di altre malattie altrettanto gravi, per nascondere la notizia vera, e cioè che nell'area contaminata da PFAS ci si ammala e si muore di più rispetto alla media regionale per malattie non tumorali.
I PFAS sono innanzitutto interferenti endocrini, perturbatori del metabolismo degli zuccheri e dei grassi. Questo meccanismo potrebbe essere alla base dell'aumento della mortalità in entrambi i sessi nei comuni ad alta esposizione ai PFAS per diabete mellito, infarto acuto del miocardio, ictus cerebrale e solo nelle donne, anche per malattia di Alzheimer e cancro nel rene, con percentuali variabili dal 12 al 30 percento in più.
Questo eccesso di mortalità è stato osservato dai ricercatori ISDE-ENEA in uno studio retrospettivo di mortalità, cui ISDE Veneto ha collaborato, per gli anni 1980-2010. I risultati del nostro studio sono stati in seguito confermati per le stesse malattie (tranne il cancro renale) e con le stesse percentuali (12-30% in più) anche da uno studio compiuto dagli epidemiologi della regione per gli anni 2007-2014, studio che finora non è mai stato pubblicato per esteso sui siti istituzionali. In compenso, sono stati scomodati i media per annunciare che sostanze, che forse cancerogene non sono, non hanno provocato aumento dei cancri nelle zone interessate. Infatti, fra tutti i PFAS, soltanto uno, il PFOA, è stato classificato come possibilmente cancerogeno per l’uomo. La maggioranza dei PFAS, se non tutti, invece, sono unanimemente riconosciuti dalla comunità scientifica come interferenti endocrini e probabile concausa di malattie croniche e degenerative, quali sono quelle appena ricordate.
Tornando allo studio sull’incidenza delle malattie tumorali nella zona rossa, ci preme stigmatizzare come, dei 21 comuni considerati ad alto rischio, solo la metà sono stati esposti veramente ad elevate concentrazioni di PFOA nel 2013. Gli altri comuni, stando ai dati ufficiali, non avevano nel 2013, anno di riferimento dello studio del RTV, concentrazioni di PFOA superiori ai limiti che sarebbero stati poi fissati nel 2014. Infine, i risultati riferiti ad un solo anno e su una popolazione di 100.000 abitanti circa NON possono essere considerati significativi, checché ne dicano i ricercatori del RTV. È importante che i lettori sappiano che, l’AIRTUM (l’associazione dei registri tumori italiani), per considerare validi i dati forniti dai singoli registri, richiede dati riferiti ad un milione di abitanti e/o ad almeno cinque anni consecutivi. Entrambi i criteri, lo abbiamo visto, non sono stati rispettati nello studio del RTV. E come chiunque può facilmente costatare visitando il sito dell’AIRTUM, gli ultimi dati del RTV validati sono fermi al 2006. Esistono, pertanto, seri dubbi che i dati sull’incidenza tumorale degli anni 2008-2009 dell’intera regione, utilizzati come confronto, siano stati confermati e validati dalle istituzioni competenti.
A nostro parere, la notizia molto più grave e importante è l'eccesso di morbilità e mortalità ancora in atto nelle zone ad alta contaminazione da PFAS per malattie non neoplastiche, per ipercolesterolemia e malattie della tiroide.
Le autorità sanitarie locali e regionali e i sindaci, quindi dovrebbero immediatamente applicare il principio di precauzione previsto dalle leggi europee e interrompere l’esposizione alle principali fonti di contaminazione per l’uomo: l’acqua potabile e gli alimenti contaminati. Ma questo significa avere il coraggio di prendere decisioni e attuare provvedimenti dolorosi e impopolari che non portano voti, ma che sono i soli in grado di tutelare veramente la salute umana, cioè proibire l’uso di acqua inquinata e la produzione e commercializzazione di prodotti agricoli e alimentari provenienti dalle zone esposte, assicurando nel contempo fonti di approvvigionamento alternative non contaminate per gli esseri umani, l’agricoltura e gli animali da allevamento.

Vincenzo Cordiano, presidente della sezione di Vicenza e referente per il Veneto dell'Associazione Medici per l'Ambiente - ISDE Italia onlus