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domenica 12 febbraio 2017

Pfas Veneto: replica del Presidente Commissione rifiuti Bratti ad assessore Bottacin


Con riferimento a quanto dichiarato nei giorni scorsi dall’assessore della regione Veneto Bottacin – che ha posto alcuni rilievi alla relazione sui Pfas recentemente approvata – il presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti 
“L’assessore Bottacin fa una inutile polemica con la Commissione d’inchiesta – ha spiegato l’onorevole Bratti -.
L'azienda Miteni, secondo la stessa ARPA Veneto, costituisce in assoluto la causa principale dell’inquinamento delle acque superficiali e sotterranee e ha determinato una situazione di pericolo, per la salute umana e animale, dell’intero sistema idrico delle province di Vicenza, Padova e Verona. Come è noto, la situazione di grave pericolo è stata messa in evidenza dallo stesso direttore generale dell’Area Sanità e Sociale della regione Veneto, dott. Domenico Mantoan, che, con la lettera del 17 novembre 2016 inviata agli assessori regionali e al presidente della provincia di Vicenza, invitava ad adottare tempestivamente tutti i provvedimenti urgenti volti alla rimozione della fonte di contaminazione, a tutela della salute della popolazione”, ha proseguito il presidente della commissione.

“La produzione dei prodotti perfluoroalchilici (a catena lunga fino al 2011 e a catena corta successivamente) da parte della Miteni sta costringendo i Comuni interessati a intervenire sull’acquedotto pubblico con la predisposizione di filtri a carboni attivi, mentre i privati stanno provvedendo alla bisogna, e sta creando una situazione di stress in tutta la popolazione coinvolta, costretta a sottoporsi a indagini epidemiologiche allo scopo di verificare il proprio stato di salute nel tempo”, ha sottolieneato Bratti.

“Forse, piuttosto che creare una commissione regionale di inchiesta, che non potrebbe portare a conclusioni diverse da quelle assunte dalla Commissione parlamentare di inchiesta, con la differenza che non ha gli stessi poteri , sarebbe il caso di concentrarsi su un piano d’intervento serio ed efficace per evitare che la Miteni continui a inquinare il territorio della regione Veneto. E’ questo il vero problema, non le indagini svolte a 360 gradi dalla Commissione parlamentare d’inchiesta, che hanno avuto il merito di raccogliere e sistematizzare le informazioni scientifiche disponibili, fornendo un contributo prezioso per la comprensione del fenomeno e la programmazione delle possibili soluzioni”.

“Per quanto riguarda l’intervento della Regione Veneto – ha aggiunto l’onorevole Bratti - già all’atto del rilascio dell’AIA alla Miteni avrebbe potuto fissare i limiti agli scarichi della società Miteni di Trissino, ritenuta dall’ARPA responsabile dell’inquinamento. La tesi dell’assessore Bottacin – che sostiene l’impossibilità di dare limiti di carattere generale individuabili solo da un decreto ministeriale - è frutto di una interpretazione formalistica dell’artico 101 del decreto legislativo n. 152/2006, contraddetta non solo da altre regioni, ma anche dagli atti della stessa regione Veneto che, in materia di fanghi in agricoltura, ha prodotto normative regionali introducendo limiti, non presenti nella normativa statale”.

"Non c'è dubbio che il problema della presenza in elevate concentrazioni di Pfas non sia solo riscontrabile in Veneto. Ma è in questa Regione che Arpav ha individuato nell'azienda Miteni la principale responsabile dell'inquinamento esteso nelle falde idropotabili. Ed è per queste ragioni che la Commissione all'unanimità ha deciso di occuparsene. Nessuna quindi strumentalizzazione politica nei confronti del Veneto, Regione che presenta molte eccellenze nel ciclo dei rifiuti ma anche problemi seri di inquinamento e di legalità ambientale”, ha concluso il presidente della Commissione.

mercoledì 18 maggio 2016

Importante a Roma si stanno occupando del nostro inquinamento nella Commissione camerale sul traffico illecito dei rifiuti e delle ecomafie


Bratti: «Capire se le nuove sostanze sono ugualmente problematiche» Depositata la relazione sul Veneto: «Serve un piano per le bonifiche»
Il Veneto è una regione con «un grave inquinamento diffuso, a macchia di leopardo, anche di carattere storico», ma le risorse rese disponibili da parte della Regione Veneto per fronteggiare questa situazione «sono del tutto insufficienti». Ergo, serve «un piano regionale di interventi che affronti con adeguatezza la bonifica dei 485 siti inquinati già individuati». E tra i siti inquinati, ci sono anche i 160 chilometri quadrati compresi tra le province di Vicenza, Verona e Padova le cui acque risultano contaminate dai Pfas.
È la conclusione cui è giunta la "Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati" - più conosciuta con il nome di Commissione Ecomafie - che ha appena consegnato la bozza di relazione sugli inquinamenti rilevati in Veneto. Unodei capitoli riguarda l' inquinamento da Pfas e Pfoa nella Valle del Chiampo e nulla esclude che sulla questione possa esserci un' integrazione o - come ipotizza il presidente della Commissione, Alessandro Bratti - un' appendice dedicata alle sostanze perfluoroalchiliche finite prima nella falda acquifera e poi nel sangue delle persone che hanno bevuto l' acqua contaminata. Anche ieri la Commissione ha sentito in audizione alcuni sindaci e gestori degli impianti acquedottistici, mentre la settimana prossima sarà la volta dell' Istituto superiore di sanità, del ministero dell' Ambiente, dell' Irsa-Cnr che eseguì il primo studio, mentre dalla fabbrica Miteni e dall' Ulss 5 sono attese delle relazioni. Bratti, tra l' altro, dopo quello di Vicenza, non esclude di sentire anche i procuratori di Verona e Padova. «C' è un inquinamento storico - dice Bratti - ma al di là dei ritardi e dei rimpalli che ci sono stati tra Regione e ministero dell' Ambiente, c' è una situazione attuale sulla quale va fatta chiarezza. E cioè: le sostanze perfluoroalchiliche vengono prodotte e utilizzate ancora? Le nuove sostanze a catena corta vengono o no catturate dai filtri a carbone installati negli acquedotti? In pratica: è in atto o no un' altra forma di contaminazione?».
È per questo che la Commissione Ecomafie ha deciso di integrare l' indagine sui Pfas.
Quanto alla polemica tra Regione e ministero dell' Ambiente su chi doveva mettere i limiti allo scarico dei Pfas, la bozza di relazione sembra dare ragione a Palazzo Balbi. È quanto emerge in più passaggi, ad esempio quando la Miteni presenta il piano di caratterizzazione e si osserva che " la mancanza di limiti normativi, da considerare come concentrazione soglia di contaminazione, ha imposto la necessità di richiedere alla Regione Veneto chiarimenti in merito ai limiti da utilizzare per poter proseguire con l' iter di bonifica. La Regione, a sua volta, ha inoltrato la richiesta al Ministero dell' ambiente, ma attualmente non risulta pervenuta risposta in merito".
Ma c' è anche una critica alla magistratura per non aver dato corso alla denuncia presentata subito da Arpav: " Una decisione, quella dell' archiviazione, che desta molte perplessità ".
Anche nei confronti di Miteni i giudizi non sono lusinghieri, visto che la relazione ricorda che a carico del legale rappresentante della società "pendono numerosi procedimenti, tutti per violazione delle norme contenute nel testo unico sull' ambiente".