mercoledì 30 dicembre 2015
ven 15/gen/2016 alle 10:00 Water Safety Plan: Salute innovazione e sostenibilità nella gestione dell'acqua potabile
A
Milano il 15 gennaio 2016 si svolgerà un convegno https://www.eventbrite.it/e/biglietti-water-safety-plan-salute-innovazione-e-sostenibilita-nella-gestione-dellacqua-potabile-20074857439?aff=ebrowse sulle nuove
normative europee per quanto riguarda le acque potabili. le nuove
normative si baseranno sul principio del WATER SAFTEY PLAN, implementato
nella legislazione europea con la direttiva 2015/1787. Gli Stati della
Ue avranno due anni di tempo per adeguarsi alla nuova normativa. di
cosa si tratta:" si tratta di una rivoluzione, rispetto ai controlli
sull'acqua potabile che oggi sono improntati sulla sorveglianza di
porzioni circoscritte del sistema ( prelievo-trattamento- distribuzione)
e sul monitoraggio a campione dell'acqua distribuita in rete. il WARER
SAFTEY PLAN invece sposta l'attenzione per così dire a monte e si fonda
sul concetto della analisi del rischio. In pratica per ogni sistema
acquedottistico, vengono valutati i possibili pericoli che possono
compromettere la sicurezza dell'acqua in ogni fase, dal prelievo al
rubinetto, stimandone il rischio e il possibile impatto sulla salute e ,
sopratutto, ridefinendo le misure per evitare pericoli" ( LUCA
LUCENTINI DIRETTORE DEL REPARTO IGIENE , DIPARTIMENTO AMBIENTE E
CONNESSA PREVENZIONE PRIMARIA DELL'ISTITUTO SUPERIORE SANITA/ CORRIERE
DELLA SERA/SALUTE 20/12/15 PAG 46). Lucentin al Corriere dell Sera
dichiara anche che la prima sperimentazione di tutto ciò sarà fatta in
Lombardia e in particolare a Milano, in collaborazione con il gruppo
pubblico CAP ( 167 comuni tra Milano e provincia e in molte altre
province lombarde) e in cooperazione con Asl e Regione e con il
supporto tecnico scientifico dell'Iss. Lucentini non si nasconde che
estendere il progetto su scala nazionale non sarà semplice, per via dei
costi e dgli investimenti necessari, ma che comunque biosgnerà farlo e
verificarne l'attuazione: " i controlli ci saranno perchè ai Piani sarà
demandata la sicurezza dei consumatori che come prevede la direttiva
Ue, dovranno essere informati su ogni aspetto".
Lucentini cita anche il caso dell'inquinamento da perfluorati:" in Italia restano da sciogliere nodi come il gran numero di gestori, l'elevata dispersione della risorsa nelle reti di distribuzione e- così come in numerosi Paesi del mondo, il rischio geochimico legato allapresenza di concentrazioni naturalmente elevate di elementi potenzialmente nocivi, quali l'arsenico e il fluoro in alcune zone" ( Fonte: Corriere della Sera 20712/15. Articolo a firma di RUGGIERO CORCELLA. Titolo: " IL NOSTRO "ORO BLU" SARà (ANCORA) PIù SICURO" PAG 46). Lucentini sempre sull'inquinamento da perfluorati afferma (spiegando come si stabilsce se l'acqua è davvero potabile):" a livello teorico nell'acqua potrebbe finire una qualsiasi delle centinaia di migliaia di sostanze chimiche che circolano nell'ambiente. Se controlliamo solo i parametri fissi della direttiva Ue, ce ne possono sfuggire tanti altri più importanti, in certe specifiche circostanze. e' il caso del Tallio a Pietrasanta, un elemento tossico e molto pericoloso: è stato individuato solo indirettamente dall'Università di Scienze di Pisa , che indagava sulle miniere per aspetti di ricerca pura,e pian piano si è scoperto che contaminava da quaranta anni l'acquedotto della città". Un altro esempio è quello dei composti perfluoroalchilici che hanno contaminato quattro provice del Veneto: sono compsti non ricercati di ruotine, spesso vengono chiamati emergenti ma io li chiamerei "negletti" PERCHè NE ABBIAMO TRASCURATO NOI LA RICERCA. In quel caso avevamo delle industrie produttrici che scaricavano questi prodotti da decine di anni provocando una vasta contaminazione ambientale. ( fONTE: cORRIERE DELLA SERA 20/12/15. ARTICOLO A FIRMA DI RUGGIERO CORCELLA. TITOLO:" COME SI STABILISCE CHE L'ACQUA è POTABILE PAG 47).
Lucentini cita anche il caso dell'inquinamento da perfluorati:" in Italia restano da sciogliere nodi come il gran numero di gestori, l'elevata dispersione della risorsa nelle reti di distribuzione e- così come in numerosi Paesi del mondo, il rischio geochimico legato allapresenza di concentrazioni naturalmente elevate di elementi potenzialmente nocivi, quali l'arsenico e il fluoro in alcune zone" ( Fonte: Corriere della Sera 20712/15. Articolo a firma di RUGGIERO CORCELLA. Titolo: " IL NOSTRO "ORO BLU" SARà (ANCORA) PIù SICURO" PAG 46). Lucentini sempre sull'inquinamento da perfluorati afferma (spiegando come si stabilsce se l'acqua è davvero potabile):" a livello teorico nell'acqua potrebbe finire una qualsiasi delle centinaia di migliaia di sostanze chimiche che circolano nell'ambiente. Se controlliamo solo i parametri fissi della direttiva Ue, ce ne possono sfuggire tanti altri più importanti, in certe specifiche circostanze. e' il caso del Tallio a Pietrasanta, un elemento tossico e molto pericoloso: è stato individuato solo indirettamente dall'Università di Scienze di Pisa , che indagava sulle miniere per aspetti di ricerca pura,e pian piano si è scoperto che contaminava da quaranta anni l'acquedotto della città". Un altro esempio è quello dei composti perfluoroalchilici che hanno contaminato quattro provice del Veneto: sono compsti non ricercati di ruotine, spesso vengono chiamati emergenti ma io li chiamerei "negletti" PERCHè NE ABBIAMO TRASCURATO NOI LA RICERCA. In quel caso avevamo delle industrie produttrici che scaricavano questi prodotti da decine di anni provocando una vasta contaminazione ambientale. ( fONTE: cORRIERE DELLA SERA 20/12/15. ARTICOLO A FIRMA DI RUGGIERO CORCELLA. TITOLO:" COME SI STABILISCE CHE L'ACQUA è POTABILE PAG 47).
sabato 19 dicembre 2015
Finalmente anche in TV sul nazionale : TGR - TGR Ambiente Italia del 19/12/2015
Per
Ambiente Italia oggi (perciò in rete nazionale) hanno trasmesso la
notizia dell'inquinamento da pfas in Veneto e hanno detto del nostro
convegno di giovedì a Cologna Veneta. Lo trovate al minuto 22 ma è tutto
interessante Ambiente Italia. Grazie a Piergiorgio Boscagin per l'avviso
Ambiente Italia - scrive Aldo Grasso nella Enciclopedia della
televisione pubblicata da Garzanti - è una delle poche rubriche che
possono vantare il marchio di garanzia del servizio pubblico. In onda
dal 1990, si propone di raccontare agli italiani come sta un Paese
troppo spesso minacciato dall’incuria e dal malaffare, ma anche ricco di
uno straordinario patrimonio naturale e culturale, che merita di essere
difeso e valorizzato. In onda tutti i sabati dallo studio TV6 del
centro di produzione RAI di Torino, Ambiente Italia propone inchieste,
riflessioni e confronti realizzati con la collaborazione di tutte le
redazioni regionali della TGR. Un ospite in studio sempre diverso
dialoga con la conduttrice Alessia Mari sui temi della puntata, che è
chiusa da un breve notiziario ambientale. Attraverso la mail
ambiente_italia@rai.it e la pagina Facebook Rai Ambiente Italia la
redazione prosegue quel dialogo con gli spettatori che è da sempre una
degli elementi caratterizzanti della trasmissione.
Inquinamento da PFAS: uno dei più grandi disastri ambientali del Veneto? Il convegno di ieri, 17 dicembre, ha fatto chiarezza, ma la politica ha disertato in massa
Quotidiano |
Categorie: Ambiente
Si dice presunto solo per zelo giornalistico ma in realtà sono molte le argomentazioni, portate dai relatori al convegno: Piergiorgio Boscagin, uno dei coordinatori di Acque Libere; Dario Muraro, cittadino di Brendola (uno dei Comuni interessati dal problema); Gianni Tamino, biologo dell'università di Padova; il dottor Vincenzo Cordiano, medico dell'ospedale di Valdagno e presidente dell'Associazione Medici per l'Ambiente della provincia di Vicenza e Luca Cecchi, portavoce Acqua Bene Comune Verona.
La "mappa dei veleni" della Regione Veneto è stata spiegata in maniera approfondita del professor Tamino, attraverso un excursus su 50 anni di inquinamento nella nostra Regione, nella quale i PFAS sono solo l'ultimo capitolo. Un capitolo che però ha aggiunto una triste casistica alla "peste" chimica che danni ammorba questa parte di nordest. L'indagine esposta da Vincenzo Cordiano ha evidenziato come i risultati del monitoraggio dei PFAS nella catena alimentare abbiano rivelato un inquinamento degli alimenti di consumo, oltre che dell'acqua potabile. Di particolare rilevanza, ad esempio, la presenza nell'acqua del PFOS, un componente nocivo messo fuori norma fin dal 2002. Queste sostante, oltre a essere dichiarate pericolose anche a livello di trasformazione cellulare (dati forniti dall'Istituto Superiore della Sanità e dal Ministero della Salute), sono persistenti nell'ambiente e probabilmente impossibili da bonificare completamente. Ma se le indagini epidemiologiche sono state condotte su animali, con riscontro di alcune gravi patologie, per quanto riguarda gli esseri umani si non limitate a un campione di solo 140 persone residenti in due Ulls, Arzignano e Vicenza. E i cui risultati sono ancora sconosciuti.
I PFAS, prodotti principalmente dall'azienda Miteni di Trissino, sono composti chimici che rendono le superfici impermeabili all'acqua. Usati per esempio nel marchio commerciale Goretex e in quello industriale Teflon oppure per produrre fibre antimacchia o, ancora, presenti nelle cere per pavimenti e nella carta da forno, non si decompongono e entrano nel ciclo vitale di flora e fauna. A quanto sembra sono presenti in maniera importante sia negli acquedotti che nelle falde acquifere di un'area di 150 km quadrati compresa tra le provincie di Vicenza, Verona e Padova, in cui vive una popolazione di circa 300 mila abitanti. L'Istituto Superiore della Sanità indica che esiste una associazione probabile tra questi composti e malattie quali il tumore del testicolo e del rene, l'ipertensione nella gravidanza e le malattie tiroidee. L'Associazione Medici per l'Ambiente aggiunge inoltre che probabilmente le PFAS possono causare malattie cardovascolari, ictus, diabete, leucemie e infertilità maschile e femminile.
Una situazione che richiederebbe quantomeno un intervento più approfondito e un allineamento più consono ad altri paesi in cui esiste una regolamentazione ben precisa sulla produzione PFAS e sul loro uso. La richiesta dei comitati è proprio quella di arrivare a una legge ambientale che imponga limiti molto bassi o nulli alla presenza di sostanze perfluoroalchiliche nelle falde ma anche che gli acquedotti che prelevano acqua da pozzi inquinati vengano allacciati a fonti non contaminate. In sostanza, ad oggi, non esiste ancora una regolamentazione precisa a livello statale e regionale sulla emissione di tali sostanze. Per questo il Coordinamento Acqua Libera dai PFAS ha lanciato una campagna con raccolta firme (ieri ne sono state raccolte un centinaio) per due petizioni su questi temi.
"La serata ha ribadito ancora una volta quanto è grave la situazione - ha sottolineato Boscagin - speriamo che la politica si muova, perché sono loro che dovrebbero agire senza soluzioni tampone come i filtri sugli acquedotti e facendo pagare chi ha inquinato e non la popolazione". Gli unici due rappresentanti (ma dell'opposizione) del consiglio Regionale Veneto hanno assicurato di portare queste istanze in maniera più forte nella commissione ambiente della Regione Veneto. "Di proclami ne abbiamo sentiti tanti - ha concluso Boscagin - adesso ci aspettiamo quantomeno un'indagine epidiemologica su tutta la popolazione non su di un campione insignificante di 140 persone".
A parte i filtri a carboni attivi che trattengono i PFAS, introdotti negli acquedotti di alcuni Comuni e considerati poco efficaci in quanto sarebbe invece necessaria una bonifica radicale, l'unica indicazione data dalla legge è quella delle "performance", ovvero il rispetto di valori guida - ma non vincolanti - a rappresentare requisiti minimi di sicurezza. D'altra parte è abbastanza scontato intuire gli interessi economici che possono esserci sotto a dei comparti produttivi composti da lobby ancora molto potenti come quelli della chimica e del tessile. E in effetti una risposta sull'interessamento da parte dei rappresentanti di tutte le forze politiche Regionali e tutti i membri della Commissione Ambiente e Territorio della Regione Veneto c'è stata. La risposta peggiore: quella dell'assenza.
Nota di redazione: Pietro Rossi ha moderato il convegno di ieri 17 dicembre 2015 a Cologna Veneta "Inquinamento delle falde acquifere da PFAS: un disastro ambientale?" . Il video della serata sarà a breve disponibile su questo giornale.
Inquinamento da PFAS: uno dei più grandi disastri ambientali del Veneto? Il convegno di ieri, 17 dicembre, ha fatto chiarezza, ma la politica ha disertato in massa
Di Pietro Rossi | Venerdi 18 Dicembre alle 15:13 | 0 commenti
Si è svolto ieri a Cologna Veneta il convegno sui PFAS,
organizzato dal Coordinamento Acqua Libera dai PFAS in collaborazione
con il Circolo Legambiente Perla Blu. Si è dunque parlato di PFAS,
ovvero sostanze perfluoroalchiliche. Un nome che detto così magari può
risultare sconosciuto ai più ma che invece indica una serie di composti
ampiamente usati nell'industria tessile e per la produzione di utensili
domestici. I PFAS potrebbero essere responsabili di uno dei più
significativi disastri ambientali della nostra regione. Queste sostanze,
che possono causare molte gravi malattie, sono state trovate in una
quantità rilevante in uova, carni, pesci e ortaggi. E questo a causa
dell'inquinamento delle falde acquifere dovuto agli scarti di
lavorazione delle sostanze, la cui possibile origine è l'azienda Miteni
di Trissino, produttrice di PFAS fin dalla fine degli anni '70.
Al convegno, che ha visto una nutrita partecipazione di
pubblico - più di 200 persone - nonostante i molti inviti degli
organizzatori alle rappresentanze sanitarie e politiche del territorio,
si sono presentati solo due consiglieri regionali: Cristina Guarda,
della Lista Moretti, e Manuel Brusco, del Movimento 5 Stelle, entrambi
componenti della Commissione Ambiente in Regione. Assenti, invece,
politici regionali, rappresentanti delle Ulss e molti sindaci dei Comuni
- un centinaio tra le province di Vicenza, Padova e Verona -
interessati dal presunto disastro ambientale. Si dice presunto solo per zelo giornalistico ma in realtà sono molte le argomentazioni, portate dai relatori al convegno: Piergiorgio Boscagin, uno dei coordinatori di Acque Libere; Dario Muraro, cittadino di Brendola (uno dei Comuni interessati dal problema); Gianni Tamino, biologo dell'università di Padova; il dottor Vincenzo Cordiano, medico dell'ospedale di Valdagno e presidente dell'Associazione Medici per l'Ambiente della provincia di Vicenza e Luca Cecchi, portavoce Acqua Bene Comune Verona.
La "mappa dei veleni" della Regione Veneto è stata spiegata in maniera approfondita del professor Tamino, attraverso un excursus su 50 anni di inquinamento nella nostra Regione, nella quale i PFAS sono solo l'ultimo capitolo. Un capitolo che però ha aggiunto una triste casistica alla "peste" chimica che danni ammorba questa parte di nordest. L'indagine esposta da Vincenzo Cordiano ha evidenziato come i risultati del monitoraggio dei PFAS nella catena alimentare abbiano rivelato un inquinamento degli alimenti di consumo, oltre che dell'acqua potabile. Di particolare rilevanza, ad esempio, la presenza nell'acqua del PFOS, un componente nocivo messo fuori norma fin dal 2002. Queste sostante, oltre a essere dichiarate pericolose anche a livello di trasformazione cellulare (dati forniti dall'Istituto Superiore della Sanità e dal Ministero della Salute), sono persistenti nell'ambiente e probabilmente impossibili da bonificare completamente. Ma se le indagini epidemiologiche sono state condotte su animali, con riscontro di alcune gravi patologie, per quanto riguarda gli esseri umani si non limitate a un campione di solo 140 persone residenti in due Ulls, Arzignano e Vicenza. E i cui risultati sono ancora sconosciuti.
I PFAS, prodotti principalmente dall'azienda Miteni di Trissino, sono composti chimici che rendono le superfici impermeabili all'acqua. Usati per esempio nel marchio commerciale Goretex e in quello industriale Teflon oppure per produrre fibre antimacchia o, ancora, presenti nelle cere per pavimenti e nella carta da forno, non si decompongono e entrano nel ciclo vitale di flora e fauna. A quanto sembra sono presenti in maniera importante sia negli acquedotti che nelle falde acquifere di un'area di 150 km quadrati compresa tra le provincie di Vicenza, Verona e Padova, in cui vive una popolazione di circa 300 mila abitanti. L'Istituto Superiore della Sanità indica che esiste una associazione probabile tra questi composti e malattie quali il tumore del testicolo e del rene, l'ipertensione nella gravidanza e le malattie tiroidee. L'Associazione Medici per l'Ambiente aggiunge inoltre che probabilmente le PFAS possono causare malattie cardovascolari, ictus, diabete, leucemie e infertilità maschile e femminile.
Una situazione che richiederebbe quantomeno un intervento più approfondito e un allineamento più consono ad altri paesi in cui esiste una regolamentazione ben precisa sulla produzione PFAS e sul loro uso. La richiesta dei comitati è proprio quella di arrivare a una legge ambientale che imponga limiti molto bassi o nulli alla presenza di sostanze perfluoroalchiliche nelle falde ma anche che gli acquedotti che prelevano acqua da pozzi inquinati vengano allacciati a fonti non contaminate. In sostanza, ad oggi, non esiste ancora una regolamentazione precisa a livello statale e regionale sulla emissione di tali sostanze. Per questo il Coordinamento Acqua Libera dai PFAS ha lanciato una campagna con raccolta firme (ieri ne sono state raccolte un centinaio) per due petizioni su questi temi.
"La serata ha ribadito ancora una volta quanto è grave la situazione - ha sottolineato Boscagin - speriamo che la politica si muova, perché sono loro che dovrebbero agire senza soluzioni tampone come i filtri sugli acquedotti e facendo pagare chi ha inquinato e non la popolazione". Gli unici due rappresentanti (ma dell'opposizione) del consiglio Regionale Veneto hanno assicurato di portare queste istanze in maniera più forte nella commissione ambiente della Regione Veneto. "Di proclami ne abbiamo sentiti tanti - ha concluso Boscagin - adesso ci aspettiamo quantomeno un'indagine epidiemologica su tutta la popolazione non su di un campione insignificante di 140 persone".
A parte i filtri a carboni attivi che trattengono i PFAS, introdotti negli acquedotti di alcuni Comuni e considerati poco efficaci in quanto sarebbe invece necessaria una bonifica radicale, l'unica indicazione data dalla legge è quella delle "performance", ovvero il rispetto di valori guida - ma non vincolanti - a rappresentare requisiti minimi di sicurezza. D'altra parte è abbastanza scontato intuire gli interessi economici che possono esserci sotto a dei comparti produttivi composti da lobby ancora molto potenti come quelli della chimica e del tessile. E in effetti una risposta sull'interessamento da parte dei rappresentanti di tutte le forze politiche Regionali e tutti i membri della Commissione Ambiente e Territorio della Regione Veneto c'è stata. La risposta peggiore: quella dell'assenza.
Nota di redazione: Pietro Rossi ha moderato il convegno di ieri 17 dicembre 2015 a Cologna Veneta "Inquinamento delle falde acquifere da PFAS: un disastro ambientale?" . Il video della serata sarà a breve disponibile su questo giornale.
Leggi tutti gli articoli su: inquinamento acqua, pfas, Piergiorgio Boscagin, Legambiente, Gianni Tamino, Vincenzo Cordiano
Il decalogo del Ministero della Salute rielaborato anche con il lavoro di Dario Muraro Acqua Libera dai pfas
Il decalogo del Ministero della Salute rielaborato anche con il lavoro di Dario Muraro Acqua Libera dai pfas (per tutti quelli che dicono che non ci sono studi su queste sostanze )
giovedì 17 dicembre 2015
Il Coordinamento Acqua Libera dai pfas e i referenti territoriali
Gruppi e associazioni che fanno parte del Coordinamento Acqua Libera dai Pfas che si è costituito il 24 maggio 2014
Legambiente
Veneto, Legambiente Vicenza, Legambiente Verona, Circolo Legambiente
Perla Blu di Cologna Veneta, ViVerBio Gas Lonigo, Comitato Vicentino No
Ecomafie, Coordinamento Acqua Bene Comune Vicenza, Acqua Bene Comune
Verona , Associazione No alla Centrale Ovest vicentino, CILLSA
(Cittadini per il lavoro, la legalità, la salute e l’ambiente) di
Arzignano, CITTAB (Comitato intercomunale tutela territorio area berica)
di Lonigo, Medicina Democratica Vicenza, Nuovi
consumatori Vicenza, Gas Sommacampagna, Lasciateci respirare di Monselice , di Conselve di Lendinara (3 comitati), Terre nostre Veneto , Dario Muraro, Francesco Muraro e Rigolon Giuliano di Brendola,Coordinamento 0 OGM , comitato contro i disagio del mangimificio Veronesi, GASDOTTO di ESTE, Gruppo di consumo critico della Val D'Illasi ,
Gruppo Gas Prova di San Bonifacio,Acli Montagnana, Graziano Rossi e Diego Lovato di Bagnolo di Lonigo , Gas Creazzo , " Associazione Monastero del bene comune" Michela Piccoli Lonigo, Paola Cocco Alonte
I
REFERENTI TERRITORIALI SONO : PIERGIORGIO BOSCAGIN PER COLOGNA VENETA E
COMUNI LIMITROFI 3487236715- LUCA CECCHI PER VERONA 3343538091 -
ANTONELLA ZARANTONELLO PER LONIGO E BASSO VICENTINO 3480406820 -DARIO
MURARO PER BRENDOLA E MONTECCHIO MAGGIORE 3332794121- ANTONIO LUCCA PER ESTE 3498917174- MARCO CAMERA PER LA BASSA PADOVANA
3356946967
Il nostro Logo:

mercoledì 16 dicembre 2015
Convegno "Inquinamento acqua da PFAS, disastro ambientale?", modera direttore VicenzaPiù Coviello
Convegno "Inquinamento acqua da PFAS, disastro ambientale?", modera direttore VicenzaPiù Coviello
Di Emma Grande | Lunedi 14 Dicembre alle 18:04 | 0 commenti
Il portavoce e coordinatore del Coordinamento Acqua Libera dai Pfas,
Piergiorgio Boscagin, presenta il convegno sull’inquinamento da Composti
PerfluoroAlchilici (PFAS) in programma il 17 dicembre 2015 alle ore
20.30 presso il Teatro Comunale di Cologna Veneta. Il convegno (locandina)
è intitolato “Inquinamento delle falde acquifere da Pfas: un disastro
ambientale?” organizzato in collaborazione con il Circolo Legambiente
Perla Blu.
Relatori saranno il Dott.
Vincenzo Cordiano, Presidente di Isde Vicenza, il Prof. Gianni Tamino,
Biologo dell’Università di Padova e membro dell’Associazione Isde
Medici per l’Ambiente. Moderatore dell’incontro il Direttore
Responsabile di VicenzaPiù Giovanni Coviello.
Di seguito la presentazione dell'evento.
Sono stati invitati a partecipare al dibattito i Rappresentanti di
tutte le forze politiche Regionali e tutti i membri della Commissione
Ambiente e Territorio della Regione Veneto. Sono stati inoltre invitati i
Ministri dell’Ambiente e della Salute, il Presidente della Regione
Veneto, gli Assessori Regionali di Salute e Ambiente, tutti i Sindaci
delle zone colpite e i rappresentanti di tutti gli Enti di Prevenzione e
Controllo a cui il territorio inquinato fa capo.
Scopo
dell’iniziativa è quello di pretendere dai rappresentanti delle
Istituzioni una chiara soluzione al problema del grave inquinamento che
ha colpito una parte importante del territorio Veneto e che, alla luce
degli ultimi dati forniti sulla contaminazione da Pfas della stessa
catena alimentare nel territorio coinvolto, si deve definire come un
disastro ambientale.
Nel corso della
serata saranno promosse dal Coordinamento Acqua Libera dai Pfas due
petizioni con raccolta firme: la prima petizione chiede ai Ministeri
Competenti di fissare, finalmente, i limiti di legge sulla presenza dei
perfluoroalchilici nelle acque di falda (valori limite che si chiede
vengano equiparati alle legislazioni più restrittive al momento
presenti nel mondo), mentre la seconda petizione chiede alla Regione
Veneto di cambiare le fonti di approvvigionamento di acqua potabile dei
comuni colpiti dalla presenza di Pfas negli acquedotti pubblici.
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