venerdì 7 giugno 2019

Questa sera a Vicenza la proiezione in anteprima del film The Devil We Know



Alberto Peruffo ha condiviso un link.
VIDEO 2 - LA REGIONE TREMA
Non solo la Vallugana trema [v. video precedente in GFSR].
La Regione fa acqua - sporca - da tutte le parti. Questa sera al Teatro Astra la Regione Veneto tremerà sotto l'evidenza documentaristica di questo straordinario film girato da uno dei più importanti team di documentaristi americani. Il Veneto, la sua classe dirigente, amministratori, industriali, medici, non poteva non sapere. Per questo tremerà. E forse crollerà sotto le sue ripetute negligenze, omissioni, collusioni, commistioni, aste, carotaggi, depistaggi: un bel mix di sostanze e procedure inquinanti. Non più digeribile. Dalla popolazione. Questa mostra e dimostra il duro, prezioso, drammatico documentario. Vi aspettiamo al Teatro Astra, ore 20,45.
PS questa volta, diversamente da altri incontri, le Autorità non sono state invitate. Di fronte alle recenti false dichiarazioni di alcune tra queste - una su tutte, le ultime sulla Pedemontana, su cui tornerò, che esautora le stesse autorità - e come accade nel film, esse tutte sono dall'altra parte del banco. Degli imputati. Certo, se presenti in sala, sindaci e altre autorità, saranno le benvenute. O meglio, le pervenute. Conoscere i fatti e sapere da che parte stare, di fronte ad essi, non può che fare bene alla comunità tutta. Non esistono infatti solo la Confindustria, la Confcommercio, la Confesercenti, la Coldiretti etc etc - esiste anche la cittadinanza, i residenti, la popolazione. Contaminata.
Tra cui, i figli stessi di questi con-sociati.
Inquinati dai loro padri.
Dalle loro madri.
Da intere generazioni silenti.
Stop.

youtube.com
The filmmakers behind Fed Up and GMO OMG are back to unravel one of the biggest environmental scandals of our time. THE…

martedì 21 maggio 2019

Pfas, l’Arpav: «Noi vittime di comportamenti omissivi» 18-05-2019


Pfas, l’Arpav: «Noi vittime di comportamenti omissivi»

Chiamati in commissione Territorio del Consiglio regionale per chiarire alcuni aspetti legati ai controlli effettuati nell’azienda ritenuta dall’Arpav la responsabile principale della contaminazione da Pfas, i vertici dell’agenzia regionale hanno scaricato ogni eventuale colpa sull’azienda. «Arpav è rimasta vittima del comportamento omissivo di Miteni», hanno affermato il commissario Arpav Riccardo Guolo, il direttore tecnico Carlo Terrabujo e il direttore della sede di Vicenza Paola Salmaso. «Siamo arrivati al paradosso, perché gli imputati sembriamo noi e non la ditta che ha inquinato», hanno aggiunto. «Il caso mediatico Pfas e la lettura di atti giudiziari, come se si trattasse di sentenze, stanno minando la credibilità di Arpav, con danni incalcolabili che si riversano anche sui lavoratori». Va ricordato che la Procura di Vicenza ha chiuso la sua inchiesta con 13 indagati, tutti legati a Miteni, ma c’è chi da tempo solleva dubbi sulle iniziative attuate da Arpav prima che il caso-Pfas esplodesse nel del 2013 grazie a controlli promossi dall’Unione Europea. Secondo quanto riporta una denuncia presentata a marzo da Greenpeace - che si rifà ad un verbale del Nucleo operativo ecologico di Treviso che ha svolto indagini per i magistrati berici – Arpav avrebbe saputo dell’inquinamento fin dal 2006 ma non avrebbe agito di conseguenza. In sostanza, Miteni avrebbe spacciato per pozzi di emungimento una barriera idraulica, che viene realizzata solo in caso di inquinamento ma l’Arpav non se ne sarebbe accorta. Secondo i vertici dellìagenzia, però, allìepoca sono state fatte tutte le verifiche previste sulle autorizzazioni dell’azienda - «non si è guardato nei capannoni perché allora non avevamo sospetti», hanno detto ieri - e comunque non si poteva sapere prima del 2013 dell’inquinamento, perché la procedura per il rilevamento dei Pfas l’ha messa a punto proprio l’Arpav quell’anno. «Già nel 2015, in documenti inviati da Miteni alle istituzioni, si parla chiaramente di barriera idraulica, e questo è stato evidenziato dal Noe», hanno sottolineato ieri, a nome delle Mamme no Pfas, la legnaghese Michela Zamboni e la vicentina Michela Piccoli. D’altro canto, i consiglieri regionali Stefano Fracasso ed Andrea Zanoni, Pd, Cristina Guarda, lista Moretti, Piero Ruzzante, Leu, e Patrizia Bartelle, Italia in Comune, dopo l’audizione in commissione dei vertici Arpav, hanno diffuso una nota in cui affermano che «ci sono aspetti che rimangono da chiarire» e dicono che «è necessaria una ulteriore attività d’indagine». «Le criticità sollevate e le richieste di chiarimento a cui non è stata data risposta non ci consentono di dichiarare che non c’è stata alcuna leggerezza nei controlli su sito già sottoposto a Direttiva Seveso e causa di gravi contaminazioni passate», dicono i consiglieri. I quali chiedono l’istituzione di una nuova commissione d’inchiesta sul caso-Pfas. Ieri, invece, l’assessore regionale alla Sanità Manuela Lanzarin ha incontrato i lavoratori di Miteni, che è in fallimento, ribadendo che saranno presi in carico dal punto di vista sanitario, anche al termine del rapporto di lavoro con l’azienda, con controlli particolari, anche su Pfas di più recente utilizzo. •
LU.FI.