Le
osservazioni(cronostoria) che Vittorio Rizzoli ha inviato alla regione
veneto riguardo l'ampliamento del depuratore di Arzignano che come
saprete è il più grande d'Europa
Mitt. RIZZOLI VITTORIO protocollo.generale@pec.regione.veneto.it
Via Donati, 13
36045 LONIGO
rizzoli.vittorio@libero.it
Spett.le
Lonigo 13 settembre 2014 REGIONE DEL VENETO
Direzione Tutela Ambiente
Palazzo Linetti – Calle Priuli, 99
30121 VENEZIA
OGGETTO: DEPURATORE DI ARZIGNANO - ULTERIORE MODIFICA
Premessa:
1) Cave nei colli Euganei: ripristino con dispendioso uso di denaro pubblico e non di chi ha scavato e deturpato i colli;
2) Amiantifera di Balangero. Nota cava di amianto fatta chiudere con
una legge, dal veneto deputato (di minoranza) Gian Luigi Ceruti, che
recitava: è vietato in Italia lo scavare di amianto e simili, nonché
l'uso, nonché l'importazione ed esportazione a qualsiasi titolo di
prodotti con base di asbesto. Resta tutta Italia ricca di capannoni e
altro con coperture denominate “eternit”;
3) La concia è una
attività a conduzione chimica poco degna per l'ambiente nelle valli del
Chiampo e dell'Agno/Guà, ove essa si esercita, non avendone mai, chi
dovere, valutato appieno dopo che essa era nata, aumentata a dismisura
in luogo non idoneo, ai danni che essa ha provocato, provocherà,
all'acqua (anche di falda), all'aria e al territorio, sopra e sotto,
disseminato di discariche dei fanghi di depurazione di tale attività
industriale.
OGGETTO: Depuratore di Arzignano.
Ho
assistito il 23 luglio 2014 in Arzignano, nella sala all'interno del
depuratore, alla presentazione dell'ennesimo ampliamento,
ristrutturazione della linea 1, con adeguamento, trattamento del
terziario. Riutilizzo parziale, ecc. costo dell'opera euro 11,6 milioni,
tempo di realizzazione tra i tre e cinque anni.
Relatori principali
quattro persone. Pubblico compreso addetti e sindaco di Arzignano
sedici persone, questo a significare quanto l'argomento interessi!
Pubblicità dell'evento: quasi nulla nel territorio in cui vivo e le cui
falde acquifere, località Almisano di Lonigo, sono in quarta classe (non
esiste la quinta), contagiate dall'impero conciario, dalle cui falde
attingono si calcola circa 250.000 persone. Tali dati si ricavano dal
libretto fatto stampare a fine 2007, dai Comuni appartenenti al
progetto GIADA: da Trissino a Lonigo.
Escursus storico (parziale)
Per caso, nel giugno 1982, ho seguito un affollato un convegno al
teatro parrocchiale “Verdi” di Lonigo. Non sapevo nulla di concia ne di
altro. Mi portarono a conoscenza di fanghi che avevo impaludato il Rio
Acquetta (In tempo successivo imparai tutte le varie denominazioni di
detto corso d'acqua: Canale Valdo, che da Chiampo alimenta la Roggia di
Arzignano, che poi si denomina Roggia Grande. Dette si congiungevano,
molto dopo l'anno 2000, fall'uscita del depuratore di Arzignano, con
altro fossato che proveniva dalla località Costo di Arzignano, in
pratica diluivano i reflui dello stesso depuratore. Da quel punto si
denomina Rio, successivamente prima di immettersi nel bacino di
Montebello vicentino, prende il nome di Rio Acquetta, subito dopo
Almisano di Lonigo per brevissimo tratto si denomina Rio Camparolo e
anche Rio Piovego Acquetta, nell'ultimo tratto, prima di uscire dal
territorio di Lonigo, si congiunge al fosso di risorgiva Togna, da cui
ne prende il nome. Arriva al ponte che congiunge Bagnolo di Lonigo con
Santo Stefano di Zimella (VR), già prende il nome di Fossa, nel
giungere a Cologna Veneta, già si denomina Fratta, nei pressi di
Vescovana (PD), si congiunge al Gorzone, per finire sul fiume Brenta
poco prina dello sbocco a mare a Chioggia. Il Gorzone andando a ritroso
si denomina Brancaglia, Santa Caterina, Guà e, infine Agno, da quando
parte da Recoaro.
Successivamente il contenuto del Rio Acquetta
ricco di tutte le nefandezze chimiche venne svuotato e il quanto lo
impaludava messo sugli argini, e sui campi adiacenti. Tale era la
cultura ambientale di quegli anni e con l'agricoltura ci siamo cibati e
il latte, prodotto dalle mucche che ruminavano il fieno o mais.
dell'agricoltura locale, portato alla latteria di Montebello Vicentino.
Intanto arrivarono le prime risultanze chimiche:
- 24 settembre 1985 Presidio Multizonale di Prevenzioni di Vicenza.
Tralascio il torrente Guà e riporto le conclusioni: Il campione d'acqua
esaminato presente valori di parametri C.O.D. materiali sedimentari,
cromo trivalente, ferro, solfuri, cloruri e ammoniaca tali da essere
inidonea a qualsiasi uso e caratteristiche di qualità tali da
classificarlo altamente inquinato;
- 4 ottobre 1985 Laboratori ecochimica (Dr. Formenton) di Vicenza
Rio Acquetta Valori di COD e ammoniaca estremamente elevati per un
corso d'acqua. Fiume con elevato tasso di inquinamento da scarichi
conciari. Elevata anche la presenza di cromo. Trattasi in pratica di uno
scarico di fogna con apporto industriale e non di un corso d'acqua. Vi
sono allegate anche le analisi del torrente Guà e Fiumicello Brendola
con alte tracce di Solfuri e Cloruri. Coliformi totali 29.000 e
streptcocchi 2.000.
Settembre 1986. Cologna Veneta. In una sala
gremitissima di agricoltori infuriati arriva il Ministro all'Ambiente.
Dr. De Lorenzo. Interventi e urla. Riesce solo dire ritorno a Roma e
decido. Decide per il famoso collettore che dovrà condurre le acque
allora erano indepurate, fino a farle diluire con il L.E.B. Lessineo
Euganeo Berico, a Cologna Veneta, canale che preleva acqua dal fiume
Adige e trasversalmente ora arriva fino ad Abano.
Proposta tanto cara agli assessori Regione Veneto Cimenti e Pietro Fabris, quest'ultimo, diventato poi senatore.
Il L.E.B. aveva quattro finalità: Irrigazione, diluizione, produrre energia elettrica e
idropotabile. Queste due funzioni mai messe in esercizio.
Scrive in merito Melotto Bruno, Sindaco di Pressana che De Lorenzo contava sulla regola del tacito assenso.
Successivamente alcuni sindaci veronesi, dell'area a sud di Lonigo, si
recarono a Roma dal Ministro De Lorenzo e con somma sorpresa i loro
tecnici, che dovevano fare assenso all'opera tubo collettore, non erano a
conoscenza dei lavori già iniziati nonché trovarono carenza
progettuale. Il comune di Pressana riassunse tutti i dati di
inquinamento, progetti, testimonianze, analisi, relazioni, dichiarazioni
dal 1983 al 1985 sulla insalubrità dell'acqua inadatta all'utilizzo in
agricoltura. Del caso si occupò perfino il Consorzio di Bonifica Euganeo
Berico che con nota precisa dichiarò che vi è insalubrità nell'usare
acqua del Fratta, per l'utilizzo irriguo di radicchio e patata, le
risorse agricole più importanti della zona servita. Il comune di
Pressana riassunse il tutto su di apposito libretto: Pressana contro +
l'inquinamento.
9 novembre 1985 sul quotidiano “La Stampa di
Torino” esce un articolo sul Rio Acquetta , a firma Fazio, nel cui testo
si legge di una sentenza del tribunale di Vicenza: non è reato
inquinare un fiume inquinato!
26 Luglio 1988. Servizio Resoconti del consiglio Regionale. Presidente Bernini.
Da pagina 44 a pagina 108 vi sono numerosi interventi sull'argomento
inquinamento concia e tubo collettore, a seguito mozione n° 133 del 1
luglio 1988 da parte di alcuni consiglieri regionali, dal titolo “La
giunta regionale sospenda i lavori per il disinquinamento del bacino
Gorzone e studi di alternative tecnologiche rispettose dell'ambiente e delle attività agricole”.
A pagina 96 vi è l'intervento più significativo da parte del
Consigliere Rugolotto, allora alto Dirigente Coldiretti di tutto il
Veneto. Vi si legge...”in quell'area in quella zona, per decenni hanno
aspettato l'acqua per l'irrigazione, hanno trasformato anche le colture e
i lavori, e ora quest'acqua più salina recherà dei problemi: dipende da
coltura a coltura; sulla patata e sulla bietola no, ma sulla coltura
orticola, ora che quei prodotti ora sono molto di moda, …...bisogna
limitare quello che sta a monte; se conserviamo queste grosse
concentrazioni, queste grosse operazioni economiche di occupazione e di
imprenditoria notevole, e fin troppo facile prevedere che dopo occorrono
i depuratori e i tubi che portino via le cose. Ma, per me è troppo
grande la concentrazione, che si risolverà con il tubo che va verso il
mare. Non possiamo dire no al tubo perché non lo vogliamo. Lo so anch'io
che sarà un danno notevole, sia se si ferma utilizzando l'area fra
qualche anno, fra qualche decennio, l'agricoltura dovrà dimenticarsela.
Ne vediamo già oggi le conseguenze. Possiamo inventare tutte le
invenzioni tecnologiche che vogliamo, ma piano piano questo inquinamento
andrà sempre più a valle.”
Dicembre 1992 – rivista edita da
Edagricole anno XXVI n° 4 di supplemento vi è riportato, a cura di
Giardini, Borin, Grigolo. Quest'ultimo lavorava all'Istituto di Genetica
di Lonigo, a fianco del quale scorre il Rio Acquetta, a pagina 747 un
articolo dal titolo: inquinamento geografico ed ambientale dell'area di
studio, dedicata proprio al rio Acquetta: ...”lungo il suo corso il
fiume riceve acque di risorgiva, è inoltre ricettore di numerosissimi
scarichi industriali ed infine riceve le acque del L E B che diluiscono i
problemi. Il periodo di studio a Lonigo parte dal 1979 per alcuni
parametri e termina valutandone 32 in complessivo nel 1989, indicando
quali parametri superano i limiti di legge.
Al punto 3.3 di detta rivista il titolo è Valutazione dei possibili rischi ed indicazione operative.
...da quanto esposto nei paragrafi precedenti si deduce che la qualità
irrigua delle acque del Fratta- Gorzone è tale da porre limitazioni alla
pratica irrigua... le tipologie di inquinamento riscontrate possono
originare le seguenti problematiche agronomiche ed ambientali: fenomeni
di fitotossicità e di accumulo nel terreno di sostanze tossiche, rischi
di natura igienico- sanitaria, degrado delle falde sotterranee, problemi
di di meccanica distributiva, ...forte presenza microbiologica,
limitante pesantemente nelle attività orticole e frutticole.... ,
riduzione di produzione di fragola, fagiolino, cipolla e
peperone...arrivando persino all'aspetto irriguo pluvio irrigazione che
non dovrebbe essere praticata in aree di pubblico accesso o in zone di
ricarica di falde.
27 Aprile 1994 a Lonigo il Sindaco emette
ordinanza: divieto di utilizzare acque del rio Acquetta e fosso Raguia” a
scopo irriguo. Sul Raguia scaricava il depuratore di Montebello
Vicentino . I due corsi d'acqua si riunivano in piazza ad Almisano di
Lonigo;
Ottobre 1997 – Cologna Veneta. L'assessore all'ambiente
di Arzignano, (lo è stato dal 1995 al 1999) dichiara l'inquinamento
conciario (intende Arzignano) è qui e qui va risolto. Ma fa di più. Su
rivista ambientale riempie una pagina di dati....migliaia di tonnellate
di solventi, 220-230 tonnellate giorno di fanghi derivanti dal processo
di depurazione acque, discariche di rifiuti speciali in tutto il
territorio comunale, peraltro in zona ricarica degli acquiferi,
emissione di idrogeno solforato che raggiungono valori 100 volte
superiori i limiti di legge.
Due depuratori pochi
risultati....quello più grande ad Arzignano, che scarica sul Rio
Acquetta con limiti molto elevati, grazie ad una proroga della Regione
Veneto...giustificando l'impossibilità di ridurre i parametri della
legge (Merli) …. dal dicembre 1992 le acque di uscita presentano
concentrazioni di azoto ammoniacale che oscillano tra i 170 e 200 mg.
litro , quando invece il limite di legge è 15 mg. litro. In assenza di
deroghe...inoltre il monitoraggio, curato dalla amministrazione
comunale, recita quanto segue: il Rio Acquetta, ricettore degli scarichi
dell'impianto di depurazione di Arzignano, determinano costantemente
una classe V di qualità, incompatibile con la sopravvivenza della
maggior parte di macroinvertebrati acquatici... E' evidente che la
gestione privata del depuratore non ha dato i risultati positivi..,
,,,Alti consumi di risorse ambientali ed alti livelli di inquinamento
contribuiscono ad abbassare i costi del singolo imprenditore, scaricando
i costi, anche economici, sull'intera collettività.......a conferma di
ciò la scoperta di questi giorni che il Rio Acquetta, che fiancheggia il
depuratore ha nel suo letto evidenti e sostanziose presenze di cromo,
prova di scarichi abusivi di qualche conceria......A questo punto penso
sia doveroso chiedere alla regione e al ministero il commissariamento
del depuratore...”
12 Ottobre 1998 l'assessore Provinciale di
Vicenza, Dr. Formenton con sua a prot. N° 66.480/Eco, scrive: Trasmetto
bozza dell'accordo come convenuto al termine dell'incontro del 7 ottobre
u.s.” L'intesa era con la Regione Veneto, Sindaco di Arzignano,
assessore Provinciale di Verona, Presidente Consiag (consorzio Adige
Guà) nella cui parte seconda del punto due scrive....Va studiata
l'opportunità di prevedere, per lo scarico finale, due punti di
immissione: un primo direttamente nel LEB – che permetterebbe la
diluizione dello scarico del “collettore”con tutta la portata del canale
– un secondo nel Fratta. L'utilizzo del primo o del secondo punto sarà
in funzione della regimazione delle acque.
A conoscenza del
documento presento una personale lista alle elezioni consortili del
consorzio di bonifica del dicembre 1999, venendo eletto. Unico privato
nella storia del Consorzio. Cinque anni 32 consiglieri contro uno.
L'argomento lo portai in tutte la riunioni. Sta di fatto che di
quell'incontro e volontà di immettere inquinanti nel LEB non se ne
riparlerà piùa tutt'oggi.
29 Gennaio 1999. su incarico del
comune di Lonigo il Centro di Novoledo (Dueville) certifica che a Lonigo
il Rio Acquetta ...oltre ai soliti parametri fuori norma... solfati e
cloruri, i coliformi totali sono 369000 contro i 20,000 di legge, i
coliformi fecali 27.000 contro i 12.000 di legge, li strafilococchi
4.500 contro i 2.000.
7 Agosto 2000 le Analisi dell'Arpav di
Verona, comunicate al Sindaco di Zimella, recitano che nel periodo
gennaio/luglio 2000 vi è stato aumento nella concentrazione di alcuni
parametri, effettuati sul fiume Togna,, su alcuni anioni quali cloruri e
solfati e di alcuni cationi quali sodio e cromo. …..che mostra un
aumento che porta il relativo valore da 710 us/cm di gennaio al valore
di 7120 uS/cm di giugno;
14/7/2000 il Tar del veneto a Venezia,
in merito a ricorso contro norme regionali, presentato dall'Unione
Comuni Adige-Guà, annulla i provvedimenti della Regione:
mentre
rigetta il 5/9/2000 altro ricorso presentato dalla stessa Unione perché
non sussistono gli estremi per la sospensione di provvedimenti;
Il 31 agosto 2000 sul quotidiano Arena di Verona il giornalista Luca
Fiorin, riporta a titoli cubitali, prima del suo articolo. La Togna
ritorna inquinata: Poi prosegue: dopo l'entrata in funzione del “tubo
collettore”, che scarica sul Togna, alle porte di Santo Stefano di
Zimella, il fiume, già tormentato è nettamente aumentato. I prelievi del
13 luglio (2000) effettuati dall'Arpav indicano: cloruri, solfati,
cromo, e sodio, sono più che duplicati rispetto a prelievo fatti a
gennaio. Un peggioramento compreso un elevato inquinamento di
salmonelle. Il sindaco di Zimella dichiarava: tempo fa avevamo, in via
precauzionale, invitato i contadini di non avvalersi delle acque del
Togna/Fossa/Fratta per in assenza di dati ufficiali. Il giorno stesso
della messa in funzione del Tubo collettore, avvenuto il 20 maggio 2000,
la chiavica -chiusa da anni – era stata immediatamente messa in
funzione in zona Fattorelle di Lonigo, e tutta l'acqua del Rio Acquetta,
che riceve nel suo corso molte risorgive, era stata tutta dirottata
sulle campagne degli eredi Pisani dei Cantarella e altri, portando a
secco il Rio Acquetta, che subito dopo, era alimentato da solo refluo
dei cinque depuratori a monte!
L'1 settembre 2000, il
commissario prefettizio del comune di Cologna Veneta emette Ordinanza di
divieto di utilizzo ad uso irriguo delle acque del fiume Fratta-Fossa.
L'ordinanza è ancora valida. Oggi limitatamente ai prodotti orticoli patata e radicchio;
14 Dicembre 2000 il sindaco di Lonigo, in commissione regionale,
accetta il “tubo collettore” al quale aveva detto di no l'anno prima.
20 Dicembre 2000, convegno di Cologna Veneta, l'Ing, Redi, direttore
di Acque del Chiampo S.p.A., (depuratore di Arzignano) ha detto che la
società da lui gestita non va confusa con i conciatori della vallata del
Chiampo. In pratica gestisce un depuratore pubblico che non ha niente a
che fare con la concia!!, anche se poi precisa che nulla può fare per i
solfati e cloruri che escono dal depuratore. Per inciso la salinità
allora era di 2000 milligrammi litro.
27 febbraio 2001. Il
giornale di Vicenza a pagina 18 titola: La concia è in pericolo. Bisogna
ultimare il tubo nell'arco di due anni. Il Dr. Formenton, assessore
provinciale dice: lo scarico delle acque depurate, non deve finire a
Lonigo, ma devono proseguire fino a Cologna Veneta, altrimenti salta
tutto tutto il sistema e quindi sospendere la lavorazione delle
concerie.
Delibera di Giunta Regione Veneto n° 838 del 5 Aprile 2001.
L.R. 33/1985 art, 19 …gli effluenti di cinque depuratori: Trissino,
Arzignano, Montecchio maggiore, Montebello vicentino e Lonigo, sono
attualmente convogliati in unico collettore e scaricati nel Rio
Acquetta, i limiti sono quelli previsti dalla tab 2 del P R R A . Il
collettore verrà realizzato fino a Cologna veneta. Ricevendo la
certezza che il L E B dia la portata di diluizione di mc. Al secondo dal
1 aprile al 30 settembre e mc, 10 dal 1 di ottobre al 31 marzo di ogni
anno e la realizzazione di un impianto di sterilizzazione dei reflui con
il sistema a raggi ultravioletti,...la riduzione dei sali al 25%
...deroga triennale per i cloruri e i solfati rispettivamente a 2000 e
1500 milligrammi/litro.
Il fascicolo relazione della CCIAA di Vicenza del maggio 2002, a pagina 43 riporta:
L'industria della concia utilizza il 17% delle risorse idriche del vicentino.
Perché, è bene sapersi, la concia non usa acqua di fiume ma solamente acqua potabile.
14 Luglio 2002 convegno di Anguillara. Gli inquinanti salini sono 1100
quintali al giorno, sono molto alti i solfati e altro, così li
definisce lo stesso assessore provinciale di Vicenza, Dr Walter
Formenton, con danno irreversibile all'agricoltura.
27 Luglio
2002. Titola a pagina 21 il giornale di Vicenza: mezzo veneto arrabbiato
per gli scarichi vicentini. Nel proseguo si legge ..L'altra sera a
Cologna veneta si sono riuniti i sindaci veronesi e padovani, per
organizzare la battaglia contro l'acqua che arriva giù dentro il Fratta
- Gorzone, in quanto gli inquinanti sono derogati fino a 2000 mg/litro
per i cloruri e 1500 per i solfati, quando il limite di legge è
rispettivamente 1200 e mille. C'era pure un rappresentante del comune di
Chioggia, dato che l'inquinamento finisce laggiù. Per cui è partita una
lettera di reclamo al sindaco di Arzignano Signorin.
8 Marzo
2005 a pagina 23 del quotidiano il giornale di Vicenza, si leggono due
interventi: quello del Dr, Walter Formenton, assessore della Provincia
di Vicenza e quello del sindaco di Arzignano Fracasso. Tutte e due
soddisfatti dei risultati. Il tubo collettore è stato finalmente
allungato fino a Cologna veneta, usufruendo della diluizione del canale
LEB. In più la concia non aggiunge, come per il passato sale, anzi
battono le pelli per toglierlo, molte di quelle importate sono già
semilavorate, quindi niente sale, rimanendo solo interamente le attività
di rifinizioni pelli (attività di verniciatura pelli utilizzante grandi
quantità di solventi).
11 Maggio 2010. Nel consiglio comunale
di Cologna Veneta all'ordine del giorno vi è l'argomento acqua. Il
consigliere Boscagin aggiunge che il 10 marzo (del 2010) a proposito del
gravissimo inquinamento del Fratta-Gorzone , un artticolo sul Giornale
di Vicenza precisa che un altro ispettore del fisco ha preso mazzette
per 150mila euro. Il tutto derivante da indagine della magistratura
eseguita al depuratore di Montebello, che coinvolge dipendenti del
consorzio, e molti altri indagati, perché era una truffa atta a
ingannare anche i dipendenti dell'Arpav che andavano a verificare gli
impianti del depuratore stesso.
Un paio di mesi fa alcuni sono stati
condannati. Ma il consorzio Medio Chiampo li sta sostenendo finché
tutto andrà in prescrizione. Basta attendere e questo succederà.
30 ottobre 2011 il quotidiano L'Arena pubblica il resoconto di
presentazione VIA, avvenuto a Cologna Veneta, di progetto di ampliamento
del depuratore di Trissino, avvenuto giorni primi, il quale porterà a
Cologna Veneta più inquinanti in tonnellate annue, i cloruri passeranno
da 2069 a 2262, i solfati da 1695 a 1857, i solidi sospesi da 82 a 90, i
valori BOD e COD cresceranno rispettivamente di 7 e 27. L'intervento
del consigliere comunale del comune, Sig. Boscagin, si legge: sono
quarant'anni che ci mangiamo le vostre schifezze e continueremo
mangiarcele, anzi ne riceveremo un 10% in più. Relatori presenti quella
sera 12 pubblico, giornalista compreso: sei.
DENARO PUBBBLICO IMPIEGATO
I una delle relazioni dello studio Altieri, che ha progettato e fatto
realizzare molto opere attinenti il territorio e la concia, si legge che
fino al 1985 si erano già spesi oltre 100 miliardi di lire, utilizzando
fondi FIO.
Nel 1986 su di un microbico annuncio sul quotidiano
il Sole 24 ore si legge che la Regione Veneto ha aperto il bando per la
costruzione di un inceneritore dei fanghi conciari. Base d'asta
18.500.000.000 di Lire. La notizia si diffonde vengono raccolte migliaia
di firme, fece scalpore quella dell'allora Vescovo di Vicenza. La cosa
fini lì. Ma il denaro è stato utilizzato dal sistema concia ad
Arzignano. Infatti si è acquistata una pressa, ed una apparecchiatura
per asciugare i fanghi.
18 Luglio1986 sulla gazzetta Ufficiale
di Legge. La Regione Veneto con Legge Regionale n° 33 dal titolo
“Provvedimenti per l'attuazione dei progetti FIO relatvi all'anno 1985.
il consiglio regionale ha approvato per il disinquinamento del bacino
del Gorzone (leggi Arzignano) ha ammesso,a beneficiare Lire 59.890.000=
L'anno successivo altri 2miliardi per il sotto passo del fiume Guà a a
sud della stazione di Montebello Vicentino, del tubo collettore per
immettervi gli scarichi del del depuratore di Montecchio Maggiore
(occorrevano le acque per diluire i problemi della concia secondo la
progettazione Altieri).
Nello stesso periodo a proposito della
situazione nel Veneto, la Regione Veneto fece stampare un fascicolo, al
quale allegava una cartografica a colori dei fiumi inquinati. Il tratto
più lungo, guarda caso, partiva da Arzignano e arrivava fino alla
provincia di Rovigo, in colore rosso (classe peggiore, per proseguire in
colore giallo fino al mare, mentre a proposito del Fratta Gorzone vi
si legge: Il bacino del Fratta-Gorzone sopporta i più elevati carichi
inquinanti dell'intero reticolo idrografico regionale, dovuti alla
presenza di industrie ad alto rischio ambientale (settore conciario) che
alla presenza di un intensa attività produttiva agricola e zootecnica”.
Il 28 Luglio 2002 il Giornale di Vicenza riporta a titoli
cubitali: Ambiente ci pensa Giada, progetto finanziato dall'Unione
Europea, sotto osservazione il distretto conciario della Valchiampo. Poi
silegge ...finanziato dalla UE, il contributo più cospicuo ottenuto in
Italia nell'ambito dello strumento finanziario denominato “Life
Ambiente”-
Non è indicata, purtroppo, la cifra.
TUBO COLLETTORE
Il tubo collettore nacque come alterativa alla chiusura delle concerie.
Ogni depuratore aveva l'obbligo di scaricare, in un luogo ove vi fosse
sei volte tanta acqua quanta il depuratore scaricava alla fine del
ciclo.
Lo studio Altieri di Thiene dapprima riunì lo scarico dei
cinque noti depuratori. Due prettamente conciari: Arzignano e Montebello
Vicentino, gli altre tre per diluire i problemi di dei citati. In
pratica sbagliò la previsione. Successivamente k
E' stato
posizionato dalla Coopcostruttori di Argenta, tra il 1988 e il 1989., Il
Presidente della cooperativa è stato inquisito e arrestato su altre
opere nel momento di “mani Pulite”.
Il ribasso d'asta è stato del
55%. Trattasi di 35 km. Da Trissino, raccogliendo via via i liquami dei
depuratori di Arzignano, con una linea apposita qullo di Montecchio
Maggiore, infine quello di Montebello per terminare a sud di Lonigo nel
Rio Acquetta. Il depuratore di Lonigo aveva una linea a se. Anche se
terminava sullo stesso posto.
I collaudi sono stati eseguiti il 14/3/1997 e 5/10/1999, dall'Ing: Chiappini e il Dr. Bocus.
Successivamente il tubo è stato allungato fino a Cologna Veneta, alla
confluenza tra il Fratta, ed il L E B, da cui riceve abbondante acqua di
diluizione.
I tubi sono “a bicchiere”, uno si infila sull'altro.
Sotto è stato steso un tessuto non tessuto. Il capitolato prevedeva una
soletta sottostante in cemento armato.
Ogni giorno il tubo
collocato veniva interrato. Non vi è foto d'insieme. Ho eseguito foto a
terra e anche in deltaplano (vigilia di Pasqua 1988) per cui ho foto
dei tubi messi nel terreno per essere allocati. Quando ti avvicinavi,
specie con macchina fotografica venivi cacciato. Ho forti dubbi se sia o
meno stata eseguita la soletta sottostante il tubo, nel tratto a sud
della linea ferroviaria dalla stazione di Montebello Vicentino al
sottopasso ferroviario che da Monticello di Fara di Sarego conduce alla
attuale strada regionale 11.
Ho scattato alcune foto in loco. Vi
erano diverse pompe che aspiravano acqua dal sottosuolo, specie nel
tratto più vicino alla stazione. In tali condizioni è impossibile fare
una gettata cementizia. In quel luogo una autobetoniera deve fare un
tragitto campestre, di chilometri. dove non vi è carrareccia. Vi è un
solo accesso, nel tratto già detto, transitabile solo con vetture, in
quanto il sottopasso autostradale non permette di più.
In
quanto sia a tenuta stagna lo lascio credere ai bambini. Perdono gli
acquedotti che sono supercontrollati e non percola il tubo?
Dopo
anni di “dormienza” venne messo in funzione il 28 maggio 2008 fino a
Lonigo, con il beneplacito consenso del veronese assessore regionale
Giorgietti, e messo sotto la responsabilità della Ing. Ferretti,
dipendente della Provincia di Vicenza, con nota 240507amb. Del
27/4/2008, non solo per il tratto vicentino ma anche per il tratto del
Fratta fino a Cologna Veneta.
14 Luglio 1988, con lettera a
protocollo 2.2358 s/bce, il Sindaco di Arzignano scrive alla gestione
del LEB. Motivo: ma non era la prima volta, le pareti del LE B erano
colassate. La quantità d'acqua evidentemente ridotta. Ma la
preoccupazione di Signorin non era perché l'agricoltura avesse poca
acqua per irrigare, ma solamente perché non vi era sufficiente acqua
per diluire il Fratta. Avrebbe fatto seccare i raccolti nei campi pur di
non ridurre l'attività conciaria. Proprio molto coerente e...scusate la
franchezza: non mi interessa degli altri! Il Consorzio LEB e i
collegati consorzi di bonifica riuscirono accontentare tutti comunque,
per il non breve periodo della ricollocazione delle pareti del canale
che rischiava di rompersi.
ATTUALE SINDACO DI LONIGO
Dapprima contrario 1999, poi nel 2000 favorevole al tubo. Ha sempre
vantato la qualità dell'acqua dei pozzi acquiferi di Almisano Lonigo. In
tutte le salse, anche se i documenti GIADA riportavano diversamente. Si
sveglia improvvisamente il 22/4/2012, quando manda una mail a tutti i
suoi (ancor oggi) assessori... ”vi sono nelle 11 discariche (sarebbero
13) di fanghi conciari fra Arzignano, Montorso, Zermeghedo, poste su un
terreno ghiaioso e permeabile. Se si verificasse una rottura della
guaina protettiva (per terremoti, assestamenti terreno, ecc.) cosa
succederebbe alle nostre falde acquifere? ½ Veneto non potrebbe più
utilizzare l'acqua nemmeno ai fini irrigui, io sono favorevole che
vengano inertizzati i fanghi e chiudere tutte quelle discariche per
poter garantire la salubrità della nostra acqua.”
Anche se era
favorevole all'incenerimento dei fanghi conciari prodotti ed anche
toglieer quelli delle discariche di fanghi presenti.
Questo progetto bloccato da un anno dal sindaco Gentilin di Arzignano. Sul cui territorio doveva essere collocato l'impianto.
A proposito di discariche conciari, ve ne è una in riempimento,
collocata nel punto più stretto tra il Rio Acquetta e il torrente Guà,
proprio alla fine dell'attuale bacino di Montebello Vicentino, che
impedisce all'acqua di piena dello stesso bacino in caso di piena. Il
Milani, che fece realizzare il bacino tra il 1927 e 1928, preveda la
capienza fino a 9milioni di mc, oggi impediti da qualche genio che ha
ostruito PER SEMPRE tale capacità: Onore al merito!
CONCLUSIONE
Ovvio che sono contrario a quanto detto il 23/7, non solo alla
modifica ma a tutta l'attività conciaria perché pensa solo ai suoi
interessi fregandosi di quello che succede e dei danni irreversibili al
territorio, come ampiamente ho descritto e che non ulteriormente
descritto, come quando mi recavo in corte ZIN, a fianco di un salto
(aveva un mulino) sul rio Acquetta, in Via Molino ad Almisano di Lonigo e
vi trovavo la corte piena di schiuma (conciaria) e paratie davanti agli
ingressi della sua abitazione.
Distinti saluti.
Vittorio Rizzoli