Finalmente la Regione ha accettato di estendere le analisi anche al Veronese.
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domenica 24 aprile 2016
Comunicato stampa N° 563 del 20/04/2016 (AVN) Venezia, 20 aprile 2016 PRESENTATO PRIMO STUDIO ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’ SU INQUINAMENTO DA PFAS IN VENETO.
PRESENTATO PRIMO STUDIO ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’ SU INQUINAMENTO DA PFAS IN VENETO. COLETTO, “SIA CHIARO CHE QUI SIAMO TUTTI PARTI LESE. ISS E OMS ALLEATI PREZIOSI NEL NOME DELLA SCIENZA E DELLA TRASPARENZA”
Comunicato stampa N° 563 del 20/04/2016
(AVN) Venezia, 20 aprile 2016
“Tengo a sottolineare che in questa vicenda ci sono delle parti lese: la Regione, i Comuni, le aziende acquedottistiche, i cittadini residenti nelle aree interessate da un inquinamento le cui responsabilità non sta a me ma alla magistratura indicare. Per parte mia dico che stiamo approfondendo l’intera questione sul piano giuridico per verificare ogni possibilità di ottenere il risarcimento che ritengo dovuto a tutti coloro, istituzioni, enti, singoli cittadini, sui quali pesano già ingenti costi, che non sono ancora finiti”.
Ha esordito così, oggi, l’Assessore alla Sanità della Regione del Veneto Luca Coletto, aprendo la conferenza stampa nel corso della quale sono stati presentati i primi dati del biomonitoraggio attivato in collaborazione tra Istituto Superiore di Sanità e Regione rispetto all’inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche (PFAS) in alcune aree del Veneto.
“Sin dal 2013 quando la questione è emersa – ha aggiunto – non abbiamo lesinato impegno e risorse, che continueremo a impiegare, a maggior ragione da oggi, a fronte degli importanti punti fermi emersi dal prezioso lavoro dell’Iss, dall’affiancamento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dall’impegno e dalle responsabilità che hanno avuto il coraggio di assumersi i tecnici regionali della sanità e dell’ambiente in un quadro molto poco chiaro dal punto di vista normativo, dal lavoro quotidiano sul territorio delle Ullss coinvolte. A tutti va il mio sincero ringraziamento, per quanto fatto e per quanto si farà in futuro”.
“Da oggi sappiamo molte cose in più e abbiamo di fronte un cammino chiaro, anche se lungo, ancora difficile e, temo, costoso – ha proseguito l’Assessore. Sappiamo che il vettore principale del bioaccumulo nelle persone sono le acque, e che abbiamo fatto bene quindi a intervenire immediatamente per rendere potabili quelle utilizzate per il consumo umano; sappiamo che dovremo proseguire a lungo i monitoraggi, non solo sulle circa 60 mila persone residenti nei Comuni a maggior impatto, ma su tutte le circa 250 mila coinvolte anche solo marginalmente; sappiamo, ed è una buona notizia, che le verifiche epidemiologiche, ad oggi, non hanno fatto rilevare dati anomali rispetto alle medie generali, su tutti i tipi di tumore oggetto di screening, ma anche su quello al testicolo, indicato dai sanitari come quello più correlabile al bioaccumulo di Pfas nell’organismo; sappiamo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità, lo ha detto oggi Marco Martuzzi del Centro Ambiente e Salute per l’Europa, considera un bel caso di risposta rapida ad un’emergenza le azioni messe in atto e ne tiene conto come ‘caso di scuola’ nelle sue attività; sappiamo che ISS e OMS continueranno ad affiancarci in futuro”.
“Abbiamo lavorato e lavoreremo fianco a fianco con le due più prestigiose organizzazioni istituzionali scientifiche e sanitarie d’Italia e del Mondo – ha concluso Coletto - e questa è garanzia totale di attendibilità, chiarezza e trasparenza in tutta la vicenda. Chi tenta di specularci sopra ne tenga conto, perché nulla, nemmeno il peggio, sarà nascosto o trascurato, ma non tollereremo strumentalizzazioni di alcun genere”.
“Tengo a sottolineare che in questa vicenda ci sono delle parti lese: la Regione, i Comuni, le aziende acquedottistiche, i cittadini residenti nelle aree interessate da un inquinamento le cui responsabilità non sta a me ma alla magistratura indicare. Per parte mia dico che stiamo approfondendo l’intera questione sul piano giuridico per verificare ogni possibilità di ottenere il risarcimento che ritengo dovuto a tutti coloro, istituzioni, enti, singoli cittadini, sui quali pesano già ingenti costi, che non sono ancora finiti”.
Ha esordito così, oggi, l’Assessore alla Sanità della Regione del Veneto Luca Coletto, aprendo la conferenza stampa nel corso della quale sono stati presentati i primi dati del biomonitoraggio attivato in collaborazione tra Istituto Superiore di Sanità e Regione rispetto all’inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche (PFAS) in alcune aree del Veneto.
“Sin dal 2013 quando la questione è emersa – ha aggiunto – non abbiamo lesinato impegno e risorse, che continueremo a impiegare, a maggior ragione da oggi, a fronte degli importanti punti fermi emersi dal prezioso lavoro dell’Iss, dall’affiancamento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dall’impegno e dalle responsabilità che hanno avuto il coraggio di assumersi i tecnici regionali della sanità e dell’ambiente in un quadro molto poco chiaro dal punto di vista normativo, dal lavoro quotidiano sul territorio delle Ullss coinvolte. A tutti va il mio sincero ringraziamento, per quanto fatto e per quanto si farà in futuro”.
“Da oggi sappiamo molte cose in più e abbiamo di fronte un cammino chiaro, anche se lungo, ancora difficile e, temo, costoso – ha proseguito l’Assessore. Sappiamo che il vettore principale del bioaccumulo nelle persone sono le acque, e che abbiamo fatto bene quindi a intervenire immediatamente per rendere potabili quelle utilizzate per il consumo umano; sappiamo che dovremo proseguire a lungo i monitoraggi, non solo sulle circa 60 mila persone residenti nei Comuni a maggior impatto, ma su tutte le circa 250 mila coinvolte anche solo marginalmente; sappiamo, ed è una buona notizia, che le verifiche epidemiologiche, ad oggi, non hanno fatto rilevare dati anomali rispetto alle medie generali, su tutti i tipi di tumore oggetto di screening, ma anche su quello al testicolo, indicato dai sanitari come quello più correlabile al bioaccumulo di Pfas nell’organismo; sappiamo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità, lo ha detto oggi Marco Martuzzi del Centro Ambiente e Salute per l’Europa, considera un bel caso di risposta rapida ad un’emergenza le azioni messe in atto e ne tiene conto come ‘caso di scuola’ nelle sue attività; sappiamo che ISS e OMS continueranno ad affiancarci in futuro”.
“Abbiamo lavorato e lavoreremo fianco a fianco con le due più prestigiose organizzazioni istituzionali scientifiche e sanitarie d’Italia e del Mondo – ha concluso Coletto - e questa è garanzia totale di attendibilità, chiarezza e trasparenza in tutta la vicenda. Chi tenta di specularci sopra ne tenga conto, perché nulla, nemmeno il peggio, sarà nascosto o trascurato, ma non tollereremo strumentalizzazioni di alcun genere”.
Data ultimo aggiornamento: 20/04/2016
venerdì 25 marzo 2016
giovedì 10 marzo 2016
Inquinamento da Pfas, interviene la Regione
Inquinamento da Pfas, interviene la Regione
Sono due, in sintesi, le decisioni prese questa mattina dalla
giunta regionale del Veneto, per affrontare e possibilmente risolvere in
tempi brevi e con la necessaria conoscenza e certezza scientifica, il
problema dell’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) che ha
interessato 79 comuni del Veneto. “Innanzitutto – spiega una nota
diramata in proposito – predisporre e realizzare un Piano di
monitoraggio sulle matrici di interesse alimentare, in relazione alla
contaminazione da Pfas in alcuni ambiti del territorio regionale,
affidandone il compito all’Istituto superiore di sanità (Iss), che
opererà con ulteriori finanziamenti regionali, oltre ai circa 500 mila
euro già spesi in passato”.
Oltre a questo si è deciso di “rafforzare la Commissione tecnica regionale specifica, con una nuova composizione multidisciplinare che operi, come una vera e propria task force, una ricognizione esaustiva della situazione e dei possibili sviluppi per tutte le matrici interessate dalla contaminazione e conseguenti valutazioni delle ricadute su tutti gli ambiti interessati”. La Regione segue la vicenda dell’inquinamento da Pfas fin dal 2013, quando fu approvata la prima delibera sull’argomento, seguita da altri sette atti nel 2014 e due nel 2015.
Fin da subito è stata anche avviata una collaborazione, che prosegue anche oggi, con le procure di Padova, Vicenza e Verona. Per evitare allarmi va ricordato che la bonifica delle acque superficiali captate dagli acquedotti è stata completata, nei giorni successivi alla segnalazione del problema da parte del Cnr, con l’installazione di adeguati filtri in tutti gli acquedotti e con raccomandazioni di attenzione ai titolari di pozzi privati. E ora si è passati alla fase successiva, che riguarda il monitoraggio sugli alimenti e sulle persone. Per fare questo la Regione si è affidata alla maggiore autorità scientifica nazionale, l’Istituto superiore di sanità.
Visto che in Europa non esiste una soglia di tossicità ufficialmente definita, prima di tutto, bisogna conoscere se e quante di queste sostanze si possono essere insinuate negli animali, nelle coltivazioni, e di conseguenza nell’uomo e se tali quantità siano o no pericolose. L’unica soglia esistente è una fissata in Germania, rispetto alla quale, la situazione del Veneto è stata al di sotto, fin dall’inizio della vicenda. Ma non per questo si vuole minimizzare la faccenda, anzi, la Regione vuole vederci chiaro e, sulla base dei riscontri scientifici dell’Iss, se ne emergerà la necessità, interverrà con tempestività e stanziando tutti i soldi necessari.
Oltre a questo si è deciso di “rafforzare la Commissione tecnica regionale specifica, con una nuova composizione multidisciplinare che operi, come una vera e propria task force, una ricognizione esaustiva della situazione e dei possibili sviluppi per tutte le matrici interessate dalla contaminazione e conseguenti valutazioni delle ricadute su tutti gli ambiti interessati”. La Regione segue la vicenda dell’inquinamento da Pfas fin dal 2013, quando fu approvata la prima delibera sull’argomento, seguita da altri sette atti nel 2014 e due nel 2015.
Fin da subito è stata anche avviata una collaborazione, che prosegue anche oggi, con le procure di Padova, Vicenza e Verona. Per evitare allarmi va ricordato che la bonifica delle acque superficiali captate dagli acquedotti è stata completata, nei giorni successivi alla segnalazione del problema da parte del Cnr, con l’installazione di adeguati filtri in tutti gli acquedotti e con raccomandazioni di attenzione ai titolari di pozzi privati. E ora si è passati alla fase successiva, che riguarda il monitoraggio sugli alimenti e sulle persone. Per fare questo la Regione si è affidata alla maggiore autorità scientifica nazionale, l’Istituto superiore di sanità.
Visto che in Europa non esiste una soglia di tossicità ufficialmente definita, prima di tutto, bisogna conoscere se e quante di queste sostanze si possono essere insinuate negli animali, nelle coltivazioni, e di conseguenza nell’uomo e se tali quantità siano o no pericolose. L’unica soglia esistente è una fissata in Germania, rispetto alla quale, la situazione del Veneto è stata al di sotto, fin dall’inizio della vicenda. Ma non per questo si vuole minimizzare la faccenda, anzi, la Regione vuole vederci chiaro e, sulla base dei riscontri scientifici dell’Iss, se ne emergerà la necessità, interverrà con tempestività e stanziando tutti i soldi necessari.
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