Pag. 3
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
ALESSANDRO BRATTI
La seduta comincia alle 10.35.
Sulla pubblicità dei lavori.
PRESIDENTE.
Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della
seduta odierna sarà assicurata anche mediante l'attivazione del sistema
audiovisivo a circuito chiuso.
(Così rimane stabilito).
Audizione del sindaco di Lonigo, Luca Restello.
PRESIDENTE.
L'ordine del giorno reca l'audizione del sindaco di Lonigo, Luca
Restello, accompagnato dal presidente del consiglio comunale di Lonigo,
Giorgio Nicola Nicolin, che ringrazio della presenza.
L'audizione avrà a oggetto principalmente la situazione di
criticità che da ultimo sta interessando larghe fasce di popolazione
residenti in Veneto con riferimento all'inquinamento di sostanze
perfluoroalchiliche.
Ricordo che la Commissione si occupa di illeciti ambientali
relativi al ciclo dei rifiuti, ma anche dei reati contro la pubblica
amministrazione e dei reati associativi connessi al ciclo dei rifiuti,
alle bonifiche e al ciclo della depurazione delle acque.
Avverto, infine, i nostri ospiti che della presente audizione
viene redatto un resoconto stenografico e che, facendone espressa e
motivata richiesta, in particolare in presenza di fatti illeciti sui
quali siano in corso indagini tuttora coperte da segreto, consentendo la
Commissione, i lavori proseguiranno in seduta segreta, invitando
comunque a rinviare eventuali interventi di natura riservata alla parte
finale della seduta.
Pag. 4 Lei,
sindaco, conosce il motivo della convocazione odierna. Sa anche che
avevamo condotto l'indagine sul Veneto quando è emerso questo problema.
Siamo stati due settimane fa a Vicenza perché, soprattutto alla luce
delle nuove indagini, avevamo la necessità di un ulteriore
approfondimento. In quell'occasione siamo andati a vedere la fabbrica
della Miteni. Vorremmo, in tal senso, ascoltare le parole dei sindaci
più interessati. Questo è l'obiettivo della nostra audizione odierna.
Do quindi la parola al sindaco Restello perché ci faccia un po’ il
punto sull'attuale situazione – la storia la conosciamo – e ci illustri
anche come vi state muovendo.
LUCA RESTELLO,
sindaco di Lonigo.
Dall'ultima volta che ci siamo sentiti, mi pare a giugno dell'anno
scorso, il mio comune si è mosso trasversalmente in tutti i sensi. La
nota che ci ha fatto preoccupare più di tutto è quella del 17 novembre
2016 della commissione tecnica FAS della regione Veneto, che ci è stata
trasmessa poi dal dottor Mantoan. In questa nota ci sono elementi di
ovvia preoccupazione per un sindaco, che purtroppo è sindaco della città
in cui quest'inquinamento emerge in maniera eclatante e dove ci sono
tutti i pozzi che emungono acqua, purtroppo inquinata.
A quel punto, il sindaco Luca Restello, in accordo anche con
Gentilin Giorgio, sindaco di Arzignano, e con il dottor Mantoan, ha
tentato una strategia comune. La prima cosa che ho fatto, francamente, a
seguito di alcune altre analisi sulle problematiche e in base a dei
documenti sanitari connessi alla problematica dei PFAS, è stato inviare
un atto di significazione e diffida, datato 28 febbraio 2017, con
protocollo di Lonigo n. 5036 – che vi lascio – al Ministro della salute,
al Ministro delle politiche agricole, all'assessore regionale alla
sanità, all'assessore regionale all'ambiente, all'assessore regionale
all'agricoltura,
Pag. 5 caccia e pesca, al presidente della provincia di Vicenza, al procuratore della Repubblica di Vicenza e ad altri.
Che cosa ho chiesto in quest'atto di diffida? Ho fatto anzitutto
una cronistoria giuridica e sanitaria della problematica e ho chiesto
quello che, anche a seguito di altre note che poi vi dirò, attualmente –
lo devo dire – si sta realizzando e questo mi fa molto piacere. Ho
chiesto, cioè, un drastico, deciso abbassamento, tendente allo zero, del
contenuto nell'acqua potabile di tutti i valori di
performance
delle varie sostanze genericamente conosciute come PFAS. Ho chiesto – e
anche a voi chiederò – che vengano stanziati i denari necessari. Ieri,
in videoconferenza, durante la Conferenza Stato-Regioni riguardante
l'accordo di programma Fratta-Gorzone, ho parlato con la dottoressa Gaia
Checcucci, la quale mi ha confermato, come mamma e come dirigente dello
Stato, che il Ministro si è impegnato fattivamente a stanziare questi
80 milioni di euro.
Sappiamo che finalmente l'11 settembre scorso, qualche giorno fa, la Corte dei conti ha dato l’
okay
a questa somma. La dottoressa ha ribadito che gli unici soggetti su cui
non può, ovviamente, dare conto sono la Ragioneria dello Stato e il
MEF, ma sappiamo tutti che, ormai a settimane, sarà approvato il
documento finale. Credo che qui avremo la certezza fondamentale del
denaro necessario: ma per fare che cosa? Per far sì che le tre condotte
principali di nuove soluzioni idriche per portare l'acqua alla mia
città, che poi la distribuisce a centinaia di migliaia di persone,
possano iniziare. Ieri ho parlato anche con il direttore di Viveracqua,
il quale diceva che la tratta iniziale che si può fare da subito è
quella che collega Piazzola sul Brenta a Lonigo. Chiedo che anche voi vi
adoperiate in questo senso, cioè per far sì che questa tratta possa
immediatamente essere realizzata (poi vedremo come).
Pag. 6 Ho
chiesto anche, in questo mio atto di diffida, una cosa fondamentale (mi
pare che qui, invece, siamo indietro come il cucco, come diciamo noi
veneti): il problema è quello riguardante l'agricoltura. Voi sapete che
l'acqua che viene emunta si trova in particolare in provincia di
Vicenza, che non presenta la stessa problematica del veronese. Nel
veronese, infatti, con il canale irriguo LEB si riesce a portare
l'acqua, in pratica, in tutte le campagne, mentre nel vicentino questo
non avviene e tutti gli agricoltori hanno un pozzo privato, andando ad
emungere direttamente dal sottosuolo l'acqua necessaria all'irrigazione
dei campi. Orbene, è necessario che quest'utilizzo d'acqua sia impedito.
Anche se non ci sono ancora dati ufficiali, infatti, dalle
indiscrezioni che ho avuto tutte le produzioni agricole sono
certissimamente contaminate da questi inquinanti. È necessario uno
stanziamento ulteriore di denaro per ripristinare tutta la rete idrica
superficiale irrigua nei campi e potenziare le capacità del LEB di
portare acqua anche in questa parte non servita del vicentino.
In questa mia relazione, peraltro, facevo rilevare – è anche in
allegato – il progetto preliminare per portare l'acqua in tutta la parte
collinare. La mia città ne fa parte solo dal lato terminale, ma poi ci
sono i comuni vicini, che sono altrettanto interessati. Qui ci vogliono,
evidentemente, stanziamenti straordinari ma altrettanto necessari.
Credo che la preoccupazione di tutti gli agricoltori, ma anche di noi
consumatori, sia che i prodotti che provengono dalla nostra agricoltura
debbano essere privi di PFAS. Attualmente, invece, non è così: vedremo i
riscontri.
Orbene, io ho diffidato queste persone ad attivarsi. Non mi
interessa quello che facevano prima, ma da quella data in poi non
potevano dire che non sapevano. Non solo, li ho anche diffidati in un
altro senso poiché, se avevano gli strumenti per
Pag. 7realizzare
quello che era possibile, lo dovevano fare, per un principio che ho qui
sentito richiamare anche dal dottor Raniero Guerra (che ho contattato
per un'altra motivazione su cui poi vi dirò, cioè il principio di
massima cautela, che deve essere qui applicato.
Anche ieri sentivo dire da alcuni dirigenti della regione che il
problema più che sanitario è di tipo problema sociopolitico: io non sono
d'accordo affatto! È certamente un problema sociopolitico vista la sua
rilevanza sociale ma, indubbiamente, è un problema ambientale
in primis
e con logica conseguenza sanitaria. Non ci sono scuse per nessuno, a
mio modo di vedere. Quest'atto di diffida, quindi, è chiaro e preciso.
Devo dire, però, che ho trovato poca solidarietà. Qui troverete
solo sette firme; poi si sono aggiunti gentilmente alcuni altri comuni
del veronese, ma i miei colleghi del vicentino – non so capire perché,
forse per paura o per qualche altro motivo, non hanno firmato. Questo,
comunque, l'ho trovato molto grave.
Dopo la diffida che ho preparato e inviato a tutti gli indirizzi
che ho detto, si sono aggiunti, poi, Albaredo d'Adige, Bevilacqua,
Bonavigo, Legnago, Minerbe, Pressana, Roveredo, Terrazzo, Veronella e
Zimella a una mia successiva nota, in cui esortavo i comuni a
partecipare a questa lotta, che giudico sacrosanta, che dobbiamo
compiere.
PAOLA NUGNES. Mi scusi, quanti comuni su quanti hanno firmato?
LUCA RESTELLO,
sindaco di Lonigo.
Consideri che sono 21 i comuni dell'area rossa, ma non tutti i comuni
dell'area rossa hanno firmato. Altri comuni, che magari sono leggermente
fuori, hanno firmato. Anche a Greenpeace, che chiedeva aiuto ai comuni,
mi sono permesso di scrivere: aiutate voi noi! Noi comuni abbiamo fatto
la nostra parte e qui dobbiamo fare
Pag. 8squadra
comune: mica c'è il più figo di turno che deve fare bella figura! In
questa barca, che si sta creando, ci sono vari politici di varie
estrazioni di tutte le parti politiche, i quali vogliono salire perché
noi siamo i «belli»: i sindaci non sono né belli, né brutti! I sindaci
sono interessati alla salvaguardia della salute pubblica e chiedono ciò.
È importante anche la risposta di Raniero Guerra, dirigente alla
sanità, pervenuta al mio comune il 18 settembre scorso. Mi sono permesso
un'iniziativa, anche qui in accordo con il dottor Giorgio Gentilin e il
dottor Mantoan: una vera triangolazione! Se infatti parla solo Luca
Restello, non serve a niente. Un sindaco di 17.000 abitanti praticamente
non fa notizia. Abbiamo cercato di coinvolgere il presidente
dell'Altavalle del Chiampo, un comprensorio di 15 comuni, ma soprattutto
un comprensorio con alle spalle una potenza industriale spaventosa,
quella che avete visto nella Valle del Chiampo. Io ho chiesto ancora una
volta l'abbassamento del contenuto di acqua potabile da PFAS totali,
appunto attraverso il principio di massima cautela.
Il dottor Gentilin ha trasmesso la mia lettera alla regione Veneto
e il dottor Mantoan, con nota del 27 aprile (mentre la mia nota era
invece del 24 marzo) e poi con nota successiva del 17 maggio – vedete i
passaggi, da marzo ad aprile, a maggio – ha scritto al Ministero della
salute, alla direzione generale prevenzione, al dottor Raniero Guerra,
chiedendo quello che ha chiesto. Quando ho visto che egli aveva scritto
al dottor Raniero Guerra, mi sono permesso di ricordare nella
conclusione di una mia nota al dottor Raniero Guerra (che devo
ringraziare assolutamente per la sua coerenza), nella quale facevano
affidamento alle sue capacità quanto segue: «La sua conoscenza, il
sapere scientifico, la sua imparziale attività volta alla tutela della
salute pubblica, sono chiamati ancora una volta a essere coerenti, costi
quello che costi. Il denaro, le posizioni politiche,
Pag. 9l'incertezza
scientifica, non possono essere discriminanti sulle problematiche in
parola. Mi permetto di ribadire che la massima cautela e la massima
tutela preventiva devono essere i suoi princìpi ispiratori».
Devo dire che il dottor Raniero Guerra è stato coerente. Nella
risposta che citavo, che conoscete meglio di me, finalmente c'è un punto
chiaro, anzi chiarissimo, cioè si ribadisce che, secondo il principio
di massima precauzione, considerata l'origine antropica dei composti in
argomento, è stato raccomandato di attuare azioni finalizzate alla
virtuale assenza di PFAS. Per «virtuale assenza di PFAS» – e qui ha
fatto bene a specificare perché qui si sarebbe aperta un'infinita
interpretazione – si è inteso riferirsi alla più bassa concentrazione
ottenibile attraverso l'applicazione delle migliori tecnologie: oggi
questo è possibile? Sì.
Ho già scritto un'altra volta, il 22 settembre scorso, al dottor
Giorgio Gentilin, al presidente dell'Altavalle del Chiampo, ribadendo
che la tecnologia ci permette ciò: è solo una questione di soldi. Si
possono cambiare i filtri una volta ogni due mesi, ma se volessimo, una
volta al mese: che nessuno ci venga a dire che questo non è possibile!
Si tratta di una mera questione di denaro.
Mi sono anche permesso di proporre – e vorrei che voi faceste
vostra questa proposta – ai conciari di Valle del Chiampo, sensibili al
denaro – il denaro in questo momento la fa da padrone – che si
autotassino di un euro al mese a dipendente per pagare questi soldi.
Questi soldi, come sapete, sicuramente ricadranno nella bolletta di noi
cittadini. Benché il presidente della regione Veneto abbia detto che a
stanziare i soldi sarà la regione Veneto, io non ci credo e non perché
ce l'abbia con il mio presidente – che, guarda caso, è del mio stesso
partito, quindi non sono qui a proteggere nessuno, né ad accusare
Pag. 10nessuno
– ma perché è indubbio che la regione Veneto non si può far carico di
queste spese. Il perché lo dice la legge: chi paga è il cittadino, che
poi dovrà riprendere queste somme da chi ha inquinato.
L'assurdo è che noi cittadini, oltre a essere inquinati – e io lo
sono, come purtroppo i miei figli – dobbiamo anche pagare, come fino
adesso abbiamo pagato. Presidente, abbiamo pagato fino adesso i soldi in
bolletta: è questo lo scempio!
Una proposta, che potrebbe essere indecente, è quella di chiedere
ai miliardari che abitano nella Valle del Chiampo di autotassarsi, non
per sempre ma fino a quando arriverà l'acqua da Piazzola sul Brenta, da
sotto Montagnana e da Belfiore. Dovrebbe essere un periodo abbastanza
corto. Potrebbero loro autofinanziare questo riciclo d'acqua per dare
l'acqua buona alla gente.
Per me, l'obiettivo è – e vi chiedo che sia il vostro – il
cambiamento dei filtri una volta al mese. Se infatti li cambiamo con una
frequenza così alta, sicuramente il tasso di questi inquinanti sarà
bassissimo e non supereremo i 10-12 nanogrammi/litro, secondo i grafici
che anche voi avete visto. Ciò è sicuramente possibile. Questi sono
tutti i documenti che vi lascio, come anche la nota, che sempre Raniero
Guerra ci ha inviato – della quale dirà il mio presidente del consiglio –
tra l'Istituto superiore e la regione Veneto, comunicata il 20 luglio,
che dice esattamente le stesse cose che sono state dette qui in breve.
Che cosa chiedo – e mi permetto di chiederlo con tutto il cuore a
nome di tante persone – a voi? In regione Veneto (oggi dovrebbe esservi
la delibera poiché ieri hanno fatto la determinazione) finalmente è
stata fatta – o sarà fatta – una delibera che va a normare questi
inquinanti. Anzitutto, io chiedo che sia lo Stato a far ciò: è lo Stato
che deve far ciò per
Pag. 11tutta
l'Italia. È inutile che ci prendiamo in giro, che ci prendano in giro,
dicendo che questo è un problema Veneto: non lo è e voi lo sapete. È un
problema, probabilmente, tutto da valutare.
PRESIDENTE. Per il Veneto – ormai i dati sono certi – ed è particolarmente grave.
PRESIDENTE. Poi è chiaro che questi inquinanti sono ubiquitari, ma lì purtroppo c'è una storia...
LUCA RESTELLO,
sindaco di Lonigo.
Senza dubbio, perché lì c'è la Rimar, lo sappiamo. Anche qui, però, ci
sono colpe che dovrebbero essere verificate: sono quarant'anni che
questi impunemente inquinano sapendo di inquinare!
È necessario abbassare totalmente i valori con questo ricambio
frequente dei filtri – è solo una questione di soldi – e poi portare
l'acqua, nel più breve tempo possibile, dove serve: qui vi esorto.
Certo, è necessario, per la trasparenza del codice degli appalti, che
tutto sia chiaro, ma se aspettiamo questi tempi – lo sapete perché qui o
siete stati amministratori o comunque potete sapere di cosa parlo – i
tempi saranno lunghi: non prima di quattro o cinque anni. La gente è
preoccupatissima: è giustamente preoccupata! Ci vorrebbe un commissario
apposito, una legge speciale.
PRESIDENTE.
Leggevo stamattina che il suo presidente ha chiesto lo stato
d'emergenza direttamente al presidente Gentiloni, ovviamente chiedendo
anche la straordinarietà.
Pag. 12
LUCA RESTELLO,
sindaco di Lonigo.
Esattamente. Nella mia diffida, peraltro, anch'io concludevo con lo
stato di disastro ambientale, che qualcuno ha negato fino alla fine,
continuando ancora a dire che non è un disastro: altroché se non è un
disastro! Bisogna assolutamente cercare di abbreviare questi tempi per
far sì che non ci siano i furbi che fanno i soldi sui soldi pubblici:
questi devono essere controllati, ma con una procedura che deve essere
snella.
La preoccupazione assoluta per portare l'acqua buona, anche per il
LEB, è l'agricoltura. Questo vuol dire una lotta anche con la vicina
provincia di Trento: sono loro che ci devono dare l'acqua. Costoro ci
danno l'acqua quando ce n'è in abbondanza, cioè d'inverno, ma a noi non
ce ne frega niente dell'acqua d'inverno! Abbiamo bisogno nelle nostre
campagne dell'acqua d'estate! Avete visto che è stata una lunga estate
assolutamente, senza piovosità. Se non abbiamo acqua, le nostre
produzioni non saranno mai realizzate e non saranno competitive. Non
capisco perché gli amici francesi con il loro champagne non ci abbiano
ancora attaccato – vuol dire che probabilmente ce l'hanno anche loro – e
non abbiano cominciato a dire che il loro champagne e le loro
produzioni sono prive di PFAS. Prima o dopo faranno ciò e quando lo
faranno sarà la fine dell'agricoltura veneta, almeno di quella
contaminata. Credo che questo non lo dobbiamo permettere e non lo
dobbiate permettere voi, che avete più potere di quello che ho io.
Io ho parlato con tutti e ho appreso che sono – scusate il termine
– un «rompiballe»: sì, che lo sono, ma vorrei vedere chi non lo sarebbe
al mio posto! Vorrei anche avere conforto dalle istituzioni superiori,
sentirle vicine ai problemi che abbiamo. Quando una persona viene e mi
dice che suo figlio aveva un valore di 250 nanogrammi per grammo e
adesso è arrivato a 280, per cui, anziché calare i valori sono
aumentati, vi dico
Pag. 13che
serve anche un'informazione alimentare. Qui, evidentemente, c'è uno
stile di vita che dobbiamo cambiare, un'alimentazione che dobbiamo
cambiare. È tutto connesso: è tutto connesso.
Aiutateci a essere chiari con le persone. Poi è bello che ci siano
i comitati, ma il rischio mortale di questi comitati è che, guardando
su
Internet, si dicano cose talvolta sconsiderate. Il pericolo
s'annida sulla «non informazione», cioè sulla disinformazione. Lo Stato,
la regione, i comuni e le province devono fare, ognuno per la sua
parte, il proprio dovere.
Ultimissima raccomandazione. Abbiamo parlato dell'acqua: che
l'informazione sia dello Stato attraverso i suoi organi inferiori,
regioni o altro, indipendentemente dai colori. Qui non ci può essere un
colore – lo continuo a ribadire – e, anzi, chi fa polemica («è colpa tua
o è colpa mia»), è proprio da biasimare perché vuol dire che non ha
capito ancora niente. Purtroppo, come sempre, voti o denaro fanno la
differenza. Qui sono a chiedervi, se è possibile, questo vostro impegno
bipartisan, sopra tutte le parti, per arrivare a questo.
GIORGIO NICOLA NICOLIN,
presidente del consiglio comunale di Lonigo.
Presidente, desidero svolgere una breve relazione sottolineando un
fatto. Ci sentiamo sempre dire, ultimamente dall'Istituto superiore di
sanità, che di queste sostanze non è certa la tossicità, non è certo il
danno, che non c'è la correlazione diretta tra presenza di queste
sostanze e danno agli organi. Qualcosa forse sapete già, ma che queste
sostanze siano pericolose è noto dalla relazione di Stoccolma del 2004.
GIORGIO NICOLA NICOLIN,
presidente del consiglio comunale di Lonigo. Bene. Io mi sono permesso di contattare molti
Pag. 14studiosi
e l'OMS stessa finora non ha fornito un'indicazione precisa. Non ha
fornito un'indicazione precisa neanche l'ente europeo per la protezione
degli alimenti. Ci era stato detto, al
workshop di Venezia, che
a giugno ci avrebbero dato i riferimenti e invece mi stanno dicendo ora
che questi arriveranno forse a fine anno. Questo è grave. I nostri
agricoltori stanno aspettando di vedere quale sia la situazione dei loro
prodotti.
Secondo alcuni studi dell'International Agency for Research on
Cancer, di Lione, queste sostanze inducono la cancerogenesi. Il
professor Fletcher, americano, attraverso un'indagine statistica
cross-settoriale, ha dimostrato la relazione. Il professor Joergensen,
dell'Istituto di Copenaghen, ha detto che certamente c'è questa
corrispondenza con tutto il discorso che riguarda la fertilità maschile,
i tumori e così via. Studiosi presso la facoltà di medicina di
Edimburgo dicono lo stesso. A Padova, il professor Foresta ci ha detto,
per la nostra zona: «Dai 18 ai 35 anni, più 20 per cento dei tumori al
testicolo nell'uomo». Il dottor Mantoan ha dichiarato apertamente più di
qualche volta: più 20 per cento delle malattie ischemiche, sempre nella
nostra zona.
Questi dati non possono essere collegati con il principio di
massima cautela e non possono essere considerati non dannosi: noi siamo
avvelenati. Anziché avere 5-10 nanogrammi per grammo di sangue, dalla
mediana studiata dalla dottoressa Musumeci, noi siamo a 70, come mi ha
confermato anche il medico negli ultimi giorni. I nostri figli vanno dai
50-100 fino ai 700 nanogrammi per grammo di sangue: sono dati
spaventosi di ingerenza.
Da qualche mese a questa parte, a quelli che avevano il dato più
elevato, viene fatto il secondo monitoraggio: in tantissimi casi, invece
di diminuire, aumenta il valore. Ai cittadini, alle mamme che vengono a
chiederci che cosa devono fare, non
Pag. 15possiamo dire: «...non è certo che facciano male». Queste sostanze fanno male!
Siamo andati a informarci al Mario Negri di Milano e abbiamo
parlato con i tre sperimentatori che hanno seguìto il caso Seveso: noi
siamo nella stessa situazione. L'inquinamento che abbiamo non è
paragonabile a Seveso perché la diossina è ancora più piccola di questi
PFAS, ma oltre ai PFAS, come aveva detto ancora la relazione di
Stoccolma tanti anni fa, di composti simili ce n'è un'altra marea che
sta venendo avanti. La pericolosità di queste sostanze è conclamata.
Dobbiamo fare in maniera che determinati danni non arrivino più di
tanto. Per noi che siamo adulti la problematica delle malattie da
prostata da noi è causata anche da questa situazione. Finiti i tumori
dai 18 ai 35, si prosegue con la prostata perché queste sostanze sono
collegate al testosterone.
Il sindaco vi ha accoratamente chiesto e vi chiediamo di abbassare
il più possibile il contenuto nell'acqua potabile fino a quando, nel
più breve tempo possibile, arriverà l'acqua senza PFAS. A Lonigo, sabato
scorso, abbiamo fatto un convegno dove ci è stato presentato il
progetto «Smart plan» dell'iniziativa europea Horizon 2020. Abbiamo
fatto un convegno con i quattro docenti universitari che ci hanno
presentato questa problematica, sempre con lo scopo di avere nel riciclo
dell'acqua pulita. Io vi ringrazio e resto a disposizione.
PRESIDENTE. Grazie a lei. Do ora la parola agli onorevoli colleghi che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.
LAURA PUPPATO.
Ringrazio il sindaco e il presidente del consiglio comunale che sono
con noi oggi. Ho due domande e una brevissima osservazione. I rilievi
che erano stati evidenziati dalla nostra Commissione con 248 pagine –
che lei conosce
Pag. 16bene,
sindaco, perché li abbiamo presentati proprio nella sua città, nel mese
di marzo scorso, se non ricordo male – sono stati a suo tempo, come lei
ben sa, contestati dall'assessore Bottacin della regione Veneto. Oggi,
tardivamente ma finalmente, abbiamo una riconoscibilità che quelli non
erano dati allarmistici, che non erano dati falsati, che non eravamo noi
faziosi – questa è una Commissione che lavora quasi sempre
all'unanimità, come ha avuto modo anche lei di dire – ma erano dati
preoccupanti e avvalorati dalle evidenze sanitarie e ambientali. Adesso
si va avanti insieme, sperando che siano finite le polemiche politiche,
assurde, sulla vita delle persone. I ritardi costano evidentemente e
comportano dei gravi appesantimenti alla vita delle persone, che si
sentono trattate come oggetti. Io ho due richieste. La prima nasce da
una sua considerazione che – le dico subito – smentisce quello che ci è
stato detto qualche giorno fa in Commissione d'inchiesta proprio a
Vicenza, quando siamo venuti ad audire il presidente della Coldiretti di
Vicenza, il presidente della Confagricoltura di Vicenza, il
responsabile regionale agronomo, dottor Benincà e il responsabile
provinciale, dottor De Marchi. Ci hanno confermato, su nostra precisa
richiesta, che i pozzi, relativamente all'abbeveraggio, sia degli
animali, sia per l'utilizzo per ragioni agronomiche, quindi per
questioni agricole, non sono più utilizzati, tant'è vero che hanno fatto
una richiesta anche loro in tal senso, affermando che essendosi dovuti
allacciare all'acquedotto principale gli agricoltori e gli allevatori
per avere certezza che non venissero sparsi i PFAS sulla loro terra, o
peggio sulla carne degli animali, essi hanno avuto dei costi importanti.
Naturalmente, infatti, il costo è aumentato in relazione al fatto che
prima utilizzavano acqua gratuita e adesso devono, invece, pagarla per
ogni litro che emungono. Mi faccia capire – ci faccia capire – qual è la
Pag. 17situazione. È vero che ci sono ancora i pozzi in uso? Questo smentirebbe totalmente la garanzia che ci era stata data.
Faccio la seconda domanda sulla questione acquedottistica, cioè su acquedotti,
bypass
e situazione del nuovo acquedotto. Da ormai otto mesi abbondanti ci
stiamo battendo perché la regione acceleri nella realizzazione
dell'indispensabile nuovo acquedotto – o
bypass – e tutta la
tematica è girata intorno al fatto che si volevano garanzie circa gli 80
milioni, che onestamente abbiamo sempre confermato dal momento in cui
il CIPE ha messo a disposizione i fondi, fino all'ultimo dato, che è
quello del decreto dell'altro giorno. Io vorrei capire – lei è
assolutamente a conoscenza di una serie di vicende – qual è la
situazione vera del progetto. Io ho avuto informazioni dal consorzio del
Chiampo e dal consorzio Acque Veronesi di una loro immediata messa a
disposizione di un progetto di
bypass che avrebbe
immediatamente, o quasi immediatamente, permesso di bypassare, per
l'appunto, il problema, mentre è stato poi affidato a Veneto Acque un
progetto per un nuovo impianto, che ovviamente ha tempi molto più
lunghi. Ora, bene il decreto d'emergenza oggi, ma mi faccia capire: qual
è la situazione vera di quest'acquedotto?
LUCA RESTELLO,
sindaco di Lonigo.
Sulla prima domanda rispondo per quello che so, per quello che ho visto
e per quello che conosco bene. Certissimamente, per l'abbeverata degli
animali, o viene usata acqua dell'acquedotto oppure questa è filtrata
attraverso filtri appositamente acquisiti, così come ordinato dall'Arpav
a tutti gli allevatori. Questa è cosa approvata e certa. Per
l'irrigazione nei campi, ritengo impossibile che si siano allacciati
all'acqua pubblica, per l'altissima quantità d'acqua che serve.
Purtroppo – la ringrazio della sua precisazione, ma lo avevo anche già
scritto – qui dobbiamo far sì che ci sia un cambio epocale anche nel
modo di irrigare, arrivando, per
Pag. 18forza
di cose e – aggiungo – anche per motivi etici, all'irrigazione a
goccia, che oggi è possibile su quasi tutte le colture, essendo già
presente praticamente nel cento per cento dei vitigni (ma anche sul mais
è tranquillamente possibile). I costi di attivazione sono assolutamente
abbordabili.
Questo deve avvenire anche attraverso l'aiuto dell'Unione europea
per incentivare queste forme. È sicuramente certo che gli animali sono a
posto, ma ovviamente nella terra non è così perché ci sono ancora i
cannoni che sparano quintali e quintali d'acqua. Sappiamo bene,
peraltro, che questi sono poco efficienti, in quanto il 30 per cento
dell'acqua va disperso immediatamente in evaporazione e al resto pensa
la terra, che la fa scendere troppo in fretta. C'è da fare questo. Spero
di avere risposto alla sua domanda. Per quanto riguarda gli acquedotti
bypass,
per quello che so, per quello che mi dice il dottor Giorgio Gentilin,
presidente dell'Altavalle del Chiampo, non sono a conoscenza di
bypass
tali da risolvere la problematica in fretta, altrimenti lo avrei già
azzannato! So per certo e mi hanno sempre detto che la tratta da
realizzare...
LAURA PUPPATO. Era un
bypass molto oneroso! Stiamo parlando, se non ricordo male – vado a memoria ma potrei sbagliare – di 47 milioni.
LUCA RESTELLO,
sindaco di Lonigo.
Non lo so. A me hanno sempre parlato della tratta Belfiore-Lonigo. Ieri
il dirigente di Viveracqua mi ha detto, appunto, di Piazzola sul
Brenta, la tratta che attualmente potrebbe essere la più veloce da
realizzare. Riferisco parole che mi hanno detto ieri. Non conosco altre
soluzioni più veloci per arrivare a questo punto. Mi permetto di
ribadire un'altra piccola cosa su indiscrezioni (ma non erano tanto
indiscrezioni perché sono stati fatti anche degli studi). Parlo del
portare nella zona rossa delle autobotti:
Pag. 19sarebbe
stata una follia monetaria, una follia – mi dicono – di 17 milioni di
euro l'anno. Se l'avessero fatto, il giorno dopo avrei fatto
un'ordinanza con la quale avrei dichiarato l'acqua non potabile, cosa
che non ho mai potuto fare e non posso fare perché l'acqua che
distribuisco è acqua potabile e risponde a caratteristiche stabilite dal
Ministero.
Se però la regione avesse fatto quest'idiozia, cioè di portare le
acque con autobotti, evidentemente avrebbe voluto dire che qualcosa non
andava. Le autobotti le vediamo solo in zone terremotate o in zone
altamente inquinate, dove l'acqua, evidentemente, non è potabile.
L'acqua che noi distribuiamo, purtroppo, a tutt'oggi, ha dei PFAS
totali e vari altri composti, ma è già un grande risultato – è notizia
di questi giorni – che l'acqua che distribuiamo, di media, attualmente,
ha 200 nanogrammi/litro di PFAS totali, il che vuol dire che siamo
arrivati certissimamente, grazie alla diluizione e alla filtrazione, già
a un livello molto buono. Possiamo e dobbiamo fare di più attraverso
quello che ho detto prima.
GIORGIO NICOLA NICOLIN,
presidente del consiglio comunale di Lonigo.
Desidero aggiungere solo una cosa per quanto riguarda gli agricoltori,
visto che sono laureato in agraria e ho insegnato quarant'anni
all'istituto agrario di Lonigo. Abbiamo concluso – comincerà lunedì – un
bellissimo passaggio della sezione del CREA, certificazione sementi, da
San Giovanni Lupatoto a Lonigo. Ci sarà anche il passaggio della
sezione della tabacchicoltura da Bovolone a Lonigo.
Si vorrebbe cercare di mettere il germoplasma dei cereali che è in
Lonigo – sono 300 varietà di frumento – a disposizione di istituti
specializzati affinché, con la cisgenetica, si creino delle varietà che
sviluppino, magari durante l'inverno e non
Pag. 20durante l'estate, in modo da avere una minore richiesta di acqua. Cerchiamo di lavorare anche da questo punto di vista.
PRESIDENTE.
Sono state fatte delle analisi sia sui prodotti, sia sulla carne, ma
non ci sono ancora i risultati. Ci dicevano, inoltre, che rispetto alla
presenza nei prodotti, si può essere moderatamente ottimisti perché il
prodotto è facilmente dilavabile e molto solubile in agricoltura. Questo
aiuterebbe i prodotti in agricoltura, ma ovviamente aiuta meno
l'ambiente (vuol dire che tutta questa roba va a finire nell'ambiente).
Questo è quello che ci hanno detto durante le audizioni a Vicenza, ma
noi siamo comunque in attesa di avere le analisi.
LAURA PUPPATO.
Al momento stanno aspettando il ciclo dell'anno, rispetto a
ottobre-novembre 2016, per avere tutto il ciclo degli alimenti e potersi
quindi esprimere completamente.
GIORGIO NICOLA NICOLIN,
presidente del consiglio comunale di Lonigo.
Vorrei brevissimamente integrare anche qui. Come ricerca, ho sentito
gli sperimentatori americani: la trasposizione di PFAS nelle piante ha
un processo abbastanza difficilotto – per nostra fortuna – perché c'è
una filtrazione nei colloidi del terreno e una filtrazione nelle radici.
Queste sostanze si fermano preferibilmente sullo stelo delle graminacee
e vanno meno nel frutto e nel seme. Ci sarebbe questa piccola fortuna.
Per quanto riguarda gli animali, le grandissime ditte produttrici –
lei, senatrice, sa che lì ne abbiamo parecchie – hanno confermato che
queste sostanze perfluoroalchiliche non si fermano nei muscoli degli
animali, ma nelle frattaglie. Ci diceva il professor Foresta che l'unico
dato che non si conosce ancora di questi perfluoroalchilici (per
giustificare come mai i ragazzi avessero nella seconda analisi valori
superiori alla prima) è che
Pag. 21la
scienza non sa dove queste sostanze si annidano, per cui anche la
plasmaferesi diventa «non tanto efficiente». Una volta, infatti, che si è
depurato il sangue, il plasma a contatto con qualche altro organo fa
tornare nuovamente il discorso.
ALBERTO ZOLEZZI.
Mi risulta che anche per residenti nel comune di Lonigo sia stata
proposta, in base alle analisi, la plasmaferesi, o addirittura lo
scambio di tutto il plasma. Sulla base di questo, chiaramente una
proposta che non può essere fatta senza che si supponga un possibile
danno, anche grave, alla salute dei cittadini: non avete anche pensato a
chiedere, per esempio alla Miteni, anche se non insiste sul vostro
territorio, di fermare la produzione dei PFAS? Comunque, mentre noi
stiamo parlando, la Miteni produce PFAS! Per quanto riguarda la
bonifica, non avete chiesto qualcosa? Mi direte che i PFAS prodotti
adesso sono meno pericolosi e vanno a sovrapporsi, ma vi chiedo se avete
già chiesto o se avete fatto qualche esposto alla magistratura per
chiedere la chiusura dei PFAS e per capire come sta procedendo la
bonifica, visto che ci sono delle maglie per un territorio vastissimo
(50 per 50) e, probabilmente, buona parte degli inquinanti non è ancora
stata individuata, quindi non bonificata, per cui percola.
LUCA RESTELLO,
sindaco di Lonigo.
Quando lei leggerà la mia diffida, capirà che ho chiesto tassativamente
la chiusura di tutti gli scarichi, non solo della Miteni ma di tutte le
altre industrie che scaricano a qualsiasi titolo PFAS nei corpi idrici.
È evidente che dobbiamo impedire la fonte principale di inquinamento.
Che siano a otto, a sei o a quattro, io credo che in questo momento,
proprio per quel principio che il dottor Guerra qui da voi ha ribadito,
il principio di massima cautela, dobbiamo far ciò! Il perché non
l'abbiano fatto, lo ignoro. Ho chiesto ciò anche al mio collega di
partito, il sindaco di Trissino,
Pag. 22che
vi dirà su questo le sue motivazioni. Io, da sindaco, mi sarei avvalso
di uno stuolo di avvocati e avrei chiuso immediatamente quell'azienda.
Ognuno fa ed è responsabile delle proprie azioni, anche nella propria
coscienza.
Per quanto riguarda invece la Miteni, ho parlato con il dottor
Nardone, al quale ho detto, senza con questo dar colpe – che non sta a
me dare – che proprio per un principio etico l'azienda dovrebbe
innanzitutto mettere mano immediatamente al portafogli e fare le sue
considerazioni, magari decidendo di spostarsi da una zona di ricarica di
falda in un'altra zona. Lui mi ha dato una disponibilità di tavolo di
trattativa. Gli ho detto che non sono nessuno, che sono un semplice
sindaco, ma spero – sono convinto – che organi ben superiori a me
possano agevolare l'apertura di questo tavolo. Se dipendesse da me – lo
avevo già detto ad altri sindaci, anche in seno all'ATO – l'avrei fatto
il giorno dopo ma, notoriamente, il sindaco Rastello è poco politico,
anzi tendenzialmente è più un ariete. È stata una mia caratteristica in
tutta la mia attività. Chi è ariete viene tacciato di essere un
rompiscatole, uno che mette in allarme la gente, uno che «non va bene».
Di fatto, sono stato emarginato, sono stato messo all'angolo e solo
l'intervento delle mamme finalmente ha tratto la situazione in senso
positivo. Allora, dico: viva le mamme!
PAOLA NUGNES.
C'era la domanda del collega sulle bonifiche, per quanto riguarda le
maglie. Ci è stato detto che comunque i sindaci hanno ribadito
l'esigenza di avere maglie, per quanto riguarda le caratterizzazioni,
più strette: quella a nord è di 50 per 50 e quella a sud di 10 per 10,
ma è a nord che nasce l'inquinamento.
Voi avete rinunciato a questa vostra posizione o avete intenzione di ribadirla in altre sedi? Avete qualche speranza
Pag. 23che
tutto questo possa avvenire? Questa è la prima domanda. La seconda
questione è questa. Nel momento in cui effettivamente ci sarà
quest'aumento dei limiti a livello regionale, quindi sarà effettivo, lei
sarà costretto a fare un'ordinanza sull'acqua per dire che non è
potabile se non si manterranno questi limiti attuali. Inoltre, c'è una
preoccupazione generale, per cui se questi limiti saranno soltanto
regionali e non nazionali, potranno indurre l'azienda – e non solo
quella – a spostarsi da una regione a un'altra: lei come valuta tutto
questo da un punto di vista di perdita di produzione nella regione?
PRESIDENTE. Te lo può anche dire ma, oggettivamente, il sindaco di Lonigo non è il Presidente del Consiglio: la domanda qual è?
PAOLA NUGNES. Io sto chiedendo se lui è preoccupato da questo punto di vista.
ALBERTO ZOLEZZI. Scusi, ma lei è stato coinvolto nel tavolo tra province e alcuni comuni sulla bonifica o non era stato coinvolto?
LUCA RESTELLO,
sindaco di Lonigo.
No, io non sono stato chiamato. La mia posizione, come vi ho già detto
prima, è estremista: io l'avrei chiusa e chiedo la chiusura di tutti gli
scarichi inquinanti. Le motivazioni le abbiamo capite. Per me non ci
sono né maglie grandi, né maglie piccole. Quest'azienda deve essere
chiusa, atteso che parliamo di 70 dipendenti e, in un contesto conciario
in cui ne lavorano 70.000, 70 persone
Pag. 24fanno
ridere: ridere! Non parliamo, quindi, di problematiche legate alle
persone che lavorano in quell'azienda. Peraltro, poverine, sono tutte
persone pesantemente inquinate perché hanno respirato, bevuto e mangiato
per tutto il tempo quella roba lì. Facciamo, quindi, solo un'opera di
bene se li mandiamo a lavorare da un'altra parte. Per quanto riguarda i
limiti regionali e l'ordinanza, io non farò alcuna ordinanza se
rispettano i limiti. Se non li rispettano, vanno in galera perché c'è
una norma dello Stato che impone loro di rispettarli: ci mancherebbe
altro! È ovvio, poi, che quando è avvenuto l'errato campionamento tra
quanto diceva Acque del Chiampo e quanto diceva Arpav, non appena l'ho
saputo ho chiesto immediatamente lumi a chi di dovere per comportarmi di
conseguenza. Credo, però, anche alle istituzioni. Non sono il tipo di
cittadino che non crede alle istituzioni
tout court perché le
istituzioni mentono. Io credo, invece, che le istituzioni facciano
correttamente il loro lavoro e così Arpav, Acque del Chiampo.
Quando mi dicono che l'acqua è risultata in provetta come corretta
e che c'è stato un malinteso sulla modalità di prova di quest'acqua, ci
credo, quindi non ho fatto alcuna ordinanza. Quanto agli spostamenti,
questo non dipende da me. Il comparto conciario teme molto questa
problematica. Per fortuna, però, il tribunale delle acque, che ha
fissato come data il 2020, quando si dovrà scaricare acqua potabile, ha
già risolto la problematica. Io credo che le tecnologie ci siano: è solo
un discorso – scusate – di denaro. Il commercio, però, arriva anche su
questo. Tutte le grandi aziende che commissionano la pelle per le Audi e
simili – per le ditte germaniche, per capirci – vogliono pelle
dichiarata priva di PFAS. Nolenti o volenti, quindi, ci si deve
adeguare. Per assurdo, in questo caso il mercato ci aiuta. Allora, dico:
viva il mercato libero!
Pag. 25
PAOLO ARRIGONI.
Sindaco, lei ha citato prima la risposta di Raniero Guerra, il
direttore generale del Ministero della salute, del 18 settembre 2017: è
una risposta in ordine all'atto di diffida che lei aveva fatto, di cui
mi è sfuggita la data? Non è, quindi, in risposta all'atto di diffida.
Raniero Guerra, infatti, ha sottolineato il principio di massima
cautela, ma in ordine alla fissazione dei limiti, ancorché inesistenti,
soprattutto quello delle acque di scarico, una questione che lei ha
sollevato come uno dei problemi principali, tanto da paventare,
auspicare la chiusura di qualsiasi attività.
LUCA RESTELLO,
sindaco di Lonigo.
Su questo punto Raniero Guerra ha risposto a una richiesta fatta dal
dottor Mantoan, che, come ho detto, ho sollecitato direttamente tramite
l'ATO. Ovviamente, io sono il sindaco di Lonigo e non parlo per gli
altri comuni. Io ho parlato per la mia città e ho anche fatto una
domanda specifica, in quanto è possibile, tecnicamente e per assurdo,
depurare esclusivamente l'acqua della città di Lonigo. C'è una condotta
specifica che arriva nella mia città. Io ho portato l'acqua nei boccioni
nelle scuole e ho chiesto alla ditta che fa da mangiare per i nostri
bambini di usare ulteriori filtri per utilizzare acqua senza PFAS nei
cibi, come richiesto dai genitori. Prima di farlo, però, ben sapendo che
poi ci sono anche problematiche, per assurdo, oltre che sulla salute
pubblica di danno erariale, ho chiesto un parere anche alla Corte dei
conti, che ovviamente non ha risposto alla mia domanda precisa, come
sappiamo bene. La Corte ha fatto intendere, però, che finché le somme
sono di questa modesta entità e vista la problematica (tutta poi da
valutare nella loro scienza migliore), il sindaco eventualmente può far
ciò. Per questo, io mi sono già accantonato 2-3.000 euro, nel caso
servisse. Sono poverino, ma siccome ci tengo alla salute, ho accantonato
un po’ di soldini laddove fosse richiesto di spenderli.
Pag. 26
Altro discorso, invece, è il trattare direttamente l'acqua solo per la
mia città, cosa che i sindaci dell'ATO non hanno voluto concedermi, cosa
che posso anche comprendere, altrimenti venivo fuori come il più bello
del mondo e non era neanche giusto. Costoro hanno fatto sì, però, che
tutto questo entrasse nella logica della domanda, di una domanda a
cascata, fino ad arrivare a Raniero Guerra. Per quanto mi riguarda,
Guerra ha dato una risposta positiva sui PFAS, che io ho definito una
bomba nucleare – e lo è stato – perché avete visto che in quattro giorni
la regione è dovuta intervenire, altrimenti si beccava una denuncia
penale dal sottoscritto, quanto è vero il Nostro Signore! La mia
diffida, ben chiara, per la responsabilità non solo di quello che si è
fatto, ma anche per quello che si è omesso di fare, che si poteva fare e
non si è fatto, è del febbraio di quest'anno.
LUCA RESTELLO,
sindaco di Lonigo. Grazie presidente. È un atto di significazione e diffida.
LUCA RESTELLO,
sindaco di Lonigo. Come ho già detto prima, ai Ministri, ma faccio un rilievo.
LUCA RESTELLO,
sindaco di Lonigo.
Il Ministero della salute mi ha almeno dato una risposta, anche se
molto blanda, mentre il Ministero dell'ambiente non mi ha mai risposto.
Ora, per educazione, come sindaco, devo rispondere entro termini
fissati. Un Ministero non ha neanche degnato di una risposta un
Pag. 27imbecille
di sindaco che fa una domanda, che credo legittima visto che sono il
sindaco della città più inquinata al mondo. La cosa non mi è molto
piaciuta. Francamente, anche per cortesia, si risponde, di solito anche
al più imbecille degli imbecilli, o almeno, noi come sindaci lo
facciamo. Raniero Guerra, poi, è entrato in una logica, della regione,
in cui non ero entrato, cioè l'aspetto di normare i PFAS a livello
nazionale. Questo, chiaramente, è un aspetto al di sopra delle mie
competenze: io posso solo dire che è giusto, ma non serve a nulla che lo
dica io.
PRESIDENTE. Noi lo avevamo detto in tempi non sospetti.
LUIS ALBERTO ORELLANA.
Intervengo velocissimamente. Io credo, da tutto quello che ci ha detto e
ci ha rappresentato, che qualcuno si sia attivato tardi. Lasciamo
stare, come ha detto lei, ciò che è passato, ma ora io agirei anche a
livello europeo. La direttiva n.1787 del 2015, che riguarda le acque
potabili, non riguarda ancora i controlli dei PFAS e questo nonostante
quello che sappiamo è successo negli Stati Uniti o in Germania. Forse ci
sarebbe dovuta essere anche più attenzione a livello europeo, senza
giustificare gli italiani: questo va detto. È stato detto anche da voi
che, molto probabilmente, il veicolo è l'acqua, più che il cibo nelle
varie forme. Le chiedo: per i contatti che ha con l'ATO Val di Chiampo,
si sta pensando anche al controllo dei PFAS sui fanghi di depurazione?
Nella depurazione si producono i fanghi, che a loro volta vengono
talvolta rimessi in agricoltura. Dato che l'attuale normativa non
prevede, però, controlli di questo tipo dei PFAS, vorrei sapere se
qualcuno comunque sta guardando a quest'aspetto in particolare.
LUCA RESTELLO,
sindaco di Lonigo. Proprio nel convegno che è stato fatto sabato nella mia città, dove si parlava del
Pag. 28sistema idrico integrato, dei fanghi di depurazione, della
roadmap,
della realtà, è emersa la necessità di un ciclo virtuale dove tutto
deve essere poi riciclato, ma qui si parlava di fanghi di depurazione
civile. I fanghi di depurazione del comparto conciario non vanno a
riciclo e per fortuna, visto cosa contengono. A tutt'oggi vengono
inceneriti in inceneritori posti fuori dall'Italia. Ieri ho visto la
preoccupazione del presidente dell'ATO Valle del Chiampo quando la
dottoressa Checcucci ha ribadito un concetto molto chiaro, cioè che i
tempi dei 10 milioni di euro stanziati proprio per il prototipo di
inceneritore che doveva essere realizzato, si stanno allungando ancora.
Io dico che, correttamente, il Ministero ribadisce che se non vengono
spesi, quei soldi non li vediamo. Io credo che anche per questo, forse
qualcuno deve battersi il petto dicendo
mea culpa. Le continue
lotte del «non qua, non là» (per assurdo, chi produce inquinamento, lo
porta a casa altrui, una cosa tipicamente italiana), non le trovo
assolutamente corrette. Nella mia città ci sono due inceneritori ancora
di vecchia generazione, che bruciano a 800 gradi: se la ditta è
controllata, se l'Arpa fa il suo dovere, se i nasi elettronici sono
posti a campionamento casuale, gli imprenditori sono tenuti a fare le
cose in maniera corretta. Se, invece, qualcuno fa finta di non vedere,
non va a controllare o per tanti altri motivi non vengono realizzati i
controlli, è chiaro che qualcun altro, che ovviamente non possiamo
scusare in nessuna maniera, cerca di fare il furbetto.
Io non ho paura dell'inceneritore, francamente, avendone due in
casa, purché lo Stato sia coerente, le normative ci siano, siano
stringenti e ci siano i controlli degli enti deputati. Ci sono, però,
sindaci che fanno campagne elettorali sul «no questo» e «no
quell'altro»: siamo in Italia. Qui si rischia veramente la chiusura di
un comparto industriale importante. Questi fanghi ormai non possono più
essere messi in discariche: ne abbiamo
Pag. 29nove
e addirittura una ancora attiva. Il problema che si ha adesso è che,
una volta che vengono disidratati, tendono, per autocombustione, a
prendere fuoco, quindi devono essere portati altrove, con costi
iperbolici; quando invece dobbiamo smaltirli in casa, c'è poco da fare.
Sapete però meglio di me – voi, che siete politici di lunga data – che
cosa vuol dire.
GIORGIO NICOLA NICOLIN,
presidente del consiglio comunale di Lonigo.
Sabato ci è stato detto che ci sono degli esempi in giro per il mondo
di cicli di depurazione delle acque che stanno funzionando da tantissimi
anni in modo meraviglioso. Ci hanno fatto l'esempio di Singapore, di
Zurigo, ma poi ce ne sono degli altri a Manresa in Spagna, a Carbonera
in Italia, uno in Olanda, uno in Grecia e uno in Israele. La tecnologia è
già arrivata a vedere come ciò si può fare.
LUCA RESTELLO,
sindaco di Lonigo. Dove ci sono i soldi, la tecnologia arriva.
PRESIDENTE. Signor sindaco, signor presidente, grazie.
LUCA RESTELLO,
sindaco di Lonigo.
L'ultima cosa: i miei figli li ho fatti vaccinare e quindi sono
sicuramente a favore della vaccinazione. Da sindaco, però, sono sempre
sensibile a tutte le istanze: lo devo essere. Le mamme che sono contro
tutto questo mi hanno portato un documento. Dicono che qui, dove abbiamo
la problematica dei PFAS, questi vaccini possono interagire con gli
inquinanti che ci sono, o comunque con le sostanze che ci sono. Mi
permetto – ho detto che lo avrei fatto e mi permetto di farlo – di
consegnarvi quanto mi hanno dato: valutate voi se c'è o non c'è
un'ingerenza in tal senso. È opportuno dare risposta a tutti i
cittadini, anche se – lo ripeto – la mia posizione è ben chiara.
Pag. 30
PRESIDENTE. Noi la ringraziamo per la sua testimonianza. Dichiaro conclusa l'audizione. Sospendo la seduta.
La seduta, sospesa alle 11.40, è ripresa alle 13.05.
Audizione del sindaco di Trissino, Davide Faccio.
PRESIDENTE.
Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della
seduta odierna sarà assicurata anche attraverso impianti audiovisivi a
circuito chiuso. L'ordine del giorno reca l'audizione del sindaco di
Trissino, Davide Faccio, accompagnato dal signor Gianpietro Ramina,
assessore all'ambiente, e dal direttore dell'ufficio tecnico del comune,
Giorgio Gugole, a cui do il benvenuto. L'audizione avrà a oggetto
principalmente – direi quasi unicamente – la situazione di criticità che
da ultimo sta interessando larghe fasce di popolazione residenti in
Veneto con riferimento all'inquinamento dalle sostanze
perfluoroalchiliche.
Ricordo che la Commissione si occupa di illeciti ambientali
relativi al ciclo dei rifiuti, ma anche dei reati contro la pubblica
amministrazione e dei reati associativi connessi al ciclo dei rifiuti,
alle bonifiche e al ciclo di depurazione delle acque.
Avverto, infine, i nostri ospiti che della presenta audizione
viene redatto un resoconto stenografico e che, facendone espressa e
motivata richiesta, in particolare in presenza di fatti illeciti sui
quali siano in corso indagini tuttora coperte da segreto, consentendo la
Commissione, i lavori proseguiranno in seduta segreta, invitando
comunque a rinviare eventuali interventi di natura riservata alla parte
finale della seduta.
Come ho avuto occasione di precisare al suo collega, il sindaco di
Lonigo, noi siamo stati a Vicenza due settimane fa. Era previsto di
ascoltarvi ci dispiace avervi convocato a Roma, ma il problema è che a
Vicenza avevamo una finestra temporale
Pag. 31molto
limitata e poiché non ci aspettavamo ben dodici associazioni di
cittadini, una volta deciso di ascoltarle tutte, i tempi si sono
dilatati in maniera tale si correva il rischio di comprimere i tempi per
la vostra audizione in modo non opportuno, vista l'importanza della
materia e dei soggetti convocati, cioè i sindaci direttamente
interessati. Ci tengo a ribadire questo punto. Non avevamo veramente
altra soluzione. Peraltro, avremmo anche intenzione di chiudere
quest'aggiornamento in tempi abbastanza rapidi. Pertanto, signor
sindaco, alla luce delle ultime notizie – come sa, abbiamo chiuso una
relazione in febbraio, quindi conosciamo la storia e abbiamo fatto i
dovuti approfondimenti – ci interessa capire quale sia oggi lo stato
dell'arte sulla vicenda, dal suo punto di vista, nonché come vi stiate
muovendo, che cosa avete intenzione di fare, posto che proprio voi
ospitate una delle maggiori responsabili – probabilmente non l'unica ma
sicuramente una delle maggiori responsabili – dell'inquinamento da PFAS.
Ci interessa capire, quindi, quali sono le vostre intenzioni? Le darei
la parola, poi ovviamente potrà chiedere ai suoi collaboratori di
intervenire quando meglio crede.
DAVIDE FACCIO,
sindaco di Trissino.
Da sindaco, trovarmi sulla scrivania a dovere gestire e anche agire
rispetto a un inquinamento di tale portata, è un problema così grande
che, vi assicuro, non è semplice. Non è semplice perché il nostro è un
comune di 9.000 abitanti e quindi potrete capire come sia difficile,
anche per la struttura tecnica e per il personale, cercare di gestire
una situazione del genere. Voglio sottolineare che gli stessi uffici non
comprendono solo l'ufficio ambiente, di cui c'è qui il responsabile, ma
si occupano di tante altre cose, come l'edilizia privata e
l'urbanistica o il commercio. Non si tratta, quindi, di un ufficio
dedicato solo a questo. Questo sicuramente sta creando notevoli
difficoltà. Abbiamo continue
Pag. 32richieste
di accesso agli atti, ovviamente nella massima trasparenza da parte di
tutti, ma dobbiamo anche portare avanti il nostro lavoro, il lavoro
cosiddetto ordinario perché i cittadini ci chiedono conto di tante altre
cose. Vi assicuro che questa non è una situazione per noi facile e
gestibile.
Arriviamo al sodo, cioè alla famosa relazione inviata dai
carabinieri del NOE: l'ho letta e riletta. Vi assicuro che per qualche
giorno, veramente, il mio pensiero è stato strabiliato. All'inizio
pensavamo che ci fosse una situazione, sicuramente pesante, questo è
indiscusso, ma non così grave. Voglio anche ricordare che io sono della
classe 1986 e questi eventi sono degli anni Settanta-Ottanta, quindi non
ho potuto conoscere la storia di queste vicende. Sicuramente, subito,
la sensazione è stata quella di un'arrabbiatura nei confronti di Miteni
perché – c'è poco da fare – io sono il sindaco di questo paese, ma mi
sento preso per i fondelli: loro sapevano – è scritto ed è messo a
chiare lettere – ma non l'hanno mai detto! Questi sono dei pazzi, dal
mio punto di vista. Più proprietà si susseguono nel tempo, compresa la
Mitsubishi Corporation, che credo non sia l'ultima arrivata. Di fronte a
delle reazioni così importanti e pesanti, questi non parlano, non
dicono nulla!
Voglio anche sottolineare un altro aspetto, quello dell'azienda
rispetto alle istituzioni locali e al sindaco. Io ho incontrato
l'amministratore delegato una sola volta – ne è testimone il mio
dirigente – perché l'ho chiamato nel mio ufficio e gli ho chiesto di
presentarsi.
DAVIDE FACCIO,
sindaco di Trissino.
Nardone, esatto. L'unico rapporto che ho avuto, l'ho avuto poco dopo il
suo insediamento, due o tre anni fa, non ricordo l'arco temporale: l'ho
chiamato io. Per carità, lui è venuto nel mio ufficio, si è
Pag. 33presentato,
ma ha fatto silenzio totale. Per carità, non credo che se c'è un
rapporto con l'amministrazione comunale, il problema sia risolto, ma
credo che di fronte a dei problemi del genere, un certo tipo di rapporto
e di dialogo con le amministrazioni locali sia necessario. Veramente mi
dispiace che non ci sia rapporto assoluto con l'amministrazione
comunale. Devo anche dire che, una volta stilato il rapporto del Noe, su
indicazione della regione, nasce questo comitato tecnico. Di fatto –
fortunatamente, aggiungo io, perché noi non abbiamo le competenze, ma
soprattutto le risorse umane per gestire una situazione del genere – la
regione prende in carico, proprio attraverso il comitato tecnico di cui
fanno parte la regione, Arpav, il comune e la provincia, le competenze,
dichiarando chiaramente che il problema non è comunale ma sovracomunale,
in quanto l'inquinamento copre più comuni, anzi più province. Vengono
coinvolte, infatti, le province di Vicenza, Verona e Padova. La regione
si prende quindi in carico queste competenze. C'è un comitato tecnico
che sta lavorando. Io ho partecipato soprattutto alle prime sedute, ma
poi il responsabile è il dottor Gugole. Sono questioni tecniche più che
politiche e, ovviamente, partecipa sempre lui a Venezia. Questo comitato
sta attualmente operando.
Quanto al discorso della bonifica della Miteni, credo che questo
sia il tasto più importante, anche in virtù della delibera di giunta di
ieri della regione Veneto, che ha abbassato i limiti per gli acquedotti,
di fatto andando a sanare – permettetemi il termine – un problema che
riguarda l'acqua potabile.
Ora il problema è capire come bonificare, con quali costi e in
quanto tempo il sito di Miteni. Partecipando ad alcune riunioni di
questo comitato tecnico, il problema più grande riguarda la
caratterizzazione. Adesso hanno iniziato a fare la caratterizzazione con
maglia 50 per 50, con il famoso buco al
Pag. 34centro,
che poi diventa 35 per 35. Inizialmente anch'io ho caricato e scritto
una lettera, di cui chiedo conto al dottor Gugole, che era presenta al
comitato, in cui ho detto che volevo che ci fosse un infittimento delle
maglie.
Il problema è che Miteni ha un'estensione talmente grande che,
mettiamo il caso di riuscire a fare quella famosa maglia – che è
l'obiettivo finale – del 10 per 10, tra fare la caratterizzazione,
prendere i provini e testarli, ci vogliono capannoni interi per riuscire
a custodire tutto questo materiale, oltre alle risorse umane a parte di
Arpav. So che Arpav – me lo ha detto in commissione – sta contattando –
o ha già contattato – anche le altre Arpa delle altre regioni per avere
supporto in ciò. Il lavoro di caratterizzazione da fare è notevole e
sicuramente non immediato.
Su questo si sta spingendo molto perché credo che avere i dati,
soprattutto all'interno dello stabilimento, per capire quali sono in
realtà gli inquinanti e la presenza di materiale inquinante, sia
fondamentale. Miteni dice che il problema più grosso è sul famoso argine
del torrente Poscola. Io non sono un tecnico, ma ho la convinzione che
non stiamo parlando solamente di questo: probabilmente c'è anche
dell'altro e lo scopriremo andando a carotare, quindi a bucare tutto
l'interno degli stabilimenti (stabilimenti che ovviamente dobbiamo
mantenere in funzione perché c'è un'attività che comunque sta
proseguendo). Inoltre alcune associazioni, soprattutto ambientaliste,
che ho anche incontrato, puntavano il dito sia sulla regione, sia anche
sul sindaco. Considerando l'inquinamento che c'è, chiedevano il perché
non si chiudesse il sito Miteni. Ebbene, a più riprese, anche un po’ con
l'evolversi e con il mutamento della situazione, essendo responsabile
della salute pubblica dei miei cittadini, ho scritto. Non posso
inventarmi un'ordinanza solo perché la mattina mi sveglio e decido di
Pag. 35chiudere
un'azienda senza un supporto tecnico. Il supporto tecnico, in questo
caso, è l'ASL, quindi l'ULSS, alla quale ho scritto a più riprese.
Chiedo ora al dottore di farmi pervenire le copie.
DAVIDE FACCIO,
sindaco di Trissino.
In data 25 maggio 2017 – credo sia una delle ultime – il sindaco
rinnova la richiesta all'ULSS di indicazione circa la necessità di
adottare provvedimenti urgenti a tutela della salute della popolazione.
L'ULSS risponde chiaramente, nella persona del dirigente, dottor Fiorio,
dicendo che non c'è pericolo per la popolazione e spiegandomi anche
tecnicamente i motivi: essendoci filtri negli acquedotti, di fatto la
popolazione...
DAVIDE FACCIO,
sindaco di Trissino.
Il dottor Fiorio. Essendoci i filtri negli acquedotti, non c'è il
pericolo per i cittadini e quindi, di fatto, il pericolo per la salute
pubblica non c'è. Non c'è, dunque, la necessità di chiudere Miteni. Io
gli ho fatto circa tre volte, da quando sono sindaco, questa richiesta,
puntualmente, con l'evolversi della situazione. È l'unica competenza a
cui tengo molto e voglio essere sicuro di operare nel giusto. I tecnici
mi dicono questo. A fronte di questa lettera inviata dall'ULSS,
ovviamente non ho assunto provvedimenti di chiusura delle attività
perché era chiaro che sarebbe stato un provvedimento molto debole. Ci
tengo a dire ciò perché poi è facile andare sui giornali e sparare sul
sindaco. È tutto facile a dirsi, un po’ più difficile a farsi.
Comunque, ho preso tutte le mie precauzioni. Mi sono informato e ho fatto fare delle lettere scritte su questo perché
Pag. 36ritenevo
fosse un punto cruciale e importante del mio operato. Quanto al
discorso della bonifica, ho incontrato anche Arpav per le barriere
idrauliche. Questo è un dato importante, che emerge poche volte. Oggi
abbiamo Miteni e per l'80 per cento le barriere idrauliche funzionano:
che cosa significa questo? Significa che l'inquinamento è ridotto per
l'80 per cento, cioè per l'80 per cento si riesce a fermare nelle
barriere idrauliche. C'è un unico punto, l'MV18, sul quale, ovviamente,
esce ancora dell'inquinante. Mi spiegavano tecnicamente che adesso ci si
sta concentrando su questo. All'interno della commissione abbiamo dato
ordine di concentrarsi in questo punto perché credo che oggi la cosa più
importante sia quella di chiudere completamente questa barriera per far
sì che gli inquinanti che ci sono all'interno di Miteni, non escano
più. La barriera idraulica loro la filtrano e, per fortuna, se ne stanno
facendo anche carico, altrimenti non sarebbe facile per noi gestire
tale struttura a livello impiantistico. Ho dato ordine di concentrarsi
su questo ma, purtroppo, in questi periodi di magra, di falda anche
basse, è difficile simulare delle situazioni perché potrebbero essere
smentite in condizioni di falda molto più alta. Stiamo aspettando che
piova – speriamo non in maniera consistente perché ciò creerebbe altri
problemi – e che ci sia l'innalzamento delle falde per capire se le
varie implementazioni che sono state fatte in questo pozzo, MV18, sono
sufficienti o bisogna aumentarle. Questo lo si potrà sapere solamente in
condizioni di falda alta. Questo è un po’ il lavoro fatto. Non sto a
ripetere quello che è stato fatto prima perché è già la seconda volta
che vengo in questa Commissione. Questo, quindi, è il nostro operato.
PRESIDENTE. La ringraziamo. Do ora la parola agli onorevoli colleghi che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.
Pag. 37
ALBERTO ZOLEZZI.
Ringrazio il signor sindaco, che sicuramente non ha una situazione
lineare, né facile da affrontare. È stato chiesto a qualcuno dei suoi
cittadini, in base ai risultati sul sangue, di eseguire eventualmente
plasmaferesi o altri trattamenti? So che, essendo realtà in buona parte a
monte idraulico, paradossalmente Trissino, dal punto di vista
dell'acqua potabile, ha avuto forse qualche problema, almeno rispetto ad
altri comuni. Mi interessa sapere se sono stati trovati dei risultati
elevati anche nei cittadini di Trissino, per cui c'è questo protocollo
regionale e si può addirittura cambiare plasma. Mi collego alla seconda
domanda. In altri comuni – abbiamo parlato prima con il sindaco di
Lonigo – questo provvedimento è stato proposto. Lei, giustamente, dice
che l'autorità sanitaria non le ha detto di chiudere lo stabilimento, né
di chiudere la produzione, cioè la linea dei PFAS. Se è vero che le
responsabilità sono molte, lei, però, come sindaco, ha una
responsabilità diretta eventualmente per pensare di chiudere la linea
PFAS, anche perché in comuni limitrofi al suo a qualcuno è stato proprio
proposto addirittura di sostituirsi tutto il plasma.
Se non facessero male i prodotti di quella fabbrica e se non
uscissero fuori gli inquinanti, probabilmente questo non sarebbe stato
proposto. Come sindaco, la sua responsabilità non la può, a mio parere,
ascrivere solo al consulente tecnico. Anche riguardo alla bonifica, non
risulta emessa un'ordinanza di bonifica: lei era presente al tavolo
tecnico quando è stato detto che la maglia andava bene 50 per 50? È vero
che lo stabilimento è esteso, ma non come un polo chimico, come in
altre zone dove si sono fatte maglie 50 per 50. Apparentemente, questo è
il motivo per cui non si sono ancora individuati i tre quarti degli
inquinanti. Probabilmente...
PRESIDENTE. Scusa, collega Zolezzi, la domanda....
Pag. 38
ALBERTO ZOLEZZI. Sul discorso delle maglie 10 per 10, è vero che è un tavolo, ma come sindaco lei ha qualche responsabilità.
PRESIDENTE. Che responsabilità ha sulle maglie? Non è il sindaco che decide come fare le maglie! Comunque, se vuole risponda.
DAVIDE FACCIO,
sindaco di Trissino.
Guardi, dal discorso del biomonitoraggio noi siamo stati esclusi.
Probabilmente lei non sa o non è andato a guardarsi i risultati dei
pozzi di Trissino, che sono sotto soglia anche ora, anche oggi: siamo
sotto i 90 nanogrammi. Pescando a monte, come ha detto lei,
fortunatamente siamo esclusi da quest'inquinamento. Non avendo bevuto
acqua, non vedevo tale necessità. Parliamoci chiaro: un biomonitoraggio
presso la popolazione, comunque crea un po’ di allarmismo. Forti del
fatto che non abbiamo mai bevuto quest'acqua, abbiamo ritenuto – e
ritengo tuttora – valido il concetto che non dobbiamo essere sottoposti a
questo, per cui non siamo sottoposti a nessun tipo di biomonitoraggio.
Quanto all'ordinanza per la chiusura della Miteni, lei potrà
pensarla come vuole, ma io, da sindaco, le assicuro che non sono un
tecnico e tanto meno un chimico: per andare a chiudere un'azienda ci
vuole un supporto tecnico. Per creare un'ordinanza, serve che qualcuno,
qualche tecnico – non il sindaco – lo dica, altrimenti il giorno dopo me
la impugnano e mi chiedono anche i danni per aver fermato quest'azienda
e le assicuro che quest'azienda non ha il fatturato di una piccola o
media impresa, anzi, tutt'altro! Io l'ho chiesto e l'ho messo a chiare
lettere, ma ho qui la risposta dell'ULSS del 15 giugno: «Egregio
sindaco, a riscontro delle sue note in oggetto, dopo aver esaminato
secondo i criteri di massima cautela i risultati di numerose indagini
riguardanti il tipo, le entità e le ricadute
Pag. 39dello
stato dell'ambiente e della salute pubblica provocate dall'inquinamento
ambientale attribuito alla ditta Miteni pubblicate fino a oggi dagli
enti pubblici a partire dall'estate 2013, quando fu accertato
l'inquinamento delle acque, le comunichiamo quanto segue. Dall'esame dei
dati contenuti in questi documenti, riteniamo che allo stato attuale
non risulti nessuna evidenza che il territorio del comune di Trissino
sia interessato da eventi o circostanze da costituire emergenze
sanitarie o di salute pubblica tali da richiedere l'intervento del
sindaco, così come previsto dal comma 5 dell'articolo 50, decreto
legislativo 267 del 2000». Di fronte a una lettera del genere, che cosa
posso fare?
ALBERTO ZOLEZZI.
Solo per concludere, le ricordo che se 2.000 persone si sottoporranno a
plasmaferesi, come sindaco, a parte quello che è scritto lì, non è
detto che lei si potrà chiamare fuori.
PRESIDENTE.
Questa è una tua dichiarazione di principio, che non si capisce basata
su che cosa. L'amministratore sindaco, per fare qualsiasi tipo di
ordinanza – scusate quest'intervento – ha bisogno di un supporto tecnico
per l'ambiente da parte dell'Arpa, mentre per la salute da parte
dell'ULSS. Se l'ULSS gli dice di no, un sindaco fa fatica a prendere un
accorgimento contrario a ciò che l'organismo tecnico ha dichiarato.
ALBERTO ZOLEZZI.
È stata la stessa USL a prescrivere la plasmaferesi. Io non sto dando
la colpa al sindaco, ma è una situazione un po’ ingarbugliata. Da una
parte, si dice una cosa, dall'altra se ne dice un'altra.
PRESIDENTE. Sarebbe da chiedere all'USL, non al sindaco.
PAOLA NUGNES. Il comune di Trissino non è in zona rossa. Le concentrazioni nell'acqua potabile di PFAS a quanto...
Pag. 40
DAVIDE FACCIO,
sindaco di Trissino. Sono praticamente nulle! Adesso non ricordo con esattezza, ma mi pare siano 7-8 nanogrammi su litro.
PAOLA NUGNES. La popolazione del suo comune si è sottoposta a qualche...
DAVIDE FACCIO,
sindaco di Trissino.
Non è stata sottoposta in virtù del fatto che dalle analisi sui nostri
pozzi risultano concentrazioni bassissime di PFAS, cioè irrilevanti. Per
lo stesso concetto, dovremmo altrimenti sottoporci...
DAVIDE FACCIO,
sindaco di Trissino. Stavo parlando della delibera di giunta che ha fatto ieri la regione Veneto, che è un'altra cosa.
PAOLA NUGNES. Io parlavo di quello che, invece, è stato rilevato.
DAVIDE FACCIO,
sindaco di Trissino.
Non ho i dati – dovrei tirarli fuori – ma se va a vedere nel sito del
nostro consorzio, AVS-Alto Vicentino Servizi, vedrà che nel pozzo di
Spagnago, quello dove viene emunta l'acqua di Trissino, si trova una
quantità di PFAS di 7, 8, 10 – non ricordo se di PFOA o PFAS – cioè
irrilevanti rispetto a...
DAVIDE FACCIO,
sindaco di Trissino. I nostri pozzi sono qualche chilometro sopra la fabbrica della Miteni.
Pag. 41
PAOLO ARRIGONI.
Per la domanda mi ha già preceduto la collega Nugnes (volevo sapere se
Trissino fosse escluso dalla zona rossa). Ci hanno detto in audizione
che esistono altre due zone, la grigia e l'arancione, se non ricordo
male. Voi non afferite a nessun'altra zona? Ancora i cittadini di
Trissino non sono assoggettati, ancorché volontariamente, al
biomonitoraggio: vi risulta che dei cittadini di Trissino, comunque,
magari in modo autonomo, abbiano fatto degli esami? Non vi risulta
nulla?
PAOLO ARRIGONI.
Terza e ultima domanda. Lei ci ha letto la risposta del dirigente
dell'USL, dottor Fiorio, che francamente lascia un po’ esterrefatti
perché dice che sul territorio di Trissino non sono state rilevate delle
contaminazioni nelle acque, per cui non sussistono i presupposti per
addivenire a un'ordinanza di chiusura della Miteni. Il problema è che
qui l'inquinamento rilevante non era tanto nel territorio di Trissino,
ma nei comuni a valle. Ci piacerebbe capire innanzitutto com'era stata
formulata la sua richiesta all'ASL, così come il coinvolgimento dell'ASL
da parte degli altri comuni che, invece, nel tempo, avevano registrato
degli elevati livelli di contaminazione.
DAVIDE FACCIO,
sindaco di Trissino.
Vi leggo anche la domanda rispetto alla lettera. «Richiesta di
indicazioni circa la necessità di adottare provvedimenti urgenti a
tutela della salute della popolazione. Richiamata la precedente
richiesta del sottoscritto in data 27 febbraio – era una mia precedente
richiesta, tuttora non riscontrata – con la quale si chiedeva alla
vostra [...] se vi siano provvedimenti da adottare ai sensi degli
articoli 216 e 217 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, articolo
50,
Pag. 42decreto
legislativo 267 del 2000, a seguito della situazione ambientale fino ad
oggi nota dello stabilimento di Trissino nell'azienda in oggetto. La
convocazione del direttore generale Arpav Nicola Dell'Acqua, con
protocollo[...], con la quale in questi giorni è stato convocato per
discutere di analisi [...], emissioni [
...], ha ribadito che
sono ancora in attesa di riscontro alla precedente nota di cui sopra.
Considerata la particolarità dell'informazione, mi è stato comunicato
l'incontro del direttore [...], se vi siano provvedimenti urgenti da
fare». Questo nell'anno corrente. Inoltre, il dottor Fiore scrive:
«Dall'insieme dei dati contenuti in questi documenti, riteniamo che allo
stato attuale non risulti nessuna evidenza che il territorio del comune
di Trissino sia stato interessato da eventi o circostanze da costituire
emergenze sanitarie o di salute pubblica tali da richiedere
l'intervento del sindaco». Perché fa quest'evidenza? La norma dice
chiaramente che io sarei potuto intervenire solo quando l'inquinamento
fosse stato solo nel mio comune. Premesso tutto questo, il sindaco ha
competenza sul proprio comune. Per quel motivo egli scrive solo di
Trissino. Non dice che non l'inquinamento c'è negli altri comuni. Il
concetto che il dottor Fiorio mi ha spiegato è quello per cui, secondo
lui, io non devo emettere ordinanza perché ad oggi la salute pubblica è
preservata con i filtri a carbone attivo, anche negli altri comuni.
Possiamo metterci a discutere sui limiti, ma quello è un altro discorso:
è un'altra partita.
CHIARA BRAGA.
Intervengo anzitutto per precisare che da questa Commissione c'è un
apporto, credo, collaborativo e non minatorio nei confronti di un
sindaco che sta facendo del suo meglio per gestire una situazione
difficile. Quest'ultimo riscontro dell'USL a che data risale?
Pag. 43
LUIS ALBERTO ORELLANA.
Vorrei chiedere un paio di cose. Il sindaco di Lonigo, che l'ha
preceduta stamattina, ha parlato di un atto di diffida del 28 febbraio
2017 che ha promosso lui: lei ha aderito a quest'atto di diffida? È
stato sottoscritto da un po’ di sindaci: non ne sapeva nulla? Non l'ha
condiviso perché non lo sapeva o non sapeva...
DAVIDE FACCIO,
sindaco di Trissino. No, non sapevo. Oltretutto, Trissino e Lonigo sono a circa 25-30 chilometri....
LUIS ALBERTO ORELLANA.
Lei ha detto che le barriere idrauliche funzionano per l'80 per cento,
quindi non fermano completamente l'inquinamento. Ha parlato, in
particolare, dell'MV18, che non è ancora una barriera adeguata. Che lei
sappia – anche se non credo sia una sua competenza – quali sono le
azioni che saranno fatte per arrivare a un auspicabile cento per cento?
DAVIDE FACCIO,
sindaco di Trissino.
Può spiegarvelo meglio il dottor Gugole, che ha seguìto in particolare
la vicenda. Da quello che ho capito, in condizioni di magra, come oggi,
cioè di siccità – un mese fa ancor di più – i dati che escono fanno sì
che l'inquinamento sia praticamente fermo, proprio perché la falda è
molto bassa. Molto probabilmente, il principio di osmosi, quindi di
contatto con la zona sporca, non c'è. I risultati, per il fatto che
adesso, da quello che ho capito, stanno aumentando i pozzi e
l'emungimento di acqua, non possono essere presi per buoni perché la
falda è molto bassa. Dovremmo aspettare che piova.
PRESIDENTE.
Hanno realizzato delle trincee, adesso. Quando abbiamo fatto il
sopralluogo, se vi ricordate, oltre ai pozzi, hanno realizzato delle
trincee che interagiscono in maniera trasversale con il flusso della
falda dello stabilimento. Ce
Pag. 44l'hanno
fatta vedere perché stavano facendo lo scavo. I tecnici ci hanno detto
la stessa cosa, cioè che adesso le concentrazioni sono irrilevanti e non
significative.
DAVIDE FACCIO,
sindaco di Trissino.
Tanto per capire il concetto, oggi se andiamo a vedere i dati
dell'acqua che esce sotto Miteni, probabilmente avremo dei dati buoni,
nel senso che non c'è, o c'è una minima concentrazione di PFAS, ma
potrebbe succedere che piova un mese, si alzi quindi la falda e lì è la
prova del nove.
ALBERTO ZOLEZZI.
Che voi sappiate, attualmente i fanghi di depurazione di Trissino dove
vengono inviati? È stata cambiata la destinazione? Come vengono
trattati? Mi risulta che ci siano concentrazioni importanti di PFAS.
DAVIDE FACCIO,
sindaco di Trissino.
I fanghi non sono gestiti dal comune, ma dal consorzio di AVS e,
ovviamente, vengono smaltiti secondo le normative. Credo che vengano
fatte delle caratterizzazioni prima che siano smaltiti; poi ci saranno
delle apposite discariche dove vengono accolti.
DAVIDE FACCIO,
sindaco di Trissino. No, non saprei dire. Il mio assessore mi suggerisce Modena ma non glielo so dire con esattezza.
GIANPIETRO RAMINA,
assessore all'ambiente del comune di Trissino.
C'è un problema perché sono stoccati proprio in zona AVS e costoro
devono smaltirli. L'ingegner Cornaviera parlava proprio di stoccaggio
presso lo stabilimento, per poi inviarli nella zona di Modena, dove
venivano trattati con un termovalorizzatore.
Pag. 45 Il problema è che questi fanghi contengono comunque quantità di PFAS.
PRESIDENTE. Voleva dire qualcosa sull'aspetto che richiamava il sindaco?
GIANPIETRO RAMINA,
assessore all'ambiente del comune di Trissino.
Vorrei dire qualcosa sulla barriera idraulica. Seguiamo l'aspetto più
tecnico. Io, oltretutto, sono anche della materia, nel senso che mi
occupo di biotecnologie, per cui conosco un po’ le dinamiche che ci
sono. Per quanto riguarda la barriera, a metà stabilimento esiste una
barriera, che funziona perfettamente sotto tutti i profili da un punto
di vista del trattenimento dei PFAS. Abbiamo – e hanno – dei problemi
nella parte bassa. Il comitato tecnico ha chiesto di implementare
questo: perché? C'è una particolare orografia del terreno. In quel punto
abbiamo un'ansa dettata dalla collina – l'avrete vista sicuramente se
siete andati in visita presso lo stabilimento – dove, di fatto, tutta la
zona di rinvenimento, la zona dell'argine Poscola, fa un ritorno e va
praticamente nella zona al di sotto dell'ex copertificio, cioè il posto
che diceva prima il sindaco, il pozzo MV18, sul quale esistono ancora
delle concentrazioni fuori limite. Ad agosto hanno trovato già dei
valori rientrati nel limite soglia, ma ci stiamo aspettando
qualcos'altro da un punto di vista degli eventi atmosferici, che andrà
probabilmente a rimpinguare. Ricordo che tutta la parte – ed è ben
precisa – di caratterizzazione si è concentrata lungo il torrente dove
sono stati rinvenuti i rifiuti. È in questa zona, infatti, che sono
stati rinvenuti.
GIORGIO GUGOLE,
dirigente dell'ufficio tecnico del comune di Trissino. Vorrei solo puntualizzare che il comune è titolare del procedimento di caratterizzazione del sito. Dal 2013, data
Pag. 46in
cui è stato avviato il procedimento, sono stati realizzati tutti i
carotaggi, chiaramente eseguiti sempre su controllo Arpav, campionati
prelevando l'aliquota per il contraddittorio. La difficoltà enorme è
dovuta proprio all'orografia, come si diceva, per la concomitanza del
fondo alluvionale, che però è proprio addossato alla collina.
Chiaramente, queste due matrici sono fittamente intersecate e
interagiscono tra loro in maniera non ancora completamente chiara. La
quantità di buchi fatta lungo il perimetro, in tutte le aree, non ha
completamente permesso di capire la situazione sottostante, che cambia
metro per metro, sia in orizzontale, sia in verticale, creando
movimentazioni d'acqua che non è ancora possibile conoscere
completamente.
I vari tentativi per cercare di capire queste situazioni sono
stati fatti sia a livello fisico, appunto con le penetrazioni, con i
carotaggi, sia anche infilando dei traccianti all'interno dello
stabilimento per cercare di capire nel prosieguo dei giorni quale fosse
il percorso dell'acqua. Purtroppo, l'acqua lavora a vari livelli. Qui ho
uno schema fatto dei geologi dell'Arpav che fa capire come
l'inquinamento magari non si trovi sopra, perché scorre sotto, oppure,
viceversa, proprio perché gli strati sono sovrapposti e fittamente
intersecati. La difficoltà è stata, appunto, capire il percorso che fa
l'acqua. Fondamentalmente, ormai, abbiamo capito su quale area è
plausibile ci sia la presenza di rifiuti. Una parte è già stata
rinvenuta. Credo sia giusto precisare che i rifiuti intercettati a
gennaio non sono emersi per magia, ma erano all'interno di una campagna
di carotaggi che faceva parte proprio del piano di caratterizzazione. È
poi emerso un altro aspetto. Se si guarda questa cartina, che
rappresenta sia i sondaggi fatti storicamente dall'azienda, sia
l'analisi di caratterizzazione fatta nel procedimento – le lascio una
copia – si noterà come ci sia un infittimento sulla zona prossima alla
collina. Ciò avviene per
Pag. 47due
motivazioni. Una motivazione è maturata nel procedimento, nel senso che
dalle concentrazioni rilevate dalle analisi eseguite a scacchiera su
tutta l'area, chiaramente si è andati a concentrare le analisi, quindi
le indagini, laddove le concentrazioni erano più alte. Chiaramente, ciò
era un segnale di presenza di qualche contaminante.
In secondo luogo, questa è una mappa catastale storica, dalla
quale si vede che a fianco il torrente Poscola originariamente
rappresenta una roggia, che è stata poi spostata di sedime ed è stata
coperta dagli impianti dell'azienda. I rifiuti rinvenuti sono proprio
tra i due argini, per capirci. I risultati nell'ICG sembrano far pensare
che sia proprio quella la zona in cui ci può essere la fonte
dell'inquinamento. Dall'analisi fatta con il tracciante – vi lascio le
copie – si vede chiaramente che c'è un allargamento perché la spinta
delle acque che scendono dal monte tende a spostare il percorso della
falda, che è nord-sud. Proprio nella parte terminale, nell'angolo
sud-est, dove c'è la barriera più bassa, sono ancora rilevati i valori
più alti di inquinante, per cui in questa fase, nell'ultimo periodo
dell'estate, si è preteso il rinfittimento dei pozzi di emungimento
dell'acqua, proprio per cercare di chiudere questa barriera idraulica,
adesso composta in questo modo. Scusate se vi faccio vedere velocemente
la carta: qui c'è lo stabilimento nord/sud e c'è la barriera nord,
realizzata in una seconda fase proprio nella zona in cui le analisi
davano maggiori concentrazioni di inquinante per cercare di raccogliere
in questa prima fase; la barriera sud, invece, è quella nata per prima e
che si sta rinfittendo. Vi chiederete: perché queste due barriere
idrauliche?
Il primo scopo dell'intervento di messa in sicurezza di emergenza è
quello di bloccare l'inquinante, che non esca a valle, proprio per
salvaguardare la falda. Questo è il primo
Pag. 48intervento
fatto, intervento che, tra l'altro, per la normativa, è in carico
all'azienda ancorché non sia ancora stabilito chi sia responsabile
dell'inquinamento; tali attività, chiaramente, sono state fatte tutte a
spese dell'azienda, sotto il controllo/direzione del comune, di concerto
con l'Arpav e così via.
Quest'attività ha dato, come si diceva, un valore positivo dalle
analisi di luglio, in cui siamo arrivati ai famosi 0,5. Adesso
aspettiamo che cosa porteranno le prossime piogge, con l'innalzamento
dell'acqua della falda. Per dare maggiore evidenza a quest'azione, è
stato completamente impermeabilizzato l'argine del Poscola in cui sono
stati trovati i rifiuti, in modo da capire, se le piogge non cadono, se
effettivamente quell'area è determinante.
Ultimo particolare: sono stati fatti anche dei sondaggi sul greto
del torrente. Chiaramente, si è indagata l'area anche fuori.
Stranamente, nonostante ci siano decenni di rilevamento – gli scarichi
del Poscola sono controllati sia dalla provincia, sia dell'ente gestore
della roggia, quindi escono nel rispetto dei limiti – sono state
riscontrate delle concentrazioni nei terreni proprio sotto il Poscola.
Questo sarà un problema che si dovrà valutare.
GIORGIO GUGOLE,
dirigente dell'ufficio tecnico del comune di Trissino. Questi sono dati emersi dagli ultimi campionamenti. Adesso dovremo valutare e capire come affrontare queste questioni.
PRESIDENTE.
Vorrei chiedere tre cose. Abbiamo visto dove è situata l'azienda e che
c'è questa parete: avete verificato, avete notizia o sono stati fatti
studi sulla stabilità di quella parete? Quella parete non è protetta: è
praticamente a picco sulla
Pag. 49fabbrica.
Se dovesse mai succedere che si stacchi una parte di terreno, forse ci
sarebbe anche qualche altro problema. Abbiamo sollevato anche all'Arpav
questo problema. In secondo luogo, con l'impresa non avete avuto nessuna
interlocuzione su un ragionamento di cambio di attività imprenditoriale
che loro stanno svolgendo?
PRESIDENTE.
Non avete interloquito da questo punto di vista? Inoltre, il sindaco di
Lonigo non vi ha chiesto di firmare la diffida? Non vi ha fatto alcuna
richiesta?
DAVIDE FACCIO,
sindaco di Trissino.
Il nostro lavoro si è concentrato – questa è la nostra forza lavoro del
comune di Trissino – prevalentemente sul piano di caratterizzazione. Ci
creda, siamo in regione praticamente tutte le settimane.
DAVIDE FACCIO,
sindaco di Trissino.
Il piano di caratterizzazione, comunque, per noi è fondamentale per
arrivare alla chiusura. Da un punto di vista di emissioni, invece...
PRESIDENTE.
Io non sto parlando di emissioni, le ho chiesto due cose ben precise.
Una riguarda la verifica di stabilità: sapete se c'è qualcuno che l'ha
fatta?
DAVIDE FACCIO,
sindaco di Trissino. Quella che lei ha individuato come zona di instabilità ricade sotto...
PRESIDENTE.
Io non ho detto che è instabile. Ho detto «da vedere...», «sembrerebbe
che...». Visto che le piogge oggi non sono più come una volta...
Pag. 50
DAVIDE FACCIO,
sindaco di Trissino. La competenza del comune di Trissino passa sull'unghia...
PRESIDENTE. La competenza, quindi, è di un altro comune.
PRESIDENTE. Noi l'abbiamo detto all'Arpav. L'altra questione è se il sindaco di Lonigo vi ha chiesto di firmare o meno la diffida.
PAOLA NUGNES.
Vorrei capire un po’ meglio una questione. I PFAS trattenuti dalle
barriere come vengono smaltiti e dove? Inoltre, questi carboni attivi
ogni quanto vengono sostituiti e come vengono smaltiti o rigenerati
quelli che sono stati usati?
PRESIDENTE. Scusa, mi permetto di dire che sono i consorzi che...
PAOLA NUGNES.
Ho visto, però, che c'era comunque una pertinenza tecnica molto ferrata
sull'argomento e quindi mi sono permessa. Comunque, lo scarico nei
depuratori mi è sembrato che sia stato escluso, mentre invece ci era
stato detto che avveniva ancora.
GIANPIETRO RAMINA,
assessore all'ambiente del comune di Trissino.
Lo scarico avviene ancora tutt'oggi, rispettando i limiti previsti da
AVS, il nostro gestore degli acquedotti e degli impianti di Trissino,
che ha ricevuto una denuncia da parte dell'azienda – si va avanti anche a
denunce perché ognuno
Pag. 51difende
i suoi interessi – per avere accettato i valori dell'acqua potabile e
averli di fatto applicati agli scarichi. L'avrete vista sicuramente: è
dell'avvocato Luca Prati e interessa il gestore. Si va a confluire
all'interno di AVS rispettando i limiti e questo è accertato dalle
analisi di Arpav.
PAOLA NUGNES. Il tribunale dell'acqua, però, ha detto entro il 2020.
DAVIDE FACCIO,
sindaco di Trissino. Sì, ma adesso per lo scarico di Miteni, se si guardano i valori, sono perfettamente in regola rispetto a...
DAVIDE FACCIO,
sindaco di Trissino.
Non lo so. Io ho avuto modo di confrontarmi a livello di comitato
tecnico: si tratta anche di una parte di sperimentazione. Ci sono,
infatti, dei filtri a carbone attivo che riescono a trattenere alcune
molecole, cioè quelle più a catena lunga; per quelle a catena corta
diventa un po’ più difficile e si utilizzano dei sistemi a resine e a
scambio ionico. I cambi variano molto dalla concentrazione e dal periodo
di magra o dal periodo di piena. Si parlava, però, di cambi sempre per
periodi medi – tecnicamente, questo è quello che succede – di 3-4 mesi e
ogni 3-4 mesi si devono cambiare. Gli smaltimenti, poi, li mandano
all'inceneritore, come sempre.
Pag. 52
DAVIDE FACCIO,
sindaco di Trissino. Avevano dei contratti verso Udine, ma è per sentito dire perché l'azienda non ci fornisce il sito di smaltimento.
PAOLA NUGNES. Stavo approfittando, infatti, della sua conoscenza tecnica.
PAOLO ARRIGONI.
Non ho capito bene un passaggio. Circa le acque di scarico ha detto che
c'è una sorta di braccio di forza tra l'AVS, il gestore del servizio
idrico integrato e la società Miteni perché l'AVS avrebbe applicato
sulle acque di scarico gli stessi limiti fissati per le acque potabili,
questo perché sulle acque di scarico, ad oggi, non c'è nessun limite
tabellare, che è quello che manca...
GIANPIETRO RAMINA,
assessore all'ambiente del comune di Trissino.
Lei ha colto il problema! Di fatto, soprattutto per quanto riguarda i
PFAS a catena corta, cioè quelli al di sotto dei quattro atomi di
carbonio, non esiste tabellazione di nessun tipo a livello di scarico,
per cui si è adottato ciò che è previsto all'interno delle acque
potabili come misura cautelare anche in questo e si sono recuperati i
valori che, a suo a suo tempo, ha imposto Arica, il consorzio dell'altra
vallata, dove c'è il depuratore consortile di Arzignano.
PRESIDENTE.
Un'ultima cosa. Come avete detto, siete di fatto come territorio
probabilmente danneggiati da un inquinamento molto pesante non
dichiarato. Sapete che ci sono delle attività giudiziarie in corso: come
avete intenzione di fare rispetto a questa situazione? Vi siete
costituiti o vi costituirete?
DAVIDE FACCIO,
sindaco di Trissino. Ci siamo già costituiti come parte lesa perché per la parte civile non c'è ancora un
Pag. 53processo. La regione Veneto e il comune di Trissino risultano, però, gli unici che fino ad oggi si sono costituiti parte lesa.
PRESIDENTE. La ringrazio per la sua testimonianza. Dichiaro conclusa l'audizione.
La seduta termina alle 13.55.