Di seguito interrogazione comunale di Raffaele Colombara, Lista Variati Sindaco
La questione dell’inquinamento da Pfas sale di livello ed intacca, da
vicino, le nostre tavole. Campioni di pesce contaminato sono stati
pescati a Creazzo, alle porte della nostra città, con valori che
sorprendono - per una Scardola (57,4 microgrammi/chilogrammo) e per una
Carpa (18,4 microgrammi/chilogrammo).
Due anni fa l’allarme; poi, gli interventi di filtraggio, le
rassicurazioni, le analisi, i campionamenti di ARPAV e lo screening
sulle persone, gli esposti. In questi giorni la vicenda dell'acqua
inquinata dal fluoro si arricchisce di un nuovo capitolo.
I
monitoraggi svolti dalla sezione veterinaria e sicurezza alimentare
della Regione Veneto nelle province di Padova, Vicenza e Verona mettono
in evidenza una diffusione dei pfas anche in uova, carni e ortaggi.
«I
risultati delle analisi sono sorprendenti, perché purtroppo confermano
la diffusione e la presenza dei Pfas nei territori di tutte e cinque le
unità sanitarie oggetto dell’indagine ed in tutte le matrici
alimentari». E’ il commento di Andrea Zanoni, consigliere regionale che
ha richiesto e ottenuto i risultati.
La falda contaminata dai
Pfas si sta allargando: l'area ha raggiunto i 180 chilometri e interessa
29 Comuni di cui venti vicentini.
La barriera antifluoruri non
funziona; gli esami semestrali dell’Arpav non hanno rilevato una
riduzione dei perfluori a valle dell’azienda all’origine
dell’inquinamento, tanto da invitarla in un documento del 24 agosto
scorso «a considerare ulteriori misure per migliorare l’efficacia delle
barriere».
Di come ci troviamo di fronte ad una situazione
sfuggita di mano testimonia Vincenzo Cordiano, medico chirurgo e
presidente dell’Associazione dei medici per l’Ambiente-ISDE Italia,
sezione di Vicenza, tra i primi a segnalare la questione: “I risultati
del monitoraggio dei pfas nella catena alimentare veneta confermano il
sospetto che avevamo da tempo, cioè che anche gli alimenti di consumo
quotidiano, oltre all’acqua potabile sono contaminati. Soprattutto il
pfos (uno dei componenti monitorati ndr) che, è noto, è stato bandito
dal commercio nei primi anni 2002 a causa della sua pericolosità. La sua
persistenza a distanza di tanto tempo, significa che oramai le falde, i
suoli e la catena alimentare sono state contaminate in modo forse
irreversibile”.
Al riguardo, negli scorsi mesi una decina di
comuni dell’ovest vicentino (Agugliaro, Alonte, Asigliano, Campiglia,
Orgiano, Pojana e Sarego, assieme ai colleghi padovani di Megliadino S.
Fidenzio, Montagnana e Urbana interessati dalla contaminazione) insieme
ai gestori del servizio idrico Acque Vicentine e Centro Veneto Servizi
hanno chiesto di agire per ottenere il risarcimento dei danni nei
confronti dei responsabili della contaminazione da sostanze Pfas.
Da
considerare, infine, che non sono stati ancora stabiliti in Itala veri e
propri dei limiti di legge alla concentrazione di PFAS nelle acque,
limiti che sono oggi costituiti da semplici valori obiettivo provvisori
come performance (0,5 microg/l) stabiliti dal Ministero, valori peraltro
messi in discussione in merito al valore di soglia da talune ricerche.
Dal 2006, per esempio, in Germania, è vietata la somministrazione di
acqua contenente più di 500 ng/litro di PFAS totali ai bambini di età
inferiore ai tre anni e alle donne gravide. In Italia, invece, si
permette l’utilizzo di acque contenenti anche più di 1000 ng/L.
Della
gravità della situazione testimonia anche una indagine effettuata da
alcuni epidemiologi, i dottori Edoardo Bai, Marina Mastrantonio
dell'Enea, Paolo Crosignani, già direttore della U.O. OCCAM
(OCcupational CAncer Monitoring) dell’Istituto Tumori di Milano, che
hanno correlato un aumento di varie patologie neoplastiche e non con
rilevamenti elevati di perfluorati alchilici.
I risultati di questo
studio sono importanti per vari motivi, soprattutto perché suggeriscono
che i PFAS potrebbero essere dannosi per la salute umana
e dell’ambiente anche a concentrazioni inferiori ai
limiti “obiettivo” stabiliti per i PFAS in Italia. Inoltre i risultati
di questo studio rendono non più procrastinabile l’avvio di un serio
programma di screening sanitario dell’intera popolazione interessata
dalla contaminazione, come richiesto fin dall’estate del 2013 da un
gruppo di quaranta medici e biologi veneti affiliati all’ISDE. I medici e
i ricercatori dell’ISDE ritengono che l’indagine epidemiologica e lo
screening sanitario immediato debbano essere affidate a ricercatori
indipendenti e non stipendiati dalla regione. Tutto ciò premesso
SI CHIEDE ALL’AMMINISTRAZIONE
·
come intenda attivarsi rispetto a questa nuova evoluzione della
vicenda, con quali strumenti, presso quali sedi, per tutelare la salute
dei cittadini e dell’ambiente;
· se intenda agire per
ottenere il risarcimento dei danni nei confronti dei responsabili della
contaminazione da sostanze Pfas, visto che anche il nostro territorio ne
è stato coinvolto;
· vista l’azione di screening sui
cittadini messa in atto dall’ULSS 5, se non sarebbe opportuno procedere
in maniera analoga nel nostro territorio a tutela della salute dei
cittadini;
· infine, quali azioni possa e intenda mettere in
atto affinché vengano stabiliti dei limiti di legge alla concentrazione
di PFAS nelle acque, limiti che ad oggi sono costituiti da semplici
valori obiettivo provvisori come performance (0,5 microg/l) stabiliti
dal Ministero, valori peraltro messi in discussione in merito al valore
di soglia da talune ricerche.