La bellissima marcia dei Pfiori anche su Tg3 Veneto delle 19.30 primo servizio
lunedì 9 maggio 2016
Testimonianza ex operaio della Miteni di Trissino sullo smaltimento dei rifiuti
Un ex operaio della Miteni di Trissino intervistato dal giornalista Matteo Mohorovicich
racconta come venivano smaltiti i rifiuti prima del 2004! TG3Veneto
ore 14.00 Lunedì 9 maggio. Terrificante il Poscola era acido puro! I
PFOA venivano mescolati alla calce e smaltiti come fossero fanghi!
giovedì 5 maggio 2016
Pfas, i tempi di prescrizione mettono a rischio l'inchiesta
Fase, i tempi di prescrizione mettono
a rischio l’inchiesta
Procura pessimista, se Miteni dice il vero è salva
VICENZA
Pfas, i tempi di prescrizione mettono
a rischio l’inchiesta
a rischio l’inchiesta
Procura pessimista, se Miteni dice il vero è salva
VICENZA Inchiesta Pfas, dalle premesse pare arduo arrivare ad inchiodare penalmente i responsabili dell’inquinamento. «Colpa» dei tempi di prescrizione e di strumenti legislativi troppo recenti. E il primo a mostrare del pessimismo s emb r a p r o p r i o i l procuratore capo Antonino Cappelleri che ieri ha dato alcuni aggiornamenti sull’inchiesta, per quanto ancora in fase embrionale. Pochi elementi che tracciano già la panoramica, che sembra godere di limitate prospettive. Cappelleri ha fatto sapere infatti che le sostanze sversate di recente nelle nostre acque non sono qualificate come inquinanti in quanto non inserite nelle relative tabelle. Il che precluderebbe la possibilità di poter procedere con l’ipotesi di disastro ambientale, reato questo che prevede pene dai 5 ai 15 anni ma esiste solo dal maggio del 2015, ovvero da quando è entrata in vigore la legge numero 68 in materia di delitti contro l’ambiente. E, da precisare, non si tratta di una legge con effetto retroattivo, il che significa che non potranno essere puniti per disastro ambientale i comportamenti antecedenti, quando cioè il reato non era previsto. Ciò non significa che non si possa procedere. Se, come riporta il procuratore capo Antonino Cappelleri, il rilascio delle sostanze inquinanti Pfas nelle falde acquifere del territorio è avvenuto prima che venisse varata dal Parlamento la nuova normativa, vorrà dire che si procederà per il reato previsto dalla vecchia normativa, e cioè il disastro colposo, quello che era stato iscritto dal pubblico ministero Luigi Salvadori nel fascicolo aperto più di un anno fa e che ora è passato di mano alla collega Barbara De Munari. Ma anche qui il lavoro della procura sembra essere tutto in salita perché la prescrizione è dietro l’angolo. E si fa presto a fare i conti. Se l’azienda indicata come possibile origine della contaminazione delle falde acquifere, la Miteni di Trissino, sostiene di non produrre Pfos e Pfoa dal 2011, il reato, considerato il lasso di tempo già trascorso, andrebbe verso la cancellazione. La prescrizione per gli eventuali reati ambientali avviene infatti in un periodo massimo di sette anni e mezzo. Quindi, se davvero dovesse avverarsi questo quadro, considerando poi i tempi della giustizia, alle persone danneggiate non rimarrebbe altro che la strada della causa civile.
Quantomeno nella prospettiva di ottenere qualche riconoscimento del danno patito (che dovrà essere dimostrato) in termini economici. Così come hanno fatto negli anni scorsi i cittadini dell’Ohio, negli Usa, che con una class action portarono in tribunale la multinazionale Dupont, accusata di aver immesso nel fiume Ohio quantità considerevoli di Pfoa (che fanno parte dei Pfas) e che per questo fu condannata a pagare, nel 2005, oltre 330 milioni di dollari di risarcimenti. Circa 70mila vennero utilizzati per un’indagine epidemiologica, una delle poche, se non l’unica ad oggi relativa alla correlazione tra inquinante e malattie. A voler avviare una class action contro la Miteni spa di Trissino, indicata dall’Arpav quale sorgente dell’inquinamento da Pfas ma anche contro la Regione Veneto per non aver tempestivamente provveduto alla tutela della popolazione e dell’ambiente è la neonata associazione «Terra dei Pfas» che si è costituita nei giorni scorsi a Padova. Associazione che può contare sull’appoggio di un buon numero di avvocati che stanno indicando la strada da percorrere per cercare di rivalersi sui teorici responsabili dell’inquinamento nell’area tra Vicentino, Veronese e Padovano.
A Sarego : Comunicato 30.04.2016: Incontro informativo sulla situazione dei PFAS
Comunicato 30.04.2016: Incontro informativo sulla situazione dei PFAS
Pubblicata il 30/04/2016
In queste ultime settimane sia la Regione che i Mass Media hanno aumentato la loro attenzione sull'argomento dei PFAS. Un problema che tocca un bacino di circa 3-400.000 cittadini. Sarego si trova nel mezzo di questa area e questa Amministrazione, fin dal 2013, si è attivata in tutti i modi possibili per tutelare i propri cittadini.
Dopo esser stata la prima Amministrazione a fare un incontro pubblico nel 2014 sul tema oggi al terzo anno di gestione di questo problema, al fine di fare una corretta informazione, sono stati invitati i cittadini del Comune di Sarego, soprattutto visti i recenti sviluppi della problematica legata ai PFAS, ad un incontro informativo sul tema giovedì 5 maggio 2016 alle ore 20.30 presso le Opere Parrocchiali di Meledo in via 4 novembre.
In questo incontro oltre alla presenza del Sindaco ingegner Roberto Castiglion si è ritenuto importante invitare la dottoressa Francesca Russo, Responsabile del Settore Igiene e Sanità Pubblica Regione Veneto, dott. Vincenzo Restaino, Direttore del dipartimento di Arpav Padova e Rovigo, la dottoressa Monica Manto, Direttore Generale di C.V.S. e l'avvocato Edoardo Bortolotto, specialista in diritto penale dell’ambiente.
Dopo un riepilogo della stato attuale delle cose sarà data la possibilità ai presenti di porre delle domande di approfondimento.
Un incontro per affrontare un grosso problema, senza allarmismi, ma con una sana informazione.
Dopo esser stata la prima Amministrazione a fare un incontro pubblico nel 2014 sul tema oggi al terzo anno di gestione di questo problema, al fine di fare una corretta informazione, sono stati invitati i cittadini del Comune di Sarego, soprattutto visti i recenti sviluppi della problematica legata ai PFAS, ad un incontro informativo sul tema giovedì 5 maggio 2016 alle ore 20.30 presso le Opere Parrocchiali di Meledo in via 4 novembre.
In questo incontro oltre alla presenza del Sindaco ingegner Roberto Castiglion si è ritenuto importante invitare la dottoressa Francesca Russo, Responsabile del Settore Igiene e Sanità Pubblica Regione Veneto, dott. Vincenzo Restaino, Direttore del dipartimento di Arpav Padova e Rovigo, la dottoressa Monica Manto, Direttore Generale di C.V.S. e l'avvocato Edoardo Bortolotto, specialista in diritto penale dell’ambiente.
Dopo un riepilogo della stato attuale delle cose sarà data la possibilità ai presenti di porre delle domande di approfondimento.
Un incontro per affrontare un grosso problema, senza allarmismi, ma con una sana informazione.
domenica 1 maggio 2016
Pfas. Lo scaricabarile istituzionale. La Regione incalza lo Stato
Pfas. Lo scaricabarile istituzionale. La Regione incalza lo Stato
Il Corriere del Veneto – 27 aprile 2016
Il sottosegretario Degani: «Chi ha inquinato dovrà pagare le bonifiche». Zaia: «Fuori i responsabili»
I consumatori chiamano in causa allevatori e agricoltori. Allevatori e agricoltori chiamano in causa la Regione. La Regione chiama in causa «Roma» e in particolare il ministero dell’Ambiente. Il capogruppo della Lega in consiglio, Nicola Finco, ieri, durante la discussione sulla «risoluzione Pfas» poi approvata all’unanimità, ha picchiato duro sul ministro Gian Luca Galletti e il sottosegretario Barbara Degani («Dov’è finita? Batta un colpo») e all’ex presidente della Provincia di Padova si è rivolto anche l’assessore all’Ambiente Gianpaolo Bottacin, dopo l’incontro con Coldiretti, Cia, Anpa e Confagricoltura.
Lei, però, non ci sta a che il Governo faccia da parafulmine in questa intricata vicenda, di cui ancora non sono chiari i responsabili. «Innanzitutto ricordo che l’allarme non è partito dalla Regione ma dal ministero, che commissionò lo studio al Cnr e poi ne trasmise d’urgenza i risultati a Palazzo Balbi, all’Arpav e all’Istituto superiore di sanità - dice Degani -. Senza di noi, dunque, non ci sarebbero stati né l’allerta né il monitoraggio».
Poi c’è la questione dei limiti di legge, che non ci sono e devono essere stabiliti dal Governo, senza i quali, dice la Regione, è impossibile imporre alcunché alle aziende nel mirino (la Miteni di Trissino su tutte) e stabilire con certezza quando sussista un pericolo per la salute e quindi si debbano chiudere i rubinetti. «Anche in questo caso - continua Degani - la realtà è un po’ diversa: i limiti per le acque potabili sono determinati da una direttiva Ue del 2013, recepita dall’Italia nel 2015 e va dato atto ad Arpav d’essersi mossa in anticipo, già nel 2014, con i filtri a carboni attivi negli acquedotti. Poi ci sono i limiti per le acque sotterranee, le falde da cui pescano i pozzi: in questo caso la direttiva è del 2014, recentissima come lo sono gli studi sulle Pfas, e va recepita entro luglio. La bozza è pronta da marzo e stiamo attendendo il via libera degli altri ministeri coinvolti, dunque siamo al lavoro. Nel frattempo, le Pfas sono state inserite anche nel Piano di gestione delle acque del distretto idrografico della Alpi orientali, pure approvato a marzo, il che ci permetterà di programmare gli interventi nel lungo periodo».
E nel breve? Ad esempio, chi pagherà le bonifiche delle falde contaminate? «Il principio giuridico alla base del codice dei reati ambientali è chiarissimo - conclude Degani -: chi inquina, paga.Un esposto è depositato in procura a Vicenza da agosto 2013. Dopo di che se sarà impossibile determinare i responsabili, anche per oggettive carenze normative, verificheremo altre soluzioni. Esistono i presupposti per dichiarare l’area “Sin”, sito di bonifica di interesse nazionale? Esiste un progetto per la decontaminazione? Quanto costa? Quando avremo le risposte, il Governo farà la sua parte, interloquendo con la Regione, come ha sempre fatto. Ricordo che il Veneto è stata la prima regione per fondi contro il rischio idrogeologico, oltre 100 milioni, insomma, quando ha chiesto, ha avuto».
Sul tema delle responsabilità ieri è intervenuto anche il governatore Luca Zaia: «Affrontiamo questa partita con serietà e non voglio vedere polvere sotto il tappeto. Se ci sono responsabili che si possono perseguire li perseguiremo fino in fondo. Nel frattempo non sto né con chi dice “non è nulla” né con chi fa soltanto allarmismo».
Ma. Bo.
Il sottosegretario Degani: «Chi ha inquinato dovrà pagare le bonifiche». Zaia: «Fuori i responsabili»
I consumatori chiamano in causa allevatori e agricoltori. Allevatori e agricoltori chiamano in causa la Regione. La Regione chiama in causa «Roma» e in particolare il ministero dell’Ambiente. Il capogruppo della Lega in consiglio, Nicola Finco, ieri, durante la discussione sulla «risoluzione Pfas» poi approvata all’unanimità, ha picchiato duro sul ministro Gian Luca Galletti e il sottosegretario Barbara Degani («Dov’è finita? Batta un colpo») e all’ex presidente della Provincia di Padova si è rivolto anche l’assessore all’Ambiente Gianpaolo Bottacin, dopo l’incontro con Coldiretti, Cia, Anpa e Confagricoltura.
Lei, però, non ci sta a che il Governo faccia da parafulmine in questa intricata vicenda, di cui ancora non sono chiari i responsabili. «Innanzitutto ricordo che l’allarme non è partito dalla Regione ma dal ministero, che commissionò lo studio al Cnr e poi ne trasmise d’urgenza i risultati a Palazzo Balbi, all’Arpav e all’Istituto superiore di sanità - dice Degani -. Senza di noi, dunque, non ci sarebbero stati né l’allerta né il monitoraggio».
Poi c’è la questione dei limiti di legge, che non ci sono e devono essere stabiliti dal Governo, senza i quali, dice la Regione, è impossibile imporre alcunché alle aziende nel mirino (la Miteni di Trissino su tutte) e stabilire con certezza quando sussista un pericolo per la salute e quindi si debbano chiudere i rubinetti. «Anche in questo caso - continua Degani - la realtà è un po’ diversa: i limiti per le acque potabili sono determinati da una direttiva Ue del 2013, recepita dall’Italia nel 2015 e va dato atto ad Arpav d’essersi mossa in anticipo, già nel 2014, con i filtri a carboni attivi negli acquedotti. Poi ci sono i limiti per le acque sotterranee, le falde da cui pescano i pozzi: in questo caso la direttiva è del 2014, recentissima come lo sono gli studi sulle Pfas, e va recepita entro luglio. La bozza è pronta da marzo e stiamo attendendo il via libera degli altri ministeri coinvolti, dunque siamo al lavoro. Nel frattempo, le Pfas sono state inserite anche nel Piano di gestione delle acque del distretto idrografico della Alpi orientali, pure approvato a marzo, il che ci permetterà di programmare gli interventi nel lungo periodo».
E nel breve? Ad esempio, chi pagherà le bonifiche delle falde contaminate? «Il principio giuridico alla base del codice dei reati ambientali è chiarissimo - conclude Degani -: chi inquina, paga.Un esposto è depositato in procura a Vicenza da agosto 2013. Dopo di che se sarà impossibile determinare i responsabili, anche per oggettive carenze normative, verificheremo altre soluzioni. Esistono i presupposti per dichiarare l’area “Sin”, sito di bonifica di interesse nazionale? Esiste un progetto per la decontaminazione? Quanto costa? Quando avremo le risposte, il Governo farà la sua parte, interloquendo con la Regione, come ha sempre fatto. Ricordo che il Veneto è stata la prima regione per fondi contro il rischio idrogeologico, oltre 100 milioni, insomma, quando ha chiesto, ha avuto».
Sul tema delle responsabilità ieri è intervenuto anche il governatore Luca Zaia: «Affrontiamo questa partita con serietà e non voglio vedere polvere sotto il tappeto. Se ci sono responsabili che si possono perseguire li perseguiremo fino in fondo. Nel frattempo non sto né con chi dice “non è nulla” né con chi fa soltanto allarmismo».
Ma. Bo.
Riunione per la manifestazione dell'8 maggio
Avviso
per la manifestazione dell'8 maggio: ci troviamo ad Alte di Montecchio
Maggiore 2 maggio domani sera ore 21 presso Sala Albatros Palestra
Vita via Mascagni di Alte Ceccato, Montecchio Maggiore per organizzare
al meglio il tutto. Non ci devono essere bandiere di nessun partito
perchè l'acqua è di tutti
Manuel Gazzolla scrive dell'inquinamento Rimar deglia nni settanta a Sovizzo e Creazzo
in
questo articoletto di Manuel Gazzolla che scrive su un gironalino
locale di Sovizzo si parla dell'inquinamento della Rimar del 77 in cui
era intervenuto anche l'esercito americano con le botti e pensare che
erano solo 15 mila persone contaminate ora ce ne sono 400 mila!
11 aprile 2015
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