lunedì 21 gennaio 2019

Il piano di Medio Chiampo «Stop odori con 11 milioni»


Il piano di Medio Chiampo «Stop odori con 11 milioni»

Una vasca dell’impianto di depurazione di Medio Chiampo. ARCHIVIO
Una vasca dell’impianto di depurazione di Medio Chiampo. ARCHIVIO
tutto schermo Tutto Schermo
Sarà senza odori il futuro di Medio Chiampo. È stato presentato ieri all’hotel La Fracanzana, di Montebello, “Acqua, specchio del futuro”, il piano degli interventi varato dalla società a capitale pubblico, presieduta da Giuseppe Castaman, che gestisce il servizio idrico integrato, e in particolare la depurazione dei reflui della concia. Un master plan quinquennale che comincerà a essere realizzato dal 2019 e prevede oltre 11 milioni di euro di investimenti. L’obiettivo, delineato nell’incontro moderato dal direttore de Il Giornale di Vicenza, Luca Ancetti, è ammodernare gli impianti, costruire il nuovo centro direzionale e migliorare l’efficienza dei servizi erogati dall’azienda partecipata in modo paritetico dai Comuni di Montebello e Zermeghedo. Il progetto prevede l’importante implementazione dell’impianto studiata per rispondere in maniera sempre più efficace all’evoluzione del processo produttivo e ai cambiamenti della qualità dei reflui, in modo più efficiente e flessibile in base ai carichi di lavorazione. Saranno realizzate due nuove grandi vasche, della capacità di 7 mila metri cubi ciascuna. La prima, di omogeneizzazione e di equalizzazione, fungerà da bacino di accumulo e permetterà una miglior distribuzione del carico all’impianto. La seconda sarà adibita a integrare il processo di ossidazione con ricadute positive sul trattamento. Lavorando su maggiori volumi, infatti, il processo biologico consentirà di ottenere performance di depurazione più elevate e migliori risultati allo scarico. Questo comporterà la copertura della vasca di equalizzazione che impedisce che la fonte primaria degli odori, cioè i fanghi non trattati, vada in atmosfera con l’aria che sarà quindi aspirata per finire in un ciclo di trattamento. «Dell’esistenza degli odori provenienti dal depuratore, così come li conosciamo oggi, con molta probabilità, si perderà il ricordo», è stato sottolineato dal tecnico che ha illustrato il progetto. Le nuove vasche saranno realizzate al posto dell’attuale palazzina degli uffici, con il nuovo polo direzionale, in un’altra area, che avrà uno sviluppo di circa 2 mila metri quadri e sarà circondato da un’ampia zona a verde di oltre 10 mila metri. Il polo, oltre all’area amministrativa e tecnica, conterrà i laboratori, gli uffici direttivi, segreteria e magazzini. La forma sarà circolare, con un riferimento alla sagoma delle vasche e al simbolo di Medio Chiampo. Il complessivo intervento prevede, infine, il rafforzamento dell’asse viario di via Fracanzana con la creazione di una strada a due corsie interna all’impianto, su cui saranno distribuiti gli accessi. «Quando si è trattato di pensare a come raccontare i progetti per i prossimi anni è nato, quasi di getto, lo slogan “Acqua, specchio del futuro” - spiega il presidente Giuseppe Castaman-. Questa frase riassume l’entità dell’impegno e della sfida che ci vedono coinvolti, perché preservare e valorizzare una risorsa così preziosa come l’acqua vuol dire preservare e valorizzare il nostro futuro: nello stato di salute dell’una si riflette anche la crescita e lo sviluppo dell’altro. L’attuale master plan è il risultato di questa visione. Abbiamo studiato a lungo con i tecnici le soluzioni progettuali più adatte al nostro contesto, abbiamo considerato la funzionalità ma anche l’armonia con il territorio, perché la bellezza dei luoghi in cui viviamo è un aspetto su cui investire». • © RIPRODUZIONE RISERVATA
Matteo Guarda

il nostro comunicato stampa riguardo il divieto di mangiare pesce pescato in zona rossa.

il nostro comunicato stampa riguardo il divieto di mangiare pesce pescato in zona rossa.

COMUNICATO STAMPA
IL Coordinamento Acqua libera dai Pfas esprime il proprio sconcerto nell’apprendere che la Regione Veneto anche per quest'anno ripete la stessa ordinanza dell'anno scorso, vietando il consumo del pesce pescato nella zona rossa. (ordinanza Regione Veneta nr. 5 del 08/01/2019).
A tale riguardo il Coordinamento esprime le seguenti considerazioni:
  1. Vietare solo il consumo del pesce pescato e solo in zona rossa non è, a nostro parere, una misura che tuteli realmente la salute dei cittadini; manca infatti nell'ordinanza qualunque disposizione relativa a qualunque forma di controllo sul rispetto dell'ordinanza medesima; chi controllerà che effettivamente nei locali pubblici non venga più servito pesce pescato in zona rossa? E, anche volendo controllare l'origine del pesce pescato, come si potrebbe? Se effettivamente si vuole proteggere la salute dei cittadini, impedendo che consumino cibo ad altissimo contenuto di PFAS, è più efficace vietarne la pesca, affidandone il controllo agli organismi di controllo già esistenti (guardie venatorie.........)
  2. Non tutela la salute dei cittadini nemmeno restringere questo divieto, anche fosse di pesca, alla sola zona rossa; ARPAV anche nel suo ultimo documento di controllo  (Concentrazione di sostanze perfluoroalchiliche(PFAS) nelle acque prelevate da ARPAV-20.9.2018) evidenzia come le acque del fiume Retrone, nel tratto che scorre nei comuni di Sovizzo, Creazzo, Vicenza, quindi in zona arancio, siano ancora abbondantemente contaminate dai PFAS. Non c'è da meravigliarsi data la persistenza di queste molecole nell'ambiente, anche se da qualche anno non vengono più prodotti Pfoa e Pfos. Inoltre proprio il primo “Campionamento Alimenti di produzione locale per la ricerca di PFAS”, pubblicato dalla stessa regione Veneto il 6.11.2015, evidenziava come tutti i pesci pescati in zona di Creazzo, avessero elevati quantitativi di PFOS, tra cui spicca la famosa scardola, con un quantitativo pari a 57.400 ng/kg di PFOS.
    A fronte di ciò il Coordinamento esprime il proprio disappunto nel constatare che ancora una volta la Regione Veneto ed i singoli Comuni non fanno il minimo sforzo per inquadrare il problema Inquinamento da Pfas nell’insieme, e non, come risulta evidente nell'ordinanza, all’interno dei soli confini delineati dall'uomo, ma certo ignorati dai pesci!   A riprova di ciò, il fatto di non considerare minimamente zona da tutelare la Zona Arancio (area che risente del primo inquinamento degli ’70 dell’allora Rimar) e le sue acque superficiali e profonde, con in testa il fiume Retrone.
  3. Ancora non tutela la salute dei cittadini il brevissimo arco temporale cui si riferisce l'ordinanza (6 mesi), come se tra 6 mesi il problema potesse essere risolto.
  4. Visto che finalmente anche la Procura di Vicenza annuncia che, a parere del suo consulente Prof.Fletcher, esiste un rapporto CAUSALE tra concentrazione di PFOA nel sangue e colesterolemia, pensiamo sia giunto il momento che la regione affronti il difficile problema di quanto contribuiscano tutti i cibi (non solo il pesce!!!) al livello ematico di PFAS (esposizione alimentare). Questo per tutti i cittadini (non solo quelli residenti in zona rossa!) che si alimentano con cibi contaminati. Questo problema è divenuto ancora più pressante e ineludibile, se si vuole tutelare la salute dei cittadini, dopo la pubblicazione del documento EFSA (datato marzo 2018), che riduce in buona sostanza di 1500 volte la TDI (massima dose tossica giornaliera tollerata), e quindi rendendo superate le conclusioni cui era arrivato l'ISS nel suo “Piano di contaminazione per il monitoraggio degli alimenti” pubblicato nel novembre del 2017. Ricordiamo che secondo la DGR 854 del 13.6.2017, tuttora in vigore, i limiti stabiliti per i PFAS nelle acque a scopo irriguo sono:  
    PFOA<500ng/L; PFOS<30ng/L; somma altri PFAS<500ng/L;
    questo non va nella direzione della tutela della salute dei cittadini.
Nessuno può dirsi tranquillo perché queste sostanze, i Pfas, sono ovunque e, una volta immesse nell’ambiente, sono molto persistenti.
A fronte di ciò il Coordinamento chiede:
  1. che tutta la Zona Arancio venga ricompresa nell’ordinanza Regionale nr. 5 del 08/01/2019.
  2. che qualora la regione non provveda all’inserimento della zona arancio nella propria ordinanza, siano i sindaci dei comuni compresi nella zona arancio a prendere tale iniziativa, emettendo una ordinanza comunale che vieta il consumo di pesce pescato nei comuni della zona arancio.  Tale ordinanza potrebbe essere fatta insieme da tutti i sindaci della zona arancio, che darebbero così un segnale alla popolazione sul loro interesse per l’inquinamento delle acque che stiamo subendo. Ricordiamo ai primi cittadini eletti che il sindaco è la prima carica sanitaria nel territorio comunale. Ci rendiamo conto delle difficoltà che una simile presa di posizione potrebbe comportare per i sindaci  per molti aspetti, ma, da cittadini, apprezzeremmo molto qualche atto concreto a difesa della nostra salute, da parte di chi ci amministra.
  3. che la regione inizi a programmare (come è stato fatto per le acque destinate al consumo umano),   un serio piano di fornitura alle aziende agricole dei territori inquinati, di acqua priva di PFAS, se si vuole che finalmente non continui, come ora, la contaminazione dei residenti attraverso l'alimentazione (richiesta avanzata più volte per Pec da Retegas Vicentina).
  4. che lo screening sanitario presso le strutture pubbliche venga ampliato a tutta la Zona Arancio (come da mozione regionale votata all’unanimità nel dicembre 2017) su pagamento di un ticket. Segnaliamo che i cittadini che desiderano conoscere il proprio livello di PFAS nel sangue sono in continuo aumento, ma tuttora non possono eseguire gli esami in nessun laboratorio.
Per il Coordinamento Acqua Libera dai Pfas : Perla Blu Legambiente di Cologna Veneta, Legambiente Creazzo, Legambiente Valdagno, ViVerBio Gas Lonigo, Gas Creazzo, , Gruppo Gas Prova di San Bonifacio, Rete Gas Vicentina, Comitato Acqua Bene Comune Vicenza , Comitato Vicentino No Ecomafie, Associazione No alla Centrale Ovest vicentino, Acli Montagnana, ISDE Vicenza.

Vicenza, Pfas chiusa l’inchiesta: tredici indagati

Vicenza, Pfas chiusa l’inchiesta: tredici indagati

Inquinamento dell’acqua, fra Vicenza, Verona e Padova che coinvolge la Miteni

VICENZA Inchiesta Pfas-Pfoa: i sostituti procuratori Hans Roderich Blattner e Barbara De Munari hanno chiuso le indagini preliminari sul troncone principale che riguarda il vasto inquinamento delle acque addebitato all’azienda chimica Miteni di Trissino, in particolare quello di sostanze perfluoro alchiliche scaricate negli anni nella falda che serve una vasta zona a cavallo tra le province di Vicenza, Verona e Padova (a cui la Regione ha dedicato uno studio). Quelle sostanze finite nell’acquedotto e quindi nel sangue di migliaia di cittadini.

La Miteni di Trissino
La Miteni di Trissino
Azienda fallita
A quanto pare sono tredici i nomi iscritti sul registro degli indagati, ex manager di Mitsubishi Corporation e di International Chemical Investors -entrambe società controllanti di Miteni Spa - e di Miteni stessa, dichiarata fallita dal tribunale di Vicenza a novembre scorso. Avvelenamento delle acque e disastro innominato i reati dolosi che avrebbero commesso gli indagati, che sarebbero stati coscienti dell’inquinamento in atto senza per questo fare nulla per porvi fine.
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