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mercoledì 13 maggio 2015

Inquinato il Fratta Scatta nuovo allarme


12.03.2015

Inquinato il Fratta Scatta nuovo allarme

Sul posto i tecnici dell'Arpav e i vigili dell'Unione

Il tratto del canale Fratta interessato dallo sversamento DIENNEFOTO
Il tratto del canale Fratta interessato dallo sversamento DIENNEFOTO
tutto schermo Allarme per un presunto inquinamento da idrocarburi nel Fratta, in località Sule. Non sono soltanto i reflui delle concerie vicentine – raccolti nel tubo collettore – a far temere per la qualità dell'acqua del fiume che attraversa Cologna. Da ieri, i sospetti si concentrano anche su una possibile fonte locale di inquinamento. Verso le 11, un tecnico dell'Arpav che stava compiendo i consueti campionamenti di acqua nel torrente Fratta ha individuato delle chiazze di una sostanza iridescente sospese sulla superficie. La presenza di questo liquido oleoso era concentrata proprio nel punto in cui il collettore dell'Arica (Aziende riunite collettore acque) scarica i reflui dei cinque depuratori consortili dell'Ovest vicentino. Lì l'acqua assume una colorazione nerastra che modifica il naturale aspetto trasparente del fiume. Per questo motivo lo sversamento oleoso era difficile da individuare, tanto che le persone accorse per rendersi conto di quanto stava accadendo, non hanno scorto nulla di diverso dal solito.
L'Arpav, nel frattempo, ha avvisato l'ufficio tecnico comunale che ha inviato i vigili urbani a verificare. «Abbiamo scattato delle foto e compiuto un giro di perlustrazione per cercare di individuare la possibile fonte dell'inquinamento», riferisce Giovanni Reginato, comandante della polizia dell'Unione Adige Guà. «Ora attendiamo i risultati delle analisi dell'Agenzia per l'ambiente per avere altri elementi utili alle indagini». I tecnici Arpav sono attesi questa mattina per un nuovo sopralluogo a Sule. Per ora nessuno si è sbilanciato sull'identità del responsabile dello sversamento, anche perché potrebbe trattarsi pure di un «inquinatore di passaggio» che ha gettato nafta o un altro combustibile.
Anche il sindaco Silvano Seghetto è stato avvisato. «Non appena l'ufficio Ecologia mi ha informato, ho chiesto di verificare che il consorzio Arica non avesse effettuato lavaggi di vasche o lavorazioni particolari che potevano avere compromesso lo scarico del collettore», riferisce. «Per ora, l'Arpav non mi ha chiesto di emettere alcuna ordinanza, rimango in attesa di indicazioni». In tarda mattinata, Filippo Gini, uno dei responsabili di Perla Blu di Legambiente, ha voluto sincerarsi di persona di quanto successo. Un altro noto ambientalista colognese, Piergiorgio Boscagin, è sfiduciato: «Il Colognese è una zona martoriata dal punto di vista ambientale e spesso l'inquinamento colpisce un elemento vitale come l'acqua». P.B.

mercoledì 22 aprile 2015

Il tubone ritarda il gassificatore

Il progetto del gassificatore non è stato accantonato. Ci spiace per le associazioni che speravano di avere vinto su questo progetto ma temiamo che la lotta sia ancora dura e lunga. Noi di ABC Vicenza ai primi di febbraio siamo stati a parlare con Serafin, l'amministratore unico di Acque del Chiampo il quale ci disse che il gassificatore è un progetto futuro e neccessario,  ma per il momento non proponibile,  visto cosa succede alle grandi opere in Veneto con la corruzione enorme che c'è.Fino a che si trovano discariche i fanghi sono sicuri poi si dovrà intervenire con la gassificazione onde non sommergerci di fanghi e visto che nella nostra zona ce ne sono già nove discariche! 

Sul Gdv del 21 Aprile 2015  l'articolo che annuncia che per finanzaire il prolungamento del tubone ARICA fino al depuratore di Cologna Veneta si sono usati in parte i soldi che erano destinati al gassificatore. Ma il gassificatore altro che accantonato! anzi secondo Conte viaggeranno insieme i due progetti e cioè Tubone e Gassificatore!
Molto importante l'articoletto in mezzo che sull'indagine epidemiologica riguardo i cittadini che si son bevuti per anni acqua contenente Pfas sta per iniziare a Lonigo Sarego e Brendola e già si sanno i nomi dei 120 cittadini scelti. Poi si procederà anche ad analizzare gli alimenti prodotti da chi ha i pozzi privati inquinati-

Con i 5 stelle ieri a San Salvaro per ascoltare chi abita lungo il Fratta e troppo spesso si ammala di tumore .Grazie ad Antonio Lucca per i video e le foto della importante giornata di ieri con Jaocopo Berti candidato alle regionali in veneto https://www.youtube.com/watch?v=fILetvTzpsI#t=259 Testimonianza di un cittadino malato di patologia mortale Il territorio e l'acqua devono essere fonte di vita e non fonte di morte da inquinamento delle fonti... youtube.com Mi piace · Commenta · Condividi

Con i 5 stelle ieri a San Salvaro per ascoltare chi abita lungo il Fratta e troppo spesso si ammala di tumore .Grazie ad Antonio Lucca per i video e le foto della importante giornata di ieri con Jaocopo Berti candidato alle regionali in veneto https://www.youtube.com/watch?v=fILetvTzpsI#t=259
Il territorio e l'acqua devono essere fonte di vita e non fonte di morte da inquinamento delle fonti...
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Il gruppo di intervento giuridico sul tubo ARICA e il Fratta

Il gruppo di intervento giuridico sul tubo ARICA e il Fratta http://gruppodinterventogiuridicoweb.com/…/forse-finalment…/

domenica 1 marzo 2015

Castelbaldo: Veleni nel Fratta, il sindaco denuncia: «Usl e Cvs sottovalutano»



Veleni nel Fratta, il sindaco denuncia: «Usl e Cvs sottovalutano»

Claudio Pasqualin, sindaco di Castelbaldo, è preoccupato: <<Da un anno e mezzo io non bevo più l’acqua dell’acquedotto>> CASTELBALDO. «Da un anno e mezzo io non bevo più l’acqua dell’acquedotto: nel dubbio, preferisco preservare la mia salute». È una posizione forte quella di Claudio Pasqualin, sindaco di Castelbaldo, tra gli amministratori più attenti ed agguerriti sul fronte dell’inquinamento dei corsi d’acqua. Pasqualin da anni ormai va denunciando la situazione di degrado ambientale del Fratta-Gorzone, prendendo sul serio sin da subito la questione dei Pfas, le sostanze chimiche rilevate nel fiume e nei collettori del Basso Veneto per le quali Regione e Istituto superiore di Sanità hanno avviato una complessa campagna di biomonitoraggio nel territorio.


«Ritengo che Cvs e Usl non stiano prendendo seriamente la problematica, o perlomeno non stiano dando a noi amministratori la reale entità della questione» denuncia Pasqualin «Ormai sono troppi gli elementi che denunciano una situazione al limite per il Fratta-Gorzone: penso agli indici di Pfas rilevati nei mesi scorsi, ma anche agli aerosol di veleno che è costretto a subire durante l’estate chi frequenta le aree arginali del fiume, e ancora alle allerte che arrivano puntualmente sulla presenza di salmonella, passando per le immagini di inquinamento che quotidianamente vengono diffuse da chi vive nell’area delle concerie». Pasqualin calca la mano: «Purtroppo non esiste una casistica, ma da sindaco posso ben dire che ho visto persone morire di tumore, e guarda caso abitavano lungo il Fratta. Forse le autorità si muoveranno quando cominceranno le prime denunce legali e le prime richieste di risarcimento?».
Il sindaco di Castelbaldo ribadisce inoltre la propria ferma contrarietà al progetto di collegamento tra le acque dell’Adige e quelle del Fratta-Gorzone, sponsorizzato anche dal Consorzio di bonifica Adige Euganeo e ritenuto l’unica vera soluzione agli allagamenti del territorio quando arriva una piena del Fratta: «Vogliamo avvelenare tutti coloro che attingono acqua potabile dall’Adige, immettendo in questo fiume l’acqua di uno dei fiumi più inquinati d’Italia? Ho già scritto al ministro dell’Ambiente per chiedere una presa di posizione del Governo e, assieme ai comuni polesani di Badia Polesine, Lendinara e Lusia ho promosso una delibera di consiglio comunale che si oppone a questo progetto».

sabato 28 febbraio 2015

Interrogazione del consigliere del PD regionale Pietro Ruzzante sull'inquinamento Fratta-Gorzone

INQUINAMENTO FRATTA-GORZONE, HO PRESENTATO UN'INTERROGAZIONE
OLTRE AL BIOMONITORAGGIO, QUALI AZIONI INTENDE INTRAPRENDERE LA REGIONE VENETO PER RIDURRE IL FORTE INQUINAMENTO DEL FIUME FRATTA-GORZONE?
E PER QUALE MOTIVO, NEL PROGRAMMA DI BIOMONITORAGGIO AVVIATO DALLA REGIONE E DALL'ISTITUTO SUPERIORE DELLA SANITÀ, I PRELIEVI DI SANGUE A CAMPIONE SONO PREVISTI SOLO DALLE USL 5 E 6 (NEL VICENTINO) E NON DALL'USL 17 (NELLA BASSA PADOVANA)?
In un articolo comparso nella stampa locale che riferisce sullo stato di forte inquinamento dei corsi d'acqua del basso Veneto - in particolare del Fiume Fratta-Gorzone dove, da parecchio tempo, sono state riscontrate forti tracce di sostanze perfluoroalchiliche (Pfas), considerate responsabili dell'insorgenza di alcune patologie tumorali - apprendiamo che nel vicentino, a breve inizieranno gli esami a campione previsti dal programma di biomonitoraggio voluto dalla Regione Veneto e dall'Istituto superiore della Sanità per valutare l'incidenza dei Pfas sulla salute dei cittadini. A tal proposito, ho presentato un'interrogazione alla Giunta Zaia per chiedere quali altre e più incisive azioni intenda intraprendere, al fine di ridurre gli altissimi livelli di inquinamento del Fratta-Gorzone, raggiunti proprio grazie all'inerzia decennale della Regione che ha permesso a diverse attività industriali ed artigianali di scaricare, per anni, in quelle acque sostanze fortemente inquinanti.
Accanto a questo, nello stesso articolo si riferisce che nel programma di biomonitoraggio predisposto, le Usl 5 e 6, nei Comuni di Brendola, Lonigo e Sarego, nel vicentino, effettueranno dei prelievi di sangue a campione in due diverse fasi che coinvolgeranno prima 80 cittadini e successivamente altri 160, mentre l'Usl 17 (operante nella bassa padovana) coinvolta anch'essa nei controlli, non prevede però per questo territorio nessun esame a campione sui cittadini, ma solo sulle attività di alcune aziende agricole montagnanesi dove verranno analizzati fanghi, foraggi e animali. Ci si chiede: perché due pesi e due misure? Perché nel vicentino si analizzano le persone e nella Bassa Padovana questo non è previsto?
Pur applaudendo, dunque, a questa iniziativa della Regione (anche se insufficiente e tardiva) sarebbe il caso che la Giunta Zaia spiegasse i motivi di tale scelte, onde evitare di dare sostanzialmente ragione a quanto, da anni, vanno pensando e dicendo - e non senza ragione - tanti cittadini e rappresentanti amministrativi dei Comuni della Bassa Padovana, cioè di essere considerati, rispetto ad altri territori del Veneto - in termini di servizi e infrastrutture - dei cittadini di serie B.
Se ciò avvenisse anche per quel che riguarda la loro salute, sarebbe semplicemente inqualificabile e gravissimo.