venerdì 10 febbraio 2017

martedì 7 febbraio 2017

Interrrogazione del Consigliere Regionale Manuel Brusco sul percolato proveniente da Verona contenente pfas

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
DECIMA LEGISLATURA


INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N. 370

PERCOLATO PROVENIENTE DA UNA DISCARICA VERONESE SPEDITO IN UN IMPIANTO DI TRATTAMENTO IN LOMBARDIA: VENGONO SVOLTE ANALISI E CONSEGUENTEMENTE DETERMINATA L’EVENTUALE CONCENTRAZIONE DI COMPOSTI PFAS NEL MEDESIMO?

presentata il 20 gennaio 2017 dal Consigliere Brusco



Premesso che:
- il deputato del Movimento 5 Stelle Alberto Zolezzi, membro della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, ha dichiarato alla stampa sulla base di dati ARPAV la circostanza che, presso l’impianto di Indecast S.r.l. ubicato sul territorio comunale di Castiglione delle Stiviere (MN), verrebbe smaltito il percolato prodotto dalla discarica del Comune di San Martino Buon Albergo (VR) per un quantitativo pari a 5.300 metri cubi nell’anno 2016;
- egli sostiene inoltre che, sempre da verifiche analitiche effettuate da parte dell’ARPAV, tale percolato prodotto dalla discarica di San Martino Buon Albergo (VR) sarebbe caratterizzato dalla presenza di 37.000 ng/L di PFAS e dalla presenza di 1.910 ng/L di PFOS.
Considerato che, al di là del conferimento di percolato sopracitato, la Regione Lombardia sarebbe comunque interessata dall’arrivo di oltre 100.000 tonnellate all’anno di fanghi di depurazione provenienti dalla Regione del Veneto (15.000 tonnellate dei quali sempre secondo dati ARPAV finirebbero sparsi nei terreni della Provincia di Mantova).
Il sottoscritto Consigliere
interroga la Giunta regionale

per sapere:
1) il quantitativo complessivo annuo di percolato proveniente dalle discariche del Veneto che viene inviato per lo smaltimento presso impianti operanti in Lombardia e in altre Regioni;
2) se di tale percolato venga determinata analiticamente la concentrazione dei PFAS e composti chimici affini in esso eventualmente presenti;
3) se, in caso di presenza di PFAS nei percolati, i gestori degli impianti di smaltimento destinatari e le competenti Autorità pubbliche sanitarie e ambientali vengano avvisati dei possibili rischi a ciò correlati.

il senatore Enrico Cappeletti annuncia la Relazone sui Pfas

Finalmente ci siamo: dopo mesi e mesi di lavoro, domani sarà pubblicata la relazione della Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti sui Pfas.
Sostanze dal nome cacofonico che sono interferenti endocrini, in particolare del metabolismo dei grassi, e possibili cancerogeni.
Hanno contaminato l'acqua potabile in un'area di almeno 180 km2 abitata da oltre 300mila persone.
E stanno causando una strage silenziosa, di cui ora ci sono le prove ma che continua imperterrita, nonostante le denunce e i dossier rimpallati tra le procure.
I Pfas sono stati utilizzati, a partire dagli anni '50, come emulsionanti e tensioattivi in prodotti per la pulizia, nella formulazione di insetticidi, rivestimenti protettivi, schiume antincendio e vernici. E nella produzione di capi d'abbigliamento impermeabili, in prodotti per stampanti, pellicole fotografiche e superfici murarie, in materiali per la microelettronica, in ambito militare
I composti perfluoroalchilici vengono usati, inoltre, nei rivestimenti dei contenitori per il cibo, come ad esempio quelli dei "fast food" o nei cartoni delle pizze d'asporto, nella produzione del Teflon (dalle note proprietà antiaderenti) e del Gore-Tex, materiale che ha trovato applicazione in numerosi campi.
La caratteristica, che li rende potenzialmente pericolosi, è costituita dal fatto che si accumulano non nel grasso, bensì nel sangue e nel fegato e si legano alle proteine in generale, rendendosi così biologicamente più disponibili, con lunghi tempi di eliminazione dall'organismo. Il PFOS e il PFOA possono anche attraversare la placenta, con la conseguenza che i neonati sono esposti a queste sostanze contenute nel sangue materno.
In Italia, i PFAS sono stati prodotti da molti anni alla Miteni di Trissino (VI). Che ancora oggi ha una linea di produzione attiva, dove lavorano 13 persone. Soltanto 13 persone.
Dal 1977 ci sono state segnalazioni di inquinamento (da benzofloruri) presso tale stabilimento, addirittura citato nelle inchieste sulle navi dei veleni per lo smaltimento di alcuni rifiuti prodotti (peci fluorate).
Un'analisi del Servizio epidemiologico regionale veneto, resa pubblica ancora nel giugno scorso secondo la quale nei 21 Comuni interessati dall'inquinamento (fra i quali ci sono anche i veronesi Zimella, Veronella, Albaredo, Cologna, Bonavigo, Minerbe, Pressana, Roveredo, Legnago, Boschi Sant'Anna, Bevilacqua, Terrazzo ed Arcole) conferma l'incremento del 20% delle patologie cerebrovascolari e cardiovascolari, così come delle patologie tiroidee.
Ora, domani nella relazione ci saranno dati, analisi, epidemiologia. E magari potrà anche arrivare un decreto che stanzia dei soldi ad hoc per affrontare il problema.
Ma, a nostro avviso, nessuno stanziamento sarà sufficiente se non si rispetteranno questi dettami:
-la linea PFAS della MITENI deve chiudere;
-deve essere velocizzata la messa in sicurezza ed intrapresa la bonifica dello stabilimento;
-i rifiuti contaminati da PFAS (fanghi, percolati, idrolizzati proteici animali usati persino nelle centrali a biogas della provincia di Mantova) devono essere trattati con cautele specifiche e non esportati fuori dai territori regionali contaminati;
-devono essere pubblicati i dati dei monitoraggi dei PFAS nella filiera agroalimentare;
-i lavoratori attuali e pregressi della Miteni devono essere sottoposti a screening sanitario indipendente ed eventualmente a plasmaferesi se i dati dei verosimili studi in corso saranno positivi;
-le responsabilità dell'inquinamento e degli eventuali danni alla salute dovranno essere sanzionate;
-deve partire una Commissione d'inchiesta sui PFAS per accertare le responsabilità a tutti i livelli;
-la Commissione europea va coinvolta al più presto per accelerare la bonifica e limitare il propagarsi del danno ambientale e alle filiere agroalimentari
Inoltre: il Direttore della sanità veneta Mantoan (interrogazione parlamentare Zolezzi numero 5/09868) si è sottoposto a 5 sedute di plasmaferesi in un verosimile studio clinico di cui non sono stati resi noti gli esiti, sono diminuiti i PFAS nel sangue dei casi studiati?
Solo rispondendo a questi quesiti si potrà dire di essere sulla strada giusta per affrontare quest'ennesima e prolungata emergenza sanitari e ambientale!
Ecco una mappa interattiva che mostra la distribuzione dei Pfas in Veneto.
Alberto Zolezzi
Deputato M5S in Commissione Ambiente
e Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti
Fonte: http://www.movimento5stelle.it/…/pfas-la-strage-silenziosa-…

Località del Veneto con presenza di PFAS nelle acque desinate a consumo umano e/o profonde. Dati Arpav
www.google.com



Incontro pubblico di approfondimento PFAS A LEGNAGO: FACCIAMO IL PUNTO

A Legnago il 10 Febbraio, siamo stati invitati dall'assessore alla salute Donatella Ramorino per fare il punto sui Pfas
Incontro pubblico di approfondimento
PFAS A LEGNAGO: FACCIAMO IL PUNTO
Venerdì 10 febbraio ore 20.15
Sala Civica (Palazzo di vetro) Via Matteotti, 4 - Legnago
Programma dell'incontro: http://www.comune.legnago.vr.it/…/Incontro_pubblico_PFAS_a_…
comune.legnago.vr.it

Video Tg3 Veneto rifiuti sull'Argine del Poscola

Al minuto 7.25 del TG3 Veneto andato in onda sabato 4 Febbraio c'è un servizio di Matteo Mohorovicich sul ritrovamento di sacchi di rifiuti lungo l'argine del Poscola , forse sepolti ancora dalla Rimar negli anni settanta. Commento anche dell'Ad della Miteni ,Nardone

Medio Chiampo individua due utenze fuorilegge

Depurazione: Medio Chiampo individua due utenze fuorilegge: “Un danno per le altre concerie, per l’impianto e la società”

“La ricerca è iniziata la scorsa primavera, verificando più volte, durante l’attività di miglioramento e upgrading della nostra struttura, difformità di funzionamento dell’impianto dovute a scarichi anomali”. Inizia così Giuseppe Castaman (nel riquadro), presidente di Medio Chiampo, società del servizio idrico integrato di Montebello Vicentino, spiegando le ragioni per cui il Consiglio di Amministrazione ha sospeso l’autorizzazione a due concerie terziste (calcinaio e concia) “per evidenti difformità tra lo scarico consegnato e quello rilevato in rete”. Si tratta di Conceria Riviera di Zermeghedo e Cumar di Montorso Vicentino (50 dipendenti circa in totale). “Durante l’estate scorsa – continua Castaman – abbiamo attivato un nucleo operativo formato da nostri tecnici che hanno il compito specifico di individuare le anomalie. Questo gruppo è stato impegnato per un periodo molto lungo, durante il quale ci sono stati ripetuti e mirati controlli, video-ispezioni delle reti, bonifica e isolamento di alcuni tratti. Ha individuato con precisione i punti di origine dove si generavano scarichi con difformità sostanziali”. Scoperti i responsabili, Medio Chiampo ha deliberato la “sospensione temporanea dell’autorizzazione allo scarico dei reflui – spiega in una diffusa ieri -, emessa nei confronti delle due aziende il 12 gennaio scorso con scadenza il 22 gennaio”. Giovedì scorso (19 gennaio), “la sospensione è stata aggiornata al 31 di gennaio. L’avvio del procedimento di revoca prevede l’adeguamento nel limite di 30 giorni alle prescrizioni tecniche individuate a salvaguardia dello scarico. Le aziende dovranno presentare entro mercoledì prossimo, 25 gennaio, un piano industriale che sarà valutato in Consiglio di Amministrazione il giorno dopo. Per quanto riguarda i riscontri amministrativi, è stata fissata una sanzione che ammonta complessivamente a 1,55 milioni di euro”. Le due aziende, se vogliono riaprire, devono quindi avviare interventi sostanziali per rientrare nella norma, oltre a una serie di ristrutturazioni interne che porteranno, dice Castaman a “un ridimensionamento della loro attività”. L’anomalia strutturale di scarico di cui le due società conto terzi si sono rese responsabili (sia in termini di volumi che di carico inquinante) ha inciso in modo concreto sull’attività dell’impianto (in particolare sulla fase biologica), imponendo un aumento dei costi di gestione/manutenzione e, di conseguenza, penalizzando pesantemente lo sviluppo della produzione delle altre concerie allacciate al depuratore, poiché comprometteva l’efficienza del processo di depurazione. “È nostro dovere andare a ricercare aspetti che rendono difficoltosa la gestione dell’impianto – dichiara Castaman -, cuore pulsante dell’economia distrettuale, e difendere pertanto un interesse collettivo. Difformità di questo tipo danneggiano non solo la società, ma anche le altre aziende. Investimenti, ricerca, progettualità di ampio respiro passano attraverso il rispetto delle regole, punto di partenza necessario per una logica di sviluppo e tutela del territorio”. Medio Chiampo sta completando una serie di interventi che porteranno, nei prossimi tre anni, “a un significativo miglioramento dei processi depurativi e a un aumento della potenzialità dell’impianto, offrendo alle aziende collegate garanzie ancora maggiori di sicurezza ed efficienza”.


 Il CdA di Medio Chiampo riunitosi il 26 gennaio scorso ha deciso di prorogare a domenica 19 febbraio la sospensione allo scarico alle due concerie per cui nei giorni scorsi era stata notificato l’avvio del procedimento di revoca dell’autorizzazione da parte di Medio Chiampo.