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domenica 28 febbraio 2016

Intervento del Consigliere Raffaele Colombara in Consiglio comunale di Vicenza sulla prevenzione fatta dalla nostra regione sui pfas.


Intervento del Consigliere Raffaele Colombara in Consiglio comunale di Vicenza sulla prevenzione fatta dalla nostra regione sui pfas. Sei tutti noi grazie! https://www.facebook.com/raffaele.colombara/posts/10208748684734354?fref=nfhttps://www.facebook.com/raffaele.colombara/posts/10208748684734354?fref=nf



Raffaele Colombara
una sola domanda:
MA CHI CI TUTELA?
Un nuovo, gravissimo, capitolo nella vicenda dell’inquinamento dell’acqua contaminata dai Pfas (sostanze impermeabilizzanti presenti per esempio in Goretex e Teflon).
Ieri ho denunciato in Consiglio Comunale questo vero e proprio disastro, gestito con assoluta mancanza di responsabilità da parte di chi di dovere.
Da un verbale della commissione regionale sull'inquinamento delle acque datato 4 febbraio, emerge che la Regione "NON HA DATO SEGUITO AD AZIONI DI TUTELA DELLA SALUTE PER LE PERSONE CHE HANNO MANGIATO E STANNO MANGIANDO ALIMENTI CON CONCENTRAZIONI CRITICHE”;
al momento “NON C’È UN PIANO DI CONTROLLO SUGLI ALIMENTI VALIDO E UTILIZZABILE”;
“LA POPOLAZIONE HA CONTINUATO AD ASSUMERE ALIMENTI CON CONCENTRAZIONI CRITICHE DI PFAS".
Oggi ho chiesto con un’interpellanza al Consiglio Comunale che
- l’amministrazione si attivi urgentemente per ottenere ufficialmente il verbale del tavolo tecnico del 13 gennaio;
- che si faccia chiarezza sulle procedure di monitoraggio convocando la dottoressa Francesca Russo, dirigente del settore Igiene e sanità pubblica della Regione Veneto;
- invito infine l’amministrazione ad attivarsi in sede di Conferenza dei sindaci dell’ULSS 6.

nuova iterpellanza di Colombara: nuovo gravissimo capitolo nella vicenda inquinamento acqua Pfas

Colombara: nuovo gravissimo capitolo nella vicenda inquinamento acqua Pfas

Di Redazione VicenzaPiù Venerdi 26 Febbraio alle 15:52 | 0 commenti
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Di seguito interpellanza comunale di Raffaele Colombara Lista Variati Sindaco
PFAS e inquinamento dell’acqua: la Regione "non ha dato seguito ad azioni di tutela della salute per le persone che hanno mangiato e stanno mangiando alimenti con concentrazioni critiche”; al momento “non c’è un piano di controllo sugli alimenti valido e utilizzabile”; “la popolazione ha continuato ad assumere alimenti con concentrazioni critiche di Pfas". Procedure non idonee dal punto di vista legale e scientifico; scarsa trasparenza verso i cittadini; una sola domanda: ma chi ci tutela? I cittadini hanno diritto di conoscere la verità da parte della Regione Veneto.
Nuovo, gravissimo, capitolo nella vicenda dell’inquinamento dell’acqua contaminata dai Pfas (sostanze impermeabilizzanti presenti per esempio in Goretex e Teflon). Due anni fa l’allarme; poi, gli interventi di filtraggio, le rassicurazioni, gli esposti, fino alle analisi che mettono in evidenza una diffusione dei pfas anche in uova, carni e ortaggi a Creazzo. Inquinamento a Km Zero. L'area ha raggiunto i 180 chilometri e interessa una cinquantina di Comuni veneti tra cui venti vicentini.
Secondo quanto riportato in questi giorni da alcuni quotidiani nazionali e locali che fanno riferimento ad un documento della riunione del tavolo tecnico regionale sui Pfas, svoltasi lo scorso 13 gennaio, "è emerso che “parte della popolazione veneta è stata esposta ed è esposta ai Pfas” e che “non è stato dato seguito ad azioni di tutela della salute per le persone che hanno mangiato e stanno mangiando alimenti con concentrazioni critiche”, (uova e i pesci). I protocolli finora utilizzati per il controllo degli alimenti contaminati “vanno reimpostato ex novo” in quanto al momento “non c’è un piano di controllo sugli alimenti valido e utilizzabile”. Insomma, la situazione dell’inquinamento da Pfas è tutt’altro che sotto controllo, soprattutto se si considera che gli alimenti contaminati dai cancerogeni sarebbero prodotti anche da “allevamenti che hanno la produzione e la distribuzione sul territorio nazionale” e vengono quindi commercializzati in altre regioni italiane.
Lo scorso 9 novembre l’assessore regionale veneto alla Sanità, Luca Coletto, aveva dichiarato che i dati relativi alle analisi del sangue della popolazione e degli alimenti erano già “all’attenzione degli esperti del più elevato interlocutore scientifico d’Italia che è l’Istituto Superiore di Sanità”. Nella riunione tecnica del 13 gennaio emerge però una realtà diversa: l’unico riscontro formale nelle mani delle autorità sanitarie sulla situazione degli alimenti sarebbero i dati forniti lo scorso 6 novembre su richiesta del consigliere regionale del Pd Andrea Zanoni, “attraverso una tabella sintetica non firmata né datata”, mentre i risultati non sarebbero stati inviati all’Iss in forma validata, bensì – è l’espressione attribuita tra virgolette nel verbale al direttore della Sezione prevenzione e sanità pubblica, Giovanna Frison – “in qualche modo”."
Sempre secondo un quotidiano, "nel corso del tavolo tecnico si è verificato anche un duro scontro tra il dirigente del settore Igiene e sanità pubblica, Francesca Russo, e della sezione Veterinaria, Giorgio Cester: al centro della discussione i tempi con cui sono state effettuate e condivise le analisi sui campioni di alimenti: “I campioni sono stati prelevati in un arco temporale lungo, che va da novembre 2014 a giugno 2015 ed i risultati si sono avuti tutti insieme a settembre 2015” senza tenere in considerazione che il referto relativo a una sostanza nociva per la salute “deve essere fatto subito dopo il campionamento perché potrebbe comportare la necessità di provvedimenti urgenti”. Durante questo tempo, prosegue la dottoressa Russo, “la popolazione ha continuato ad assumere alimenti con concentrazioni critiche di Pfas".Tutto ciò premesso
SI CHIEDE ALL'AMMINISTRAZIONE
  • che si attivi urgentemente per ottenere ufficialmente il verbale n°44221/4 febbraio 2016 della riunione del tavolo tecnico regionale sui Pfas, che si è svolta lo scorso 13 gennaio, nel quale sarebbe emerso che “la popolazione ha continuato ad assumere alimenti con concentrazioni critiche di Pfas" e che “non è stato dato seguito ad azioni di tutela della salute per le persone che hanno mangiato e stanno mangiando alimenti con concentrazioni critiche di Pfas";
  • A questo ultimo riguardo, chieda con forza
    • se vi siano altre informazioni e dati non ancora resi noti;
    • di conoscere quali direttive, e da chi, siano state date alla Direzione del settore Sanitario della Regione per definire le procedure con cui le ULSS devono affrontare la questione (monitoraggi ecc.);
    • quali azioni concrete e indifferibili la Regione intenda porre in essere;
  • che, una volta ottenuto il verbale, convochi, anche in apposita seduta di Commissione consiliare, la dottoressa Russo, dirigente del settore Igiene e sanità pubblica della Regione Veneto, per approfondire i contenuti della relazione e più in generale i diversi aspetti di un tema che tocca molto da vicino la salute dei nostri cittadini.
  • che si attivi in sede di Conferenza dei Sindaci dell’ULSS 6, affinché anche in quella sede venga affrontata la questione e da quella sede partano richieste precise alla Regione su quello che si sta rivelando come un vero e proprio disastro, gestito con assoluta mancanza di responsabilità da parte di chi di dovere.
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Pfas e inquinamento dell’acqua, Colombara: dopo due anni quali risposte da regione e governo? 16 febbraio 2016

Pfas e inquinamento dell’acqua, Colombara: dopo due anni quali risposte da regione e governo?

Di Redazione VicenzaPiù Martedi 16 Febbraio alle 19:25 | 0 commenti
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Di seguito l'interpellanza comunale di Raffaele Colombara, Lista Variati Sindaco
Due anni fa l’allarme; poi, gli interventi di filtraggio, le rassicurazioni, gli esposti, fino alle analisi che mettono in evidenza una diffusione dei pfas anche in uova, carni e ortaggi a Creazzo. Inquinamento a Km Zero. La falda contaminata dai Pfas (sostanze impermeabilizzanti presenti per esempio in Goretex e Teflon) si sta allargando: l'area ha raggiunto i 180 chilometri e interessa 29 Comuni di cui venti vicentini.
PREMESSO che gli amministratori dei territori alle prese con l’inquinamento da PFAS, tra cui Vicenza, hanno sottoscritto due lettere, indirizzate rispettivamente al Ministero dell’Ambiente e all’ARPAV, in cui i Comuni sollecitano
  • al Ministero azioni che permettano di incidere concretamente sulla rimozione della fonte contaminante.
  • all’Arpav invece chiedono di fare chiarezza sull’inquinamento da PFAS e le sue cause, anche per poter valutare i presupposti di eventuali ulteriori iniziative a tutela della salute e dell’ambiente. La richiesta è quindi di comunicare quali siano le concentrazioni di PFAS  e di definire il perimetro complessivo del fenomeno di deterioramento ambientale.
PREMESSO che il Coordinamento Acqua Libera dai Pfas ha lanciato due petizioni con raccolta firme da consegnare ai Ministeri competenti e agli Enti Regionali del Veneto:
  • la prima petizione dal Titolo METTIAMO UN LIMITE AI LIMITI chiede al Ministro dell’Ambiente e alla Ministra della Salute che vengano finalmente fissati dei limiti di Legge ai Pfas;
  • la seconda petizione dal Titolo ACQUEDOTTI LIBERI DA PFAS E PFOA indirizzata al Presidente della Giunta Regionale del Veneto chiede che gli acquedotti contaminati dalla presenza delle sostanze perfluoroalchiliche (pfas) vengano allacciati a fonti di approvvigionamento esenti da sostanze inquinanti.
PREMESSO che non sono stati ancora stabiliti in Italia veri e propri dei limiti di legge alla concentrazione di PFAS nelle acque, limiti che sono oggi costituiti da semplici valori obiettivo provvisori come performance (0,5 microg/l) stabiliti dal Ministero, valori peraltro messi in discussione in merito al valore di soglia da talune ricerche. Dal 2006, per esempio, in Germania, è vietata la somministrazione di acqua contenente più di 500 ng/litro di PFAS totali ai bambini di età inferiore ai tre anni e alle donne gravide. In Italia, invece, si permette l’utilizzo di acque contenenti anche più di 1000 ng/L.
Tutto ciò premesso,
SI CHIEDE ALL’AMMINISTRAZIONE
  • quali risposte siano pervenute alle lettere inviate dai comuni coinvolti, tra cui Vicenza, indirizzate rispettivamente al Ministero dell’Ambiente e all’ARPAV, in particolare quali siano le concentrazioni di PFAS nei terreni, nelle acque sotterranee e nelle acque superficiali dei territori comunali; quale il perimetro complessivo del fenomeno di deterioramento ambientale; quali le azioni intraprese e da intraprendere;
  • se sia a conoscenza a quale punto sia e quali risultati dia il monitoraggio biologico (analisi del sangue) sulle persone previsto quasi un anno fa dal piano coordinato e finanziato dalla Regione;
  • di continuare a rendere pubblici, per quanto di sua competenza, anche attraverso le società partecipate, tutti i dati disponibili in merito alla presenza ed alla concentrazione dei Pfas nelle acque;
  • di fare proprie le petizioni presentate, dando un’adeguata pubblicità all’iniziativa e predisponendo uno spazio comunale adeguato per la raccolta delle firme stesse;
  • se sia aggiornata la mappa dei pozzi pubblici e privati contaminati del territorio cittadino; se essi siano chiusi o utilizzati; in questo secondo caso, se e per quali usi ad essi si attinga (privato, industriale) e con quali controlli sulla sicurezza e la salute;
  • se intenda agire per ottenere il risarcimento dei danni nei confronti dei responsabili della contaminazione da sostanze Pfas, visto che anche il nostro territorio ne è stato coinvolto.

giovedì 19 novembre 2015

Pfas, Colombara: inquinamento a "km zero" sulle nostre tavole?

Pfas, Colombara: inquinamento a "km zero" sulle nostre tavole?

Di Redazione VicenzaPiù Domenica 15 Novembre alle 12:29 | 0 commenti
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Di seguito interrogazione comunale di Raffaele Colombara, Lista Variati Sindaco
La questione dell’inquinamento da Pfas sale di livello ed intacca, da vicino, le nostre tavole. Campioni di pesce contaminato sono stati pescati a Creazzo, alle porte della nostra città, con valori che sorprendono - per una Scardola (57,4 microgrammi/chilogrammo) e per una Carpa (18,4 microgrammi/chilogrammo).
Due anni fa l’allarme; poi, gli interventi di filtraggio, le rassicurazioni, le analisi, i campionamenti di ARPAV e lo screening sulle persone, gli esposti. In questi giorni la vicenda dell'acqua inquinata dal fluoro si arricchisce di un nuovo capitolo.
I monitoraggi svolti dalla sezione veterinaria e sicurezza alimentare della Regione Veneto nelle province di Padova, Vicenza e Verona mettono in evidenza una diffusione dei pfas anche in uova, carni e ortaggi.
«I risultati delle analisi sono sorprendenti, perché purtroppo confermano la diffusione e la presenza dei Pfas nei territori di tutte e cinque le unità sanitarie oggetto dell’indagine ed in tutte le matrici alimentari». E’ il commento di Andrea Zanoni, consigliere regionale che ha richiesto e ottenuto i risultati.
La falda contaminata dai Pfas si sta allargando: l'area ha raggiunto i 180 chilometri e interessa 29 Comuni di cui venti vicentini.
La barriera antifluoruri non funziona; gli esami semestrali dell’Arpav non hanno rilevato una riduzione dei perfluori a valle dell’azienda all’origine dell’inquinamento, tanto da invitarla in un documento del 24 agosto scorso «a considerare ulteriori misure per migliorare l’efficacia delle barriere».
Di come ci troviamo di fronte ad una situazione sfuggita di mano testimonia Vincenzo Cordiano, medico chirurgo e presidente dell’Associazione dei medici per l’Ambiente-ISDE Italia, sezione di Vicenza,  tra i primi a segnalare la questione: “I risultati del monitoraggio dei pfas nella catena alimentare veneta confermano il sospetto che avevamo da tempo, cioè che anche gli alimenti di consumo quotidiano, oltre all’acqua potabile sono contaminati. Soprattutto il pfos (uno dei componenti monitorati ndr) che, è noto, è stato bandito dal commercio nei primi anni 2002 a causa della sua pericolosità. La sua persistenza a distanza di tanto tempo, significa che oramai le falde, i suoli e la catena alimentare sono state contaminate in modo forse irreversibile”.
Al riguardo, negli scorsi mesi una decina di comuni dell’ovest vicentino (Agugliaro, Alonte, Asigliano, Campiglia, Orgiano, Pojana e Sarego, assieme ai colleghi padovani di Megliadino S. Fidenzio, Montagnana e Urbana interessati dalla contaminazione) insieme ai gestori del servizio idrico Acque Vicentine e Centro Veneto Servizi hanno chiesto di agire per ottenere il risarcimento dei danni nei confronti dei responsabili della contaminazione da sostanze Pfas. 
Da considerare, infine, che non sono stati ancora stabiliti in Itala veri e propri dei limiti di legge alla concentrazione di PFAS nelle acque, limiti che sono oggi costituiti da semplici valori obiettivo provvisori come performance (0,5 microg/l) stabiliti dal Ministero, valori peraltro messi in discussione in merito al valore di soglia da talune ricerche. Dal 2006, per esempio, in Germania, è vietata la somministrazione di acqua contenente più di 500 ng/litro di PFAS totali ai bambini di età inferiore ai tre anni e alle donne gravide. In Italia, invece, si permette l’utilizzo di acque contenenti anche più di 1000 ng/L.
Della gravità della situazione testimonia anche una indagine effettuata da alcuni epidemiologi, i dottori Edoardo Bai, Marina Mastrantonio dell'Enea, Paolo Crosignani, già direttore  della U.O. OCCAM (OCcupational  CAncer Monitoring) dell’Istituto Tumori di Milano, che hanno correlato un aumento di varie patologie neoplastiche e non con rilevamenti elevati di perfluorati alchilici.
I risultati di questo studio sono importanti per vari motivi, soprattutto perché suggeriscono che i PFAS potrebbero essere dannosi per la salute umana e dell’ambiente anche a concentrazioni inferiori ai limiti “obiettivo” stabiliti per i PFAS in Italia. Inoltre i risultati di questo studio rendono non più procrastinabile l’avvio di un serio programma di screening sanitario dell’intera popolazione interessata dalla contaminazione, come richiesto fin dall’estate del 2013 da un gruppo di quaranta medici e biologi veneti affiliati all’ISDE. I medici e i ricercatori dell’ISDE ritengono che l’indagine epidemiologica e lo screening sanitario immediato debbano essere affidate a ricercatori indipendenti e non stipendiati dalla regione.  Tutto ciò premesso
SI CHIEDE ALL’AMMINISTRAZIONE

·        come intenda attivarsi rispetto a questa nuova evoluzione della vicenda, con quali strumenti, presso quali sedi, per tutelare la salute dei cittadini e dell’ambiente;
·        se intenda agire per ottenere il risarcimento dei danni nei confronti dei responsabili della contaminazione da sostanze Pfas, visto che anche il nostro territorio ne è stato coinvolto; 
·        vista l’azione di screening sui cittadini messa in atto dall’ULSS 5, se non sarebbe opportuno procedere in maniera analoga nel nostro territorio a tutela della salute dei cittadini;
·        infine, quali azioni possa e intenda mettere in atto affinché vengano stabiliti dei limiti di legge alla concentrazione di PFAS nelle acque, limiti che ad oggi sono costituiti da semplici valori obiettivo provvisori come performance (0,5 microg/l) stabiliti dal Ministero, valori peraltro messi in discussione in merito al valore di soglia da talune ricerche.