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mercoledì 28 marzo 2018

Pfas, valori anomali nella metà dei residenti. Colesterolo alle stelle, più colpiti gli uomini. «Contaminazione anche ambientale»

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Pfas, valori anomali nella metà dei residenti. Colesterolo alle stelle, più colpiti gli uomini. «Contaminazione anche ambientale»


Michela Nicolussi Moro. A una settimana dalla chiusura del bando di gara che assegnerà a un’équipe di scienziati il compito di accertare l’eventuale collegamento tra Pfas e malattie metaboliche e di approfondire il comportamento delle sostanze perfluoroalchiliche nel sangue con l’andare del tempo, la Regione presenta gli esiti dello screening condotto dal gennaio 2017 al 18 marzo scorso sui primi 9757 residenti della zona rossa. Ovvero l’area comprensiva di 21 Comuni tra le province di Vicenza, Padova e Verona la cui falda acquifera per trent’anni è stata contaminata da composti usati per produrre pentole antiaderenti, contenitori alimentari, tessuti e pellami impermeabilizzati. Il campione citato, di età compresa tra 16 e 40 anni e inserito in un totale di 84.852 persone da esaminare su base volontaria, è stato sottoposto a esami del sangue, delle urine e a misurazione della pressione, per ricercare la presenza di 12 tipi di Pfas. E per valutare lo stato di salute di reni, fegato, tiroide e appurare eventuali alterazioni del metabolismo di grassi e degli zuccheri. Quattro tipi di Pfas, cioè Pfoa, Pfos, Pfhxs e Pfna, nel 50% dei soggetti evidenziano valori sopra la soglia.
Per Pfos e Pfhxs c’è una concentrazione mediana di 4 nanogrammi per millilitro di sangue, per i Pfna di 0,5 e per i Pfoa di 51, con una variabilità molto ampia, fino ai 1400 nanogrammi (valore «normale»: 8). I Pfoa inoltre sono circa il doppio negli uomini (68 nanogrammi per millilitro, contro i 38 riscontrati nelle signore), perché le donne in età fertile eliminano una certa quantità di sostanze con il ciclo mestruale. L’altro indicatore significativo è che nel 21% dei veneti analizzati il colesterolo è fuori norma, anomalia sempre più accentuata col crescere dell’età. Gli altri parametri sono fuori norma del 4%-5%. «Per evitare che in questi soggetti insorgano malattie per le quali la presenza di Pfas nel sangue rappresenta un fattore di rischio, abbiamo predisposto approfondimenti negli ambulatori di secondo livello specializzati in Endocrinologia e Cardiologia — spiega la dottoressa Francesca Russo, a capo del Dipartimento regionale di Prevenzione —. Inizierà questo percorso il 53% del campione, cioè 5212 persone: al 13% è stata consigliata la visita in entrambi gli ambulatori».
Se nei 21 Comuni della zona rossa il Registro tumori non ha infatti rilevato un’incidenza di neoplasie superiore al resto del Veneto, il Servizio epidemiologico regionale ha riscontrato una crescita di casi di ipercolesterolemia, diabete mellito, ipotiroidismo e malattie cardiovascolari. Riflettori puntati soprattutto sui residenti dell’area rossa A (Alonte, Asigliano, Brendola, Cologna Veneta, Lonigo, Montagnana, Noventa Vicentina, Pojana Maggiore, Pressana, Roveredo di Guà, Sarego, Zimella), nei quali si evidenzia una concentrazione di Pfoa e Pfhxs quasi doppia rispetto a quella emersa negli abitanti dell’area rossa B (Albaredo, Arcole, Bevilacqua, Bonavigo, Boschi Sant’Anna, Legnago, Minerbe, Terrazzo, Veronella). «Ciò suggerisce che, a parità di contaminazione dell’acqua potabile distribuita dall’acquedotto, anche la contaminazione dell’ambiente abbia avuto un ruolo nel determinare il carico corporeo di Pfas — recita il dossier regionale —. Sono dunque oggetto di rivalutazione l’area contaminata e l’analisi dei dati relativi a dipendenti ed ex lavoratori dell’azienda produttrice di queste sostanze (sotto accusa la Miteni di Trissino, ndr )». La Regione, con l’Istituto superiore di Sanità, sta eseguendo un biomonitoraggio dei residenti nelle zone rurali, che 20-30 anni fa possono essere stati contaminati, oltre che dall’acqua dei pozzi privati, da aria e alimenti e sta ricostruendo la rete dei vecchi acquedotti, Comune per Comune. Arrivando anche a definire l’uscita del singolo tubo, per poi invitare allo screening gli abitanti di quella via o area.
Concluso questo lavoro, sarà rivalutata l’area arancione, a ridosso della rossa, e partirà pure lì lo screening della popolazione.
IL Corriere del Veneto – 28 marzo 2018

Pfas, primi risultati delle analisi del piano di sorveglianza sanitaria. Su quasi 10mila residenti esposti più della metà ha valori oltre la soglia per quattro sostanze


Pfas, primi risultati delle analisi del piano di sorveglianza sanitaria. Su quasi 10mila residenti esposti più della metà ha valori oltre la soglia per quattro sostanze

Sono arrivati i primi risultati del Piano di Sorveglianza Sanitaria della Regione sulla popolazione colpita dall’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche. Il Piano deve monitorarne altre 75 mila. Almeno la metà dei residenti esaminati ha valori oltre la soglia per quattro delle sostanze perfluoroalchiliche nel sangue. Maggiore concentrazione di Pfoa negli uomini. 
Le analisi compiute finora in attuazione del Piano di Sorveglianza Sanitaria sulla popolazione veneta esposta a Pfas hanno già interessato 9.757 persone delle 84.852 che verranno coinvolte alla fine della complessa operazione di valutazione dello stato di salute dei cittadini residenti nei 21 Comuni dell’area di massima esposizione. Dall’inizio della sorveglianza il Programma è stato esteso, finora, al 30% della popolazione interessata dal monitoraggio, con una quota di aderenti (l’adesione alla chiamata è volontaria) di circa il 50%.
E’ questo lo stato di avanzamento delle iniziative sanitarie messe in atto dalla Regione del Veneto in relazione al grave inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche riscontrato, in particolare, in alcune aree delle Province di Verona, Vicenza e Padova, contenuto nel Quinto Rapporto specifico, realizzato dalla Direzione Prevenzione dell’Area Sanità e Sociale e diffuso oggi.
Al 18 marzo scorso, giorno di “chiusura” del rapporto, risultano coinvolti tutti i Comuni interessati, e le analisi si concentrano sulle classi di nascita tra il 2002 e il 1978.
Il dosaggio è stato compiuto su dodici sostanze Pfas nel siero. I composti Pfas con valori sopra la soglia di rilevabilità identificati in almeno il 50% dei residenti sono quattro: i PFOA, i PFOS, i PFHxS e i PFNA.
PFOS E PFHxS presentano una concentrazione nel siero di 4 nanongrammi/millilitro, mentre è di molto inferiore quella per i PFNA.
I dati sul PFOA indicano invece concentrazioni medie di 51 nanogrammi/millilitro, con una variabilità anche molto ampia tra i diversi soggetti monitorati.
Ad oggi non sono state rilevate differenze evidenti nelle concentrazioni valutate per età, mentre le concentrazioni di PFOA sono circa il doppio nei maschi (68 nanogrammi/millilitro) che nelle donne (38 nanogrammi/millilitro). Secondo gli esperti della Regione, tale differenza è dovuta al fatto che le femmine in età fertile eliminano una certa quantità di sostanze attraverso il ciclo mestruale.
I 21 Comuni inseriti nell’”area rossa” sono suddivisi in due sotto aree: area Rossa A, che comprende i Comuni serviti da acquedotti inquinati prima dell’applicazione dei filtri e localizzati sopra il plume di contaminazione della falda sotterranea (Alonte, Asigliano, Brendola, Cologna Veneta, Lonigo, Montagnana, Noventa Vicentina, Pojana Maggiore, Pressana, Roveredo di Guà, Sarego, Zimella); e area rossa B, che comprende i Comuni serviti da acquedotti inquinati prima dell’apposizione dei filtri, ma esterni al plume di contaminazione della falda sotterranea (Albaredo, Arcole, Bevilacqua, Bonavigo, Boschi Sant’Anna, Legnago, Minerbe, Terrazzo, Veronella).
I residenti nell’Area Rossa A presentano concentrazioni di PFOA, PFOS e PFHxS significativamente più elevate rispetto ai residenti nell’Area Rossa B. Più in dettaglio, le concentrazioni mediane di PFOA e PFHxS nell’Area Rossa A (56,4 ng/ml e 4,6 ng/ml, rispettivamente) risultano quasi doppie rispetto a quelle nell’Area Rossa B (35,3 ng/ml e 2,7 ng/ml); più contenuta la differenza per quanto riguarda il PFOS (4,4 ng/ml nell’Area Rossa A, 3,3 ng/ml nell’Area Rossa B).
Questo riscontro suggerisce che, a parità di contaminazione dell’acqua potabile distribuita dall’acquedotto, anche la contaminazione dell’ambiente (maggiore nell’Area Rossa A rispetto all’Area Rossa B) abbia avuto un ruolo nel determinare il carico corporeo di PFAS.
In questa fase è oggetto di valutazione la ridefinizione dell’area contaminata e l’analisi dei dati relativi ai lavoratori ed ex-lavoratori dell’azienda produttrice di queste sostanze.
Oltre al dosaggio di dodici sostanze Pfas, il Protocollo di sorveglianza comprende un’intervista per individuare abitudini di vita non salutari e fornire informazioni e consigli su come proteggere la propria salute, la misurazione della pressione e alcuni esami del sangue e delle urine per valutare lo stato di salute di fegato, reni e tiroide e l’eventuale presenza di alterazioni del metabolismo dei grassi e degli zuccheri. Tali analisi generali hanno lo scopo di fare il punto sullo stato di salute delle persone collegato ai singoli stili di vita, anche a prescindere dall’aspetto della contaminazione da Pfas.
Per quanto riguarda gli esiti di quest’ultimi risulta che il 21% dei soggetti (2.061 su 9.757) ha un valore di colesterolo totale fuori norma (ovvero superiore a 190 mg/dl), percentuale che cresce molto suddividendo il dato per età (quasi del 40% per i soggetti nati tra il 1987 ed il 1978). Tutti gli altri parametri presentano percentuali di valori fuori norma intorno al 4-5%.
Allo scopo di prendere in carico quei soggetti con valori bioumorali alterati in un’ottica di prevenzione e di tutela della salute dei cittadini, è stato creato il percorso di II° livello con l’attivazione degli ambulatori specialistici di endocrinologia e di cardiologia.
Al 18 marzo 2018 sono 5.212 i soggetti per i quali è stato indicato di iniziare il percorso di presa in carico, pari al 53% dei soggetti per ora coinvolti nel I° livello e per i quali sono disponibili i valori bioumorali. Il 13% ha ricevuto l’indicazione di prenotare una visita in entrambi gli ambulatori.
REPORT
SINTESI

fonte: Regione Veneto – 27 marzo 2018

mercoledì 22 marzo 2017

Pfas fuori dalla zona rossa analisi del sangue impossibili

Quando in regione hanno pensato di separare le zone inquinate dai pfas in rossa, gialla e verde  chissà se già pensavano a questi affari poi dei privati con le analisi per sapere quanti pfas hanno esempio a Montecchio? e tutto sulla nostra pelle di cittadini che hanno subito un gravissimo inquinamento e le analisi dovrebbe pagarle tutte chi ci ha inquinato il sangue con i pfas.

martedì 31 maggio 2016

Veneto, inquinamento PFAS: 110mila abitanti sotto monitoraggio, test per 10 anni


fonte immagine: Regione Veneto

Veneto, inquinamento PFAS: 110mila abitanti sotto monitoraggio, test per 10 anni

Si è riunito in Veneto il Comitato tecnico regionale per fare il punto sulla situazione dell'inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche (PFAS) che interessa le province di Vicenza, Verona e Padova. Controlli ambientali continui e sorveglianza sanitaria: 109.029 abitanti sottoposti a monitoraggio per 10 anni per un costo di 100 milioni di euro l'anno
"Ci sono significativi sviluppi nell'ambito della vicenda dell'inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche (PFAS) che ha interessato ampie aree del Veneto: l'Azienda Miteni Spa presenterà infatti domani (oggi perm chi legge, ndr) al Comune di Trissino il proprio Piano di Bonifica, che sarà poi valutato dall'Arpav e dalla Provincia di Vicenza".
Ad annunciarlo è la Regione Veneto:
"La notizia - spiega la Regione - è emersa nel corso della riunione dello specifico Comitato, istituito dalla Regione e composto dai tecnici regionali della Sanità, dell'Ambiente e dell'Agricoltura, convocato per fare il punto della situazione e valutare le iniziative predisposte per la sorveglianza sanitaria sugli abitanti delle zone coinvolte. Erano presenti all'incontro gli Assessori regionali all'Ambiente e alla Sanità".
La vicenda PFAS è iniziata 
nel corso dell’estate del 2013, quando a seguito di alcune ricerche sperimentali su potenziali inquinanti “emergenti” effettuate su incarico del Ministero dell’Ambiente, è stata segnalata, in alcune zone del Veneto, la presenza di sostanze perfluoro alchiliche (PFAS) in acque sotterranee, acque superficiali e acque potabili. Si tratta di sostanze una persistenza molto significativa che determinano una diffusa presenza nell’ambiente idrico, nell’ambiente e negli organismi, incluso l‘uomo, dove tendono ad accumularsi nel tempo. La Regione Veneto ha attivato immediatamente una Commissione Tecnica Regionale e una serie di azioni finalizzate alla tutela prioritaria delle salute pubblica, fra le quali interventi immediati  sull’acqua potabile nell’area interessata mediante l’istallazione di specifici filtri a carboni attivi, attivazione di un sistema specifico di sorveglianza analitica, formazione egli operatori sanitari e non, regolamentazione dell’utilizzo dei pozzi privati ad uso potabile eattività di monitoraggio e controllo sulle acque. L'inquinamento riguarda 79 comuni delle province di Vicenza, Verona e Padova.Nel luglio 2013 l’Arpav inviò alla magistratura una nota in cui indicava come fonte della contaminazione la ditta Miteni di Trìssino (VI), azienda chimica dal 2009 di proprietà della multinazionale tedesca Weylchem del gruppo International Chemical Investors (Icig), e l'unica in Italia a produrre Pfas in Italia. I Pfas sono utilizzati per trattare pelli e tessuti (Goretex), rivestimenti di carta e cartone anche per alimenti, fondi antiaderente per cottura cibi (Teflon).
L'azienda ha sempre negato ogni responsabilità: in una nota dello scorso 21 aprile dichiarava che "la presenza di Pfas nell'area descritta  non può essere dovuta alla falda dello stabilimento Miteni. Un'area così vasta va necessariamente riferita al sistema di scarichi consortili a cui sono collegate centinaia di aziende del territorio. Miteni non produce più da anni Pfos e Pfoa, dal 2011, e ancora prima i reflui delle lavorazioni erano inviati a sistemi di trattamento esterni. Pfos e Pfoa vengono usati tutt'oggi da oltre duecento industrie del settore conciario e manifatturiero presenti nella zona che li acquistano sul mercato estero, imprese che sono allacciate agli stessi scarichi consortili a cui è allacciata Miteni. Le acque in uscita dallo stabilimento di Trissino sono sotto costante controllo, trattate con sistemi che rispondono pienamente alle indicazioni del Consorzio senza che vi sia mai stato alcun superamento dei limiti richiesti. L'azienda ha peraltro investito nel trattamento delle acque e in interventi ambientali negli ultimi anni oltre 15 milioni di Euro.
Miteni collabora fin dagli anni Novanta con le istituzioni nazionali e internazionali per la ricerca sui Pfas e i possibili effetti sull'ambiente e sull'uomo, ancora in fase di studio. Confermiamo ogni disponibilità a condividere gli studi svolti in questi anni e siamo pronti a ogni confronto con le istituzioni".Il piano di bonifica che viene presentato oggi non riguarda comunque l'inquinamento delle acque superficiali, rispetto al quale l'azienda continua a respingere ogni accusa, ma si tratta di quello che più propriamente viene chamato "MISO" ovvero il piano di messa in sicurezza operativo: un documento che riassume tutti gli interventi eseguiti nel tempo dall'azienda sulla falda sottostante lo stabilimento.  Sorta negli anni 60, l'azienda ha via via adeguato i controlli e gli interventi di pulizia da agenti inquinanti  sulla base dell'aggiornamento delle normative e delle nuove prescrizioni: il documento, che verrà sottoposto alla valutazione della Conferenza dei servizi, traccia una sintesi di tutti gli interverventi di mitigazione che Miteni ha posto in essere da allora ad oggi. Nel corso della riunione, sono stati anche definiti i particolari del monitoraggio ambientale in corso e di quello sanitario, che coinvolgerà una popolazione di 109.029 abitanti.
"Per quanto concerne gli aspetti ambientali - spiega ancora la regione Veneto, l'Arpav sta effettuando controlli senza soluzione di continuità. Tutto il territorio veneto è stato valutato e suddiviso in diverse aree a seconda della presenza o meno e dell'entità degli inquinanti rilevati. I prelievi, già oltre 5 mila, proseguiranno in tutti i territori dove è emersa in qualsiasi quantità, anche minima ("sotto soglia") la presenza di queste sostanze".

"Complessa la macchina dei controlli sanitari - prosegue la nota - che dovranno durare una decina d'anni per verificare nel tempo gli eventuali effetti sulla salute e farne una valutazione epidemiologica, costeranno oltre 100 milioni di euro l'anno, e verranno effettuati sui tutti i residenti dell'area "di massima esposizione" (area rossa), delineata nei Comuni di Albaredo d'Adige, Alonte, Arcole, Asigliano Veneto, Bevilacqua, Bonavigo, Boschi Sant'Anna, Brendola, Cologna Veneta, Legnago, Lonigo, Minerbe, Montagnana, Noventa Vicentina, Poiana Maggiore, Pressana, Roveredo di Guà, Sarego, Terrazzo, Veronella, e Zimella, per un totale di 109.029 persone.
La sorveglianza è stata organizzata su due livelli: il primo, per tutti ed esente ticket, prevede l'effettuazione di una serie di esami, il secondo prevede i necessari approfondimenti rivolti a coloro che dovessero presentare anomalie negli esami. Saranno chiamati a sottoporsi alla valutazione tutti i cittadini compresi tra 14 e 65 anni. I controlli verranno ripetuti ogni 12 mesi.  Su un'area allargata (arancio e giallo)  sarà attuata una sorveglianza attiva della popolazione con la possibilità di accedere agli esami di screening o di approfondimento se in presenza di sintomi o di sospette condizioni cliniche rilevate in ambito ospedaliero o segnalate dai Medici di Medicina Generale sul territorio. Per tutte le aree (compresa quella verde) dove sono stati riscontrati Pfas ma sotto soglia e dove permane la sorveglianza ambientale) rimarrà attiva la sorveglianza epidemiologica"

venerdì 1 gennaio 2016

Pfas,servono giovani da analizzare L’Ulss fatica a raggiungere il numero di persone da sottoporre ai controlli previsti perl ’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche rilevate nell’acqua

Importante sul GdV del 30 -12-2015  : Pfas,servono giovani da analizzare
L’Ulss fatica a raggiungere il numero di persone
da sottoporre ai controlli previsti perl ’inquinamento
da sostanze perfluoroalchiliche rilevate nell’acqua
Cercansi giovani, soprattutto tra i 20 e i 29 anni, nei comuni
di Brendola, Lonigo,Montecchio
Maggiore e Sarego.
Per completare i campionamenti
dell’Ulss 5, con esame
del sangue, previsti nell’ambito
dei biomonitoraggi definiti
dalla Regione Veneto in accordo
con l’Istituto Superiore
della Sanità nelle zone colpite
dal fenomeno dell’inquinamentodasostanze
perfluoro
alchiliche due anni fa.
L’indagine prevedeva di sottoporre
al prelievo di sangue
144 cittadini, metà maschi e
metà femmine residenti nei
4comuni da almeno dieci anni,
di tre fasce d’età: 20-29
anni, 30-39 e 40-49. Ma i
campionamenti inviati finora
all’Istituto Superiore della
Sanità dall’unità socio-sanitaria
arzignanese sono stati
113.Equindi ora vanno completati
con la trentina mancante.
Si ripartiràe l’11 gennaio.
«Cisiamo fermati soddisfatti
del lavoro pensando fossero
sufficienti – spiega il direttore
dello Spisal Ulss 5 Adolfo
Fiorio – anche perché nella
fascia d’età più giovane
non è stato facile trovare persone
disponibili a sottoporsi
al prelievo. E il vincolo di essere
residenti sul territorio
da almeno 10 anni limita di
molto le possibilità. Tra i giovani
alcuni sono studenti universitari,
e quindi spesso fuori
comune; altri sono più timorosiad
accettare perimpegni
lavorativi, magari hanno
trovato un impiego da poco e
preferiscono non chiedere
qualche ora per sottoporsi
all’indagine, che prevede prelievo
e compilazione di un
questionario sulle abitudini
alimentari. L’Ulss 5 comunque
rilascia una certificazione
per il posto di lavoro, per
giustificare l’assenza. E’ importante
che la popolazione
sia sensibili e collabori. Noi
siamo disponibili a dare ogni
informazione utile».
La macchina organizzativa
quindi riparte. Con il terzo
elenco di nominativi, forniti
dalla Regione, da contattare
telefonicamente per raccogliere
le adesioni.Ecompletare
quindi la prima fase di indagine
sulla popolazione. A
gennaio partirà anche la seconda.
Che prevede di sottoporre
al prelievo altre 100
persone di Brendola, Lonigo,
Montecchio e Sarego, tra
quelle che hanno utilizzato
acqua da pozzi privati con valori
anomali di perfluoro alchilici.
«Il numero di persone
coinvolte in questo caso è
più alto rispetto alle indicazioni
iniziali – continua il
dott. Fiorio –maquesta è stata
la zona più interessata dal
fenomeno.Laricerca originaria,
secondo l’Istituto Superiore
di Sanità, doveva essere
tra le aziende agricole. Invece
è stato allargato alle persone
che hanno utilizzato acqua
da pozzi privati risultati
fuori norma per i valori riscontrati.
Forse in questo caso
avremo maggiore disponibilità
dai cittadini, interessati
a sapere se hanno effettivamente
assorbito queste sostanze.
Contiamo di chiudere
a breve il monitoraggio».

giovedì 31 dicembre 2015

Scheda prestazione Progetto: "Biomonitoraggio di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) sulle persone"

Pubblicato sull'Ilss n 6 http://www.ulssvicenza.it/nodo.php/3359 : In carico a: Servizio Igiene degli Alimenti e della Nutrizione (SIAN)
Descrizione

Nel mese di maggio 2013 il Ministero della Salute informava la Regione Veneto che uno studio dell'IRSA-CNR aveva evidenziato la presenza di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) nelle acque potabili di alcuni Comuni della provincia di Vicenza.

La Regione Veneto chiedeva quindi al Ministero della Salute ed all'Istituto Superiore di Sanità (ISS) informazioni su eventuali rischi per la popolazione dovuti alla presenza dei PFAS nelle acque.

Il Ministero della Salute nel mese di luglio inviava alla Regione Veneto il parere dell'Istituto Superiore di Sanità, dal quale emergeva che non vi era un rischio immediato per la popolazione ma che, in applicazione del principio di precauzione, era necessario adottare adeguate misure per ridurre i rischi e controllare la contaminazione delle acque.

Non essendo presenti nella normativa nazionale specifici limiti di concentrazione per i PFAS, il Ministero della Salute richiedeva all'Istituto Superiore di Sanità di redigere un documento tecnico che indicasse livelli di riferimento per garantire la salute della popolazione.

Nel mese di gennaio 2014 il Ministero della Salute ha ricevuto ed inviato alla Regione Veneto il documento tecnico dell'ISS nel quale vengono indicati i valori di performance (obiettivo) di trattamento per le acque destinate al consumo umano. Tali valori sono:

    PFOS: inf. od uguale a 0.03 microgrammi/litro, cioè inf. od uguale a 30 nanogrammi/litro
    PFOA: inf. od uguale a 0.5 microgrammi/litro, cioè inf. od uguale a 500 nanogrammi/litro
    altri PFAS: inf. od uguale a 0.5 microgrammi/litro, cioè inf. od uguale a 500 nanogrammi/litro

I Gestori dei servizi idrici sono quindi tenuti ad erogare acqua che rispetti i valori di performance indicati dall'ISS.

La Regione Veneto, con DGR n. 618 del 29 aprile 2014, ha deliberato i primi indirizzi operativi per l'utilizzo dei pozzi privati in cui venivano fissati come valori limite tollerabili i valori EFSA (OMS/EFSA). In risposta ad una richiesta da parte della Regione Veneto, l'ISS nel giugno 2014 ha inviato una precisazione sul documento tecnico in cui ha stabilito che per l'acqua potabile emunta da pozzi privati devono essere adottati gli stessi criteri, cioè gli stessi livelli di performance, indicati per le acque distribuite dai Gestori. Nel giugno 2014 una nota della Regione Veneto ha dato indicazione di adottare le ulteriori indicazioni dell'ISS.

Con DGR n. 1874 del 14 ottobre 2014 la Regione Veneto ha approvato le procedure regionali di indirizzo ed il piano di monitoraggio regionale.

Con DGR n. 565 del 21.04.2015 avente oggetto “Approvazione dello studio di Biomonitoraggio di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in alcuni ambiti del territorio della Regione del Veneto” La regione ha approvato lo studio di biomonitoraggio sui PFAS in alcuni ambiti del territorio regionale, tra cui anche alcuni comuni della ULSS 6 (vedi allegato).

Con nota del 15.05.2015 il Settore Promozione Sviluppo Igiene e Sanità Pubblicaha trasmesso alle ULSS  il comunicato stampa in merito all’avvio dello studio di biomonitoraggio a cura della Regione del Veneto, sulla base del quale provvedere all’attività di comunicazione locale.

Con nota del 20.08.2015 il Settore Promozione Sviluppo Igiene e Sanità Pubblica ha trasmesso alle ULSS  la nota avente ad oggetto: “Trasmissione parere dell’istituto Superiore di Sanità per limiti di performance per le acque potabili relativi ai composti PFBA (acido perfluorobutanoico) e PFBS (acido perfluorobutansolfonico)". Qui la nota dell'Istituto Superiore di Sanità.

I valori di performance (obiettivo) di trattamento per le acque destinate al consumo umano aggiornati, risultano essere:

    PFOS: inf. od uguale a 0.03 microgrammi/litro, cioè inf. od uguale a 30 nanogrammi/litro
    PFOA: inf. od uguale a 0.5 microgrammi/litro, cioè inf. od uguale a 500 nanogrammi/litro
    PFBA: inf. od uguale a 0.5 microgrammi/litro, cioè inf. od uguale a 500 nanogrammi/litro
    PFBS: inf. od uguale a 0.5 microgrammi/litro, cioè inf. od uguale a 500 nanogrammi/litro
    Somma altri PFAS: inf. od uguale a 0.5 microgrammi/litro, cioè inf. od uguale a 500 nanogrammi/litro

Con Bur n.107 del 10.11.2015 è stata pubblicata la DGR n. 1517 del 29.10.2015 della  Regione del Veneto avente ad oggetto: “Sorveglianza sostanze   perfluoroalchiliche (PFAS): acquisizione dei livelli di riferimento per  i parametri "Altri PFAS" nelle acque destinate al consumo umano, nonché individuazione delle aree di esposizione per gli ambiti territoriali interessati dalla presenza di PFAS" (clicca qui per vedere il documento di individuazione delle aree di esposizione).
Link Utili

Ulteriori informazioni sono reperibili ai seguenti indirizzi:

    Regione del Veneto:  http://www.regione.veneto.it/web/sanita/pfas
    ARPAV:  http://www.arpa.veneto.it/temi-ambientali/acqua/file-e-allegati/documenti/acque-interne/pfas

Allegati
Progetto Pfas - ULSS 6 Vicenza

    Studio dell'IRSA-CNR (PDF, 3 MB)
    Parere dell'Istituto Superiore di Sanità (PDF, 341 kB)
    Documento tecnico ISS-Nota (PDF, 4 MB)
    Bur n. 52 20-05-2014 - Approvazione di "Primi indirizzi operativi per l'utilizzo dei pozzi privati ai Comuni delle Province interessate dalla presenza di Pfas nelle acque destinate a consumo umano" (PDF, 249 kB)
    Precisazione sul documento tecnico (PDF, 109 kB)
    Nota della Regione Veneto (PDF, 972 kB)
    Procedure regionali di indirizzo ed il piano di monitoraggio regionale (PDF, 1 MB)
    D.G.R. Veneto n. 565 del 21-04-2015 (PDF, 147 kB)
    Comunicato stampa Regione Veneto (PDF, 17 kB)
    Trasmissione parere dell’istituto Superiore di Sanità per limiti di performance per le acque potabili relativi ai composti PFBA (acido perfluorobutanoico) e PFBS (acido perfluorobutansolfonico) (PDF, 103 kB)
    Parere Istituto Superiore della Sanità (11/08/2015) (PDF, 293 kB)
    Deliberazione della Giunta Regionale n. 1517 del 29 ottobre 2015 della Regione del Veneto (PDF, 3 MB)

lunedì 9 novembre 2015

Studio di biomonitoraggio di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS)

Per saperne un po' di più sul biomonitoraggio:
Studio di biomonitoraggio di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS)
nella Regione del Veneto.

 Determinazione della concentrazione dei biomarcatori di esposizione e analisi sulla influenza di fattori genetici individuali sulla esposizione interna ai PFAS
1. Qual è l’obiettivo dello studio?
Lo studio si propone di definire l’esposizione a sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) di residenti in aree della Regione del Veneto interessate dalla contaminazione da parte di questi inquinanti delle acque destinate al consumo umano e di residenti in Comuni ubicati in aree non interessate dalla contaminazione delle acque potabili. Sugli stessi individui saranno caratterizzati fattori genetici potenzialmente responsabili di variazioni nella concentrazione di PFAS nel sangue.
2. Quali sono gli inquinanti di interesse per lo studio?
Gli inquinanti ambientali oggetto dello studio sono i PFAS, un gruppo di sostanze organiche fluorurate, le cui molecole sono composte da una parte solubile nelle sostanze organiche e una parte solubile in acqua. La parziale solubilità in acqua ne determina una diffusa presenza nell’ambiente idrico. Tra i PFAS, l’acido perfluoroottanoico (PFOA) e il perfuoroottansulfonato (PFOS) sono le due molecole di gran lunga più abbondanti nell’ambiente e negli organismi, incluso l‘uomo, a causa del loro vasto impiego a livello industriale e commerciale in vari settori (refrigeranti, tensioattivi, ritardanti di fiamma, lubrificanti, adesivi, cosmetici ed insetticidi).
3. Perché proprio questi inquinanti?
Per le loro caratteristiche i PFAS una volta immessi nell’ambiente vi rimangono inalterati per tempi anche molto lunghi (sono stabili e resistenti alle alte temperature), dall’ambiente possono passare all’interno degli organismi viventi e all’interno dell’organismo tendono ad accumularsi nel tempo (si assorbono velocemente, non vengono trasformati e si eliminano lentamente).
Per queste loro caratteristiche i PFAS sono oggi contaminanti presenti in suolo, aria, sedimenti, polveri, ambienti idrici ed organismi viventi. In condizioni normali la principale via di esposizione a queste sostanze per l’uomo è il cibo, seguito dall’acqua potabile. Tuttavia, in presenza di contaminazioni anomale delle acque potabili il consumo di acqua può diventare una via espositiva molto importante. Poiché in studi precedenti è stata rilevata la presenza di PFAS in corsi d’acqua e nell’ acqua potabile di alcune zone della Regione del Veneto, questo studio si propone di misurare i livelli dei PFAS individuati nelle acque per il consumo umano e nel siero degli abitanti di tali zone e di confrontarli con quelli di abitanti di zone di controllo, per valutare se la contaminazione delle acque abbia portato a un aumento di PFAS nei consumatori.
4. Come sono state selezionate le aree di studio?
I Comuni da includere nello studio sono stati selezionati nelle aree identificate come a più elevato impatto in base ai dati di contaminazione ambientale da PFAS resi disponibili dalle ULSS e dalla Regione del Veneto. Nell’effettuare la selezione si è tenuto conto anche della storia pregressa delle aree in esame, a causa della persistenza ambientale e delle spiccate capacità di bioaccumulo dei PFAS. Per poter avere un elemento di confronto sono stati selezionati anche Comuni del territorio regionale simili per caratteristiche, ma dove non è stata evidenziata una contaminazione delle acque di matrice ambientale.
5. Come verrà realizzato lo studio?
Lo studio prevede la raccolta e l’analisi di campioni biologici (sangue) nei gruppi di individui che accettano di aderire allo studio.
Il campione di sangue che sarà prelevato (ca 6 ml) sarà suddiviso in due aliquote: una parte sarà analizzata per determinare il livello di PFASe l’altra per l’estrazione del DNA e la determinazione delle varianti dei trasportatori (analisi genetica).
Per la popolazione generale verranno scelti 480 soggetti, 240 residenti nei Comuni selezionati come aree con più elevata presenza di PFAS nelle acque (Esposti) e 240 residenti in Comuni a presumibile esposizione di fondo (Non Esposti). In ogni area, verranno scelti 120 soggetti per sesso, 40 per ognuna delle classi di età: 20-29, 30-39 e 40-50 anni. All’interno di ognuna di queste fasce, si cercherà di assicurare una distribuzione il più possibile omogenea dell’età dei soggetti. Ogni soggetto dovrà essere residente nell’area da almeno 10 anni.
Nei Comuni con presenza di PFAS nelle acque verranno arruolati anche 120 agricoltori, allevatori o piscicoltori (Esposti agricoltori e allevatori) residenti in 20-30 aziende, stesse classi di età descritte per la popolazione generale, 60 soggetti per sesso, residenza nell’azienda da almeno 10 anni. Per questi ultimi, l’uso di acque contaminate per irrigazione o abbeveramento del bestiame, nonché il consumo di alimenti autoprodotti potrebbe aver portato a un’esposizione aggiuntiva a PFAS. Potranno essere arruolati più soggetti appartenenti ad uno stesso nucleo familiare/aziendale.
Al momento del prelievo del campione ematico sarà consegnato ad ogni soggetto materiale informativo riguardante lo studio (modulo di consenso informato (in cui è descritto il progetto e le sue finalità), informativa a tutela della riservatezza dei dati personali). Al donatore verrà chiesto di sottoscrivere il modulo di consenso informato e di compilare tramite intervista un questionario che ha lo scopo di raccogliere le informazioni utili all’interpretazione del dato di biomonitoraggio e che contiene domande su stili di vita e abitudini alimentari.
Le informazioni personali raccolte nell’ambito dello studio e i campioni di sangue verranno identificati solo da un codice, senza alcun riferimento al donatore.
I dati verranno raccolti ed archiviati in modo adeguato e saranno utilizzati solo da personale autorizzato, esclusivamente per gli scopi di questo studio.
6. Il biomonitoraggio: prerogative e limiti
Il biomonitoraggio umano è uno strumento efficace per la valutazione dell'esposizione a inquinanti ambientali attraverso la misura della concentrazione di tali inquinanti e/o dei loro metaboliti (cioè sostanze da esse derivate) nei liquidi e nei tessuti del corpo umano, come ad esempio urina, sangue, latte materno e capelli.
Il biomonitoraggio serve a rilevare la dose interna (cioè l’esposizione complessiva) a un certo inquinante, considerando:
 Tutte le fonti di esposizione (alimenti, aria, acqua e suolo),
 Tutte le vie di esposizione (respirazione, ingestione e contatto cutaneo)
 le caratteristiche individuali (stili di vita, metabolismo ecc.).
I dati di biomonitoraggio forniscono per questo la migliore stima dell’esposizione da utilizzarsi nella valutazione del rischio tossicologico per la salute umana.
Una fase molto delicata di uno studio di biomonitoraggio è l’interpretazione dei risultati. Nel caso di analisi di PFAS è da tenere presente che tutta la popolazione ha livelli circolanti determinabili di tali sostanze. La presenza di un contaminante non è automaticamente associata ad un effetto sulla salute.
I dati ottenuti possono essere confrontati con i valori abitualmente riscontrati nella popolazione generale, e quindi permettere di individuare soggetti sottoposti ad una maggiore esposizione. Per tali soggetti possono essere messe in atto azioni per limitare l’esposizione (a meno che non si tratti di esposizione pregressa e oramai terminata), o iniziare attività che permettano di monitorarne la situazione nel tempo.
In questo caso specifico, lo studio di biomonitoraggio è affiancato dalla ricerca di alcune caratteristiche genetiche che permetteranno una migliore interpretazione di eventuali variazioni di livelli di PFAS nel sangue dei diversi individui.
7. Perché saranno studiate le varianti genetiche?
L’ eliminazione molto lenta dei PFAS dagli organismi animali è dovuta a fenomeni di riassorbimento a livello renale, un processo regolato da alcuni trasportatori, presenti nel rene per riassorbire alcune sostanze utili all’organismo (trasportatori degli anioni organici OAT). La presenza e l’attività di questi trasportatori varia tra le specie e determina le differenze di persistenza nel sangue: per esempio l’eliminazione di PFOA nel ratto femmina è 40 volte più veloce rispetto al ratto maschio, perché i trasportatori che determinano il riassorbimento sono meno attivi nella femmina. Nell’uomo, dove i trasportatori sono molto attivi, la permanenza nel sangue è molto maggiore. Ma non tutti gli individui hanno gli stessi livelli di riassorbimento, perché i trasportatori sono presenti in varianti genetiche diverse (o polimorfismi genetici).
Potrebbero quindi essere presenti differenze nelle concentrazioni di PFAS nell’organismo dovute alle specifiche differenze genetiche.
Quindi nel caso in cui i livelli di PFAS nel sangue degli individui arruolati presentino variazioni interindividuali non spiegabili attraverso differenze espositive deducibili dai questionari prendendo in esame le fonti di esposizione più frequenti, eventuali differenze interindividuali nei trasportatori potranno indicare se tali differenze siano dovute alle caratteristiche dell’individuo e/o se ci siano altre fonti di esposizione significative non considerate, ma evidentemente rilevanti.
8. Chi realizza lo studio?
Lo studio è disegnato e coordinato dalla Regione del Veneto e dall’Istituto Superiore di Sanità che eseguirà anche le analisi sul sangue e analizzerà i dati, in collaborazione con la Regione del Veneto. Le ULSS coinvolte si faranno carico del reclutamento dei donatori, della raccolta di campioni biologici, della somministrazione del materiale informativo, dei questionari, e della restituzione dei risultati.
Lo studio è finanziato dalla Regione del Veneto attraverso una convenzione stipulata con l’Istituto Superiore di Sanità, in particolare con il Dipartimento Ambiente e Connessa Prevenzione Primaria che si occuperà delle analisi, dell’elaborazione dei dati e della loro interpretazione, e contribuirà con le ULSS alla presentazione dei risultati.
9. Perché è importante questo studio?
I risultati delle determinazioni analitiche e genotipiche relative ai campioni di sangue dei singoli donatori non consentiranno di definire (o predire) il rischio individuale di specifiche patologie, ma potranno essere utilizzati nel loro insieme per identificare specifiche fonti espositive rilevanti in diversi gruppi di popolazione, confrontare l’esposizione della popolazione in aree di ‘impatto’ rispetto ad altre zone. Lo studio ha carattere esplorativo, e come tale non può fornire una caratterizzazione esaustiva dell’esposizione della popolazione a PFAS, ma può sicuramente individuare situazioni ad elevata criticità espositiva. Sulla base dei risultati ottenuti in questo primo studio si potrà valutare se e come procedere con eventuali ulteriori accertamenti su altri campioni di popolazione al fine di garantire progressivamente la sorveglianza e la tutela della salute.
I risultati dello studio permetteranno di perfezionare e implementare le azioni già in corso di prevenzione primaria nell’area a rischio e di proporre provvedimenti per la salvaguardia della salute pubblica.
10. Come sarà divulgato lo studio?
I risultati complessivi dello studio verranno presentati pubblicamente in forma aggregata, i risultati individuali verranno restituiti dalle ULSS competenti ai diretti interessati e saranno accompagnati da tutte le spiegazioni necessarie per un’ampia comprensione.