Caso Pfas: il procuratore di Vicenza
Antonino Cappelleri afferma che dovrà attendere l’esito delle analisi
sulla popolazione esposta alla contaminazione prima di chiudere le
indagini. Significa che trascorreranno altri due anni. Una previsione in
merito alla quale, però, Alessandro Bratti, presidente della
commissione bicamerale d’inchiesta sulle Ecomafie, che sta svolgendo la
sua seconda indagine nel giro di pochi mesi sull’inquinamento, solleva
più di una perplessità. «Questa vicenda è esplosa nel 2013, ma, dal
punto di vista giudiziario, c’è stata una prima raccolta di informazioni
compiuta dalla procura di Verona nel 2014 e la procura di Vicenza ha
iniziato a muoversi solo nel marzo del 2015», spiega Bratti. «Ora la
speranza è che si agisca con una velocità diversa».
Il
parlamentare lo ha affermato ieri pomeriggio, al termine dei due giorni
passati dai membri della commissione nell’area inquinata. Prima
compiendo un sopralluogo nell’azienda chimica Miteni di Trissino, che,
secondo Arpav e Regione, è la principale responsabile dell’inquinamento,
e poi sentendo in audizione amministratori, tecnici, associazioni
ambientaliste e produttive ed inquirenti. Proprio al termine di uno di
questi incontri, il responsabile della procura berica ha spiegato:
«L’inchiesta va avanti nel modo più solerte possibile, basandosi su
accertamenti tecnici e consulenze molto accreditate, e speriamo di
chiudere nei tempi più brevi possibili, che non saranno comunque
brevissimi».
Pur spiegando che è impossibile quantificare la
durata delle indagini, ha comunque aggiunto: «Per noi sarebbe utile
avere i risultati dell’analisi epidemiologica della Regione: mi dicono
che serviranno due anni, vedremo se riusciremo ad essere più veloci, ma
il nostro compito non è quello di fare prevenzione bensì repressione, e
per questo servono certezze».
«Stando a quanto riferito anche dal
direttore generale della Sanità regionale Domenico Mantoan», dichiara
Bratti, «è chiaro che i Pfas sono quantomeno un fattore di rischio per
la salute per la popolazione, per cui confido che ci siano già elementi
sufficienti per chiudere le indagini su questo aspetto, mentre è già
evidente che tutti sapevano dell’inquinamento interno all’azienda di
Trissino». «Come già anticipato in audizione, ora avvieremo una
collaborazione diretta con la procura, allo scopo di favorirne, per
quanto possiamo, l’attività», conclude.
Se sui tempi della
giustizia è aperta la discussione, sui lavori necessari per garantire
l’approvvigionamento da fonti pulite degli acquedotti continua invece lo
scontro fra Regione e governo. Uno stucchevole botta e risposta che ha
visto in questi giorni la senatrice Laura Puppato, Pd, attaccare la
Regione. Lei afferma che Venezia ha inviato progetti sbagliati a Roma
per il finanziamento. Dall’altra parte replica l’assessore regionale
all’Ambiente Gianpaolo Bottacin. Sostiene che l’invio è stato apprezzato
dal ministero per l’Ambiente, che però avrebbe affermato di non avere a
disposizione gli 80 milioni di euro che erano stati deliberati per i
Pfas ancora a dicembre dello scorso anno. Intanto gli enti e le società
del servizio idrico stanno comunque lavorando per provare ad abbattere
di più gli inquinanti, aumentando la presenza di quei filtri che sinora
sono stati pagati dai cittadini.
Tornando alle audizioni della
Commissione Ecomafie, va registrato che ieri l’amministratore delegato
di Miteni Antonio Nardone ha affermato che l’attuale proprietà non
sapeva nulla dell’inquinamento compiuto dalle precedenti e che «sta
pagando per la loro superficialità». Intanto i dipendenti della sua
azienda ieri hanno dichiarato due giorni di sciopero, a partire da
domani, per protestare a causa di carenze organizzative interne.
Luca Fiorin