lunedì 21 gennaio 2019

Pfas, chiuse indagini su azienda Miteni: 13 indagati tra manager e tecnici. “Sapevano che falda veniva inquinata”

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Pfas, chiuse indagini su azienda Miteni: 13 indagati tra manager e tecnici. “Sapevano che falda veniva inquinata”

Pfas, chiuse indagini su azienda Miteni: 13 indagati tra manager e tecnici. “Sapevano che falda veniva inquinata”
“In questo primo filone abbiamo contestato le condotte fino al 2013, ossia prima dell'entrata in vigore dell'ipotesi di disastro ambientale. Le riteniamo dolose” spiega il procuratore capo Antonino Cappelleri
Si sono chiuse le indagini sull’inquinamento della falda idrica nel Veneto provocato dai Pfas, le famigerate sostanza perfluoroalchiliche che, stando ad alcuni studi, causano danni irreversibili all’organismo. Nelle province di Vicenza, Verona e Padova le persone interessate sono circa 350mila, pari alla popolazione che ha usato l’acqua inquinata, proveniente da acquedotti e pozzi artesiani. La Procura di Vicenza ha notificato gli avvisi di chiusura delle indagine a 13 persone, in particolare manager dell’azienda Miteni di Trissino, considerata la fonte dell’inquinamento. Gli indagati potranno farsi interrogare o depositare memorie difensive, poi la procura potrà procede alla richiesta di rinvio a giudizio.
I magistrati vicentini contestano i reati di avvelenamento delle acque e “disastro innominato”, per fatti accaduti fino al 2013. Ma è già aperto un filone per i fatti accaduti in epoca successiva. Nell’elenco troviamo innanzitutto i manager giapponesi di Mitsubishi Corporation che hanno avuto il controllo della Miteni dal 2002 al 2009, ovvero Maki Hosoda, 53 anni, Kenij Ito, 61 anni, e Yuji Suetsune, 57 anni. Il secondo gruppo è costituito dai vertici della società tedesca Icig-International chemical investors se, che è proprietaria di Icig Italia 3 holding srl, a cui è passato il controllo dell’azienda nel 2009. Si tratta di Hendrik Schnitzer, di 61 anni, Achim Georg Hannes Riemann, 65, Alexander Nicolaas Smit, di 75, cittadino olandese residente in Francia, e l’irlandes Brian Anthony Mc Glynn, 62 anni, residente a Milano. Smit è stato presidente dal 2009 al 2012, Glynn gli è succeduto nel 2012. C’è un terzo gruppo di indagati, responsabili di stabilimento o dell’area tecnica. Si tratta di Luigi Guarracino, 62 anni, di Alessandria, Mario Fabris, 56 anni, di Fontaniva (Padova), Davide Drusian, 44 anni, di Marano, Mauro Cognolato, 46 anni, di Atrà (Venezia) e Mario Mistrorigo, 67 anni di Arzignano.

“In questo primo filone abbiamo contestato le condotte fino al 2013, ossia prima dell’entrata in vigore dell’ipotesi di disastro ambientale. Le riteniamo dolose” spiega il procuratore capo Antonino Cappelleri. Secondo la Procura, quindi, gli indagati erano consapevoli che Miteni inquinava “la falda e le acque superficiali destinate comunque al consumo”, ma non si sarebbero attivati per evitare le conseguenze degli sversamenti. Le indagini sono condotte dai sostituti Hans Roderich Blattner e Barbara De Munari. Come polizia giudiziaria hanno lavorato i carabinieri del Noe e i tecnici dell’Arpav. Secondo gli accertamenti sono stati sepolti nei terreni rifiuti e scarti di lavorazione, anche se dagli studi che erano stati commissionati dalla stessa Miteni emergesse la presenza, sia nel suolo che nell’acqua, di metalli e sostanze che avevano inquinato la falda.
Una conferma è venuta anche dal consulente Tony Fletcher, epidemiologo, coordinatore di una superperizia, affidata nel 2017, che ha concluso: “Le acque furono rese pericolose per la salute pubblica, a causa del riscontrato elevato bioaccumulo dei contaminanti Pfas e Pfoa nella popolazione esposta” e con valori “superiori ai cosiddetti valori obiettivo, con conseguente aumentata incidenza di effetti sanitari indesiderati quali l’aumento di livello di colesterolo”. Con i Pfas, purtroppo, non entra in gioco soltanto il colesterolo, ma gli effetti sono molto più ampi, come dimostrato da una recente indagine scientifica dell’Università di Padova sull’alterazione dello sviluppo sessuale degli adolescenti.

La consapevolezza dell’inquinamento prodotto, secondo gli inquirenti, sarebbe dimostrato anche dal prezzo di cessione di Miteni da Mitsubishi a a Icig, avvenuto nel 2009. Il prezzo pattuito fu di un solo euro, mentre il valore dell’azienda era stimato in 15 milioni di euro. Un accordo piuttosto strano, ma che avrebbe la sua spiegazione in alcuni documenti sequestrati in uno studio legale di Milano da cui risulterebbe la conoscenza dello stato di inquinamento provocato dalla Miteni.

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martedì 8 gennaio 2019

Da Efsa un'opinione interlocutoria sul rischio alimentare oer Pfos e Pfoa

Dobbiamo aspettare ancora un lungo anno prima di sapere i livelli di assunzione tollerabile per due contaminanti più tossici il Pfoa e il Pfos . Ma non hanno ancora capito che non devono essere assunti? non lo capiranno mai

C8 C6 c4 normative mancanti

Melania Marzia
PFAS- le origini
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Viene da chiedersi, perché in Italia, in Veneto, nella provincia di Vicenza la pericolosità dei PFAS- C8 (molecola catena lunga ad otto atomi di carbonio) è venuta alla luce solo a partire dal 2013, con l’intervento del CNR (Consiglio Nazionale Ricerche) ed Arpav. Viene da chiedersi se il "PRINCIPIO DI PRECAUZIONE" ivi vigente (dovrebbe!?!?) ci ha impiegato 8 anni ….”per attraversare l’oceano atlantico” (dal 2005 al 2013) per smuovere gli Enti competenti.
Prima del Veneto (Arpav), dov'era l'Agenzia per la protezione ambientale Italiana? E quella Europea?
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CENNI STORICI
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1945- Dupont (West Virginia –Usa) registra il marchio del Teflon.
1951- Dupont inizia ad utilizzare i C8 per la produzione del Teflon.
1954- Dupont è consapevole della possibile tossicità dei C8. Lo stesso anno un ingegnere francese applica il Teflon su una padella.
1961- I ricercatori Dupont confermano la tossicità dei C8.
1978- 3M e Dupont sono consapevoli che i C8 si accumulano nel sangue dei lavoratori e nei tessuti umani. Diversi studi sulle scimmie.
1981- 3M pubblica studi sui ratti evidenziando difetti alla nascita. Il figlio di Sue Bailey nasce con gravi malformazioni. Sue lavorava a stretto contatto con i C8 presso stabilimento Dupont.
1984- Dupont monitorizza l’acqua potabile relativamente a contaminazione da C8. CONCLUDE: la riduzione delle emissioni di C8 non è economicamente soddisfacente.
1999- Il bestiame del contadino Mr Tennant muore dopo aver bevuto acqua contaminata da C8. Tennant intenta una causa contro Dupont.
2000- 3M decide di cessare gradualmente la produzione di C8.
2001- L’avvocato Robert Bilott (ospite del Movimento No pfas nell’ottobre del 2017 tra Creazzo e Lonigo) promuove una class action contro Dupont. Bilott presenta all’EPA (agenzia per la protezione ambientale) documenti interni di Dupont su i C8.
2002 – EPA avvia una revisione prioritaria sui C8.
2005- Dupont patteggia $343 milioni a fronte della class action. Conferma di finanziare un progetto di ricerca per lo studio degli effetti chimici dei C8 sulla salute umana. EPA multa Dupont con $10.25 milioni per non aver informato sui rischi di danno alla salute causati da C8.
2006- Dupont conferma l’eliminazione dell’utilizzo dei C8 entro il 2015.
Attualmente i C8 vengono ancora prodotti in Cina, India, Russia. I C8 sono stati gradualmente sostituiti da molecole a catena corta (C4 e C6) non esenti, sembra, da effetti tossici, visto il loro bio-accumulo nell’organismo umano. I C4 e C6 non sono ad oggi normati.
Marzia Albiero

Pfas e allagamenti, pronti 12 milioni


Pfas e allagamenti, pronti 12 milioni 

Estensione delle reti acquedottistiche e fognarie nelle zone rosse zero Pfas e nell’Alta Valle del Chiampo e soluzioni di alcune criticità idrauliche. L’assemblea di Acque del Chiampo ha approvato budget e piano opere del 2019, oltre 12 milioni 700 mila euro, e del triennio 2019-2021, per 55 milioni 600 mila. Nei 10 comuni di competenza per il settore civile investimenti di oltre 2 milioni 700 mila euro nel 2019 e di oltre 13 milioni nel triennio su acquedotti e di circa 2 milioni 100 mila nel 2019 e di 9 milioni 500 mila fino al 2021 nella rete fognaria. ACQUEDOTTI. «Ci sono alcune priorità, concordate con i sindaci, che trovano soluzione dal 2019» precisa il consigliere delegato di Acque del Chiampo Andrea Pellizzari. A Brendola e Lonigo, zona rossa, si completa l’estensione delle reti per un milione 100 mila euro. A Chiampo si spendono 2 milioni di euro dal 2019 per estendere l’acquedotto in zona Mistrorighi. «Sarà una nuova connessione all’impianto dove prima ci si avvaleva di sorgenti spontanee - spiega - ma considerati la popolazione aumentata, i problemi di siccità nel periodo estivo e uno standard migliore di qualità dell’acqua abbiamo anticipato progettazione e interventi». Nel 2019 via anche alla centrale idrica Natta a Montecchio, filtri ai carboni attivi; a nuovi collegamenti da Recoaro con Canove ad Arzignano per 100 mila euro «grazie all’accordo con Viacqua»; altri 300 mila per potenziare e migliorare impianti in Alta Valle, tra cui le sorgenti Papalini e Brassavalda, e circa 550 mila euro per manutenzioni e nuovi allacci. FOGNATURE. Ci saranno investimenti per estendere le reti e separare acque bianche e nere: a Brendola 790 mila euro, di cui 250 mila nel 2019; a Montorso quasi un milione e a Nogarole 540 mila tra 2019 e 2020. Nel 2019 partiranno anche interventi di sistemazione idraulica a San Bortolo di Arzignano: 700 mila euro tra via Tiro a Segno e laterali. Altra criticità idraulica ad Arzignano su via Trento e via Fiume: 3 milioni di euro dal 2019. «La rete fognaria ha bisogno di adeguamento e di manutenzione completa». Nel potenziamento fognature, un milione 200 mila euro sugli altri comuni del bacino. INDUSTRIALE E RICERCA. «I prossimi sono anni di investimenti importanti per la depurazione industriale - spiega Pellizzari - Entrano a regime l’ozonizzazione, cioè un terzo trattamento per ridurre gli inquinanti, e la nuova vasca di omogeneizzazione». Investimenti di oltre 4,5 milioni che salgono a oltre 9 e circa 11 milioni nel 2020 e 2021. Priorità anche a sviluppo e ricerca, spesa di 436 mila, con approfondimenti sulla questione Pfas e studi con Università di Padova e Torino, Consorzio Arica e Progetto Giada. TARIFFE. Nessun aumento per il civile: niente incremento del 3,6% previsto nel 2019. «Corrisponde a circa 440 mila euro - spiega Pellizzari - Grazie alla gestione 2018 e 2019 non sarà necessario». Sospeso anche l’aumento dell’1,85% per il settore industriale. «Grande lavoro di sinergia con il territorio e con i sindaci - conclude Renzo Marcigaglia presidente di Acque del Chiampo - La gestione oculata ci ha consentito di non aumentare le tariffe». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luisa Nicoli

mercoledì 26 dicembre 2018

Caso Pfas, il Ministero chiede i danni alla Miteni


Caso Pfas, il Ministero chiede i danni alla Miteni

Zambon, Berlenghi e Castiglion durante l’incontro.  FOTO GUARDA
Zambon, Berlenghi e Castiglion durante l’incontro. FOTO GUARDA
«Il Ministero dell’Ambiente chiederà alla Miteni il risarcimento dei danni ambientali. La richiesta per ottenere il risarcimento sarà presentata come domanda di insinuazione al passivo nella procedura fallimentare, che riguarda l’azienda considerata responsabile dell’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche nelle acque dei Comuni della zona rossa». Lo ha annunciato Tullio Berlenghi, capo della segreteria tecnica dello stesso ministero, a margine dei due incontri per fare il punto sull’emergenza Pfas che si sono succeduti nella mattinata di ieri in municipio a Sarego con i sindaci e i rappresentanti dei Comuni inseriti nella zona rossa, di maggior concentrazione degli inquinanti e con le associazioni e i cittadini. «Il ministero ha avviato il percorso per entrare nel passivo della procedura fallimentare della Miteni in modo che lo Stato possa ottenere il risarcimento del danno ambientale - ha annunciato Berleghi -. L’importo da considerare è in via di quantificazione da parte dei tecnici dell’Ispra, cui ci siamo rivolti per fare questo tipo di valutazioni», ha aggiunto il capo segreteria, che ha toccato anche altri temi. A cominciare dalla richiesta dell’Italia all’Unione europea di modificare la normativa allo scopo di abbassare i limiti di emissione dei Pfas, con l’obiettivo di arrivare al livello zero. «C’è un’ipotesi di revisione della direttiva quadro sulle Acque riguardo la quale l’Italia è il Paese che attualmente ha la posizione più avanzata per ridurre i limiti delle emissioni di queste sostanze – ha riferito -. Sappiano che in Europa è tutta una trattativa e per quanto ci riguarda noi cerchiamo di tenere i limiti il più basso possibile. Siamo quelli che abbiamo una visione più avanzata e sarà quindi piuttosto difficile, in queste circostanze, che otterremo il risultato sperato di zero Pfas». Per fronteggiare l’emergenza dell’inquinamento dalle sostanze perfluoroalchiliche il ministero ha messo in campo iniziative con il dicastero della Salute, «con cui stiamo aprendo un dialogo - ha precisato -: quest’ultimo ministero per la qualità delle acque e per le indagini epidemiologiche e il ministero dell’Ambiente per il livello di emissioni e il monitoraggio del quadro complessivo della situazione». In campo ci sono i finanziamenti per la rete idrica alternativa. «L’obiettivo qui è permettere di non utilizzare le falde che sono ormai contaminate - conclude -. Sono 56 milioni di euro, con una prima tranche per la progettazione che è già stata finanziata. L’idea è quella che l’opera di collegamento con Belfiore (VR) possa essere completata in un paio di anni. Il resto, come la bonifica, spetta al commissario per l’emergenza Pfas e alla Regione». • © RIPRODUZIONE RISERVATA
Matteo Guarda

Pfas. Da Efsa un’opinione interlocutoria sul rischio alimentare per Pfos e Pfoa. Con rinvio a dicembre 2019 per una più completa valutazione tossicologica



giovedì 13 dicembre 2018

Pfas Veneto, rivista scientifica: “Composti perfluorati causano infertilità e tumori”




Pfas Veneto, rivista scientifica: “Composti perfluorati causano infertilità e tumori”

Pfas Veneto, rivista scientifica: “Composti perfluorati causano infertilità e tumori”


La scoperta è stata pubblicata sul "Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism", la più importante rivista mondiale di endocrinologia clinica. L'annuncio dato dal professor Carlo Foresta presentando la ricerca condotta dall'unità operativa complessa di Andrologia e Medicina della Riproduzione dell’Azienda Ospedale dell’Università di Padova, in collaborazione con Andrea Di Nisio del Dipartimento di Medicina



I famigerati Pfas, composti perfluorati che hanno inquinato la falda e gli acquedotti del Veneto, costituiscono un grave danno per la salute. In particolare, con la loro azione sull’organismo interferiscono con gli ormoni, determinando infertilità, sviluppo non regolare dell’apparato genitale maschile e tumori. A sostenerlo non sono i comitati che si stanno battendo da alcuni anni contro un inquinamento che pare originato dall’industria Miteni di Trissino (in provincia di Vicenza), ora in fallimento, ma un’autorevole studio dell’Università di Padova. E così trovano una conferma scientifica le preoccupazioni manifestate dai No-Pfas, che negli scorsi mesi hanno manifestato anche a Bruxelles, di front alla sede del Parlamento Europeo, chiedendo inutilmente la messa al bando di queste sostanze.
Si tratta di una scoperta di valore assoluto che viene pubblicata sul Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism, la più importante rivista mondiale di endocrinologia clinica. “Da un’indagine condotta su oltre duecento giovani veneti, abbiamo scoperto il meccanismo inibitorio dei PFAS sul testosterone, dimostrando che i PFAS si legano al recettore per il testosterone, riducendone di oltre il 40 per cento l’attività”. Questo l’annuncio dato dal professor Carlo Foresta presentando la ricerca condotta dall’unità operativa complessa di Andrologia e Medicina della Riproduzione dell’Azienda Ospedale dell’Università di Padova, in collaborazione con il dottor Andrea Di Nisio del Dipartimento di Medicina dello stesso ateneo.
E’ il frutto di un’indagine a tappeto condotta (dal giugno 2017 al maggio 2018) su 212 maschi, di età compresa tra i 18 e i 20 anni, residenti nelle aree del Veneto oggetto dell’inquinamento da Pfas. Ci sono quattro regioni al mondo dove si è prodotta una situazione di dissesto ambientale così marcato. Innanzitutto in Veneto, nelle province di Vicenza, Padova e Verona, in un’area di 150 chilometri quadrati, dove i ricercatori valutano in 350-400 mila le persone potenzialmente esposte. Le altre zone sono in Ohio (Usa), a Dordrecht in Olanda e nel distretto di Shandong in Cina. Dei giovani controllati, 129 sono residenti nella “zona rossa” sottoposta a maggior inquinamento e 83 nella “zona gialla”, dove l’effetto dei Pfas è più ridotto. Il gruppo di controllo è costituito da 171 residenti in zone esenti dalla polluzione.
“Recenti studi hanno riportato conseguenze sulla salute pubblica a diversi livelli nelle popolazioni esposte a elevate dosi dei PFAS. L’organismo li scambia per ormoni interferendo con l’azione delle ghiandole endocrine, causando malattie a breve e a lungo termine. Queste sostanze possono alterare l’equilibrio ormonale che è fondamentale per la crescita e lo sviluppo del feto e del bambino: le persone più esposte hanno un maggior rischio di patologie riproduttive (infertilità, abortività, endometriosi, ecc.), di disturbi comportamentali nell’infanzia e forse anche di diabete e di alcuni tipi di cancro (testicolo, rene, prostata). Molte di queste patologie associate all’inquinamento da PFAS si sviluppano in organi sensibili agli ormoni testicolari, ed in particolare al testosterone”. Questa la base di partenza sintetizzata dal prof. Foresta, che ha poi spiegato il valore della scoperta.
“Sulla base di questa osservazione abbiamo dimostrato in sistemi cellulari in vitro che i PFAS si legano al recettore per il testosterone, riducendo di oltre il 40 per cento l’attività indotta da questo ormone. Nel maschio il testosterone è fondamentale per lo sviluppo uro-genitale. Non solo, l’elevata presenza di PFAS all’interno della circolazione fetale in donne in gravidanza residenti in zone inquinate potrebbe determinare anomalie nel corretto sviluppo”.
Risultati allarmanti, anche perché emersi dall’analisi di un campione vasto di giovani. Ad esempio è stata misurata “la distanza ano-genitale, che è determinata dalla stimolazione del testosterone in fase fetale” rilevando che “era significativamente inferiore” rispetto a quella del gruppo di controllo. Cosa dedurne? “Un’interferenza in fase embrionale sullo sviluppo del sistema riproduttivo e i PFAS possono essere coinvolti. Nei soggetti esposti, anche il volume testicolare risulta essere ridotto, così come la lunghezza dell’asta del pene. Infine, abbiamo osservato una concomitante riduzione del potenziale di fertilità, sebbene entro i limiti di normalità, che potrebbe essere un fattore di rischio di infertilità”.
I composti perfluorurati sono sostanze chimiche di sintesi utilizzate per rendere resistenti ai grassi e all’acqua tessuti, carta, rivestimenti per contenitori di alimenti, ma anche per la produzione di pellicole fotografiche, schiume antincendio, detergenti per la casa. Si possono trovare anche in pitture e vernici, farmaci e presidi medici. Vengono considerati contaminanti emergenti dell’ecosistema perchè hanno una elevata resistenza termica e chimica, che ne impedisce la eliminazione e favorisce l’accumulo negli organismi.