martedì 10 gennaio 2017
Pfas, quella nota (riservata) della sanità veneta
Pfas, quella nota (riservata) della sanità veneta
Mentre la Regione rassicura annunciando nuovi controlli, gli uffici di Mantoan mettono in conto uno scenario più drasti
«Siamo sul pezzo sin da quando emerse il problema Pfas.
Sin da allora ci preoccupammo prima di tutto di mettere in sicurezza
gli acquedotti, operazione portata a termine in pochissimi giorni. Ora
si va più a fondo per verificare se e quanto queste sostanze abbiano
fatto male all’ambiente e alle persone». A usare toni tanto distesi è il
presidente leghista della Regione Veneto, Luca Zaia. Che ieri ha diramato una nota
nella quale, oltre ad annunciare una serie di studi ad hoc su 85 mila
persone per valutare con più precisione l’evolversi della situazione,
cerca di tranquillizzare l’opinione pubblica rispetto ai reali rischi
per la popolazione.
Ma le cose stanno davvero così? Perché stando ad un’altra nota lo
scenario sembra mutare e non poco: «… Si chiede a tale scopo ai soggetti
istituzionalmente competenti la tempestiva adozione di tutti i
provvedimenti urgenti a tutela della salute della popolazione volti alla
rimozione della fonte di contaminazione ivi comprese le opportune variazioni degli strumenti pianificatori di competenza».
A parlare in termini così perentori è il segretario generale della
sanità della Regione Veneto, Domenico Mantoan, in una missiva
indirizzata a Luca Coletto, Giampaolo Bottacin e Giuseppe Pan,
rispettivamente assessori alla sanità, all’ambiente e all’agricoltura.
Si tratta di una comunicazione riservata che Vvox.it ha potuto consultare e che porta il protocollo in uscita della Regione 4500 PP del 17 novembre 2016. Il documento chiede a tutti i soggetti istituzionali, dalla Regione alle Province sino ai consorzi di bonifica per arrivare ai Comuni, di prendere in seria considerazione l’ipotesi di modificare le norme di pianificazione in materia di inquinamento attualmente vigenti. Un’opzione drastica. Non solo perché in laguna gli uffici competenti potrebbero aver descritto una condizione di allerta mai delineata in precedenza. Ma anche perché da settimane si rincorrono voci di più indagini avviate da alcune procure venete, come pure da quella di Roma, per eventuali condotte anomale in ambito ministeriale. A tutt’oggi, c’è il fascicolo aperto dalla magistratura berica a carico dell’ex amministratore delegato dell’azienda trissinese Miteni, Luigi Guarracino.
Tuttavia c’è poi un altro elemento da tenere in considerazione: le dichiarazioni di Nicola Dall’Acqua, neo-direttore generale dell’Arpav, sulle colonne della Difesa del Popolo, il settimanale diocesano di Padova. Dall’Acqua ha addirittura parlato della necessità di «trasferire la Miteni» (nel riquadro lo stabilimento). Il servizio, pubblicato il 3 dicembre, aveva messo in subbuglio il mondo ambientalista veneto, che si è chiesto a questo punto quanto grave sia il pericolo, se l’Arpav pensa che Miteni debba fare le valigie al più presto. Mantoan sembra indirettamente aver dato una risposta. L’’amministratore delegato di Miteni, Antonio Nardone, dal canto suo il 23 dicembre aveva detto che la fabbrica entro il 2020 potrebbe dismettere la produzione di Pfas puntando su molecole meno impattanti.
Ancora, sempre Mantoan nella lettera indirizzata ai tre assessori cita un documento che mai aveva tenuto banco sul dibattito pubblico, ovvero lo «Studio sugli esiti materni e neonatali in relazione alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche». Uno studio del 29 settembre 2016 con protocollo 398534 del 17 ottobre 2016, dal quale emerge come siano stati evidenziati in particolare l’incremento della pre-eclampsia, una malattia della gravidanza, del diabete gestazionale, di malformazioni maggiori «come anomalie del sistema nervoso, del sistema circolatorio e cromosomiche». Malanni, è specificato, che necessitano di tempi di osservazione più lunghi «per giungere a più sicure affermazioni».
Ma della questione è stato investito anche il presidente della provincia di Vicenza Achille Variati (Pd): la nota di Mantoan è finita anche sulla sua scrivania il 28 novembre 2016 col protocollo 79893. Da quel giorno le incombenze si sono moltiplicate sia a palazzo Nievo che sul sindaco di Trissino. Il testo unico sulle leggi sanitarie in tal senso all’articolo 217 parla chiaro: «Quando… scoli di acque, rifiuti solidi o liquidi provenienti da manifatture o fabbriche, possono riuscire di pericolo o di danno per la salute pubblica, il podestà prescrive le norme da applicare per prevenire o impedire il danno e il pericolo e si assicura della loro esecuzione ed efficienza…». Il termine podestà, figlio di una legge emanata in piena epoca fascista, è desueto e sostituito da “sindaco”, ma la norma è ancora vigente. Tanto che anche Mantoan la cita interamente.
Si tratta di una comunicazione riservata che Vvox.it ha potuto consultare e che porta il protocollo in uscita della Regione 4500 PP del 17 novembre 2016. Il documento chiede a tutti i soggetti istituzionali, dalla Regione alle Province sino ai consorzi di bonifica per arrivare ai Comuni, di prendere in seria considerazione l’ipotesi di modificare le norme di pianificazione in materia di inquinamento attualmente vigenti. Un’opzione drastica. Non solo perché in laguna gli uffici competenti potrebbero aver descritto una condizione di allerta mai delineata in precedenza. Ma anche perché da settimane si rincorrono voci di più indagini avviate da alcune procure venete, come pure da quella di Roma, per eventuali condotte anomale in ambito ministeriale. A tutt’oggi, c’è il fascicolo aperto dalla magistratura berica a carico dell’ex amministratore delegato dell’azienda trissinese Miteni, Luigi Guarracino.
Tuttavia c’è poi un altro elemento da tenere in considerazione: le dichiarazioni di Nicola Dall’Acqua, neo-direttore generale dell’Arpav, sulle colonne della Difesa del Popolo, il settimanale diocesano di Padova. Dall’Acqua ha addirittura parlato della necessità di «trasferire la Miteni» (nel riquadro lo stabilimento). Il servizio, pubblicato il 3 dicembre, aveva messo in subbuglio il mondo ambientalista veneto, che si è chiesto a questo punto quanto grave sia il pericolo, se l’Arpav pensa che Miteni debba fare le valigie al più presto. Mantoan sembra indirettamente aver dato una risposta. L’’amministratore delegato di Miteni, Antonio Nardone, dal canto suo il 23 dicembre aveva detto che la fabbrica entro il 2020 potrebbe dismettere la produzione di Pfas puntando su molecole meno impattanti.
Ancora, sempre Mantoan nella lettera indirizzata ai tre assessori cita un documento che mai aveva tenuto banco sul dibattito pubblico, ovvero lo «Studio sugli esiti materni e neonatali in relazione alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche». Uno studio del 29 settembre 2016 con protocollo 398534 del 17 ottobre 2016, dal quale emerge come siano stati evidenziati in particolare l’incremento della pre-eclampsia, una malattia della gravidanza, del diabete gestazionale, di malformazioni maggiori «come anomalie del sistema nervoso, del sistema circolatorio e cromosomiche». Malanni, è specificato, che necessitano di tempi di osservazione più lunghi «per giungere a più sicure affermazioni».
Ma della questione è stato investito anche il presidente della provincia di Vicenza Achille Variati (Pd): la nota di Mantoan è finita anche sulla sua scrivania il 28 novembre 2016 col protocollo 79893. Da quel giorno le incombenze si sono moltiplicate sia a palazzo Nievo che sul sindaco di Trissino. Il testo unico sulle leggi sanitarie in tal senso all’articolo 217 parla chiaro: «Quando… scoli di acque, rifiuti solidi o liquidi provenienti da manifatture o fabbriche, possono riuscire di pericolo o di danno per la salute pubblica, il podestà prescrive le norme da applicare per prevenire o impedire il danno e il pericolo e si assicura della loro esecuzione ed efficienza…». Il termine podestà, figlio di una legge emanata in piena epoca fascista, è desueto e sostituito da “sindaco”, ma la norma è ancora vigente. Tanto che anche Mantoan la cita interamente.
Dal giornalista Marco Milioni la copia dell'importante documento del nostro direttore della sanità Veneta su donne incinte e feti
Questo
file PDF, che contiene la copia senza allegati di un importante
documento inviato dalla segreteria generale della sanità del Veneto a
tre assessorati regionali e alla provincia di Vicenza può essere
tranquillamente e liberamente diffuso. Per scaricare il documento è
sufficiente cliccare sul link in basso
Saluti, Marco Milionihttps://drive.google.com/file/
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martedì 3 gennaio 2017
Anche sul Fatto Alimentare :al via il monitoraggio delle persone e degli alimenti.
Inquinamento da Pfas in Veneto, al via il monitoraggio delle persone e degli alimenti. Richiesti provvedimenti urgenti
La Regione stima che per il primo anno di attività del monitoraggio saranno necessari circa tre milioni di euro. Le prime lettere di convocazione per entrare nello screening, che è su base volontaria, sono già partite e riguardano i ragazzi di 14 anni. Tutte le prestazioni saranno esenti da ticket, così come le eventuali cure che dovessero emergere come necessarie. Il monitoraggio della popolazione esposta ai Pfas interesserà circa 85.000 persone, comprese tra i 14 ed i 65 anni. Per le donne in gravidanza e per i lavoratori dell’azienda produttrice di queste sostanze verrà avviato un piano di sorveglianza ad hoc. Un comunicato della Regione informa che coloro che risulteranno “con concentrazioni sieriche di Pfas superiori all’intervallo di normalità e/o alterazioni degli esami bioumorali o dei valori pressori, verranno presi in carico dal proprio medico di famiglia ed inseriti in un percorso assistenziale di II° livello per la diagnosi tempestiva di eventuali patologie correlate all’esposizione a Pfas”.
A fianco di questa comunicazione pubblica della Regione Veneto sul monitoraggio delle conseguenze dell’inquinamento da Pfas, ce n’è una riservata del 16 novembre, di cui dà conto il sito Venetovox, che si occupa delle cause della contaminazione e che è stata inviata dal segretario generale della sanità della Regione Veneto, Domenico Mantoan, agli assessori alla sanità, all’ambiente e all’agricoltura, in cui si chiede “ai soggetti istituzionalmente competenti la tempestiva adozione di tutti i provvedimenti urgenti a tutela della salute della popolazione volti alla rimozione della fonte di contaminazione ivi comprese le opportune variazioni degli strumenti pianificatori di competenza”.
© Riproduzione riservata
GIUNTA REGIONALE AVVIA PIANI MONITORAGGIO SU PERSONE E ALIMENTI.
SANITA’: INQUINAMENTO DA PFAS, GIUNTA REGIONALE AVVIA PIANI MONITORAGGIO SU PERSONE E ALIMENTI. ZAIA, “CONTINUEREMO COLLABORAZIONE CON PROCURE”. COLETTO:“PRIME CONVOCAZIONI GIA’ PARTITE PER I QUATTORDICENNI”.
Comunicato stampa N° 1746 del 26/12/2016
Una vasta azione sanitaria, per verificare la presenza e gli eventuali effetti su persone e alimenti dei “Pfas” (Sostanze Perfluoro Alchiliche), la cui contaminazione ha interessato parte del territorio regionale, è stata avviata dalla Giunta regionale del Veneto che, su proposta dell’Assessore alla Sanità Luca Coletto, ha approvato due importanti Piani di intervento. Si tratta del “Piano di Sorveglianza sulla Popolazione Esposta alle sostanze Perfluoroalchiliche” e del “Piano di campionamento per il monitoraggio degli alimenti in relazione alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in alcuni ambiti della Regione del Veneto”. Nell’occasione la Giunta ha disposto un ulteriore finanziamento specifico di 400 mila euro. Si stima che per il primo anno di attività del monitoraggio saranno necessari circa 3 milioni di euro.
“Siamo sul pezzo sin da quando emerse il problema – dice il Presidente della Regione Luca Zaia – e ci preoccupammo prima di tutto di mettere in sicurezza gli acquedotti, operazione portata a termine in pochissimi giorni. Ora si va più a fondo, a verificare se e quanto male hanno fatto queste sostanze all’ambiente complessivo e alle persone e quali cure e attenzione sono necessarie. Continueremo la più stretta collaborazione con le Procure. Mettendo a disposizione della magistratura gli esiti dei monitoraggi nell’ottica di accertare le responsabilità e i danni provocati”.
“Tralasciando gli aspetti giuridici della vicenda, nella quale la Regione è evidentemente vittima, così come i cittadini coinvolti – dice Coletto – si tratta ora di monitorare la ‘salute’ delle persone e dei prodotti agricoli. Anche su questo aspetto, nel tempo si sono succedute le ricette più svariate. Noi abbiamo scelto la strada del rigore scientifico, lavorando fianco a fianco con l’Istituto Superiore di Sanità. Le prime lettere di convocazione per entrare nello screening, che è su base rigorosamente volontaria, sono già partite e riguardano i ragazzi di 14 anni. Tutte le prestazioni saranno esenti da ticket, così come le eventuali cure che dovessero emergere come necessarie”.
Il Piano di Sorveglianza sulla Popolazione Esposta alle sostanze Perfluoroalchiliche interesserà circa 85 mila persone e si basa sulla considerazione che la popolazione esposta ai PFAS possa presentare un maggior rischio di incorrere in malattie croniche, solitamente e principalmente determinate da quattro fattori di rischio: fumo, alcool, sedentarietà e sovrappeso. Ma tale popolazione ha avuto anche un’esposizione ad un quinto fattore di rischio, rappresentato dai PFAS, che secondo gli studi di letteratura può essere associato a modifiche del metabolismo glicidico e lipidico e pertanto predisporre a condizioni di rischio per le malattie croniche.
Il Piano è basato su un razionale che descrive il percorso che ha portato alla individuazione dell’area di massimo impatto sanitario individuata come “area rossa”, riconducibile a 21 Comuni che si trovano nelle Province di Vicenza, Padova e Verona. (VEDI TABELLA ALLEGATA). L’area rossa è stata inoltre classificata in Area Rossa A ed Area Rossa B (VEDI TABELLA ALLEGATA) sulla base di parametri di contaminazione delle acque superficiali e profonde.
Nello specifico il Piano si propone di caratterizzare l’esposizione a PFAS delle persone che risiedono nelle aree contaminate, di valutare gli effetti delle esposizioni a PFAS sulla salute dei soggetti esposti e di identificare i comportamenti a rischio per le malattie croniche degenerative.
Tutto ciò garantendo il monitoraggio dello stato di salute dei soggetti esposti attraverso l’offerta terapeutica affidata alla medicina di famiglia, la determinazione della concentrazione dei PFAS nel sangue per stabilire con gli organismi nazionali ed internazionali la possibile correlazione tra queste sostanze e lo stato di salute dei soggetti chiamati, la valutazione delle abitudini di vita per l’attivazione degli strumenti di prevenzione al fine di modificare gli stili di vita scorretti, attraverso le attività dei dipartimenti di Prevenzione presenti sul territorio.
Tale Piano è esteso alle cinque Aziende Ulss coinvolte (Ovest Vicentino, Vicenza, Verona, Legnago ed Este), interesserà quasi 85.000 persone comprese tra i 14 ed i 65 anni.
I primi ad essere chiamati saranno i quattordicenni. La scelta di iniziare con i più giovani è dettata dal fatto che l’eventuale alta concentrazione di PFAS e/o di rilevanti alterazioni metaboliche in tali soggetti potrebbe rappresentare motivo utile ad approfondimenti in termini di coorti interessate e di correlazione sanitaria all’esposizione alle sostanze in oggetto, in quanto gli scorretti stili di vita risultano meno associati ai soggetti appartenenti alle coorti più giovani (14-15enni).
La fase operativa verrà coordinata dall’Ulss 5 Ovest Vicentino. La chiamata è strutturata come uno screening oncologico, convocando i singoli cittadini, con periodicità biennale.
Gli individui con stili di vita non salutari verranno informati dei rischi per la salute e sostenuti nella modifica dei comportamenti. Quelli con concentrazioni sieriche di PFAS superiori all’intervallo di normalità e/o alterazioni degli esami bioumorali o dei valori pressori, verranno presi in carico dal proprio medico di famiglia ed inseriti in un percorso assistenziale di II° livello per la diagnosi tempestiva di eventuali patologie correlate all’esposizione a PFAS.
La Regione del Veneto si è fornita di un Sistema Informativo Regionale Screening PFAS con il quale ottimizzare tutto il processo dell’indagine dagli inviti alla registrazione dei referti agli invii dei risultati ed alla elaborazione degli indicatori di salute più rappresentativi. Per la popolazione target invitata il programma è completamente gratuito. Per le donne in gravidanza e per i lavoratori dell’azienda produttrice di queste sostanze verrà avviato un piano di sorveglianza ad hoc.
E’ stato inoltre approvato il Piano di campionamento per il monitoraggio degli alimenti in relazione alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in alcuni ambiti della Regione del Veneto. Obiettivo del piano è stimare il livello di contaminazione da PFAS nelle principali produzioni agro-zootecniche dell’area a rischio ed individuare i livelli di sicurezza di tali contaminanti negli alimenti. I risultati ottenuti dovranno essere correlati ai dati sui consumi alimentari della popolazione della zona a rischio, al fine di stimare l’esposizione per via alimentare (ivi compresa la fonte idrica). Anche il piano di campionamento degli alimenti considera l’area ad elevato impatto sanitario Area ROSSA-di massima esposizione sanitaria, differenziabile, sulla base dei livelli di contaminazione nelle acque superficiali e profonde e dell’approvvigionamento idrico, nelle due sotto-aree: AREA ROSSA A ed AREA ROSSA B. (VEDI TABELLE COME SOPRA). I dati sui consumi alimentari che sono necessari per la stima dell’esposizione alimentare nella popolazione residente nei comuni sopra citati saranno ricavati dagli studi di biomonitoraggio sulla popolazione, eventualmente integrati con dati di consumo disponibili in letteratura o presso database nazionali e internazionali (EFSA) e, se del caso, con dati generati da indagini mirate.
Le matrici alimentari sono state selezionate in base alla rilevanza delle produzioni agro-zootecniche, considerando l’estensione di territorio dedicata e il numero di Aziende attive nel territorio, la numerosità campionaria garantisce la rappresentatività del campione rispetto alla realtà territoriale.
Il campionamento coinvolge sia le aziende industriali sia quelle familiari/per autoconsumo.
La precisa individuazione delle aziende da campionare e il prelievo dei campioni è a carico delle Ulss competenti per territorio. Le modalità di campionamento sono definite in specifici protocolli elaborati dai competenti Servizi regionali e che sono stati condivisi con le Ulss prima dell’avvio del piano.
I campioni di origine animale e vegetale devono essere inviati rispettivamente all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e all’Agenzia Regionale per l’Ambiente del Veneto accompagnanti dalla scheda di campionamento, che è diversa in base al tipo di matrice da campionare – alimenti di origine animale, vegetale e pesci di acqua dolce.
Nei singoli campioni saranno determinati PFOS, PFOA e altri PFAS dettagliati nel documento che descrive i protocolli tecnici per le analisi di laboratorio.
Il campionamento sarà effettuato nell’arco temporale necessario per garantire il rispetto della stagionalità delle produzioni coinvolte nel piano.
Data ultimo aggiornamento: 26/12/2016
luca coletto luca zaia
lunedì 19 dicembre 2016
Gli studi della Regione Veneto sulla popolazione esposta ai PFAS non sono scientificamente attendibili
Blog di Vincenzo Cordiano
sabato 17 dicembre 2016
Gli studi della Regione Veneto sulla popolazione esposta ai PFAS non sono scientificamente attendibili
Gli
studi della Regione Veneto sulla popolazione esposta ai PFAS non sono
scientificamente attendibili
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Il comitato direttivo ISDE Veneto ha esaminato la documentazione
presentata durante la conferenza stampa del 22.7.2016 in cui sono stati esposti
i risultati degli studi condotti dal Sistema Epidemiologico Regionale (SER) e
dal Registro Tumori del Veneto (RTV)
per valutare lo stato di salute della popolazione esposta alla contaminazione da PFAS.
Nel comunicato stampa N° 1006 del
22/07/2016 della Regione Veneto si legge che: “ Sul piano oncologico ed epidemiologico, l’inquinamento da sostanze
perfluoro alchiliche (PFAS) emerso nel 2013 in una vasta area del Veneto, ma in
atto presumibilmente da almeno 20 anni, non ha portato al momento a rilevare un
peggioramento del trend di salute dei cittadini nei territori maggiormente
esposti.” Del tutto analoga la valutazione dei risultati dello studio
presentato dal Registro Tumori il 28 ottobre, riguardante la popolazione dei 21
comuni definiti come esposti a PFAS :“In
conclusione, tutte le diverse tipologie di analisi effettuate non documentano
una maggiore incidenza di tumori maligni nelle popolazioni considerate,
rispetto ai valori medi regionali”( Comunicato nr. 1479-2016).
Non
condividiamo le conclusioni del SER e del RTV per i seguenti motivi: (chi è interessato può scaricare il pdf
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