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domenica 6 dicembre 2015

Belfiore : Acquedotto a secco: due ipotesi per attivarlo

Acquedotto a secco:
due ipotesi per attivarlo

Acqua potabile: Belfiore è rimasto l’unico Comune di tutta la provincia a non avere l’acquedotto pubblico
Acqua potabile: Belfiore è rimasto l’unico Comune di tutta la provincia a non avere l’acquedotto pubblico
Sono due le soluzioni proposte da Acque Veronesi, entrambe accolte con favore dell’amministrazione comunale di Belfiore, per risolvere la questione dell’acquedotto, ultimato un anno fa, ma fino ad oggi mai entrato in funzione. Mercoledì c’è stato un incontro in prefettura, il tavolo convocato dal prefetto Salvatore Mulas dopo le sollecitazioni del sindaco di Belfiore, Davide Pagangriso, che si è visto sfilare da sotto il naso due milioni e mezzo di euro, già stanziati dalla Regione.
Soldi questi, dirottati da Acque Veronesi in estate per far fronte all’emergenza Pfas, l’insieme di inquinanti trovati nell’acqua potabile del Colognese. Al vertice in prefettura sono intervenuti il sindaco Pagangriso, con il vice Piergiorgio Barbieri, il presidente di Acque Veronesi Nico Cordioli con i tecnici della società, il capo di gabinetto Alessandro Tortorella.
«Sono due le ipotesi che abbiamo proposto a sindaco e capo di gabinetto per alimentare le condotte idriche a Belfiore», spiega al termine dell’incontro il presidente Nico Cordioli, «la prima è quella di realizzare un nuovo serbatoio di accumulo dell’acqua a San Bonifacio, per un costo presunto di 350 mila euro. Questa soluzione risolverebbe il problema di Belfiore e al contempo darebbe una risposta alla carenza idrica che si è verificata in estate a San Bonifacio».
«L’altra ipotesi», prosegue Cordioli, «è di realizzare un pozzo ad hoc per Belfiore. Abbiamo già individuato un’area privata dove scavare il pozzo che alimenterà solo la rete idrica del paese. Nelle prossime settimane faremo i sondaggi per verificare la presenza di acqua nel sottosuolo». Verrà creato un pozzo spia per valutare qualità e quantità dell’acqua. «In entrambi i casi si tratta di interventi non previsti tra le opere programmate dal Consiglio di bacino (ex Aato).Entro fine anno sarà convocato il Consiglio di bacino che inserirà una di queste soluzioni con una variante al programma, così poi potremo procedere in un senso o nell’altro», rassicura Cordioli.
«Ringrazio l’amministrazione comunale di Belfiore per la disponibilità e la Prefettura per l’accoglienza e l’interessamento al problema, che urge anche a noi risolvere», conclude il presidente di Acque Veronesi, «È interesse anche nostro quello di far funzionare l’acquedotto di Belfiore. Alla fine non sarà acqua che proviene da Almisano, come previsto in origine, ma da un pozzo apposito in paese».
«I pozzi privati finora hanno sempre assicurato una certa salubrità dell’acqua, ma è bene far funzionare quanto prima la nuova rete idrica per maggiore sicurezza e garanzia», aggiunge il sindaco Pagangriso, «la nostra situazione era meno urgente di quella del Colognese, con i Pfas trovati nel pozzo di Almisano e pertanto i soldi sono stati stralciati a ragion veduta. Tuttavia è bene che venga realizzato un nuovo pozzo che alimenti la nostra rete idrica, non appena il Consiglio di bacino consentirà di intervenire».
Zeno Martini

A Belfiore Verona L’acquedotto c’è da un anno ma non si può ancora usare

L’acquedotto c’è da un anno
ma non si può ancora usare

Il centro di Belfiore: il paese è servito da pozzi privati
Il centro di Belfiore: il paese è servito da pozzi privati
Nuova rete idrica pronta, ma ancora a secco. Il nuovo acquedotto di Belfiore è terminato da un anno, già collaudato nel dicembre 2014, eppure i 3.200 residenti continuano ad approvviggionarsi d’acqua potabile da pozzi privati. Perché l’acqua non scorre ancora nelle tubature?
Nonostante l’investimento del Comune, che ha tirato fuori un milione di euro, e della Regione per realizzare l’intera rete idrica del paese, che ne era sprovvisto, sono spariti i fondi necessari a collegare le condotte al campo pozzi dove viene attinta l’acqua.
Il progetto prevedeva di potenziare la linea che dal campo pozzi di Almisano (Vicenza) corre lungo la nuova Porcilana fino a San Martino Buon Albergo. La conclusione del progetto, inoltre, prevedeva la realizzazione di una stazione di accumulo e pompaggio dell’acqua proveniente dal pozzo di Almisano, a Madonna di Lonigo, appena di là del confine con Verona. Questo impianto avrebbe fornito d’acqua sia San Bonifacio che Belfiore e il costo ammontava a 2,5 milioni di euro, fondi già stanziati dalla Regione Veneto. Ma proprio questi soldi nel frattempo sono spariti e così il campo pozzi o di accumulo e pompaggio dell’acqua a Madonna di Lonigo non è più stato costruito.
Il sindaco Davide Pagangriso, tenuto all’oscuro della cosa, ha chiesto lumi ad Acque Veronesi, domandando come mai l’acquedotto non entrasse in funzione. Acque Veronesi a questo punto ha comunicato al Comune che i soldi necessari al completamento dell’opera idraulica sono stati utilizzati in realtà per gestire l’emergenza dei Pfas, che si è verificata in estate nel colognese.
Una sorpresa per Pagangriso e per l’intera cittadinanza: di fatto ora il nuovo acquedotto è allacciato a quello della parte sud di San Bonifacio, che non riesce tuttavia ad alimentare anche quello nuovo belfiorese.
Quindi, a distanza di un anno dalla conclusione dei lavori per la rete, nelle condotte idriche del paese non è mai corsa una goccia d’acqua. Per cercare di tamponare il problema, il dirigente di Acque Veronesi, Francesco Berton, ha chiesto al Comune di comunicare le «utenze sensibili e prioritarie, così da poterne valutare le necessità e dare quanto prima funzionalità alla rete». Questo comunicava Berton al Comune ancora nel giugno scorso.
Il sindaco rispondeva che le utenze sensibili pubbliche sono almeno 80: scuole, palestra, municipio e sale civiche. «Si vuole però sul punto sottolineare come tutti i cittadini di Belfiore siano bisognosi di poter disporre con urgenza dell’acqua potabile», scriveva Pagangriso a Berton, «atteso anche che l’attingimento dai pozzi privati non appare sempre garantire un corretto e sicuro rifornimento idrico».
Il primo cittadino ha portato il problema all’attenzione del Consiglio di bacino, nell’incontro che si è tenuto ad Illasi per l’area dell’Est veronese. «Con mia grande sorpresa ho notato che nessuno dei componenti del Consiglio di bacino (ex Aato) era al corrente dello storno del denaro che doveva servire ad alimentare il nostro acquedotto», afferma oggi il sindaco.
Si è tenuto anche un incontro tra i tecnici del Comune e di Acque Veronesi per vedere il da farsi. Abbiamo dato la disponibilità a concedere gratuitamente un appezzamento di nostra proprietà, che si trova nella zona industriale ad artigianale di Castelletto», svela Pagangriso, «dove creare un nuovo campo pozzi, che possa prelevare l’acqua in loco e alimentare così le nostre tubature».
Acque Veronesi si è riservata di valutare l’offerta, ma da questa estate l’amministrazione comunale non ha saputo più nulla. Come mai? Probabilmente Acque Veronesi non ha nemmeno i soldi necessari a fare un nuovo pozzo a Belfiore.
Zeno Martini