martedì 9 dicembre 2014

il Consiglio di Bacino Valchiampo ha rinnovato all’unanimità la fiducia al Sindaco di Arzignano Giorgio Gentilin alla guida dell’ente.

Venerdì 19 settembre il Consiglio di Bacino Valchiampo ha rinnovato all’unanimità la fiducia al Sindaco di Arzignano Giorgio Gentilin alla guida dell’ente.

Il Consiglio di Bacino (ex ATO) è un ente pubblico che svolge funzioni di programmazione e controllo nella gestione del servizio idrico, l’insieme, cioè, dei servizi di captazione, adduzione, distruzione dell’acqua per usi civili e di fognatura e depurazione delle acque reflue.

Ringrazio i colleghi sindaci per la rinnovata fiducia” commenta Gentilin. “La compattezza dimostrata in questa occasione ci dà la forza di lavorare con ulteriore determinazione e convinzione nell’affrontare le importanti sfide che attendono il nostro territorio. Ricordo, in particolare, il progetto di allungamento del collettore gestito da ARICA, indispensabile per il riordino degli scarichi, già finanziato dalla Regione Veneto con 10 milioni di euro”. 

Il Consiglio di Bacino Valchiampo è formato dai comuni di Altissimo, Chiampo, Crespadoro, Nogarole, San Pietro Mussolino, Brendola, Gambellara, Lonigo, Montebello Vicentino, Montorso Vicentino, Zermeghedo, Montecchio e Arzignano.

Accanto al Sindaco Gentilin sono entrati nel comitato di gestione il sindaco di Brendola Renato Ceron e quello di Zermeghedo Gianluigi Cavaliere.

Enrico Marcigaglia, Presidente del Consiglio con delega alle società partecipate comunali:
"La riconferma all'unanimità del sindaco Gentilin, è la dimostrazione dell'ottimo lavoro svolto dal nostro primo Cittadino.
Questa importante presidenza, rappresenta per Arzignano un'ulteriore stimolo nell'esser

SPV + PFAS MOZIONE AL CONSIGLIO COMUNALE DI MONTECCHIO MAGGIORE


martedì 30 settembre 2014

SPV + PFAS MOZIONE AL CONSIGLIO COMUNALE DI MONTECCHIO MAGGIORE

Presentata questa sera 30/09 l'interrogazione sulle interferenze tra PFAS e SPV nel Consiglio Comunale di Montecchio Maggiore. La richiesta di una numerosa serie di documenti da rivolgere alla direzione tecnica della concessionaria SIS è stata presentata dal Consigliere Pierangelo Carretta del gruppo Essere Montecchio, che ha sottolineato la necessità di provvedere con urgenza chiedendo anche la sospensione del cantiere. 

Con una serie di slides ha presentato al consiglio, dopo le anticipazioni date alla commissione Ambiente e Territorio 15 giorni or sono, i cui fatti stanno destando aspre polemiche tra noi e il M5S di Montecchio Maggiore. L'esposizione di Carretta ha evidenziato le relazioni tra i dati ARPAV e il progetto di SPV tali e pesanti da poter rendere concreto il rischio di deviazione della falda inquinata del Poscola(affluente del Guà) verso i pozzi non inquinati dalle sostanze che ARPA ha individuato provenire dalla Miteni di Trissino.

Dalla risposta dell'Assessore Peripoli abbiamo appreso che ci sarà un ritorno economico di 600 milioni di € nei circa 20 km del tratto tra Castelgomberto e Brendola (si è sentito chiaramente parlare di 30 mln di € per km)e che il sindaco Cecchetto ha già trasmesso tutte le richieste contenute nella documentazione presentata. A queste affermazioni il consigliere Carretta nella sua replica ha obbiettato che la cifra sottovaluta i costi se si dimostreranno vere le previsioni di interferenza tra falda inquinata da PFAS, SPV e i pozzi ad ovest del Guà. Carretta ha affermato, dopo quasi un decennio la da quando avevamo sentito pronunciare queste parole a Montecchio, che la strada era, è e sarà uno spreco di territorio con conseguenze devastanti per tutti a cui lui e il suo gruppo rifiutano di dare alcun assenso. Ha concluso il suo intervento ricordando George Orwell dove in tempi di menzogne, chi ha il coraggio di dire la verità appare come un rivoluzionario e un sovversivo.

A margine della riunione mentre il nostro portavoce per l'ovest vicentino abbandonava l'aula accompagnato da altre persone presenti, dobbiamo registrare un fatto stupido ma grave, anzi gravissimo: è stato fatto oggetto di una aggressione, verbale per ora, da parte di una iscritta al Movimento 5 Stelle Montecchio Maggiore poco prima di mezzanotte all'uscita del Consiglio Comunale!

Di seguito riportiamo alcune precisazioni.
Dato il clima surriscaldato e le mistificazioni del nostro comunicato, che mi sembrano tutte in malafede, riprendo alcune considerazioni e preciso: il comunicato ironizzava sul Presidente della Commissione Scalabrin che si è fatto ""deportare"", e con una puntura di spillo sollecitava un intervento più deciso dei parlamentari del M5S che da mesi avrebbero in disponibilità il progetto esecutivo di SPV, in particolare Enrico Cappelletti.

L'ironia sul presidente Scalabrin e sulla commissione che presiede deportata era evidente perchè la sua ambiguità era spiegata dalla citazione dell'incontro con la direzione provinciale del PD avvenuto nel luglio scorso, della quale ho riferito prontamente a tutti i presenti agli incontri di Brogliano e Trissino. Il fatto che il presidente concordasse, con il beneplacito di tutti i commissari, lo sopostamento della commissione ambiente è un fatto grave: non era a porte chiuse in comune, ma fuori in un luogo segreto, da dove i commissari si sono rifiutati di comunicare con il cellulare, chiamati ripetutamente dal sottoscritto, come da altri presenti in piazza del comune.

Io sono tra quelli che rinfaccia l'ambiguità del PD ogni piè sospinto e anzi la confermo con prove e fatti, se non si è capito che la solidarietà sulla deportazione era ironica qualcuno soffre della sindrome di accerchiamento e di isolamento è meglio essere chiari altrimenti .... varrebbe proprio la pena di capire cosa é successo e chi ha detto di non comunicare il luogo e perchè i commissari lo hanno accettato.

Chiarito questo aspetto, devo ricordare che il sen. Cappelletti ha le carte del progetto esecutivo da aprile 2014, perchè non le ha mai divulgate ai meetup come quello di Montecchio? Perchè mai avete preparato richieste ed interventi sulle contraddizioni del progetto di Montecchio? Inoltre ha gli strumenti per chiedere a chi di dovere cosa sia successo nella commissione con D'Agostino presente: gravissimo é accettare imbelli i fatti per cui la riunione della commissione consiliare che è pubblica come gli atti del consiglio si veda il capo IV del regolamento, sia stata sottratta alla presenza esterna delle persone ma soprattutto del sottoscritto che voleva essere presente per acoltare le risposte preparate e inviate alle minoranze presenti, però questo riguarda tutti i commissari i quali collettivamente hanno accettato di essere conculcati nelle proprie liberta' di eletti e di cittadini.

Insisto invitandovi a riflettere sui fatti: non c'è stata nessuna deportazione. E credo che nessuno possa impedire a nessuno di usare un telefonino. Questa storia è un film inventata da qualcuno per giustificare la sua codardia, la sua complicità e la sua insipienza. Il PD di Scalabrin puzza di putrefatto lo stesso della carega che ricopre nel riciclaggio dell'umido: mi chiedo che sapore ha il M5S?

Infine, e mi scuso per la lunghezza, torno sulla questione degli eletti del M5S a tutti i livelli: siete voi amministratori "diversi" ad avere il dovere di considerare incredibile l'accaduto e non a polemizzare con me o a mandare qualcuna con i riccioli d'oro ad aggredirmi per strada per il reato di lesa maestà del M5S di Montecchio e per di più di fronte a testimoni. 

I fatti dovrebbero scandalizzare proprio i cittadini eletti per fatti veramente straodinari e gravi, ma che non lo sono nemmeno tanto se si comprende che, con l'alta regia del trio Napolitano-Renzi-Berlusconi ( e la benedizione della Massoneria piduista, come ventilato dal direttore del Corriere, e dei poteri forti nazionali e internazionali), si sta andando verso una contrazione dei diritti civili e della democrazia materiale , al di là dei formalismi, in tutti i settori, dal lavoro, all'ambiente, alla salute, agli organismi democratici elettivi a tutti i livelli (Comuni, province, regioni, parlamento). Voi del M5S cosa siete disposti a fare? Questa sera qualcuno di voi era disposto ad aggredirmi verbalmente, fa pensare che tutta questa aggressività non la riversiate su altri, cioè quelli che privatizzano una strada che adesso è libera e che convincono la vostra consigliera che le commissioni sono a porte chiuse, non sono aperte oppure che si prendono case e campi senza sapere come, quanto e quando saranno pagati.

Massimo Follesa

Respinte al mittente le richieste dell'amministrazionedi Breganze relative alle opere complementari riguardanti il tratto breganzese della Superstrada Pedemontana Veneta.

Respinte al mittente le richieste dell'amministrazionedi Breganze  relative alle opere complementari riguardanti il tratto breganzese della Superstrada Pedemontana Veneta. La giunta aveva provato a modificare gli accordi fra l'ex sindaco Silvia Covolo e il Consorzio di costruttori Sis, che comprendevano una serie di complanari ritenute troppo impattanti. Per questo era stato chiesto di eliminarle o al massimo di realizzarle in modo che fossero il più possibile in aderenza al tracciato autostradale. Il “no” del Consorzio ha fortemente amareggiato il sindaco Piera Campana che si dice molto preoccupata per «il devastante impatto che l'autostrada avrà su Breganze».
La bocciatura è arrivata dopo un incontro tenutosi nei giorni scorsi a Mestre nella sede di Veneto Strade tra gli assessore ai lavori pubblici Ugo Barbieri e all'edilizia privata Francesca Poncato con il commissario Silvano Vernizzi, l'ing. Giuseppe Fasiol e i tecnici del Consorzio Sis.
A renderlo noto è stato l'assessore ai Barbieri durante l'ultimo consiglio comunale.

Report dell'audizione del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per l'Acqua presso la Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei Deputati

Report dell'audizione del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per l'Acqua presso la
Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei Deputati
29 Settembre 2014
Il 29 Settembre si è svolta l'audizione del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per l'Acqua presso la Commissione Ambiente della Camera.
Per il Forum erano presenti Marco Bersani, Augusto De Sanctis e Paolo Carsetti, mentre per il Coordinamento degli Enti Locali ha partecipato Bengasi Battisti.
Presenti circa una decina di parlamentari,, afferenti a diverse forze politiche sia della maggioranza che dell'opposizione.
L'audizione aveva al centro della discussione il decreto 133/2014, cosiddetto "Sblocca Italia".
In sintesi è stata riportata all'attenzione della Commissione il giudizio assolutamente negativo in merito ai contenuti del provvedimento il quale è stato ribadito costruisce un piano complessivo di aggressione ai beni comuni tramite il rilancio delle grandi opere, misure per favorire la dismissione del patrimonio pubblico, l'incenerimento dei rifiuti, nuove perforazioni per la ricerca di idrocarburi e la costruzione di gasdotti, oltre a semplificare e deregolamentare le bonifiche.
In particolare è stata sottolineata la gravità di quelle norme inserite nel Capo III, art. 7 che mirano di fatto alla privatizzazione del servizio idrico. Infatti, con questo decreto si modifica profondamente la disciplina riguardante la gestione del bene acqua arrivando ad imporre un unico gestore in ciascun ambito territoriale e individuando, sostanzialmente, nelle grandi aziende e multiutilities, di cui diverse già quotate in borsa, i poli aggregativi.
E' stato evidenziato anche come questo si configuri come un primo passaggio propedeutico alla piena realizzazione del piano complessivo di privatizzazione e finanziarizzazione dell'acqua e dei beni comuni che il Governo sembra voler definire compiutamente con la legge di stabilità. In questo provvedimento, probabilmente, verranno inserite quelle norme, in parte già presenti nelle prime versioni del decreto circolate all'indomani del Consiglio dei Minsitri di fine agosto, volte a imporre agli Enti Locali la collocazione in borsa delle azioni delle aziende che gestiscono servizi pubblici, oltre a quelle che costringono alla loro fusione e accorpamento secondo le prescrizioni previste dal piano sulla “spending review”. Ciò garantirebbe un prolungamento della concessione di ben 22 anni e 6 mesi. Si arriverebbe, addirittura, a costruire un vero e proprio ricatto nei confronti degli Enti Locali i quali, oramai strangolati dai tagli, sarebbero spinti alla cessione delle loro quote al mercato azionario per poter usufruire delle somme derivanti dalla vendita, che il Governo pensa bene di sottrarre alle tenaglie del patto di stabilità.
E' stato fatto presente che un piano complessivo, così come descritto e come sembra essere effettivamente nelle intenzioni del Governo, presenta numerosi profili di illegittimità rispetto alla disciplina europea in materia di tutela della concorrenza (vedasi prolungamenti delle concessioni) e di incostituzionalità per essere in contrasto con l'esito referendario.
E' stata anche ribadito come questo provvedimento vada ulteriormente a comprimere l'autonomia degli Enti Locali in merito alla gestione dei servizi pubblici e più in generale dei beni comuni, e come ciò risulti decisamente in antitesi rispetto alla volontà popolare espressa con i referendum. Si evidenzia dunque un vulnus democratico a cui le istituzioni sono chiamate a porre rimedio anche tramite la modifica radicale del decreto.
In ultimo è stata fatto una ricongnizione rispetto alle conseguenze negative che lo "Sblocca Italia" avrà rispetto a diverse questioni ambientali. In particolare è stato evidenziato come:
si modifichi ancora una volta la normativa in materia di bonifiche giungendo a estendere a tutti i Siti d'Interesse Nazionale il cosiddetto modello "Mose", con commissariamento e affidamento ad un unico soggetto di tutte le procedure, con possibilità di cambiare i piani regolatori per favorire la cementificazione;
si consolidi la cosiddetta "deriva petrolifera" della strategia energetica facendo diventare d'interesse strategico nazionale, sostanzialmente, tutto ciò che riguarda gli idrocarburi, ovvero gasdotti, gassificatori, pozzi petroliferi e di gas, siti di stoccaggio. Inoltre è prevista l'avocazione a Roma dei procedimenti di VIA per i pozzi in terraferma. E' stato denunciato con forza il fatto che questo provvedimento punta a riaprire alla ricerca petrolifera il Golfo di Napoli e il Golfo di Salerno.
In conclusione la delegazione ha ribadito la propria disponibilità a proseguire il confronto e a mettere a disposizione della Commissione un documento elaborato in merito al decreto oggetto dell'audizione (in allegato).
Segreteria Operativa Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
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Paolo Carsetti
Segreteria Operativa Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
Via di S. Ambrogio n.4 - 00186 Roma
Tel. 06 6832638; Fax.06 68136225 Lun.-Ven. 10:00-19:00; Cell. 333 6876990
e-mail: segreteria@acquabenecomune.org
Sito web: www.acquabenecomune.org -
Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua - Referendum Acqua Pubblica
acquabenecomune.org|Di Super User
 Questa è la relazione del Forum che abbiamo giò inviata ai deputati sullo Slocca Italia contro l'agressione a tutti i nostri beni comuni : Analisi del decreto 133/2014 “Sblocca Italia”

On. Presidente, Onorevoli Deputati,


siamo qui a nome del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua chiamati ad intervenire in merito al decreto 133/2014, cosiddetto “Sblocca Italia”.

A nostro avviso tale decreto costruisce un piano complessivo di aggressione ai beni comuni tramite il rilancio delle grandi opere, misure per favorire la dismissione del patrimonio pubblico, l'incenerimento dei rifiuti, nuove perforazioni per la ricerca di idrocarburi e la costruzione di gasdotti, oltre a semplificare e deregolamentare la procedura delle bonifiche.
Più nel dettaglio ci teniamo a evidenziare quelle delle norme che, modificando profondamente la disciplina riguardante la gestione dell'acqua, mirano di fatto alla privatizzazione del servizio idrico.
In particolare l'articolo 7 modifica quella parte del Testo Unico Ambientale (D. lgs 152/2006) che riguarda la gestione del servizio idrico integrato, stravolge il principio cardine su cui si basava la disciplina, ovvero passaggio da "unitarietà della gestione" a "unicità della gestione", e impone progressivamente il gestore unico per ogni ambito territoriale che sarà scelto tra chi già gestisce il servizio per almeno il 25 % della popolazione che insiste su quel territorio, ovvero le grandi aziende e/o multiutilities;
Questo provvedimento, quindi, appare ispirarsi agli stessi principi del piano sulla "spending review" con cui si prevede l'obbligo ad aggregazioni e fusioni tra aziende, ovvero individuare dei poli aggregativi intorno alle multiutilities. Inoltre, è opportuno segnalare che per favorire tali processi Cassa Depositi e Prestiti ha annunciato di mettere a disposizione 500 milioni di €, divenendo dunque uno degli attori protagonisti ed uscendo ulteriormente rafforzata in questo ruolo da quanto contenuto nell' art. 10.
Ciò, dal nostro punto di vista, si configura, dunque, come un primo passaggio propedeutico alla piena realizzazione del piano di privatizzazione e finanziarizzazione dell'acqua e dei beni comuni che il Governo sembra voler definire compiutamente con la legge di stabilità.
Legge di Stabilità, che dovrà essere presentata entro il 15 Ottobre, in cui probabilmente verranno inserite quelle norme volte a imporre agli Enti Locali la collocazione in borsa delle azioni delle aziende che gestiscono servizi pubblici, oltre a quelle che costringono alla loro fusione e accorpamento secondo le prescrizioni previste dal piano sulla “spending review”. Ciò garantirebbe un prolungamento della concessione di ben 22 anni e 6 mesi. Si arriverebbe, addirittura, a costruire un vero e proprio ricatto nei confronti degli Enti Locali i quali, oramai strangolati dai tagli, sarebbero spinti alla cessione delle loro quote al mercato azionario per poter usufruire delle somme derivanti dalla vendita, che il Governo pensa bene di sottrarre alle tenaglie del patto di stabilità.
Di fatto si realizzerebbe una vera e propria finanziarizzazione dei beni comuni.

Un piano complessivo, così come descritto e come sembra essere effettivamente nelle intenzioni del Governo, a nostro avviso, presenta numerosi profili di illegittimità rispetto alla disciplina europea in materia di tutela della concorrenza (vedasi prolungamenti delle concessioni) e di incostituzionalità per essere in contrasto con l'esito referendario.

In ultimo ci teniamo a sottolineare alcune delle conseguenze negative che questo decreto avrà rispetto a diverse questioni ambientali. In particolare evidenziamo che:
si modifica ancora una volta la normativa in materia di bonifiche giungendo a estendere a tutti i Siti d'Interesse Nazionale il cosiddetto modello "Mose", con commissariamento e affidamento ad un unico soggetto di tutte le procedure, con possibilità di cambiare i piani regolatori per favorire la cementificazione;
si consolida la cosiddetta "deriva petrolifera" della strategia energetica facendo diventare d'interesse strategico nazionale, sostanzialmente, tutto ciò che riguarda gli idrocarburi, ovvero gasdotti, gassificatori, pozzi petroliferi e di gas, siti di stoccaggio. Inoltre è prevista l'avocazione a Roma dei procedimenti di VIA per i pozzi in terraferma.

Ci preme in ultimo denunciare con forza il fatto che questo provvedimento punta a riaprire alla ricerca petrolifera il Golfo di Napoli e il Golfo di Salerno.

Si ringraziano gli Onorevoli Deputati della cortese attenzione.

Dipartimento UE per la salute: due terzi dei membri hanno conflitti di interesse

Multinazionali

Dipartimento UE per la salute: due terzi dei membri hanno conflitti di interesse

Semmai ci fossero ancora dubbi in proposito, ecco una nuova ricerca che rivela enormi conflitti di interesse nelle commissioni scientifiche del Directorate General for Health and Consumer Affairs (DG Sanco), il dipartimento della Commissione Europea che dovrebbe tutelare gli interessi dei consumatori.

di Giovanni Fez - 29 Settembre 2014

Semmai ci fossero ancora dubbi in proposito, ecco una nuova ricerca che rivela enormi conflitti di interesse nelle commissioni scientifiche del Directorate General for Health and Consumer Affairs (DG Sanco), il dipartimento della Commissione Europea che dovrebbe tutelare gli interessi dei consumatori.
Il rapporto è stato redatto dal Corporate Europe Observatory (CEO) che non manca di sottolineare come le commissioni del DG Sanco si occupino proprio di attestare i rischi per l’essere umano e per l’ambiente delle sostanze chimiche presenti in grandi quantità nei prodotti che usiamo ogni giorno, dagli shampo ai biberon. L’opinione di queste commissioni sta alla base delle norme regolatorie della Commissione Europea, che decide cosa è sicuro e a quali livelli e cosa invece sarebbe da vietare. La ricerca ha rivelato che «i due terzi degli scienziati hanno almeno uno, ma alcuni molti di più, conflitti di interesse dovuti ai loro legami con l’industria – spiega Colin Todhunter, scrittore e giornalista per il New Indian Express e il britannico Morning Star - L’analisi ha riguardato in particolare le procedure di valutazione di quattro sostanze, inclusi i parabeni (distruttori endocrini) e il biossido di titanio (che danneggia il DNA) sotto forma di nanoparticelle. Tutte queste sostanze sono già ampiamente disponibili sul mercato». Ha detto Pascoe Sabido del Corporate Europe Observatory: «Decidere se definire potenzialmente dannose oppure no sostanze come i parabeni può avere un enorme impatto sulla nostra salute, sull’ambiente e anche sullo sviluppo dei neonati». Già, un enorme impatto. Ma il giudizio delle commissioni può avere un grande impatto anche sulle fortune finanziarie delle società che quelle sostanze le producono e le utilizzano. Ed è questo il nocciolo della questione. «Ciò significa che l’indipendenza degli scienziati che forniscono i pareri deve essere garantita – aggiunge Sabido – e non deve assolutamente essere toccata dal sospetto di influenze da parte delle industrie». Il rapporto ha preso in esame le dichiarazioni annuali sul conflitto di interesse di 57 membri delle commissioni che hanno a che fare con parabeni, biossido di titanio nano in nano particelle, nano-argento e amalgame dentarie al mercurio. Il 67% di essi è risultato avere legami con industrie  con interesse diretto o indiretto nelle sostanze chimiche interessate. La ricerca rivela legami con il gigante farmaceutico GlaxoSmithKline, il gigante della chimica DuPont e la multinazionale Unilever. Il CEO ha scoperto che nella maggior parte dei casi questi esperti hanno avuto rapporti con le industrie come consulenti; ciò significa pagamenti diretti, anche se in alcuni casi si è trattato di istituzioni di ricerca, per servizi resi a quelle società i cui prodotti devono poi essere normati sulla base dei pareri di quegli esperti. «Tutto ciò mina seriamente l’indipendenza delle commissioni scientifiche, insieme al fatto che i fondi pubblici sono scarsi  - aggiunge Sabido – Il DG Sanco deve valutare di riformare con rigore queste procedure». Ciò che emerge con chiarezza è che dall’Efsa, cioè l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, al DG Sanco ci sono conflitti di interessi massivi; la Commissione Europea è massicciamente legata alle lobby e alle multinazionali, comprese quelle del biotech. Le corporazioni, ricche e potenti che si nascondono dietro il concetto di “libero commercio”, non fanno che distruggere i diritti dei lavoratori, indebolire le garanzie per la salute e la sicurezza, immettere prodotti spesso anche dannosi sul mercato e con enormi pressioni anche sui governi.  Non si può continuare ad essere ciechi di fronte ai rischi sistemici per la popolazione causati da prodotti che vengono autorizzati sulla base di una ricerca e di una valutazione non indipendenti.
Letture utili
1] http://corporateeurope.org/sites/default/files/attachments/ceo_-_sanco_sc_conflicts_of_interest.pdf
2] http://corporateeurope.org/revolvingdoorwatch
3] http://corporateeurope.org/sites/default/files/attachments/unhappy_meal_report_23_10_2013.pdf
4] http://corporateeurope.org/sites/default/files/attachments/financial_lobby_report.pdf
5] http://corporateeurope.org/international-trade/2014/07/who-lobbies-most-ttip
6] http://www.globalresearch.ca/the-us-eu-trans-atlantic-free-trade-agreement-tafta-devastating-social-and-environmental-consequences/5375692
7] http://www.gmwatch.org/index.php/news/archive/2014/15519-the-glyphosate-toxicity-studies-you-re-not-allowed-to-see
8] http://earthopensource.org/index.php/reports/17-roundup-and-birth-defects-is-the-public-being-kept-in-the-dark
9) http://corporateeurope.org/sites/default/files/record_captive_commission.pdf

Caso «Pfas», in arrivo le regole dal ministero

Caso «Pfas», in arrivo le regole dal ministero

Vincenzo D'Arienzo
Vincenzo D'Arienzo
tutto schermo «I limiti sulla presenza dei Pfas nell'acqua potabile verranno decisi nelle prossime ore a Roma». Ad annunciare l'imminente adozione di provvedimenti, che dovrebbero fare finalmente chiarezza in merito ad una situazione che sinora chiara non lo è stata di certa - quella relativa alle sostanze di origine chimica che da più di un anno sono un problema per 13 Comuni del Basso veronese, come per le aree contigue del Vicentino e del Padovano - è il deputato veronese del Partito democratico Vincenzo D'arienzo. Il quale aveva già preannunciato per la metà dello scorso giugno l'adozione di provvedimenti volti a stabilire finalmente se e in che misura le sostanze perfluoro-alchiliche, che normalmente vengono usate per rendere impermeabili stoviglie, cartoni e tessuti, sono tollerabili dall'uomo. E che ora spiega le ragioni per cui tale obiettivo sia in realtà raggiungibile soltanto adesso. «Considerato che sulla presenza di Pfas sono in corso accertamenti anche in altre zone d'Italia, tra cui Spinetta Marengo, in provincia di Alessandria», afferma D'Arienzo, «il gruppo di lavoro istituito dal ministero dell'Ambiente ha realizzato uno studio di ancor più ampio respiro, con la previsione di arrivare a stabilire degli standard di qualità ambientale adottabili, in seguito anche al confronto con gli esperti dell'Unione Europea, in tutta Italia». Intanto, nel Veneto, vanno avanti le indagini sugli effetti dell'inquinamento provocato con tutta probabilità dalle sostanze rilasciate da un'azienda chimica del Basso Vicentino. In questi giorni è infatti stata pubblicata sul bollettino ufficiale della Regione la delibera di Giunta con la quale è stato stabilito l'avvio di un piano di campionamento degli alimenti di produzione locale. Stanno poi procedendo anche le operazioni di censimento dei pozzi privati e di controllo dell'acqua che essi pescano dalla falda. Un'iniziativa che riguarderà per primi i Comuni di Cologna, Pressana e Zimella secondo le disposizioni illustrate nell'assemblea di coordinamento svoltasi nei giorni scorsi a Legnago. Un incontro dove la società consortile Acque Veronesi ha confermato la disponibilità a svolgere le analisi dei campioni prelevati dai privati, a cui competono le relative spese, ad un costo di 80 euro più Iva per campione. LU.FI.

Pedemontana veneta: Pettenò (FSV), a rischio pozzi Ovest Vicentino ed Est Veronese

mercoledì 17 settembre 2014

Pedemontana veneta: Pettenò (FSV), a rischio pozzi Ovest Vicentino ed Est Veronese

corrieredelveneto.corriere.it
Venezia 17 settembre 2014 –  Con una dettagliata interrogazione alla Giunta veneta il consigliere regionale Pietrangelo Pettenò (Sinistra veneta) chiede la sospensione dei lavori di realizzazione della Pedemontana Veneta nei lotti che interessano il corso del torrente Poscola (affluente dell’Agno-Guà) nei comuni di Brendola, Montecchio Maggiore, Trissino, Castelgomberto e Brogliano. Per Pettenò le opere per la superstrada, e in particolare la realizzazione della galleria di Trissino, rischiano di deviare o interferire con i flussi di falda inquinati da sostante perfluoroalchiliche documentati da Arpav, che corrono lungo l’asta meridionale del torrente Poscola, mettendo quindi in pericolo la salute degli abitanti dell’Ovest Vicentino e dell’Est veronese che utilizzano i pozzi ad uso potabile. Pettenò allarga lo spettro della propria attività ispettiva agli atti del commissario straordinario per la Pedemontana Veneta, chiedendo quali direttive abbia emanato Vernizzi per verificare i rischi per l’approvvigionamento idrico e per la salute pubblica derivanti dalle interferenze dai cantieri in Valle dell’Agno-Guà con la falda inquinata e se gli uffici regionali, in sede di valutazione dell’impatto ambientale, abbiano tenuto conto dell’interferenza tra i manufatti della Pedemontana e la presenza di flussi inquinati di falda. “Chiedo che la Giunta regionale avvii una procedura pubblica di verifica – conclude Pettenò - degli impatti e dei rischi generati dalle attività di cantierizzazione nella Valle dell’Agno-Guà, dello sparo delle mine della galleria di Sant’Urbano e degli attraversamenti del torrente Poscola a Montecchio Maggiore”.

Si allega testo interrogazione.

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
NONA LEGISLATURA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA N.
IL TRACCIATO SPV IN VALLE DELL’AGNO INTERCETTA LA FALDA INQUINATA DA PFAS DEL TORRENTE POSCOLA COMPROMETTENDO LA FALDA INTEGRA DELL’AGNO-GUÀ E I POZZI DI ACQUA POTABILE?
Presentata il 17 settembre 2014 dal cons. Pettenò
Premesso:
  • che il Giornale di Vicenza del 10.09.2014 dava notizia dell’avvio da ottobre 2014 dell’impiego di mine che verrebbero fatte esplodere nella valle dell’Agno-Guà sotto il colle di Sant’Urbano di Montecchio Maggiore per lo scavo del tunnel di Trissino, opera del lotto 1B della costruenda Superstrada a pedaggio Pedemontana Veneta, proprio nelle aree a est dell’impianto Miteni di Trissino da dove si sarebbero generati gli inquinamenti da PFAS come evidenziato dagli studi di ARPAV;
  • che il Ministero della Salute, con nota prot. 2565 del 29.01.2014, recependo il parere dell’Istituto Superiore di Sanità prot. 16.01.2014 - 0001584 su “Acqua destinata al consumo umano contenente sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) nelle acque della Provincia di Vicenza e Comuni limitrofi”, ad integrazione di quanto già rappresentato con nota ISS prot. 0022264 - 07.06.2013, ha ribadito la raccomandazione di assicurare adeguate misure di prevenzione della contaminazione delle acque di origine;
  • che a livello impiantistico, il Ministero ha chiesto la progettazione, l’impiego e le sviluppo di tecniche di assorbimento e/o filtrazione attraverso membrane di provata efficienza per la rimozione di PFAS nella filiera di produzione e distribuzione delle acque destinate al consumo umano;
  • che si evidenzia dagli studi che, per valori fuori norma come nel caso riscontrato nelle acque potabili di una vasta zona dell’Ovest Vicentino, è indispensabile attuare azioni di prevenzione integrata volte a ridurre la contaminazione nell’acqua ad uso irriguo e zootecnico, a regolamentare l’uso di ammendanti agricoli provenienti dal ciclo di potabilizzazione e depurazione delle acque e, se del caso, a limitare in modo selettivo il consumo degli alimenti prodotti in loco;
  • che ARPAV ha provveduto ad eseguire approfonditi studi resi pubblici nel proprio sito web http://www.arpa.veneto.it/temi-ambientali/acqua/file-e-allegati/documenti/acque-interne/pfas/ quali la “Campagna di misura delle sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) nei punti di monitoraggio della rete regionale acque sotterranee autunno 2013 – allegato 1”, la Campagna di misura delle sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) nelle acque superficiali del marzo 2014”, la Campagna di misura delle sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) nei punti di monitoraggio della rete regionale acque sotterranee primavera 2014 – allegato 1”, la nota tecnica sullo “Stato dell’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in provincia di Vicenza Padova e Verona – aspetti geologici e idrogeologici la rete idrografica, il sito potenzialmente inquinato e prima delimitazione dell’inquinamento 30.09.2013”, presentati alla “XII Conferenza del Sistema Nazionale per la Protezione dell'Ambiente” http://www.isprambiente.gov.it/it/events/xii-conferenza-del-sistema-nazionale-per-la-protezione-dellambiente.-ventanni-di-controlli-ambientali.-esperienze-e-nuove-sfide-2 tenutasi a Roma il 10-11.04.2014 nei quali ha comunicato la mappa di sintesi “La contaminazione diffusa da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) nel Veneto - Azioni di controllo integrato” http://www.arpa.veneto.it/temi-ambientali/acqua/file-e-allegati/documenti/acque-interne/pfas/Poster_PFAS.pdf/view;
  • che devono essere acquisiti e dettagliati, da parte della Regione a del Commissario Straordinario per la realizzazione della SPV, gli studi effettuati sulle acque sotterranee e superficiali da ARPAV in relazione alle aree delle Province di Vicenza, Verona e Padova interessate dai riscontri della presenza delle sostanze perfluoroalchiliche contenuti nei documenti.
Considerato:
  • che il Commissario Straordinario per la realizzazione della SPV, con Decreto n. 121 e n. 122 del 23.12.2013, ha approvato rispettivamente la progettazione esecutiva del lotto 1 tratti A e B pubblicati nel BUR Veneto il 03.01.2014 e la planimetria generale del lotto 1B;
  • che sono stati avviati i cantieri del lotto 1 tratto B alla presenza del presidente Zaia e dell’assessore Chisso presso la base logistica in comune di Brogliano nella Valle dell’Agno;
  • che la documentazione tecnica depositata nel sito web del Commissario Straordinario, dettaglia alle tavole del lotto 1 tratta B del Progetto Esecutivo Planimetrie di Progetto su Rilievo Tav. 2/9 da PK 1+000 a PK 1+700, Tav. 3/9 da PK 1+700 a 2+800 4/9 da PK 2+800 a PK 4+100 ben due attraversamenti del torrente Poscola: il primo risalendo da sud verso nord al Km 1+580,72 in cui l’infrastruttura sovrappassa il corso d’acqua posto in un tubo scatolare idraulico di m 12x4; il secondo attraversamento del Poscola avviene più a nord in corrispondenza del Km 3+164,80 dove l’infrastruttura viene posta in galleria artificiale per circa 856 m con una profondità di 11 m della carreggiata rispetto alla quota del terreno di campagna come si riporta nel Progetto Esecutivo Profilo Longitudinale Asse Nord Tavola 4/10 da PK 3+075 a PK 3+690,15 dalla quale si evince che la struttura della galleria artificiale poggia su paratie verticali di sostegno ai tegoli della struttura della copertura, che possono raggiungere i 25 m di profondità massima (cfr. Progetto Definitivo all.n.2383 c. 40 Opere d’arte maggiori – Gallerie artificiali – Galleria artificiale tipo C “Poscola” - Relazione di Calcolo delle Sottostrutture pag. 31 e cfr. Progetto Definitivo all.n.2386 c. 40 Opere d’arte maggiori – Gallerie artificiali – Galleria artificiale tipo C “Poscola” – Profilo Longitudinale asse Nord e cfr. schema di sintesi) con uno sviluppo di una paratia lungo il lato nord dell’asse stradale di circa 1.600 m, tali da costituire una barriera continua dalla galleria di Sant’Urbano posta trasversalmente al corso del torrente Poscola, ben oltre fino ai campi in corrispondenza della ex Stazione FTV della frazione di Ghisa in comune di Montecchio Maggiore a sud della strada comunale che collega la ex SS 246 con la zona industriale di Tezze nel Comune di Arzignano;
  • che la nota tecnica sullo “Stato dell’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in provincia di Vicenza Padova e Verona – aspetti geologici e idrogeologici la rete idrografica, il sito potenzialmente inquinato e prima delimitazione dell’inquinamento 30.09.2013” individua in questo tratto del torrente Poscola il principale percorso di dispersione del lume delle sostanze perfluoroalchiliche dallo stabilimento di Trissino;
  • che le opere di SPV costituiscono un rischio reale in grado di deviare o interferire con il flusso inquinato (considerate le profondità delle opere e i gli alti livelli della falda di questi ultimi tempi), flusso individuato da ARPAV per una larghezza non superiore ai 200-250 m lungo l’asta meridionale del Poscola, affluente dell’Agno-Guà, è da ritenersi reale, grave e pericolo imminente per i siti pubblici di prelievo delle acque potabili e per i pozzi privati posti a ovest dell’area inquinata e non ancora interessati dai PFAS;
  • che in questi giorni si stanno avviando le attività volte allo sparo delle mine per la costruzione della Galleria di Sant’Urbano proprio a ridosso dell’area industriale dove lo studio ha evidenziato i principali sversamenti delle sostanze perfluoroalchiliche e che gli studi ARPAV non nascondono l’eventualità che questi infiltrino il sistema carsico della dorsale est della Valle dell'Agno fino a interessare le aree a nord di Altavilla e Creazzo;
tutto ciò premesso il sottoscritto consigliere chiede alla Giunta regionale:
  • quali sono le direttive emesse dalla Regione per verificare i rischi per l’approvvigionamento idrico e per la salute pubblica derivanti dalle interferenze dai cantieri SPV in Valle dell’Agno-Guà con la falda inquinata riferibile all’area individuata da ARPAV;
  • se il Commissario Straordinario per SPV abbia acquisito i dati citati in premessa e quali sono le direttive che egli abbia emanato per verificare i rischi per l’approvvigionamento idrico e per la salute pubblica derivanti dalle interferenze dai cantieri SPV in Valle dell’Agno-Guà con la falda inquinata riferibile all’area individuata da ARPAV;
  • se è stato chiesto agli uffici competenti della Regione la verifica della progettazione esecutiva e della Valutazione d’Impatto Ambientale dove maggiore è l’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche, soprattutto in relazione agli scenari di alterazione e di possibile inquinamento per i pozzi dell’ovest vicentino e dell’est veronese, finora esenti dall’interessamento del lume degli inquinanti, della cosiddetta falda del torrente Poscola interferita dai cantieri della SPV;
  • la sospensione dei lavori nell’area individuata dal ARPAV compresa nei lotti 1A e 1B della costruenda SPV nei Comuni di Brendola, Montecchio Maggiore, Trissino, Castelgomberto e Brogliano interessati dalle interferenze tra il tracciato di SPV e il corso del torrente Poscola;
  • di predisporre uno studio dettagliato sugli effetti e i potenziali rischi che potrebbero compromettere altre aree finora escluse dagli inquinamenti da PFAS;
  • di avviare una procedura pubblica di verifica degli impatti e dei rischi generati dalle attività di cantierizzazione nella Valle dell’Agno-Guà, dello sparo delle mine della galleria di Sant’Urbano e degli attraversamenti del torrente Poscola a Montecchio Maggiore.