martedì 4 dicembre 2018

26 novembre 2018 | CON GLI OPERAI DI MITENI PER IL LAVORO E CONTRO DEGRADAZIONE AMBIENTE

26 novembre 2018 | CON GLI OPERAI DI MITENI PER IL LAVORO E CONTRO DEGRADAZIONE AMBIENTE


Serata molto importante tra i cittadini, comitati, lavoratori presso la Sala Civica di Montecchio, lunedì 26 novembre. Di fronte a una platea affollata, con tutti i posti occupati, hanno parlato Renato Volpiana e Dennis Orsato (RSU e operai Miteni), Giampaolo Zanni nelle vesti di cittadino e segretario provinciale CGIL, Marco Milioni come giornalista d’inchiesta, introdotti da Alberto Peruffo. Dopo un preambolo preparatorio sui limiti della ricerca scientifica attuale,  il Dott. Enzo Merler, esperto di Medicina del Lavoro e Igiene pubblica, responsabile del recente studio sui lavoratori Miteni, mette sul tavolo dell’ascolto pubblico, attentissimo ad ogni sua sillaba, una dura e precisa testimonianza. I dati sulla mortalità dei lavoratori Miteni sono preoccupanti e ancora di più la stima sull’emivita delle sostanze tossiche accumulate nell’organismo di tutti i dipendenti, anche quelli fuori reparto PFAS. C’è tensione in sala.
Molti sono gli operai, qualcuno parlerà. Il dibattito durerà fino quasi a mezzanotte. Zaia è assente, in Giappone. Ma risponderà alla lettera d’invito. Manderà due ingegneri. I Sindaci dei paesi a rischio incidente Seveso, assenti. Come i loro assessori. Presente solo i Sindaci di Sarego e Brendola e il Vicesindaco di Lonigo. A tutti era stato inviato un invito formale via pec.
I temi emersi – qui un report sul GdV, a firma Lino Zonin – specie da parte dei lavoratori, hanno sollevato molte riflessioni, sia in sala, sia nei giorni successivi. Appare chiaro che il sito Miteni vada integralmente bonificato e che nessuna produzione sia più possibile in loco, le maestranze ricollocate. Le competenze dei lavoratori possono essere impiegate per la ricerca nel campo dei nuovi inquinanti. Questa potrebbe essere un’ipotesi sia per un centro di ricerca sia per un ricollocamento strategico. Dove? Leggiamo l’intelligente ipotesi – assolutamente originale e da prendere in seria considerazione per il concetto di ricollocamento delle competenze – del Dott. Giovanni Fazio, scritta appositamente per PFAS.land, con un approfondimento sociopolitico nel suo blog.
Comitato di Redazione PFAS.land
30 novembre 2018
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CON GLI OPERAI DI MITENI PER IL LAVORO E CONTRO LA DEGRADAZIONE DELL’AMBIENTE
Nell’incontro con le maestranze della Miteni, la sera del 26 novembre, nella sala delle Filande piena di pubblico, in una breve intervista a RAI 3, ridotta ai minimi termini nel montaggio e quindi incomprensibile come al solito ai telespettatori, ho perorato la causa degli operai licenziati in tronco. Ho chiesto qualcosa di diverso da ciò che sta chiedendo il sindacato, e cioè che i lavoratori vengano incorporati nell’ ARPAV, ente regionale deputato al controllo dell’ambiente.
Non si tratta di una boutade ma di una proposta concreta. Disperdere le competenze di chi fino ad ora si è occupato di chimica e di PFAS non è una cosa buona per un territorio che ne ha tanto bisogno. Abbiamo migliaia di pozzi da censire, migliaia di campioni di terreni, di alimenti vegetali e animali, migliaia di rogge e corsi d’acqua e quante ciminiere? Piccole o grandi, che ammorbano l’aria delle nostre città. Abbiamo da rilevare i gas del traffico urbano e quello delle strade extraurbane. Vi sembra poco? Pensate che la sparuta e meritevole pattuglia che attualmente costituisce l’ARPAV sia in grado di affrontare una mole di lavoro quale quella che si presenta ad una regione malata e ferita da uno sviluppo caotico e incontrollato e da un disastro ambientale gigantesco come quello provocato da Miteni?
Il movimento NO PFAS deve rendersi conto del fatto che il recupero di queste competenze e un massiccio investimento nel monitoraggio di un territorio colpevolmente abbandonato all’incuria da parte delle istituzioni non è soltanto necessario ma è indispensabile. Il potenziamento degli enti di controllo è il primo dovere da assolvere da parte di una Regione colpevole* [v. importante nota in calce ndr] del disastro ambientale quanto e più non lo sia stata Miteni. È propedeutico ad ogni iniziativa di risanamento.
Lo chiede il popolo che legge PFAS.land, lo chiedono i cittadini che portano nel loro sangue le stigmate di questa criminale incuria, lo chiedono i bambini, costretti a bere acque che ne minano l’equilibrio ormonale, da sindaci che rifiutano ostentatamente di applicare il PRINCIPIO DI PRECAUZIONE, lo chiedono quanti soffrono per le malattie che operano, anche ad anni di distanza, nelle viscere recondite dei nostri organismi. Lo chiede la società civile che distingue una civiltà fondata sul rispetto degli umani dalle devastazioni del profitto e dall’ideologia fallace della cosiddetta CRESCITA, senza senso, senza programmazione, avulsa dai bisogni del territorio, e dei cittadini.
La nostra proposta lega inscindibilmente i diritti dei lavoratori ai diritti della salute e dell’ambiente. Non vi è contraddizione in chi opera contro la devastazione ambientale come stiamo facendo da molti anni e contro la devastazione sociale provocata dall’ideologia controproducente dell’AUSTERITÀ.
Leggi l’approfondimento sociopolitico del dott. Fazio >> qui Blog Dott. Giovani Fazio
Partiamo quindi saldando la lotta per l’ambiente a quella per l’occupazione e per la restaurazione dei diritti sociali accanto ai diritti civili.
Battere la politica degli affari e del malgoverno è possibile, a patto che diritti civili e diritti sociali marcino di pari passo.
Giovanni Fazio
alberto_peruffo_CC
28 NOVEMBRE 2018
*PS ndr: La Regione Veneto è corresponsabile del disastro ambientale per aver permesso che la Miteni operasse praticamente indisturbata almeno sino al 2013, data della scoperta dell’inquinamento da PFAS, nonostante si trattasse di un’azienda chimica soggetta a Direttiva Seveso, posta in un’importante zona di ricarica delle falde acquifere. Nessuno poi dimentica o archivia come, nel 2014, in piena emergenza PFAS, la stessa Regione concesse alla Miteni un’ulteriore autorizzazione alla lavorazione di sostanze altrettanto nocive quali il GEN X, che puntualmente ora ci ritroviamo in falda. Le colpe della Regione Veneto sono certificate da fatti e documenti inoppugnabili.
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Le foto della serata [Galleria by CiLLSA]

Pfas, la Miteni fallita attira sette possibili acquirenti

Pfas, la Miteni fallita attira sette possibili acquirenti

Solo due sarebbero italiani. Intanto i dipendenti chiedono la «categoria protetta lavoratori contaminati»

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La Miteni
La Miteni
VICENZA Miteni fallita ma comunque appetibile sul mercato, tanto da muovere l’attenzione di società straniere. Sarebbero sette (solo due italiane) quelle che avrebbero messo gli occhi sull’azienda chimica di Trissino, anche solo per acquisirne una parte, un settore, una produzione. Pensando ad una nuova vita dell’azienda chimica Miteni della multinazionale Icig, una ri-partenza, ma senza Pfas, Pfoa e Gen-X, senza il relativo inquinamento al centro di un’inchiesta della procura di Vicenza. Eppure le manifestazioni di interesse mostrate alla proprietà e quindi al curatore fallimentare non si sarebbero tradotte finora in proposte vincolanti. Per quanto queste ci potrebbero essere presto, almeno da parte di una società straniera che secondo indiscrezioni avrebbe già preso contatti con il curatore, Domenico De Rosa. Il quale quotidianamente - con il tribunale cabina di regia - si confronta con la Provincia e gli altri enti territoriali per arrivare allo svuotamento degli impianti e serbatoi di Trissino nella massima sicurezza. Ma anche per dare un futuro, una prospettiva, ai centoventuno lavoratori per i quali Miteni aveva già attivato la procedura di licenziamento collettivo.
Malati da Pfas: nuova categoria «protetta»
E proprio per i centoventuno dipendenti che ieri curatore e Rsu - i sindacati interni - erano a Roma, per un passaggio informale con un funzionario del ministero del Lavoro. Le rappresentanze sindacali insistono a chiedere (al Servizio sanitario nazionale o regionale, eventualmente per il tramite del ministero della Salute), l’istituzione di una «categoria protetta lavoratori contaminati Pfas», con l’entrata in quiescenza anticipata del personale più anziano, «più a lungo contaminato da Pfas e anagraficamente più problematico da ricollocare». Ed è proprio con i lavoratori e cittadini che ieri sera a Montecchio Maggiore si è tenuto un incontro per affrontare l’emergenza dell’azienda chimica di Trissino dopo il fallimento dichiarato dal tribunale di Vicenza, il 9 novembre. L’appuntamento – dal titolo «Allarme rosso, i cittadini incontrano i lavoratori, caso Pfas-Miteni» - è stato promosso dal Movimento No Pfas che intende costituire un comitato di sostegno legale ai lavoratori e ai cittadini «che vorranno fare cause civili e penali contro la Miteni e i corresponsabili di questo grande e incommensurabile disastro ambientale e sanitario».
Fabbrica da svuotare
Disastro che non si vuole aggravare ulteriormente tanto che – in virtù dei rischi per la sicurezza dell’ambiente e dei lavoratori - sembra del tutto tramontata l’idea di produrre sul posto le sostanze (poi da vendere). Ci si limiterebbe quindi a svuotare serbatoi e impianti dalle sostanze chimiche pericolose da trattare come rifiuto speciale, da portare altrove. Motivo per cui non ci sarebbe bisogno dell’esercizio provvisorio, ipotesi questa di cui si era parlato in prima battuta fin dalla dichiarazione di fallimento. Tra l’altro nel frattempo sarebbero mutate delle condizioni che pregiudicherebbero la lavorazione delle sostanze a Trissino: sarebbero infatti necessari il ripristino, l’adeguamento e la manutenzione di alcuni impianti per riattivare l’intera macchina produttiva. Il che, tra l’altro, rappresenterebbe anche un ulteriore costo da affrontare.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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