domenica 8 febbraio 2015

Coordinamento anti PFAS richiama attenzione sul biomonitoraggio dell'inquinamento

Un nostro nuovo comunicato stampa di" Acqua Libera dai Pfas" questa volta più centrato su Brendola e il dopo assemblea sulla Pedemontana e pericolo per la falda

Coordinamento anti PFAS richiama attenzione sul biomonitoraggio dell'inquinamento

Di Edoardo Pepe | Lunedi 15 Dicembre 2014 alle 16:57 | 0 commenti
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Il Coordinamento Acqua Libera dai PFAS vuole richiamare l’attenzione "sulla reale situazione delle riserve idriche a seguito della contaminazione delle falde da composti perfluoroalchilici dannosi per la salute umana", relativamente al biomonitoraggio effettuato sull’inquinamento da composti perfluoro alchilici (pfas) nelle falde sotterranee, nelle acque superficiali e nelle acque potabili in provincia di Vicenza.

Ecco la nota diffusa in merito:
In un articolo pubblicato dal Giornale di Vicenza il 27 novembre u.s., infatti, si afferma che nel territorio del Comune di Brendola «non sono state rilevate sostanze perfluoro alchiliche superiori ai limiti indicati dalla Regione». Eppure dai dati presenti fra le ultime analisi pubblicate dall’ARPAV, risulta che nel prelievo dell'1 luglio u.s. da acque superficiali, la sommatoria dei PFAS diversi da PFOA e PFOS era di 760 ng/l (nanogrammi per litro d’acqua), e che nel prelievo del 2 ottobre u.s. da acque sotterranee, la medesima sommatoria era di 561 ng/l, mentre i livelli del PFOA erano a 593 ng/l, a fronte di un limite massimo di performance di 500 ng/l posto dall’Istituto Superiore di Sanità.
D’altro canto il biomonitoraggio sulla popolazione promosso dalla Regione Veneto vedrà coinvolto un campione alquanto esiguo. Invitiamo, pertanto, tutti i cittadini dei comuni delle province di Verona, Vicenza e Padova colpiti dalla contaminazione da PFAS a partecipare a una più ampia forma di indagine epidemiologica, registrandosi al sito internet www.nopops.it e rispondendo ai sondaggi preparati dall’associazione ISDE-Medici per l’Ambiente.
Ricordiamo che ISDE-Medici per l’Ambiente richiese alle autorità competenti un rafforzamento dei controlli prima ancora che lo facessero gli amministratori locali. D’altronde, fra questi ultimi, pochi scelsero di informare la cittadinanza della contaminazione da PFAS dopo averne ricevuta una prima comunicazione nel corso dell’assemblea dei sindaci dell’ULSS 5, svoltasi all’inizio dell’estate 2013.
Come dimostrato dalla decisione assunta dal Commissario per l’emergenza traffico e viabilità di sospendere i lavori per la galleria sotto il torrente Poscola, previsti nel progetto della nuova superstrada Pedemontana, proprio a causa della criticità della situazione dei PFAS nella falda sottostante, è bene ricordare a tutti gli amministratori locali e pubblici funzionari, in particolare quelli competenti per i territori nelle province di Verona, Vicenza e Padova colpiti dalla contaminazione da PFAS, che la pericolosità dei composti perfluoroalchilici è tutt’altro che da sottovalutare.
Li richiamiamo, pertanto, alla loro funzione di tutori della salute pubblica nel pieno rispetto delle proprie responsabilità e competenze. Li sollecitiamo a prendere una posizione chiara a difesa di chi potrebbe subire le conseguenze sanitarie ed economiche di questa contaminazione. Li esortiamo, infine, a incontrarci e a collaborare con la nostra organizzazione al fine di meglio salvaguardare la salute dei cittadini e i beni comuni.

Il nostro comunicato dopo i risultati delle analisi effettuate su campioni d'acqua prelevati da pozzi privati nei comuni di Lonigo e Sarego

Preoccupante inquinamento da composti perfluoroalchilici (PFAS) in falde sotterranee

Di Emma Reda | Domenica 7 Dicembre 2014 alle 15:59 | 0 commenti
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Il Coordinamento Acqua Libera dai Pfas lancia un nuovo e documentato allarme sull''inquinamento da composti Perfluoroalchilici (PFAS) nelle falde sotterranee, nelle acque superficiali e nelle acque potabili in provincia di Vicenza dopo i risultati delle analisi effettuate su campioni d'acqua prelevati da pozzi privati nei comuni di Lonigo e Sarego nei mesi di settembre e ottobre 2014, che  presentano valori di concentrazioni di composti PFAS molto superiori ai limiti massimi di performance posti dall'Istituto Superiore di Sanità (foto d'archivio).
Coordinamento Acqua Libera dai Pfas
Inquinamento da composti Perfluoroalchilici (PFAS) nelle falde sotterranee, nelle acque superficiali e nelle acque potabili in provincia di Vicenza

Comunichiamo agli organi di stampa e alla cittadinanza che i risultati delle analisi effettuate su campioni d'acqua prelevati da pozzi privati nei comuni di Lonigo e Sarego nei mesi di settembre e ottobre 2014, presentano valori di concentrazioni di composti PFAS molto superiori ai limiti massimi di performance posti dall'Istituto Superiore di Sanità. In particolare il campione prelevato da un pozzo di Sarego e controllato dal laboratorio analisi di Acque Veronesi s.c.a.r.l. presenta picchi di circa 20 volte superiori a tale limite.
Inoltre le analisi eseguite su commissione dell'ULSS5 su campioni prelevati a Sarego nei mesi da maggio a luglio 2014, e pubblicate nel sito internet del medesimo Comune, hanno dato riscontri superiori ai limiti massimi di performance in ben 8 casi su 11.
Denunciamo pertanto il diffondersi di un atteggiamento volto a sottovalutare la gravità della contaminazione da PFAS e a sottostimare i potenziali effetti dannosi per la salute dei cittadini di questi pericolosi composti chimici.
Contestiamo, in particolare, le affermazioni dell'Amministrazione del Comune di Sarego riportate in un articolo pubblicato dal Giornale di Vicenza il 14 ottobre u.s. e riguardanti un asserito rispetto dei suddetti limiti da parte dei campioni prelevati a Sarego. Ricordiamo, invece, che il valore massimo di performance posto dall'Istituto Superiore di Sanità riferito alla somma delle concentrazioni dei composti perfluoroalchilici diversi da PFOS e PFOA è di 500ng/l (nanogrammi per litro d'acqua). I risultati delle ultime analisi pubblicate nel sito internet del Comune di Sarego, invece, segnalano concentrazioni che arrivano anche fino a 795ng/l, sforando quindi di ben il 59% tale soglia massima.
Inadeguata risulta poi la definizione di "stringenti" riferita ai limiti raccomandati dal Ministero della Salute. Infatti si tratta di limiti di performance, cioè di obiettivo, che non possono essere quindi intesi come livelli protettivi per la salute e l'ambiente.
Ancora una volta assistiamo alla pesante devastazione dei beni comuni senza che la maggior parte degli amministratori locali abbia informato i cittadini di quanto stesse accadendo, preferendo invece minimizzare i fatti accaduti nonostante alcuni di questi composti siano ritenuti a livello mondiale sicuri agenti cancerogeni, e appoggiando soluzioni tampone che non risolvono il problema, come quella dei filtri applicati alla rete idrica, con cui si scaricano i costi della depurazione sugli inquinati e non sugli inquinatori.

sabato 7 febbraio 2015

Acque del Chiampo sospende il direttore Rebellato



E se la sentenza Solvay si ispirasse alla sentenza Eternit?

E se la sentenza Solvay si ispirasse alla sentenza Eternit? Il pool di avvocati della multinazionale belga ci sta studiando.Ha incominciato, con tanto di appello ai giurati popolari in Corte di Assise ad Alessandria, a contrapporre il diritto allagiustizia. Obbiettivo far saltare limputazione dellart.439. Chiunque avvelena acque destinateall'alimentazione, prima che siano attinte o distribuite per consumo, ( punito con la reclusione non inferiore a 15 anni). Sarebbe la prima condanna in Italia, dicono.http://www.scribd.com/doc/248557145/Processo-Solvay

Caso Pfas, Legambiente: niente controlli nel Veronese?


Caso Pfas, Legambiente: niente controlli nel Veronese?


acqua+del+rubinettoA metà ottobre la regione Veneto ha chiuso un accordo con l’Istituto superiore di sanità per uno screening sulla salute degli abitanti delle Ulss vicentine 5 e 6. Questi sarebbero stati per anni esposti all’assunzione di sostanze perfluoro-alchiliche (Pfas) per colpa dell’inquinamento della falda acquifera provocato da un’industria chimica del Basso vicentino. Da questo screening sono però esclusi gli abitanti della vicina provincia veronese, e questo ha provocato le reazioni della Legambiente del colognese.
«Sei il caso-Pfas riguarda l’area posta a cavallo fra il Vicentino, il Veronese ed il Padovano, proprio il Colognese è una zona che da decenni si trova a subire inquinamenti anche di altra natura che provengono dalla provincia berica – ha dichiarato il presidente dell’associazione ambientalista e membro del “Comitato acqua libera dai Pfas” Piergiorgio Boscagnin sulle colonne de L’Arena -. Il fatto che non venga controllato lo stato di salute di chi abita in questo territorio fa sorgere molte perplessità».

Audizioni alla commissione bicamerale d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti

Di Luciano Panato: Interessanti queste audizioni alla commissione bicamerale d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti
 ( chiamata anche commissione ecomafie). Sopratutto l'audizione del magistrato Pennisi che alla Dda nazionale si occupa di traffici di rifiuti. a pag 54 e seguenti cita pure il Veneto e il traffico di rifiuti collegato alle grandi opere. Materia di studio per la candidata del Pd alla presidenza della regione Veneto Alessandra Moretti:http://www.camera.it/leg17/1058http://www.camera.it/leg17/1058

Da Vittorio Rizzoli: INFORMAZIONI Inquinamento da sostanze PERFLUOROALCHILICHE: PFAS, PFOS, PFOA, altre

Da Vittorio Rizzoli: INFORMAZIONI
Inquinamento da sostanze PERFLUOROALCHILICHE: PFAS, PFOS, PFOA, altre
Nel 2011 il C N R avviò una indagine, in tutta Italia, mai fatta prima, sui PFOS. PFAS, PFOA.
Stranamente, per quanto il mare Adriatico, il pesce a Chioggia aveva tracce di questi inquinanti, che, tutt'ora, non sono previsti ne normati dalla legislazione europea, tanto meno su quella Italiana.
Solo la Germania, da tempo ha fissato dai parametri. L'unica nazione che ha normato questi prodotti sono gli Stati Uniti d'America, Tra l'altro solo queste due nazioni, allora, avevano strumenti atti a rilevarli. Ora l'Istituto di sanità Italiano ha dettato alcune norme guida-
Dato che a Chioggia arriva il fiume Brenta sin da subito si sono accorti che questo inquinante arrivava dal Gorzone, che confluisce sul Brenta a pochi chilometri dal mare, questo avviene subito dopo che il Bacchiglione si innesta sull'asse del Brenta.
A Vescovana si congiunge il Brancaglia con il Fratta.-
Specifica a monte delle varie denominazioni dei due torrenti:
1) Agno – a Trissino si congiunge il Poscola -
- Guà - da Recoaro fino a nord di Montecchio Maggiore,
alle porte di Lonigo vi è il congiungimento con il Fiumicello Brendola, questi ha sempre acqua tutto l'anno.
- Fiume Novo da Cologna Veneta al confine con il padovano,
- poi Frassine fin quasi a Este,
- poi a volte denominato Santa Caterina indi Brancaglia fino a Vescovana.
2) Canale Valdo – è un innesto artificiale dal torrente Chiampo a Chiampo, serviva per diluire l'inquinante conciario,
- Roggia, Roggia Grande, Rio Acquetta, in comune di Arzignano e fin dentro il bacino di Montebello Vicentino;
- Rio Camparolo, Rio Piovego Acquetta, Togna (toponimo antico Rabbiosa) in comune di Lonigo.
- Fossa e poi Fratta da Santo Stefano di Zimella (VR) al congiungimento con il Brancaglia a Vescovana.
Dall'analisi a ritroso le pericolose sostanze perfluoroalchiliche sono state trovate a TRISSINO esattamente nel torrente Poscola. Sia il torrente Guà, che il Poscola, sono sopra una massa ghiaiosa spessa quasi novanta metri. Ambedue sono asciutti , in quel punto, quasi nove mesi l'anno.
Vi sono solo due aziende in Italia che producono queste sostanze
- la SOLVAY di Alessandria
- la MITENI di TRISSINO.
La Miteni a Trissino è collocata, nel lato più lungo, adiacente al torrente Poscola. L'inquinante, mai considerato prima al termine delle lavorazioni , andava direttamente in falda. Ci vorranno 50 anni per risolvere senza scarichi!
Il depuratore di Trissino è stato modificato, perché insufficiente con presentazione alla V I A a Trissino il 28 ottobre 2011, ora transiterà, attraverso il TUBO COLLETTORE che termina a Cologna Veneta, alla confluenza con il L E B, che ne diluisce il problema, oltre a quello conciario , con un apporto maggiore di inquinanti del 10%. rispetto a prima (Quotidiano Arena di Verona del 30/10/2011, - c'ero a quella riunione- ) -
In tale circostanza i tecnici erano di più del pubblico presente e, ovvio, non si è discusso di sostanze perfluoalchiliche in quanto erano appena partite le ricerche.
All'atto del primo controllo ARPAV, maggio 2013, prima che il PFAS entrasse nel depuratore di Trissino era oltre 2.500.000 nano grammi/litro lo scarico della MITENI .
Conseguenze dirette.
La valle dell'Agno, in milioni di anni ha apportato milioni di metri cubi di sedimenti e quindi più alta della
valle di Sovizzo.
Teniamo come punto CASTELGOMBERTO, comune a cavallo della valle dell'Agno e quella di Sovizzo.
Ebbene la valle di Sovizzo ha anch'essa un corso d'acqua, effetto sia delle piogge ma anche delle continue risorgive ma, non avendo apporto di materiali ghiaiosi è rimasta più bassa. Ragion per cui una frazione di Montecchio Maggiore, denominata Valdimolino, ha delle sorgenti, la più copiosa proprio nella villa di proprietà di Enrico Maltauro, reso noto dalle recenti indagini su tangenti pagate per l'Expo 2015 di Milano, che baypassando sotto i colli che terminano a Montecchio Maggiore , ma molto più a monte dei castelli di Giulietta e Romeo, ha arricchito il fossato perenne con queste sostanze perfluoalchiliche. Esse hanno
pertanto contaminato i pozzi acquiferi e per irrigazione di Sovizzo e Creazzo, giungendo ad inquinare anche alcuni pozzi della città di Vicenza. Questi sono stati fatti chiudere, dal sindaco Variati, nel luglio 2013. Ma oltre questo “nuovo” inquinante vi era già presente e già conosciuto ante 1990, quello prodotto dalla RIMAR (RIcerche Marzotto), nome precedente della MITENI, che produceva diserbanti oltre a scarichi per ricerche sui prodotti tessili e sperimentazioni antimacchia.
Per quanto riguarda il Comune di Montecchio è toccato dal problema ma non in maniera determinante, il bacino di Montebello Vicentino è stato sempre il serbatoio del rio Acquetta, il più infettato e dalla piene del torrente Guà, conseguenze pesanti sono presenti nel territorio di Brendola, la cui barriera dei Monti Berici fa confluire tutta l'acqua contaminata nel Fiumicello omonimo, che scorre verso Lonigo, con conseguenze pesanti sia sui corsi d'acqua che nei pozzi acquiferi nei comuni di SAREGO e LONIGO. Quest'ultimo si è trovato con i pozzi e linee di acquedotti pieni inquinamento, qualche pozzo è stato subito anche chiuso.
Da Lonigo partono linee che, oltre ai fabbisogni del comune, vanno verso Noventa Vicentina, verso Cologna Veneta e Montagnana, verso Minerbe e Porto di Legnago, ecc.
Nella riunione, indetta dalla Regione Veneto, il 13 giugno 2013 sono stati informati 59 sindaci, relativi ai territori delle Province di Vicenza, Verona e Padova.
Nel frattempo la Regione Veneto ha dato le prime indicazioni, obbligando tutti i gestori di acquedotti di installare dei particolari (e costosi) filtri per l'acqua potabile, per rientrare nei limiti che credono siano adatti per una qualità d'acqua adatta al consumo umano.
Per Lonigo, a quanto ha dichiarato pubblicamente il sindaco, tutta l'acqua era filtrata lo è stata solo alla fine del 2013. Per altri gestori lo è stato nella primavera 2014. Tutti sanno che i filtri sono costosi, non sono a carico di chi inquina, ma di chi gli utilizza: quindi tutti noi. Basta rallentare il cambio dei filtri e tutto torna come prima. Di una cosa si è certi non si potrà in eterno ricorrere a questi speciali filtri.
La MITENI, proprio nel mese di ottobre 2014 è stata nuovamente autorizzata a produrre e gli scarichi delle sostanze PERFLUOROALCHILICHE, avviarli al depuratore di Trissino, che non fa altro che diluire il problema assieme agli altri scarichi ed il tutto nuovamente diluito con lo scarico del tubo collettore che da Trissino va a finire a Cologna Veneta sul Fratta, con mc. 30 al secondo d'acqua prelevata dal L E B. La ditta come premio, è stata autorizzata inoltre ad incenerire oltre 150 tonnellate annue di rifiuti pericolosi, senza obbligo di filtri ai camini. Il comune di Trissino è stato pure incaricato di controllare sversamenti e fumi. Sarebbe interessante conoscere come farà questo comune ad eseguire i controlli, con quale maestranze e quali attrezzature. Il solito sistema all'italiana! Tutto è scritto sulla carta ed è sufficiente.
Ma se per l'acqua potabile qualcosa è stato messo in piedi, per l'acqua da irrigare nulla è stato fatto ne pare possibile si possa fare nulla.
Alternative per l'acqua potabile
Per la mia esperienza un acqua senza le sostanze prive o quasi di Perfluoroalchilici c'è. E' sufficiente spostarsi in altri ambiti che non siano le valli dell'Agno, ad esempio i Lessini.
Già spostandoci in Via Fossalunga, sempre in Lonigo, zona verso il veronese, tutti i parametri di queste sostanze sono meno di un nano grammi litro, appena percepiti dagli strumenti. Analisi a mie mani fatte il 15 ottobre 2014, confermate precedentemente da analisi eseguite nel novembre 2013 in Via Villaraspa.
Non si sa il perché, molto per inerzia del Sindaco di Lonigo che decadrà a maggio 2015, oggi non si fa nulla.
Alternative per l'acqua per irrigare.
Già nel mio orto situato nei pressi di Piazza XXV Aprile i parametri sono tutti alterati, irrigo con sostanze
non idonee. Il mio pozzo è profondo metri sei, Il mio dirimpettaio ha il pozzo profondo 25 metri ed è nelle
mie stesse condizioni.
Mi informa il sig. Pozzan, che ha stalla di vacche da latte in zona Salgarelle di Lonigo, quindi poco più di un chilometro a valle, che i parametri sono nella norma. Mi ha promesso che mi da fotocopia, quindi scrivo oggi con beneficio di inventario.
Lo sbarramento davanti la cantina di Lonigo, i cui tecnici nulla sapevano prima della mia informazione verbale del 17 maggio 2014, ma nemmeno i 15 conferenti di uve biologiche presenti, trasferisce con condotto sotterraneo a nord della città, quasi sotto monte, parte delle acque più tossiche di sostanze perfluoroalchiliche dal Fiumicello Brendola alle campagne. Il condotto sotterraneo termina poco a fianco del cimitero monumentale di Lonigo. Da questo luogo l'acqua irriga e scorre per zona Preon e Sabbionara di Lonigo, Alonte, Spessa di Cologna Veneta e di Orgiano, Asigliano, Pojana Maggiore, ecc.
Quest'anno da giugno non occorreva irrigare, bastava far scorrere il minimo vitale su detto condotto, semplicemente abbassando lo sbarramento sul Fiumicello Brendola e l'acqua farla andare al mare.
Deduco che il mio pozzo, che è a sud di detto condotto sia inficiato da decenni di scorrimento. Il manufatto è ottocentesco, quindi vecchio, evidentemente non a tenuta. Non ho quindi infiltrazioni dal Guà lontano più di un chilometro, che ha un andamento nord sud e non verso est dove io abito.
Coldiretti
Ci siamo messi assieme diverse associazioni ambientali informando la popolazione in piazza di Lonigo. Visto l'inerzia di MOLTI sindaci sull'argomento acqua potabile e acqua da irrigare. Ma alla Coldiretti un nostro volantino non è andato a genio, questo già a luglio 2014. Difatti pronta, già nello stesso mese, ci è pervenuta lettera di diffida dal loro avvocato Massimo Pesavento.
Al successivo incontro nella sede Coldiretti di Vicenza, avvenuto il 17 settembre 2014, che doveva chiarire le rispettive opinioni non ci è trovato alcun accordo. Per loro noi spaventiamo la gente e i produttori agricoli, così noi facendo, avranno perdite per la vendita di prodotti della terra.
A quel punto ho precisato al Presidente e al Dr. Pasquati direttore Coldiretti Vicenza, quest'ultimo mi pareva il meno....agitato, dividiamo il problema:
- acqua potabile, precisando che quella dei Lessini, (capitolo precedente) è migliore e ve ne è in quantità alla Lobia di San Bonifacio, un chilometro oltre il confine Lonigo, in territorio provincia di Verona. Tra l'altro acque veronesi gestisce l'acquedotto di Lobia come l'impianti di filtrazione dei cinque acquedotti che dipartono da Lonigo in località Madonna;
- acqua per irrigare perché nulla per questa si sta facendo e non vi sono prospettive ne alterative.
A tal proposito ho proprio detto perché i Vostri rappresentanti, eletti nelle file Coldiretti non li sollecitate ad abbassare lo sbarramento sul fiumicello Brendola e far scorrere le acque ricche di pericolose sostanze PERFLUOROALCHILICHE, verso il mare anziché di traverso per le campagne, avremmo avuto un anno di inquinamento in meno, ben sapendo che i loro rappresentanti ancor oggi sono in giunta ed il loro Presidente è a capo del Consorzio Alta Pianura Veneta. La sua risposta mi ha fatto gelare il sangue: perché non hanno questo potere.
Nel frattempo, come gruppi il 17/10/2014 , abbiamo presentato esposto alle procure di Vicenza e Verona sull'argomento, come ripreso e trasmesso dal TG3 lo stesso giorno.
Ora l'attuale Presidente in carica, tal Parise si ricandida per le elezioni del 14 dicembre 2014 mentre nella fascia due vi è addirittura candidato tal Piccotin, da sempre assessore di Lonigo, ormai da quattordici anni, oltretutto terzista agricolo che ben conosce la realtà di Lonigo e non solo.
Questo mi fa capire che alla Coldiretti interessa il potere e non cercare soluzioni più adatte a scongiurare ulteriori inquinamenti che influiscono sulla vita di noi cittadini.
Un ultima precisazione. Nel 1999 presentai una mia personale lista nell'ex consorzio Riviera Berica, contro la proposta, a lor nota, di immettere a Cologna Veneta le acque del tubo collettore conciario entro il L E B, ora si scopre anche ricco di sostanze Perfuoroalchiliche. Sono stato eletto: unico della minoranza. Ho fatto cinque anni 32 consiglieri contro uno, ma ho vinto scongiurando contro tale proposta della provincia di Vicenza avallata dalla Regione Veneto, comune di Arzignano, Consiag e altri.
Lonigo 23 novembre 2014 Vittorio Rizzoli