domenica 12 maggio 2019

Rubrica pillole di Pfas: visto l'annuncio che tra dieci giorni sarà istituito il tavolo tecnico per la fissazione dei limiti dei pfas

Luciano Panato ha condiviso un link.
Rubrica pillole di Pfas: visto l'annuncio che tra dieci giorni sarà istituito il tavolo tecnico per la fissazione dei limiti dei pfas. Pensiamo sia cosa uitle ripubblicare qesta audizione dei ricercatori del Cnr- Irsa alla commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti. in tale incontro vi è stata una ampia disamina della materia sui limiti dei pfas per quanto riguarda normative europee, italiana regionali.. un buon approccio per seguire l'iter che partira tra pochi giorni nelle sedi competenti. Buona lettura:
documenti.camera.it

sabato 11 maggio 2019

Novi Ligure (Alessandria) - Il mistero dei pozzi inquinati secondo il Movimento di lotta per la salute Maccacaro  

Giovedì, 09 Maggio 2019 01:50

Novi Ligure (Alessandria) - Il mistero dei pozzi inquinati secondo il Movimento di lotta per la salute Maccacaro  

I giornali si interrogano sul mistero dei pozzi di Novi Ligure con solventi cento volte oltre i limiti di legge. I solventi clorurati (cloroformio, tetracloroetilene, benzene eccetera)  sono gli stessi della falda sottostante lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo, a pochi chilometri dal Basso Pieve di Novi, gli stessi inquinanti per i quali è stata condannata anche in appello la multinazionale belga per disastro ambientale.
Il direttore dell’Arpa, Alberto Maffiotti, brancola nel buio: non riusciamo a far luce su questo fenomeno che si spinge verso la città di Novi, il problema è di qualità di acqua di falda che potrebbe riflettersi sui corsi d’acqua.  
I giornali si interrogano sul mistero della bonifica della falda della Fraschetta con solventi cento volte oltre i limiti di legge. I pozzi della cosiddetta “barriera idraulica” non stanno bonificando la falda  sottostante lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo da solventi clorurati, cromo esavalente e Pfoa, cancerogeni per i quali la multinazionale belga è stata condannata anche in appello per disastro ambientale. Il direttore dell’Arpa, Alberto Maffiotti, sa benissimo, ma non lo dice, che questa bonifica è impossibile finchè dai terreni sovrastanti la falda i veleni stanno percolando nella stessa.
Anche questo tipo di cosiddetta “bonifica dei terreni”, senza asportare la montagna di veleni,  infatti, è  completamente inidonea, insomma una  balla per prendere tempo e  risparmiare miliardi.
I giornali si interrogano sul mistero del Pfoa che in Veneto è letale e in Piemonte no.  Il Pfoa nella falda sottostante lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo ha concentrazioni enormi  di centinaia di microgrammi/litro. Per il Veneto è una emergenza nazionale affrontata tanto dalla Regione che dal Governo per le conseguenze sanitarie subìte da centinaia di migliaia di persone.  Per il direttore dell’Arpa, Alberto Maffiotti, invece, si tratta di un allarme  ingiustificato in quanto considera i Pfoa  “solo interferenti endocrini dagli effetti dubbi ma non si sa se siano causa di cancro o di altre malattie mortali”.  Tanto è tranquillo che affida i monitoraggi di controllo… alla stessa Solvay. L’Asl, da parte sua, non rende pubbliche le analisi del Pfoa nel sangue dei lavoratori. Nulla si sa degli esposti alla Procura della Repubblica che abbiamo ripetuto più volte negli ultimi dieci anni. Dopo la nostra denuncia in prima nazionale, Solvay ha finalmente eliminato il Pfoa  ma l’ha sostituito con C6O4 senza garanzie preventive. Gli scarichi Pfas vanno da Bormida al Tanaro al Po passando per il Veneto.
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venerdì 10 maggio 2019

PFAS: rischio contaminazione per 19 milioni di americani. L’Italia fissa limiti nazionali

PFAS: rischio contaminazione per 19 milioni di americani. L’Italia fissa limiti nazionali

  • Mentre uno studio dell’ Environmental Working Group rinviene tracce di perfluorurati in 43 Stati americani, il Ministero dell’Ambiente italiano apre un tavolo per fissare limiti nazionali allo scarico di PFAS a catena lunga.

  • inquinamento pfasDiversi studi scientifici hanno appurato la correlazione tra esposizione ai PFAS e l’aumento di rischio di cancro


    (Rinnovabili.it) – Circa 19 milioni di persone negli Stati Uniti rischiano di aver bevuto per anni acqua contaminata da composti perfluorurati e sostanze perfluoroalchiliche, i cosiddetti PFAS: a lanciare l’allarme è uno studio dell’associazione no profit Environmental Working Group supportato dal Northeastern University’s Social Science Environmental Health Research Institute.
    Gli agenti contaminanti sono stati rinvenuti in 43 dei 51 Stati a stelle e strisce, con particolare concentrazione nei dintorni del lago Michigan e nelle zone più popolose della costa est e di quella ovest, soprattutto in California.

    I PFAS, sono catene alchiliche idrofobiche fluorurate, acidi liquidi resistenti alle alte temperature e ai processi di degradazione in natura. Sono stati usati dagli anni ’40 in svariati settori industriali, dal trattamento delle pelli, alla produzione di contenitori, carta e imballaggi per uso alimentare, dai rivestimenti antiaderenti delle padelle alla realizzazione di abbigliamento tecnico (trattamenti con simili composti rendono i tessuti idrorepellenti).

    Nel 2018, il Centers for Disease Control, una delle agenzie per la salute pubblica USA, aveva appurato che l’esposizione ai perfluorurati può aumentare il rischio di cancro, quello di incorrere in malattie che compromettono il sistema immunitario, rischia di diminuire la fertilità femminile e di alzare i livelli di colesterolo oltre a limitare lo sviluppo mentale e fisico dei bambini.

    A febbraio 2019, l’Environmental Protection Agency (EPA) aveva annunciato il proprio piano d’azione per contrastare la diffusione dei PFAS sul suolo americano: un mix tra promozione della ricerca scientifica, raccomandazioni per la bonifica e la pubblicazione di nuovi dati aperti a tutti.

    In attesa che l’EPA strutturi un piano d’azione più concreto per bonificare le falde contaminate da PFAS, gli esperti dell’Environmental Working Group hanno stilato una breve lista di raccomandazioni per limitare la contaminazione: limitare il consumo di cibi da fast food e quello di popcorn per microonde, il cui packaging viene spesso trattato con perfluorurati, ma anche attenzione all’acquisto di indumenti impermeabili, pentole antiaderenti e moquette antimacchia, tutti prodotti che possono contenere PFAS.


    In Italia, lo scandalo della contaminazione nelle provincie di Vicenza, Padova e Verona a causa dell’attività dell’azienda agricola Miteni ha portato alla ribalta il problema dei PFAS: dai primi anni 2000 fino al 2017, quando l’azienda ha chiuso i battenti, circa 350 mila persone sarebbero stati esposti a livelli elevati di sostanze perfluoroalchiliche nelle falde acquifere.
    Il primo filone d’indagini della Procura di Vicenza, chiuso lo scorso gennaio, ha notificato l’iscrizione nell’albo degli indagati a 13 manager e tecnici dell’ex azienda agricola, tra cui i dirigenti giapponesi della Mitsubishi Corporation che hanno controllato la Miteni dal 2002 al 2009 e i tedeschi della Icig-International chemical investors subentrati al vertice aziendale dal 2009.

    Il Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha annunciato ieri, il 7 maggio, l’apertura di un tavolo istituzionale per porre limiti nazionali allo scarico di PFAS a catena lunga: il progetto vedrà la collaborazione di Minambiente, ISPRA, Snpa, Regione Veneto, Istituto superiore di Sanità e Ministero della Salute.

    “Diamo una risposta immediata ai cittadini – ha commentato il ministro Costa – Vogliamo che con urgenza vengano fissati i limiti. Il tavolo inoltre lavorerà anche sui limiti dei cosiddetti ‘nuovi PFAS’ con un percorso normativo e tecnico e ascoltando anche il settore produttivo”.


    Pfas. Piano del commissario approvato il progetto per la realizzazione dei nuovi pozzi di immersione a Belfiore

    PFAS. PIANO DEL COMMISSARIO: APPROVATO IL PROGETTO PER LA REALIZZAZIONE DEI POZZI DI IMMERSIONE A BELFIORE (VR). CANTIERI DEI COLLEGAMENTI APERTI ENTRO MAGGIO

    Comunicato stampa N° 729 del 09/05/2019
     (AVN) – Venezia, 9 maggio 2019
     
    Il Commissario Delegato per i Primi Interventi Urgenti di Protezione Civile in conseguenza della contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) delle falde idriche dei territori delle Provincie di Vicenza, Verona e Padova, dr. Nicola Dell’Acqua comunica quanto segue:
     
    Il Comitato Tecnico regionale V.I.A. ha approvato nel corso della seduta di mercoledì 7 maggio il progetto di “Messa in sicurezza delle fonti idropotabili contaminate da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS). Interventi finalizzati alla progettazione e realizzazione delle condotte di adduzione primaria da fonti idropotabili alternative e relative interconnessioni. Nuovo campo pozzi di Belfiore (Lotto 1A)”. Per l’intervento, Acque Veronesi scarl, è stata individuata quale soggetto attuatore del Commissario Delegato.
     
    Gli interventi individuati sfruttano parzialmente opere acquedottistiche esistenti realizzate nell’ambito del Modello Strutturale degli Acquedotti del Veneto (MoSAV); le nuove opere da realizzare diverranno parte integrante dello schema di razionale sviluppo del sistema acquedottistico del Veneto, in modo da essere non solo funzionali alla soluzione emergenziale della problematica PFAS nelle falde di Lonigo, ma anche rispettose delle previsioni programmatiche di sviluppo dell’infrastruttura acquedottistica regionale.
     
    Gli interventi prioritari complessivamente previsti hanno un importo stimato in € 120,8 milioni, di questi sono stati individuati gli interventi più urgenti da realizzare per garantire acqua potabile di buona qualità alla popolazione colpita. Fra questi, opere prioritarie per un importo complessivo pari a € 56,8 milioni, sono stati dichiarati interventi emergenziali e sono stati affidati alla competenza del Commissario Delegato.
     
    Tra gli interventi emergenziali sono comprese la realizzazione del nuovo campo pozzi in Comune di Belfiore e la condotta di collegamento con la centrale acquedottistica di Madonna di Lonigo, suddivisi in due diversi progetti stralcio.
     
    Il primo stralcio è il nuovo campo pozzi di Belfiore che prevede la realizzazione, in località Bova, di 6 pozzi di attingimento dalle falde sotterranee, di una vasca di accumulo a terra e di una centrale di sollevamento mediante pompaggio e di una centrale di produzione idrica per l’approvvigionamento di una quantità d’acqua media derivata pari a 250 l/s. La nuova centrale di produzione idrica viene realizzata su un’area in aperta campagna, in un territorio che ha un’estensione di circa 4 ettari.
     
    La nuova centrale si collegherà con la condotta di collegamento DN 600 e DN1000 tra la centrale di Lonigo e Belfiore, suddivisa in tre ulteriori stralci, per i quali sono già state concluse le procedure di gara. L’apertura dei cantieri di queste opere è prevista entro fine maggio. L’intervento viene sostenuto con fondi del Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare.
     


    Data ultimo aggiornamento: 09/05/2019

    La proprietà Miteni: bonifica anti Pfas da giugno

    La proprietà Miteni: bonifica anti Pfas da giugno

    Dell’Acqua (Arpav): «Campagna al via con la vendita dell’impianto». Intanto si lavora al potenziamento della barriera idraulica


    Miteni e Pfas, al via il potenziamento della barriera idraulica. Con uno spiraglio per l’altro grande passaggio fondamentale, la bonifica del sito di Trissino. Ieri pomeriggio l’Arpav e il commissario governativo per l’emergenza Pfas, Nicola Dell’Acqua, hanno annunciato l’avvio dei lavori per il potenziamento della barriera idraulica sotto il sito di Miteni. Un fatto tutt’altro che scontato, a maggior ragione se ci si rifà alle parole del curatore fallimentare dell’azienda che, appena tre mesi fa, aveva negato la possibilità che Miteni si accollasse questo intervento.

    LA BARRIERA IDRAULICA

    La Miteni di Trissino è nota per essere la “fabbrica di Pfas” da cui è partita la contaminazione della falda che oggi interessa mezzo Veneto. L’azienda, già dal 2005, si era dotata di una barriera idraulica per contenere la contaminazione da Pfas. A inizio anno, tuttavia, Dell’Acqua ha chiamato in causa Miteni (o meglio, la Ici Se, la holding lussemburghese che nel 2009 per un euro ha acquistato la Miteni di Trissino da Mitsubishi), segnalando che la rete di pozzi - che dovrebbe impedire la circolazione di perfluoroalchilici dal sito di Trissino alla falda – non è più sufficiente. A gennaio il commissario ha ritenuto urgente un intervento di potenziamento della barriera. Peccato che Domenico De Rosa, curatore fallimentare Miteni, avesse replicato dichiarando ben lontana la possibilità che la società si accollasse questo intervento.

    LA REGIONE INTERVIENE

    «La Regione ha quindi deciso di intervenire in danno, affidando a Veneto Acque la progettazione dell’ampliamento della barriera e prendendosi in carico i lavori», spiega Dell’Acqua. «Fortunatamente la posizione di Tribunale e azienda è cambiata in queste ultime settimane». I legali di Ici Se hanno infatti spiegato di voler accollarsi i lavori per il potenziamento e mantenimento della barriera idraulica, restando fermo il diritto di rivalsa nei confronti dei soggetti che dovessero essere individuati come responsabili di eventuali violazioni della normativa ambientale. I lavori sono già partiti giovedì e, secondo il cronoprogramma presentato alle autorità competenti, termineranno entro un mese, il 5 giugno. Martedì prossimo il professor Gianpietro Beretta dell’Università di Milano effettuerà un sopralluogo in azienda per verificare l’attuazione della prescrizioni impartite dalla Commissione tecnica regionale alla società Miteni.

    L’INTERVENTO

    Tecnicamente in queste settimane verranno scavati nuovi pozzi per accogliere l’acqua, da trattare poi con i filtri appositamente pensati per trattenere anche i Pfas. La storia di questa barriere è tristemente nota a chi segue le vicende della contaminazione di Miteni. Era stata progettata da Erm Italia su mandato di Miteni già nel 2005, segno che il pericolo-Pfas era noto ben prima del 2013, anno in cui scoppiò il caso dell’inquinamento grazie a un rapporto di Irsves-Cnr. Miteni ha fatto di tutto per nascondere l’esistenza della barriera fin dal 2005, anche grazie all’aiuto di autorità come Arpav: confermare la realizzazione di quell’impianto di emergenza avrebbe significato ammettere di aver tenuto nascosto per otto anni l’inizio di un disastro ambientale.

    LA BONIFICA

    Aggiunge Dell’Acqua: «Ci sono novità anche sul fronte della bonifica totale del sito. Il curatore De Rosa ha infatti annunciato che la bonifica sarà possibile dopo lo smantellamento degli impianti, che avverrà dopo la vendita degli stessi nel mese di giugno prossimo. In ogni caso non ritireremo l’incarico a Veneto Acque: alla prima allerta di Arpav vogliamo essere pronti a intervenire. L’implementazione della barriera idraulica è comunque fondamentale per ridurre l’attuale stato di inquinamento che il sito provoca alle falde acquifere, in attesa della bonifica del sito».

    sabato 23 marzo 2019

    Non torneranno i prati con Marzia Albiero

    • Melania Marzia oggi giornata di EMBOLI......ringrazio Alberto Peruffo per il libro/raccolta che ha scritto In questa opera i nomi CI SONO TUTTI. IN-DE-LE-BI-LI e mi auguro che siano OGGETTO e SOGGETTO del secondo filone d'inchiesta. NON TORNERANNO I PRATI.....a meno che non vengano tutti CONDANNATI!
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    PFAS: I carabinieri mettono sotto accusa Provincia e Procura di Vicenza

    Ia vera colpevole per non averci informati prima sull'inquinamento da Pfas è la nostra provincia di Vicenza che doveva avvisare prima di tutto ARPAV e non l'aveva fatto
    Informazioni su questo sito web