martedì 24 ottobre 2017

Al Signor Sindaco di Lonigo avvelenato da PFAS, vada tutta la mia solidarietà di avvelenato

Al Signor Sindaco di Lonigo avvelenato da PFAS, vada tutta la mia solidarietà di avvelenato

Signor Sindaco Luca Restello, durante l’audizione presso la commissione parlamentare bicamerale lei ha rilasciato alcune importanti dichiarazioni, fra le quali: “Avendo 50 anni, ho bevuto questa acqua per 50 anni, quindi, certamente, sono una persona molto contaminata. Tuttavia, la cosa che mi rammarica di più – faccio un discorso da cittadino, più che da sindaco – è che durante questo tempo ho anche avvelenato i miei figli perché, credendo alle parole dei sindaci, ho sempre fatto loro bere acqua dal rubinetto; oggi, invece, scopriamo che quest'acqua non era idonea alla nostra salute. In tal senso, sono quindi particolarmente adirato. Qualcuno mi ha accusato di essere un sindaco allarmista solo perché ho cercato di ottenere risposte, che a tutt'oggi non ho ancora avuto…”.[1]
Innanzitutto voglio che riceva tutta la mia solidarietà come si confà a persone civili avvelenate. Sì, perché anche io, come almeno il 99% della popolazione dei paesi “civili” e industrializzati, sono avvelenato da PFAS. Forse un po’ meno di lei, non vivendo nella zona rossa, ma pur sempre avvelenato da queste sostanze artificiali.
Dopo questa triste constatazione vengo al dunque della mia missiva.
Nell’ atto di significazione e diffida [2], firmato anche da alcuni suoi colleghi e inviata ai rappresentanti di varie istituzioni e addirittura al Papa, lei e altri sindaci  invitavate le e istituzioni a “…prendere misure urgenti quali la chiusura immediata di tutti gli scarichi inquinanti per prevenire danni gravi alla salute dei cittadini, a dichiarare il disastro ambientale, a rimuovere la fonte della contaminazione principale, a ridurre da 500 a 100 ng/l la quantità di PFAS tollerati.”
Da quanto riportato nel suo atto di diffida, si evince che lei e gli altri suoi colleghi ritenevate, e probabilmente continuate a ritenere, che un livello di 100 ng/L sia tollerabile. Addirittura ritenete, forse, sbagliando, che tali livelli possano essere protettivi per la salute umana.
Poiché i livelli di PFAS totali nel Comune di Lonigo di cui lei è sindaco, e probabilmente negli altri comuni amministrati dai suoi colleghi, il livello di 100 ng/l di PFAS totali è da sempre superato, io ne deduco che lei ha continuato a fornire ai suoi figli e ai suoi concittadini acqua avvelenata.
Io, e penso i suoi concittadini, sono molto curioso di sapere se:
  • Lei considera l’acqua che sta rifornendo ai suoi concittadini non più avvelenata?
  • Fino a quando l’ha considerata avvelenata? Forse fino al giorno della sua elezione?
  • Quando ha scoperto che l’acqua del suo comune era avvelenata, che acqua ha fatto bere ai suoi figli?
  • Da quando non considera più avvelenata l’acqua che fa bere ai suoi figli? (domenica prima ottobre, nel teatro della sua città ha dichiarato pubblicamente che lei e la sua famiglia bevete l’acqua del rubinetto)
  • Quanti suoi concittadini pensa che credano alle sue parole? A differenza di lei che è ben informato sulla pericolosità delle PFAS, i suoi predecessori (tranne l’ultimo) probabilmente non erano informati su tali contaminanti e, pertanto, non possono essere considerati corresponsabili dell’avvelenamento.
Proprio oggi, la Giunta della Regione Veneto presieduta dal suo collega di partito e presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha deliberato sui “nuovi limiti” per l’acqua potabile, fissati come lei ben sa a 340 ng/L nella zona rossa e 390 ng/litro altrove, ma lasciando inalterati i limiti ben più alti precedentemente consigliati per quanto riguarda gli usi zootecnici. [3]
È sotto gli occhi di tutti, pertanto, che il suo collega di partito Luca Zaia non ha tenuto minimamente conto delle richieste sue e degli altri sindaci. Mi auguro, quindi, che lei e i suoi colleghi firmatari della diffida, per coerenza, avendolo promesso ufficialmente, abbiate iniziato, a valutare “…la necessità di adottare un’ordinanza restrittiva dell'uso dell'acqua, per tutelare la salute pubblica e l’intera filiera agricola, gravemente compromessi dalla presente contaminazione da agenti chimici, ut supra, e da eventuali ritardi dei provvedimenti richiesti da parte degli enti preposti.”
Con la speranza lei emetta la sua ordinanza al più presto, le invio i miei più cordiali saluti e il consiglio di non bere acqua contaminata né mangiare alimentati possibilmente contaminati, pena il perpetuarsi dell’avvelenamento.

[1]   Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, «Resoconto stenografico Seduta n. 100 di Lunedì 16 maggio 2016». [In linea]. Available at: http://www.camera.it/leg17/1058?idLegislatura=17&tipologia=audiz2&sottotipologia=audizione&anno=2016&mese=05&giorno=16&idCommissione=39&numero=0100&file=indice_stenografico. [Consultato: 31-ago-2017].
[2]   «Atto di significazione e diffida Città di Lonigo - PF AS», 03-set-2017. [In linea]. Available at: http://www.comune.lonigo.vi.it/files/Bandi_avvisi/PFAS/Diffida_Enti_28_02_17-per_pubblicazione_sul_sito.pdf. [Consultato: 31-ago-2017].
[3]   «Regione Veneto - Comunicato n.1323 - PFAS. GIUNTA REGIONALE DELIBERA I LIMITI PIU’ RESTRITTIVI D’EUROPA E STANZIA 1,2 MILIONI DI EURO PER POTENZIARE I FILTRI NEGLI ACQUEDOTTI.» .

Pfas, sindaco di Lonigo: «vietare l’acqua ad uso agricolo»



Marco Milioni

Pfas, sindaco di Lonigo: «vietare l’acqua ad uso agricolo»

La dichiarazione shock è contenuta nel verbale della commissione ecomafie del 26 settembre. E dallo stesso verbale dubbi anche sull’ipotesi di bonifica per la Miteni

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«È necessario che quest’utilizzo d’acqua sia impedito. Anche se non ci sono ancora dati ufficiali infatti dalle indiscrezioni che ho avuto tutte le produzioni agricole sono certissimamente contaminate da questi inquinanti». Sono queste le parole shock usate dal sindaco di Lonigo, il leghista Luca Restello, durante l’audizione del 26 settembre davanti alla Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti, meglio conosciuta come Commissione Ecomafie. Tema dell’audizione il caso di contaminazione da Pfas che ha colpito il Veneto centrale.
Il tutto sta scritto nero su bianco nel verbale della seduta prima riservato e ora messo in chiaro sul sito della Camera dei Deputati. Le parole del primo cittadino sono riferite alle acque ad uso agricolo nella zona di contaminazione del Vicentino. Tuttavia quella presa di posizione pone seri interrogativi anche per quanto riguarda le altre province più a valle, Verona e Padova in primis. Anzitutto i Pfas sono sostanze che si accumulano e, anche se nel Veronese questi si diluiscono grazie all’apporto di acqua pulita del canale Leb, ciò non toglie che gli inquinanti, pur in maniera meno concentrata si possano rilevare anche nella catena idro-alimentare del resto del Veneto centrale. Se a questo si aggiunge che il governatore Luca Zaia, in evidente imbarazzo, intervistato domenica dagli inviati de Le Iene, non era stato in grado di fornire i dati regionali sull’inquinamento da Pfas nella catena alimentare, si capisce quanto sia delicata la situazione. Visto che è a rischio anche l’integrità della filiera del commercio alimentare.
Le rivelazioni arrivano in un momento particolare per il cosiddetto affaire Miteni (dal nome della fabbrica trissinese ritenuta responsabile dell’inquonamento) dal momento che domenica proprio a Lonigo nel Vicentino (in foto un momento della manifestazione) era andato in scena un lungo corteo con 10mila persone che avevano urlato slogan «per un’acqua pulita» sia negli acquedotti che nelle case. La tensione politica che aveva investito Regione e governo nazionale era rimasta alta anche nelle ore a seguire. Salvo scemare un po’ soprattutto dopo l’annuncio dato dall’Arpav per cui in alcuni punti di approvvigionamento dell’acqua potabile nel comprensorio di Lonigo, il livello dei Pfas, ritenuti assai nocivi da una parte consistente della comunità scientifica ma che nella loro formulazione chimica più recente ancora non sono stati messi fuori legge, sarebbe calato a livello zero.
Tuttavia compulsando tra le pagine dello stesso verbale si trovano anche le dichiarazioni del sindaco di Trissino, il piccolo centro vicentino della valle dell’Agno in cui si trova la Miteni. A parlare, alimentando previsioni fosche sulla possibilità di una bonifica, è Davide Faccio, primo cittadino in quota Lega Nord: «Il problema è che Miteni ha un’estensione talmente grande che…» per assumere i campioni «… e testarli ci vogliono capannoni interi» giusto per «riuscire a custodire tutto questo materiale» per non parlare delle risorse umane necessarie a svolgere un lavoro del genere, tanto che l’Arpav, rivela sempre il sindaco, avrebbe contattato le agenzie cugine di altre Regioni «per avere supporto» in questo senso visto che «il lavoro sulla caratterizzazione è notevole e sicuramente» non porterà a risultati «nell’immediato».
In realtà le parole di Restello rischiano di far risalire la tensione alle stelle, perché da indiscrezioni che giungono proprio dalla Ecomafie, più di un componente dell’organo bicamerale avrebbe giudicato con molta perplessità l’annuncio dato da Arpav e Regione Veneto di una Lonigo a zero Pfas, soprattutto in considerazione del fatto che «quanto meno ai media» non sarebbero stati forniti i dettagli dei rilevamenti con le specifiche dei campioni, le quantità e le modalità di trattamento che avrebbero permesso di neutralizzare questi inquinanti derivati dal fluoro.
La partita, anche sul piano scientifico, è appena agli inizi. Se da una parte infatti da diversi anni si parla di un composto particolare, il grafene, che sarebbe in grado di setacciare l’acqua a livello microscopico, è anche vero che il campo di applicazione, da quello che si è saputo sino ad oggi, investe principalmente la desalinizzazione dell’acqua marina a scopo potabile. Che è tutt’altro dire rispetto ai Pfas. É pur vero però che anche il mondo accademico italiano ha incominciato seriamente a occuparsi della questione dei derivati del fluoro. Basti pensare al seminario organizzato nel giugno del 2016 dall’università di Padova. A questo si aggiungano le voci arrivate a più riprese da Montecitorio che parlano proprio di uno studio riservato che sarebbe stato commissionato all’ateneo padovano da un ente riferibile all’amministrazione centrale dello Stato o a quella regionale del Veneto, dal quale emergerebbe una radiografia dello stato della contaminazione e delle prospettive per il futuro, ancor più problematica di quanto emerso sino ad oggi dai riscontri messi in campo dal ministero dell’Ambiente, dall’Istituto superiore di Sanità, nonché dalla Regione Veneto.

Ambiente - Gruppo M5S: "I Pfas a "Le Iene": la prova che tutti sapevano e non hanno fatto nulla".

comunicati stampa

Ambiente - Gruppo M5S: "I Pfas a "Le Iene": la prova che tutti sapevano e non hanno fatto nulla".


(Arv) Venezia, 9 ott. 2017 - “Ieri sera alle Iene è andato in onda un nuovo servizio sul problema dei Pfas in Veneto e in Italia che ha evidenziato l’incapacità della Regione Veneto di risolvere il problema, pur essendone a conoscenza da anni”. Sono le affermazioni contenute in una nota del Movimento 5 Stelle nella quale si ricorda che “sia in Regione che in Parlamento e nei comuni abbiamo denunciato il problema dal 2013, ricordato anche dalla giornalista Nadia Toffa come l’anno in cui il problema è emerso. Come dimostra il servizio, otto mesi fa il presidente Zaia disse di non fare allarmismo sui Pfas, mentre oggi riconosce che ‘l’emergenza c’è sempre stata’. Se, come dicevamo noi l’emergenza Pfas era tale già cinque anni fa, perché non si è intervenuti prima? Secondo diversi esperti, i Pfas causano un aumento di tumori di vario tipo e questo è confermato anche da testimonianze andate in onda durante il servizio.
Molti malati si sarebbero potuti evitare intervenendo prima. Questo ritardo nel riconoscere il problema è grave e oggi tutta Italia lo vede, come dimostra la partecipazione massiccia alla manifestazione di ieri a Lonigo contro i Pfas”.
“Eravamo oltre 10mila - ricordano i pentastellati - e con i cittadini preoccupati, oltre a noi, c’erano anche esponenti politici di altri partiti, compresi gli assessori Coletto e Bottacin. Un gesto che, fatto oggi, rischia di essere tacciato di ipocrisia. Dov’era questa gente quando eravamo qualche decina di persone a manifestare e prima che il M5S portasse la notizia a livello nazionale? La soluzione della Regione oggi, nella speranza di tenere buone le mamme No Pfas, è quella di effettuare una pulizia del sangue nei ragazzi contaminati.
Questa è solo una toppa, come lo sono le autobotti di acqua pulita. L’unica soluzione al problema, come diciamo da tempo, è quella di chiudere la linea Pfas della Miteni, azienda considerata responsabile dell’inquinamento, e bonificare l’area inquinata. Ed a spese accollate secondo il principio di ‘chi inquina paga’. Come M5S Veneto, esattamente un anno fa, abbiamo presentato un’interrogazione per conoscere il nome dell’azienda che distribuisce in tutta Italia tacchini e uova contaminati da Pfas. Il problema è infatti non solo veneto, ma nazionale. Ad oggi nessuna risposta”.
“La nostra più grande paura - concludono gli esponenti pentastellati - è che non ci sia alcuna intenzione di risolvere realmente il problema Pfas. L’ad della Miteni, Nardone, infatti davanti alle telecamere delle Iene ha negato la gravità del problema alludendo perfino al fatto che i Pfas possano fare bene alla salute. Se non chiudesse la linea Pfas della Miteni e non si bonificasse l’area inquinata, Zaia e la sua Giunta ci starebbero solo prendendo in giro giocando con le vite dei veneti”.

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l comunicato stampa del coordinamento “Acqua libera dai Pfas” sulla manifestazione di domenica 8 ottobre



“Acqua libera dai Pfas”: «valori a zero e chi inquina paga»

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Pubblichiamo il comunicato stampa del coordinamento “Acqua libera dai Pfas” sulla manifestazione di domenica 8 ottobre
Il “Coordinamento Acqua Libera dai Pfas” sarà alla manifestazione di Lonigo confermando l’assoluta vicinanza a tutti i cittadini colpiti dall’emergenza Pfas, ma non può esimersi dal ricordare il ritardo che tutte le istituzioni locali, regionali e nazionali hanno avuto e continuano ad avere nell’affrontare questo disastro ambientale.
Rimangono tuttora inevasi i punti che come coordinamento riteniamo essenziali :
1. l’allacciamento a fonti pulite degli acquedotti
2. le richieste di avere un quadro completo sulle possibili contaminazioni delle matrici alimentari
3. nessuna indicazione sull’uso delle acque irrigue contaminate in agricoltura
4. l’accertamento sulle eventuali responsabilità degli enti preposti alla prevenzione e al controllo
5. Il mancato blocco delle emissioni inquinanti
6. nessun progetto sulla bonifica dei siti inquinati.
Ricordiamo le nostre richieste :
1. Acqua esente da Pfas e non con meno Pfas
2.L’estensione dello screening sanitario a tutte le fasce di età e a tutta la popolazione coinvolta
3.La bonifica del bacino del Fratta-Gorzone con l’immediato blocco degli scarichi inquinanti che ancora oggi arrivano dal collettore ARICA
4. L’attuazione del principio “chi inquina paga” perché finalmente siano gli inquinatori a pagare e non i cittadini inquinati.
Riteniamo che se la Regione Veneto vuole essere veramente all’avanguardia nella lotta agli inquinanti emergenti debba produrre una legge nella quale si affronti non solo la situazione emergenziale bensì il futuro, partendo dal principio di precauzione e di tutela del territorio.
Inoltre, in considerazione dei drammatici valori riscontrati nel sangue degli adolescenti, chiediamo zero Pfas nell’acqua, zero Pfas nell’aria, zero Pfas negli alimenti e zero Pfas nei prodotti di largo consumo.
Obbiettivi perseguiti dal “Coordinamento Acqua Libera dai Pfas“ sin dalla scoperta dell’inquinamento nel 2013.

Contaminazione delle acque. La denuncia del Coordinamento Acqua Libera dai Pfas del Veneto

“In considerazione dei drammatici valori di PFAS riscontrati nel sangue degli adolescenti sottoposti a monitoraggio nell’ultimo periodo da parte delle ULSS di competenza, chiediamo: zero PFAS nell’acqua, zero PFAS negli alimenti, zero PFAS nei prodotti di largo uso, zero PFAS nell’aria”.
COMUNICATO STAMPA DEL COORDINAMENTO ACQUA LIBERA DAI PFAS
Quattro giorni per decidere e quattro anni per pensarci.
La montagna ha partorito il topolino. Sono passati oltre quattro anni dalla scoperta dell’inquinamento da PFAS (che interessa una buona fetta del Veneto), e, ad un mese dal fatidico referendum sull’autonomia, la Regione Veneto partorisce il classico topolino. Dopo aver cercato in tutti i modi di minimizzare questo inquinamento, un inquinamento tra i più gravi che la nostra regione ricordi, la giunta Zaia, sotto la pressione popolare e nell’attesa del referendum, si è decisa ad imporre limiti più restrittivi alla presenza dei pfas nelle acque potabili. Limiti che, si badi bene, non cambieranno assolutamente la situazione visto che i pfas rimangono nelle acque potabili della zona rossa a livelli per noi inaccettabili.
Rimane ancora senza risposta la richiesta dell’allacciamento a fonti pulite per gli acquedotti contaminati, essenziale per ridurre in modo definitivo l’assunzione di queste sostanze da parte dei cittadini inquinati, così come rimangono inevase le richieste di avere finalmente un quadro completo sulla possibile contaminazione delle matrici alimentari. Non si capisce, poi, come i cittadini con i pozzi privati inquinati potranno adeguarsi ai nuovi limiti, così come le aziende agricole potranno permettersi l’aumento dei costi del filtraggio per adeguarsi alle nuove norme.
Non comprendiamo il motivo di non proporre gli stessi limiti per tutta la nostra regione, visto che la contaminazione da queste sostanze e le conseguenze per la salute sono eguali per tutti.
Noi continueremo a chiedere acqua libera dai PFAS e non acqua con meno PFAS, e continueremo a chiederci dove erano i responsabili della prevenzione delle Ulss interessate mentre ci stavano inquinando, e dove erano e dove sono i governanti di questa regione mentre gli inquinatori continuavano e continuano ad inquinarci.
L’azione della Regione riguardante i limiti di presenza dei PFAS nell’acqua giunge purtroppo tardiva e carica di contraddizioni. Il quadro dell’inquinamento e la veicolazione della contaminazione non sono ancora del tutto chiari. Più volte abbiamo chiesto che fossero resi pubblici i nuovi dati sul biomonitoraggio degli alimenti e a tutt’oggi ci viene detto, dopo molti rinvii, che non sono pubblicabili neanche parzialmente. Per quanto riguarda l’acqua, l’azione di riduzione dei limiti che la Regione intende attuare, non impressiona nessuno in quanto già allo stato attuale gli acquedotti della zona rossa erogano acqua al di sotto di quelli che probabilmente saranno i nuovi limiti. Non si registra pertanto nessun miglioramento. La popolazione, già gravemente contaminata, per depurarsi non avrà altra alternativa che sottoporsi alla plasmaferesi vita natural durante. Terapia sulla quale non ci sono ancora studi che dimostrino la validità di abbassamento totale dei Pfas e consigliata ugualmente senza spiegare le controindicazioni anche agli adolescenti.
Se vogliamo che la Regione Veneto sia veramente all’avanguardia mondiale nella lotta agli inquinanti emergenti dovrà produrre una legge nella quale si affronti non solo la situazione emergenziale attuale che riguarda acqua – terra – aria, bensì il futuro, tenendo conto del principio di precauzione.
In considerazione dei drammatici valori di PFAS riscontrati nel sangue degli adolescenti sottoposti a monitoraggio nell’ultimo periodo da parte delle ULSS di competenza, chiediamo: zero PFAS nell’acqua, zero PFAS negli alimenti, zero PFAS nei prodotti di largo uso, zero PFAS nell’aria.
COORDINAMENTO ACQUA LIBERA DAI PFAS:
Legambiente Veneto, Legambiente Vicenza, Legambiente Verona, Circolo Legambiente Perla Blu di Cologna Veneta, ViVerBio Gas Lonigo, Comitato Vicentino No Ecomafie, Coordinamento Acqua Bene Comune Vicenza, Acqua Bene Comune Verona , Associazione No alla Centrale Ovest vicentino, CILLSA (Cittadini per il lavoro, la legalità, la salute e l’ambiente) di Arzignano, CITTAB (Comitato intercomunale tutela territorio area berica) di Lonigo, Medicina Democratica Vicenza, Nuovi consumatori Vicenza, Gas Sommacampagna, Lasciateci respirare di Monselice, di Conselve di Lendinara (3 comitati), Terre nostre Veneto, Dario Muraro, Francesco Muraro e Rigolon Giuliano di Brendola, Coordinamento 0 OGM, comitato contro i disagio del mangimificio Veronesi, GASDOTTO di ESTE, Gruppo di consumo critico della Val D’Illasi, Monastero del bene comune di Verona, Gruppo Gas Prova di San Bonifacio, Acli Montagnana, Graziano Rossi e Diego Lovato di Bagnolo di Lonigo, Gas Creazzo, Paola Cocco di Alonte, Dott. Elisa Dalla Benetta medico di base di Zimella

La verità sui pfas di Enrico 8 ottobre a Lonigo e altri video della manifestazione

https://www.youtube.com/watch?v=aY2VYE8lmvY  

Intervento di Enrico (Climate Defense Units)

 https://www.youtube.com/watch?v=qWjSIUPl-JI  VICENZA - riflettori puntati sulla grande manifestazione no pfas che si è svolta a Lonigo. Almeno 10 mila persone hano gridato "NO" all'inquinamento delle acque. - Servizio Vanessa Banzato, immagini Vanessa Banzato, montaggio Cristiano Facca - Segui Antennatre anche sul digitale terrestre! Visita il sito www.antennatre.it per ulteriori informazioni.

lunedì 23 ottobre 2017

Mamme no Pfas – genitori attivi in zona rossa Mamme no Pfas – genitori attivi in zona rossa

Pubblichiamo una nota di Mamme no Pfas sulla manifestazione in programma l’8 ottobre a Lonigo (Vi).
Mamme no Pfas – genitori attivi in zona rossa, con il patrocinio del Comune di Lonigo e di altri Comuni della zona, mandano a dire alla politica che la nostra acqua deve essere priva di Pfas. Nei Comuni della zona rossa non ci sono alternative. Le analisi del sangue della popolazione attualmente in corso sono inequivocabili. L’attuale livello di Pfas rilevato nel sangue è così alto che non possono permettersi di assumerne ancora, nemmeno quelli presenti nell’acqua che scorre dai rubinetti anche se per la legge viene definita potabile.
Le richieste quindi sono chiare:
– poter usufruire da subito di acqua priva di Pfas almeno per l’alimentazione, lavaggio verdura compresa;
– un veloce allacciamento degli acquedotti a nuove fonti prive di Pfas;
– la tutela assoluta dell’acqua da tutti gli inquinanti emergenti e non soggetti a controllo;
– estensione del controllo del sangue (screening) alle fasce sotto ai 14 anni e sopra i 65 e ai Comuni della zona arancione.
La manifestazione si articolerà in tre momenti. Il primo, alle ore 10, presso il Parco Ippodromo di Lonigo. Seguirà un corteo che porterà i manifestanti alla centrale di potabilizzazione situata nella frazione di Madonna dove avrà luogo il terzo momento previsto. Per chi lo desidera, ci sarà anche un’appendice presso il Santuario della Madonna dei Miracoli di Lonigo dove avrà luogo l’incontro con il Vescovo della Diocesi di Vicenza.